Le guardi, le ascolti, e non c’è più una miss che voglia essere solo una miss. Una si è presentata con un Master in giornalismo sportivo, un’altra è iscritta a una facoltà trilingue, c’è chi si sta laureando in Scienze internazionali, chi in Filosofia, chi farà la cardiochirurga. La faccenda si fa complessa. Il passato ha sempre il pregio di essere più nitido. Chi vinceva, si faceva chiamare reginetta. Reginetta di bellezza. Era l’Italia in cui l’educazione delle bambine poteva passare dall’attesa di un principe più o meno azzurro. Te ne stavi scalza ad aspettare, lui portava una scarpetta - spesso senza citofonare - e se la misura era giusta, smack, vissero felici e contenti. Eri miss qualcosa e in fondo quella era la tua strada.
Sono saltati gli schemi. Per capirci qualcosa, bisogna arrivare in questo albergone romano oltre la via Aurelia, alla fine di una serie di collegi pontifizi, dentro una sala allestita con diciotto file di sedie dallo schienale in velluto rosso. Sarebbero tristi per un convegno di radiologi, figurarsi per la finale di miss Italia, che ai bei tempi rendeva glamour il nome di Salsomaggiore. È qui che ha chiesto asilo politico questo concorso che era un romanzone popolare, finito in esilio in un centro congressi, senza diretta tv, sulla zattera dello streaming via social, stritolato da una serie di veti perché “i valori non sono più in linea con quelli di oggi”.
È qui che bisogna venire a chiedere cosa spinga 21 ragazze scelte fra ventimila, a intrecciare i loro percorsi di emancipazione con una sfilata in passerella, dentro un costume da bagno e con un numerino sul petto. Scoperta: non sfilano più ma dialogano, indossano un abito e il numerino da fiera è stato abolito. Patrizia Mirigliani è la figlia dello storico patron Enzo. È lei che regge il gioco, allarga le braccia, dice di non sapere perché non ci sia più spazio in tv - quando in tv è pieno di ragazze uscite dal concorso. “Siamo un fenomeno di costume, non un concorso di bellezza. Se vogliamo parlare di libertà, non si può impedire a una ragazza di indossare un costume di bagno, solo per non essere etichettata come superficiale. Sulle spiagge d’estate se ne vedono di più succinti. Da miss Italia sono arrivate donne nella politica, nello spettacolo, nel giornalismo”. La vincitrice di un anno fa, Zeudi di Palma, è appena stata invitata al ministero della Cultura per la giornata del contrasto alla violenza contro le donne. E allora i valori: sono in linea o non sono in linea?
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mercoledì 28 dicembre 2022
Perché vanno ancora a miss Italia
domenica 14 agosto 2016
Mónica Puig e le lacrime per Porto Rico
La terra dove son nato è un florido giardino. È la figlia del mare e del sole. È la figlia del mare e del sole. Il signor José Puig ieri mattina ha aperto la mail e ha scritto le parole dell'inno nazionale a sua figlia Mónica, nel dubbio che lei non le ricordasse. Nessun portoricano le aveva mai cantate su un podio olimpico e non le ha cantate nemmeno Mónica, perché il primo oro della storia non l'ha mai fatta smettere di singhiozzare.
Mónica non era fra le prime cento giocatrici al mondo a inizio anno e in vita sua aveva battuto solo una delle prime dieci. Non ha mai vinto uno Slam e neppure si è mai avvicinata: zero finali, zero semifinali, zero quarti di finale.
Mónica non era fra le prime cento giocatrici al mondo a inizio anno e in vita sua aveva battuto solo una delle prime dieci. Non ha mai vinto uno Slam e neppure si è mai avvicinata: zero finali, zero semifinali, zero quarti di finale.
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lunedì 7 marzo 2016
Luciana Littizzetto
Questa donna che fa colazione alle nove del mattino nella camera di un hotel romano in via Veneto non è "la Littizzetto": non è la maschera del Walter, della Jolanda, di Ruini-Eminence, non è la guastatrice che invita Belén a "darla via in beneficenza". Il vassoio è adagiato su un pouf in un angolo. «Un conto è far satira da Fazio, aggredire, essere caustica con i potenti; un altro è confrontarsi con le persone comuni». Ballerini rock di settant'anni, un padre e un figlio giocolieri, i due ragazzini che cercano di battere il record di lunghezza di un bacio in tv, quelli che tagliano le zucchine con un drone, la band musicale che suona con le parti intime. È il pezzo di Paese che cerca un'occasione, passato sotto i suoi occhi per le audizioni di (programma prodotto da FremantleMedia che dal 16 marzo va in prima serata per dieci mercoledì su Tv8). Giudici: Claudio Bisio, Frank Matano, Nina Zilli e lei, la donna italiana sulle cui spalle strette noi del pubblico abbiamo gettato come una condanna il dovere di dissacrare ogni cosa.
