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lunedì 23 aprile 2012

Il genio, tre anni e mezzo dopo

Tre anni e mezzo fa, ddiomio quanto siete vecchi, uscì questo genio che si chiamava Akinator. Panchester e Danilla, all'epoca, si divertirono.
Si pensa a un personaggio, il genio lo deve indovinare facendo 20 domande. Se non ci riesce, ne ha altre 20. E via così.
Ovviamente per batterlo bisogna pensare un nome che sia abbastanza originale.
In una pagina dedicata a robot e intelligenze artificiali, domenica ne ha riparlato La Lettura.
Mi ha incuriosito la notizia che il genio riesce ormai a vincere anche con personaggi nuovi.
Tipo? Tipo il comandante Schettino.
Caspita.

mercoledì 31 marzo 2010

Lisistrata non è ancora nata

Spacciata per grande conquista femminile, la legge elettorale per il consiglio regionale della Campania si rivela per quello che nel cortile si temeva: penalizzante per le donne. Riassunto: si potevano esprimere due preferenze, una per genere. Ovviamente la cosa non ha prodotto affatto un consiglio con 30 uomini e 30 donne - ipotesi contro cui già c'era da ridire (perché non 50 donne e 10 uomini?).
Le donne elette sono 14. E vedere chi sono, aiuta a capire questa legge.

sabato 27 marzo 2010

Berluskainen

Il mio vicino di cortilink da Helsinki, architetto Nicug, segnala che al teatro dell'opera della capitale finlandese stanno dando Un Ballo in Maschera di Verdi, con un libretto adattato ai giorni nostri dal regista Vilppu Kiljunen, in cui il protagonista non è Riccardo, conte di Warwich e governatore di Boston, ma un tycoon multimiliardario, proprietario di televisioni, che fa la fine che fa per una clandestina storia di sesso.

sabato 16 gennaio 2010

Il consiglio comunale di Napoli e il calciomercato

Gennaio è il mese in cui ricomincia il calciomercato. I tifosi sanno che in quei giorni lì i giocatori possono cambiare squadra, e si preparano. Nel consiglio comunale di Napoli invece ogni mese è buono per cambiare, e se uno si distrae un attimo è finito. Io mi ero distratto e in 16 hanno cambiato partito. Succede, che ci vuoi fare.

giovedì 17 dicembre 2009

Ti odio e poi ti amo poi ti odio e poi ti amo


Farefuturo web magazine, l'organo d'informazione online della fondazione di cui è segretario Fini, si fa due conti sulle campagne d'odio e vola col pensiero a Feltri e Il Giornale.
Un giornale che, tra l’altro, si è auto-investito di questa rappresentatività. Un giornale il cui direttore, un po’ come San Pietro, si ritiene il custode delle chiavi del Regno (tu entri e tu esci dal Pdl…), e il depositario della Dottrina. Un giornale che, con questa impostazione, non può non invitare allo scontro, con toni da Crociata o da Inquisizione. Un giornale che difende la Lega un giorno sì e l’altro pure, che intervista un’esagitata come Daniela Santanché almeno una volta al mese, quasi che con il suo movimento dello zero virgola possa essere considerata rappresentativa della linea di un grande partito. Un giornale che si diletta nella caccia all’untore, nella delazione del presunto traditore, nella scomunica e – quando serve – nel rogo mediatico degli eretici, o degli “scomodi”. Un giornale che troppo spesso, dal caso Boffo al caso Mussolini, si nutre di insinuazioni e di personalizzazioni.
Un meccanismo che rischia di andare fuori controllo. Una scheggia impazzita. Pagine piene di livore, in questo momento, sono inutili e dannose, per il paese.

lunedì 14 dicembre 2009

I blog degli altri


Stamattina volevo scrivere che più deludenti di quelli che sghignazzano vedendo la faccia di un vecchio coperta di sangue e tagli, sono quelli a cui pare il caso di dire che “però” e che “comunque”, e che anche oggi hanno centrale nella loro valutazione delle cose l’analisi di quel che dicono Emilio Fede o Bonaiuti. Avevo pensato che ci sono giorni in cui bisognerebbe imporsi di non scrivere “però”: di fermarsi subito prima, per un giorno.

Poi ho pensato che avrei dovuto spiegare come questo auspicio conviva con la mia riprovazione per i “senza se e senza ma”, che avrei dovuto spiegare che non basta che le cose siano vere per renderle degne o no di essere dette, e che alla fine avrei a mia volta detto cose fuorvianti, e ho lasciato perdere. Vedo che Mario Calabresi è andato invece dietro allo stesso pensiero.
(Luca Sofri)

domenica 29 novembre 2009

E non mi danno neppure i guanti nuovi


"A Verdini e Berlusconi per candidarmi avevo chiesto tre cose: una squadra forte per vincere le elezioni e non l´ho avuta; l´autonomia politica rispetto al Pdl e di fatto non ce l´ho, avendo dovuto accettare dopo le elezioni di fare un gruppo unico Pdl-Lista Galli in consiglio comunale; la possibilità, se non fossi stato eletto, di riavere la mia indipendenza economica tornando a fare il lavoro di commentatore a Mediaset, e nemmeno in questo sono stato accontentato".

[Giovanni Galli, candidato sindaco a Firenze]

Vecchie cose dette su Giovanni Galli
E io mangio la bistecca e tu no
E comunque non le paravi mai

sabato 24 ottobre 2009

Bocca di Puglia

Un'ultima cosa sullo show di Checco Zalone. Qualche sera fa, da Victoria Cabello a La7, erano ospiti Gino e Michele, gli autori - non della canzone della D'Addario - ma del programma. E hanno rivelato che sì, ehm ehm, insomma, per un bel po' non era proprio così scontato che lo show andasse in onda su Canale 5, e che durante quei giorni Checco Zalone telefonava chiedendo: ma voi dite che ce lo fanno fare?
Tutto questo in risposta a chi si papariava per l'apertura mentale del premier.
Se è per questo, Gino e Michele hanno pure rivelato che inizialmente il pezzo non era pensato come rifacimento della Canzone di Marinella, bensì di Bocca di Rosa, e che la strofa più riferibile faceva così:
E quando scese alla stazione
del paesino di sant'Ilario
tutti si accorsero che non si trattava
non si trattava di Veronica Lario
Vecchie cose sul Checco Zalone show
La satira siamo noi
Le cose che abbiamo in comune

domenica 18 ottobre 2009

Le cose che abbiamo in comune

Oggi Walter Siti su La Stampa, nella rubrica chiamata "La finestra sul niente", riflette su pensieri rimuginati ieri nel cortile

Il direttore di rete, Massimo Donelli, o lo stesso Piersilvio, hanno capito che mettere alla berlina il «maniaco» Berlusconi significava (senza nessuna forzatura ideologica ma per l’astratto funzionamento del meccanismo comico) indurre il pubblico a identificarsi con lui. «Io non sono così ma sotto sotto, se ci penso bene, qualche residuo di quel machismo facile, di quell’aria tronfia da collezionista, sta pure dentro di me».
Il messaggio subliminale era rivolto non tanto alla ragione cosciente degli uomini di destra quanto all’inconscio degli uomini di sinistra. Dopo aver riso del Berlusconi in me, sarà meno difficile convincermi che quella materia lì è tutta roba da ridere; questo devono aver pensato i dirigenti Mediaset e in questo Checco Zalone (consapevole o no) è stato più funzionale di Bondi, Fitto o Bocchino quando vanno nei talk show a difendere l’integrità morale del premier.

sabato 17 ottobre 2009

La satira siamo noi

Il fatto che lo show di Checco Zalone sia stato trasmesso su Canale 5, come piace sottolineare al Corriere (c'è un errore: Zalone non è un neomelodico napoletano), a Camillo-Rocca, e come ieri ha ripetuto in tv Piroso davanti al vicedirettore di Libero, non c'entra proprio niente con la capacità di Berlusconi di accettare il dissenso e le critiche.
Tanto per cominciare lo show non era in diretta. Significa che a Canale 5, legittimamente, lo hanno guardato prima e hanno potuto decidere cosa fare. Hanno scelto di controllare in anticipo cosa sarebbe andato in onda. Se alla fine hanno deciso di mandarlo in onda, un motivo ci sarà.