giovedì 21 maggio 2015
L'erotismo della bicicletta
La bicicletta è stata subito un'insidia. L'Italia clericale lo intuì immediatamente. Ventiquattro anni dopo Porta Pia, il 1° gennaio 1894 la Gazzetta di Venezia scrive: “Le signore dunque andranno in tandem ma voi, mariti gelosi, guardatevi da queste ruote di metallo, sostituite la naturale locomozione della vostra metà: il velocipedismo è un’invenzione infernale che, in un attimo, pone una grande distanza tra il marito e la moglie come il pattinaggio, altro genere di sport, non è che la legalizzazione dell’abbracciamento. E poi, col tandem è facile cadere, e sono cadute pericolose quelle, perché la donna torna in piedi sì, ma molto spesso casca, come suol dirsi, dalla padella nella brace, anzi nelle braccia".
giovedì 9 aprile 2015
La canzone napoletana è morta. Colpa delle donne
Poco più di ottanta anni fa, quando Dicitencello vuje è stata scritta da pochissimo, quando non sono state ancora composte Munasterio 'e Santa Chiara, non ancora Passione né Tammurriata Nera, non ancora Luna Rossa né Malafemmena, quando Renato Carosone è ancora un pre-adolescente; poco più di ottant'anni fa sui giornali dell'epoca si apre un dibattito. Tema: la canzone napoletana è morta. Chi lo sa perché. Forse perché la Festa di Piedigrotta, attesa per ascoltare le novità della scena musicale, comincia a essere influenzata dalle prime case discografiche, anche se il disco e la sua diffusione non sono ancora un metro di giudizio del successo di un brano. Le cosiddette "audizioni di Piedigrotta" si tengono nei teatri, la radio trasmette le serate. Piedigrotta ha un seguito nazionale. Napoli, dai giornali dell'epoca, viene ancora raccontata in prevalenza con i toni dei viaggiatori del Grand Tour. Lucrino veniva definita "la Viareggio del sud". Fatto sta che il dibattito c'è. Negli anni Trenta, in giro, sono convinti che la canzone napoletana sia morta. A dimostrazione del fatto che spesso, per non dire sempre, l'idea che sia esistito un passato magnifico e migliore del presente è falsa.
lunedì 1 dicembre 2014
Sugar queen
COME si passa da un concorso in magistratura alla decorazione di torte fatte in casa. Questa è la storia di Giada Baldari, 38 anni, una delle ottocentomila donne italiane che per l'Istat sono state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere per una gravidanza. Napoletana della buona borghesia di Chiaia, padre giornalista, cresciuta nell'atelier della nonna (suo il vestito del matrimonio di Paola di Belgio), marito imprenditore con un'attività trasferita in Bangladesh, Giada deve rinunciare agli studi e al praticantato in uno studio legale (laurea con 110 e lode, 200 euro al mese) quando scopre di essere di nuovo incinta. Crisi e reazione: al compleanno della figlia scoprirà un'altra vocazione e con la nuova attività si troverà di fronte alla maternità di una dipendente. Come nei libri precedenti ( Malanova, L'Osso di Dio, Veleno ), Cristina Zagaria prosegue il suo viaggio nelle piccole grandi storie di donne ferite del sud, per raccontarci stavolta la ricerca dell'equilibrio tra lavoro e affetti, ambizione e figli.
(la Repubblica, 30 novembre 2014)
mercoledì 9 aprile 2014
Marisa e la fecondazione eterologa
Oggi che il divieto di fecondazione eterologa è illegale, penso a Marisa e a suo marito che incontrai nove anni fa.
***
Marisa ha un bimbo nel pancione e un segreto nel cuore. Suo figlio nascerà a novembre, il segreto dovrà tenerselo dentro. "Ho cominciato l'eterologa in Italia, quando non era proibita". Ha dovuto completarla a Barcellona, da fuorilegge, un cammino di speranza, paura e umiliazioni: 35 anni lei, suo marito poco sopra i 40, sterile. Decidono di provarci per un'altra via.venerdì 8 novembre 2013
La donna che dormiva in libreria
Pensavo qualche giorno fa a un regalo da fare. Un regalo per una donna. Di certo non un libro perché pare ne legga tanti, e per una persona del genere alla fine non sai che titolo scegliere, magari ce l'ha già, magari non le interessa. E' una donna che conoscete, ne avrete sentito parlare. Ne hanno scritto la settimana scorsa i giornali locali veneti, poi la sua storia è stata ripresa dai quotidiani nazionali, anche online. E' una signora che ogni giorno entra alla libreria Feltrinelli di Padova, getta uno sguardo alle ultime uscite, sfoglia qualche pagina, poi va a farsi un riposino sul divano (dettaglio che già me la rende simpatica). Lo fa da dieci anni. Dieci anni.
lunedì 17 giugno 2013
La prova dell'otto di Caterina Guzzanti
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sabato 18 agosto 2012
Volete più bene a vostra moglie o alla vostra squadra?