venerdì 2 ottobre 2009

La libertà di chiedere conto

C'è qualcosa di laterale al dibattito sulla libertà d'espressione e sulla "serenità di stampa" che fin qui non era stato detto con la chiarezza messa oggi in campo da Roberto Saviano. Sdrucciolevole sul terreno dello stile, ma lucida nella sostanza, la riflessione tiene insieme berlusconismo e brunettismo, rispettivamente sorriso e ghigno di una medesima ideologia, se di ideologia è possibile parlare:
Il paese sta diventando cattivo. Il nemico è chi ti è a fianco, chi riesce a realizzarsi: qualunque forma di piccola carriera, minimo successo, persino un lavoro stabile, crea invidia. E questo perché quelli che erano diritti sono stati ridotti quasi sempre a privilegi. E' di questo, di una realtà così priva di prospettive da generare un clima incarognito di conflittualità che dovremmo chiedere conto: non solo a chi governa ma a tutta la nostra classe politica. Però se qualsiasi voce che disturba la versione ufficiale per cui va tutto bene, non può alzarsi che a proprio rischio e pericolo, che garanzie abbiamo di poter mai affrontare i problemi veri dell'Italia?

mercoledì 16 settembre 2009

Zapping Silvio


Sta passando un po' sotto silenzio il fatto che il regista di L'Onore e il rispetto Parte Seconda, la fiction che ieri sera ha fatto più spettatori di Berlusconi a Porta a Porta, è Salvatore Samperi. L'uomo a cui dobbiamo Malizia. Samperi è morto sei mesi fa. Sennò il Pd lo faceva segretario per acclamazione.
(I voti per Berlusconi alle europee furono 10 milioni. Dunque ci sono 7 milioni di elettori Pdl che ieri sera hanno cambiato canale)

martedì 4 agosto 2009

"non ho mai frequentato uomini anziani"

Panorama chiosa così l'intervista a Barbara Berlusconi di Vanity Fair

Ma a un’analisi approfondita, quello che sembra l’ennesimo attacco contro il Presidente del Consiglio è in realtà un toccasana per la sua immagine. Regalandoci la fotografia di un padre di famiglia normale, con pretese (magari un po’ retrò, ma umanissime) come quella di veder chiamato il nipotino col proprio nome, o di un marito che soffre per il divorzio tanto quanto la moglie. Un’immagine ben lontana da quella di traditore insensibile e tirannico che molti media hanno tentato di tracciare negli ultimi mesi. Un uomo in grado di trasmettere alla figlia la passione per l’editoria, come rivela Barbara stessa sulle pagine di Vanity Fair, e di “vedere in lei delle qualità che potevano essere adeguate per questo settore”. E di darle una tale sicurezza di sé da potersi permettere di esprimere opinioni potenzialmente deleterie per il padre: non è da tutti.

Però devono decidersi. Non si capisce se le parole di Barbara Berlusconi sono in realtà un toccasana o potenzialmente deleterie.

La cosa decisamente più chiara è che Barbara vuole la Mondadori.

mercoledì 15 luglio 2009

L'amore ai tempi del ciarpame

Via Friendfeed scopro che il Riformista racconta di un romanzetto autobiografico uscito a giugno (edizione La Fenice, Roma), in cui una cassiera di supermercato diventa l'amante di un ministro del governo Berlusconi. Il ministro si chiama Salvo di nome e Toscani di cognome.

Con le dita accarezzai leggermente il suo profilo, le sue labbra sottili, il collo sudato, il petto. Era completamente glabro e aveva seni pieni quasi femminei che non avevo mai visto in nessun uomo prima di allora. Tutta quella cortesia quasi femminea nel suo tono di voce mi dava sui nervi. Sapeva essere divertente senza rendersene conto, al di là del suo aspetto vagamente triste e curiosamente anonimo. ”Succhiami i capezzoli, Cleo” mi implorò.
Capito, no? L'autrice si chiama Maria Gabriella Genisi. Abita a Bari.
L'altro giorno mi ha chiamato da Bari un amico, che in omaggio alla Genisi chiamerò Ronaldo Pugliese.
Dal caso D'Addario in poi, Ronaldo è incazzato per due motivi. Uno: di questi giri baresi lui non era a conoscenza, e gli secca essere escluso. Due: da milanista gli secca che Berlusconi abbia venduto Kakà, e poi invece guarda i soldi come li spende.

mercoledì 8 luglio 2009

Quando il G8 era un G7


Cattivi maestri
L' invocazione "Clinton! Clinton! Clinton!" ci ha assordato per tutta la giornata. Il presidente non s' era mai divertito tanto. "I am a napolitan!" sono un napoletano, ha esclamato rientrando all' hotel Vesuvio. Come tante sue altre anche la love story di Bill con Napoli e' stata propiziata dall' assenza della first lady Hillary. Sottrattosi al suo controllo. Hillary si era recata al monastero di Santa Chiara con la figlia Chelsea. Il presidente si e' scatenato [>>>]

lunedì 8 giugno 2009

Berlusconi: 8 pdl su 10 non l'hanno votato


Un po' a fatica, ma ecco i dati definitivi per le europee a Napoli. Le cose più rilevanti sono:
- Pdl primo partito in città (senza ancora un gruppo comunale unito). Con il 41 per cento.
- Ma 100 mila persone che un anno fa votarono Pdl, stavolta si sono regolate diversamente: da 263 mila voti a 163 mila voti.
- Ancora. Restando a chi invece ha votato Pdl. Due votanti napoletani del Pdl su 10 hanno dato la preferenza a Berlusconi. Due su dieci: 32 mila preferenze su 163 mila voti Pdl. E però capovolgendo: ci sono 8 napoletani su 10 che voterebbero Pdl anche se non ci fosse Berlusconi.
- Il Pd a Napoli aveva preso 182 mila voti l'anno scorso, e 108 mila stavolta. Il 27 per cento. Ora abbiamo anche un dato dell'attuale forza elettorale di Bassolino in città: le 18mila preferenze per il suo assessore Cozzolino. Il più votato. Poco? Molto? Seguono: Sommese 11mila circa, Montemarano 10.500 (circa 3 mila più di quelle dirottate sul figlio alle comunali 2006), e un bel risultato di Rosaria Capacchione con 7.653 (voto d'opinione puro).
- E' andato malissimo D'Alema. Il presidente di Red e capolista al sud De Castro, per il quale D'Alema s'è tanto speso nei giorni scorsi, si ferma sotto quota 1.500. Bastano per fare il consigliere di municipalità. De Castro è andato peggio persino del pugliese Lavarra, che a Napoli non s'è visto mai. Maluccio pure Pittella (3.400 voti).
- Idv al 10, Rifondazione al 5.1, Udc al 5.1, Sl al 4.3, Destra a 3.5, Radicali al 2. Con questi dati, fra 2 anni, non è detto che il centrosinistra perda al Comune.
- De Magistris più votato di Di Pietro.
- Sussulto verde: 3.500 voti a Di Palma, più di Vendola.
- De Mita ha preso meno voti di Alfonso Luigi Marra, quello che prescinde da ogni ideologia

update ore 14 Irpinianews scrive che in zona le preferenze per De Mita sono 16 mila. Poco? Molto?

domenica 7 giugno 2009

"Per sollevare il morale del capo"

La rivista Life pubblica foto dell'era nazista rimaste in archivio.