C'è sempre uno zio che pone ai bambini una domanda atroce. La più atroce fra tutte. A chi vuoi più bene: a mamma o a papà? In Inghilterra, nella settimana in cui inizia il campionato di calcio, nel ruolo dello zio si sono calati i ricercatori dell'Università di Bristol. Hanno radunato una ventina di tifosi di una delle squadre più "calde" della Premier, il Newcastle, e hanno chiesto: ma voi a chi volete più bene, alle vostri mogli o al Newcastle?
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venerdì 2 dicembre 2011
La scomparsa della fanciulla e altri misteri femminili
La soave Mimì aveva il dolce viso di mite circonfuso alba lunar, mentre Violetta custodiva in sé un candido e trepido desire. Traviata o ricamatrice di fiori finti che fosse, un sogno femminile così si sporgeva dagli spartiti di Verdi e Puccini fin dentro le pagine di Marcel Proust e Matilde Serao. La chiamavamo fanciulla, e ovviamente non c’è più. Svanita, sfumata, insieme alla parola stessa, al massimo sopravvissuta fra qualche riga di Alda Merini. “Un buon matrimonio era il coronamento dell’impegno assunto mettendo al mondo una figlia, nei tempi in cui il telefono pubblico a gettoni era un oggetto sufficientemente losco per fare battere il cuore: entrava nella casistica del peccato. Sono passaggi della società”.
venerdì 30 settembre 2011
Una storia d'anima
"E' incredibile la quantità di sentimenti che si possono far passare in una sola, medesima frase, e alle volte si scivola senza rendersene conto in modi sbagliati"
[Sophie Marceau]
domenica 21 agosto 2011
Le anteultime / Mine vaganti
I film visti quando li hanno già visti tutti
Una volta smaltita tutta l'ammirazione per Ennio Fantastichini e per il mussillo che sfoggia lungo tutto il film; una volta rivissuto attimo per attimo tutto l'innamoramento provato per Elena Sofia Ricci alla quale non si sa perché non propongano tutti i ruoli possibili e immaginabili del cinema europeo occidentale; una volta ammirata la capacità di Ozpetek di intrecciare facce e smorfie degli attori ai tantissimi non-detto di cui è pieno il copione; e una volta ammirata pure Nicole Grimaudo - ecco, la cosa che rimane fra le pagine chiare e le pagine scure del film è la figura del cognato. Quel coglione napoletano, come lo chiama Fantastichini.
A parte il fatto che la figura del cognato da tempo e tempo ha un suo perché. Ma è bello immaginare che Ozpetek abbia pensato Mine vaganti per metterci sotto gli occhi il vero grande pregiudizio indemolibile (si dice indemolibile? forse è meglio indistruttibile) nella nostra società. Ce lo sbatte in faccia all'improvviso in una scena con la violenza di un rovescio di Nalbandian.
Una volta smaltita tutta l'ammirazione per Ennio Fantastichini e per il mussillo che sfoggia lungo tutto il film; una volta rivissuto attimo per attimo tutto l'innamoramento provato per Elena Sofia Ricci alla quale non si sa perché non propongano tutti i ruoli possibili e immaginabili del cinema europeo occidentale; una volta ammirata la capacità di Ozpetek di intrecciare facce e smorfie degli attori ai tantissimi non-detto di cui è pieno il copione; e una volta ammirata pure Nicole Grimaudo - ecco, la cosa che rimane fra le pagine chiare e le pagine scure del film è la figura del cognato. Quel coglione napoletano, come lo chiama Fantastichini.
A parte il fatto che la figura del cognato da tempo e tempo ha un suo perché. Ma è bello immaginare che Ozpetek abbia pensato Mine vaganti per metterci sotto gli occhi il vero grande pregiudizio indemolibile (si dice indemolibile? forse è meglio indistruttibile) nella nostra società. Ce lo sbatte in faccia all'improvviso in una scena con la violenza di un rovescio di Nalbandian.