Nella didascalia all'immagine dell'attrice Hannelore Schroth...
... fotografata a un ricevimento per artisti che si tenne in cancelleria a Berlino nel '40, la rivista riferisce un giudizio dell'architetto Albert Speer sul tipo di donna che a Hitler piaceva frequentare.
"[Hitler] often remarked that he didn't want witty or intelligent women around him, not aware how offensive such remarks must be to the ladies who were present".

cfr. la telefonata Saccà-Berlusconi

mercoledì 20 maggio 2009

Zainetti e buoi dei paesi tuoi


Sono quelle notizie che ogni tanto arrivano dall'Oriente, pare non ci riguardino, fanno scuotere la testa e sorridere con aria di superiorità. E però poi.
Qualcuno al ministero dell'Istruzione in Turchia pensa di scacciar via Barbie dagli zainetti scolastici delle bambine del Paese. La cinquantenne bionda è accusata di oscenità. In realtà sono sotto accusa pure Superman, Spiderman e compagnia bella: meglio che sugli zainetti dei bambini turchi ci siano eroi locali. Tipo Keloglan, Nasreddin Hoja e Yunus Emre (nell'immagine), secondo il suggerimento di un funzionario del dipartimento istruzione di Eskisehir, una città che ha la superficie di Napoli e gli abitanti di Cagliari.
Lo racconta il quotidiano turco Milliyet. In Italia il fatto è stato diffuso da pochi, e da tutti con le stesse parole. Evidentemente un control C control V: una notizia d'agenzia copia e incolla. Tra i pochi che hanno ripreso notizia e parole, facendosi il sorrisino di superiorità, c'è il giornale che si chiama Il Giornale. Nei giorni in cui Berlusconi si oppone all'idea di una società multietnica e il suo governo nega l'accesso all'Italia a delle persone straniere a bordo di alcuni barconi disperati, il quotidiano di famiglia pubblica:

Con parole diverse, ma non per questo meno inquietanti, Ibrahim Ceylan, responsabile della Direzione dell’istruzione della città di Eskisehir, vicino ad Ankara, ha spiegato i motivi per cui ce l’ha tanto non solo con Barbie ma anche con super-eroi come Spiderman, Batman e Superman. «Queste immagini trascinano gli studenti in un mondo di sogno e li fanno allontanare dalla vita reale. Vogliamo proteggerli dall’invasione della cultura straniera».
[il grassetto è mio]

Per inciso credo che Berlusconi e il suo governo non siano contro la società multietnica in quanto tale. Non è contro la cultura straniera in sé. E' che lui non sa cosa farsene di sporchi, poveri e brutti. Non sa cosa vendergli.

venerdì 15 maggio 2009

Questione di suffissi


Per un attimo.
Per assurdo.
Per un attimo e per assurdo.
Per un attimo e per assurdo, poniamo che sia probabile l'impossibile.
L'irrealizzabile. L'inverosimile.
Per un attimo e per assurdo, poniamo che l'inchiesta giornalistica sul pubblico e il privato del presidente del Consiglio dei ministri provochi una cosa in Italia mai successa prima.
Ecco.
Per un attimo e per assurdo, poniamo che l'inchiesta giornalistica sul pubblico e il privato di Berlusconi provochi le sue dimissioni:
voi a quel punto sareste per chiamarla Noemi-gate o Vulvopoli?

giovedì 14 maggio 2009

Sky Silvio


Gli affari sono affari. Così dopo la questione Shooting Silvio, il portale Sky del nemico Murdoch fa pubblicità alla "raccolta esclusiva per conoscere il Cavaliere" che Libero sta distribuendo in edicola.

Ora. Sapete come ha chiamato la raccolta, il Re della Comunicazione? L'ha chiamata "Berlusconi tale e quale". A Napoli il "tale e quale" storicamente significa: ritratto, fotografia. Ma con il know-how più recentemente acquisito, nel sentire "tale e quale", i napoletani volano col pensiero verso le praterie di Chiaiano, Terzigno e Acerra. Il tal quale, ormai, è 'a munnezza.


Non pago, il Re della Comunicazione ha chiamato il fascicolo numero 8 "Il credente, il politico, i Papi". Però ci ha messo la maiuscola. Quest'uomo è tre metri sopra il cielo. Above the Sky.