martedì 26 luglio 2011
Appunti sulla prima donna al governo in italia
Andreotti aveva 32 anni ed era già al suo quarto incarico di governo. Segretario del consiglio dei ministri. Esisteva ancora il ministero dell'Africa, eredità del velleitario impero d'un decennio prima. De Gasperi convocò il nuovo governo alle 17 e 45 del 26 luglio 1951. Giusto sessant'anni fa. E per la prima volta ne faceva parte una donna. L'Italia ne aveva avuta una ai vertici mondiali dello sport (Ondina Valla, primo oro olimpico femminile nel '36) e della letteratura (Grazia Deledda, premio Nobel nel '26). Era anche stata appena approvata la prima legge che garantiva la conservazione del posto di lavoro per la lavoratrice madre (1950). Ma una donna al governo non c'era stata ancora. Eppure la donna italiana aveva già scoperto il seno al cinema, segno di emancipazione, almeno all'epoca, forse, se il primato se lo litigavano Doris Duranti (Carmela) e Clara Calamai (La cena delle beffe). "Il mio era ripreso in piedi, il suo da sdraiata: e fa una certa differenza", diceva la Duranti, sorvolando sull'antecedente seno di Vittoria Carpi, mostrato di sfuggita e da comparsa ne La Corona di ferro. E comunque. Tre seni nudi, e non ancora una donna al potere.
martedì 8 marzo 2011
Il sessantasettesimo giorno dell'anno
C'era tempo fa un'assessore donna alla quale piaceva farsi chiamare assessora, e chissà perché non assessrice. Rosa Russo Iervolino veniva da lei chiamata sindaca. E via così. Una volta arrivò a un'assemblea di partito con una componente del suo staff, la presentò e disse: "Il mio braccio destro", e io mi chiesi perché allora non l'avesse presentata come la sua braccia destra.
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lunedì 6 settembre 2010
Tania, Juliana e Loana
Un po' di tempo fa, per motivi che sarebbe noioso spiegare, scoprii che un film girato in America da Vittorio De Sica, dal titolo The Biggest Bundle ot Them All (il malloppo più grande di tutti), in Italia era passato al cinema come Colpo grosso alla napoletana. Bah.Poi scoprii che l'attrice impegnata lì nel ruolo di Juliana era la stessa che Eduardo aveva voluto accanto a sé, a Marcello Mastroianni e a Regina Bianchi in Spara forte, più forte non capisco, altro titolo stravolto, perché altro non è che la versione cinematografica della commedia Le voci di dentro. Napoli. Di nuovo.
sabato 5 giugno 2010
Francesca Schiavone, lady Chatterley e la rivoluzione sessuale
Questo è il primo post on demand che va online su questo blog. Può essere un'idea. Nel senso che magari succede un fatto, uno passa di qui credendo di trovare due parole, non le trova e si chiede chissà perché non se ne parla. Però se uno chiede, qui rispondiamo. In questo caso la richiesta arriva da Idefix e Tieffemme.
Così in Smut cantava Tom Lehrer, matematico pianista e compositore. Era il '65 e si sbagliava. Non diceva una stronzata. Diceva una cosa giusta, ma fuori tempo massimo. Quattro anni prima - nel '61 - la Grove Press era finalmente riuscita a pubblicare un'edizione del romanzo scritto da Lawrence in Toscana fra il '25 e il '28, a lungo messo al bando in tutta Europa. Un tentativo l'avevano fatto già nel '59, la distribuzione avveniva via posta: le copie erano state sequestrate. Bon (© Baricco, Pickwick, 1994).A chi serve un hobby come il tennis o la filatelia? Io ne ho un altro: rileggere Lady Chatterley.
venerdì 14 maggio 2010
Diario di melassa
Maria Giovanna Luini è una donna che lavora come medico all'istituto europeo di oncologia a Milano e fa la scrittrice nella sua casa di Firenze. L'ultimo romanzo si chiama "Diario di melassa" ed è il primo video romanzo erotico per non udenti. Nel senso che il video non solo è sottotitolato, ma è recitato da attori nel linguaggio dei segni. E' stato presentato ieri al salone del libro di Torino, e tra un po' sarà disponibile in rete a questo link.
EDIT Correzione. Come segnala Sara, che cura l'ufficio stampa di Luini, "Diario di melassa" è cosa diversa dal video romanzo erotico. Il video romanzo erotico pare che sia allora un progetto senza ancora un titolo. A Torino è stato illustrato il "Diario" nella lingua dei segni perché fosse chiaro il prossimo progetto. Mi scuso: avevo dedotto male.
EDIT Correzione. Come segnala Sara, che cura l'ufficio stampa di Luini, "Diario di melassa" è cosa diversa dal video romanzo erotico. Il video romanzo erotico pare che sia allora un progetto senza ancora un titolo. A Torino è stato illustrato il "Diario" nella lingua dei segni perché fosse chiaro il prossimo progetto. Mi scuso: avevo dedotto male.
venerdì 7 maggio 2010
Uomini con le tette
Esiste un'espressione che spesso viene usata con lo scopo di celebrare la forza di una donna, ma di fatto contiene un giudizio discriminatorio, tanto che molte donne cominciano a ribellarsi e a mostrare fastidio. L'espressione è una donna con le palle.
Nel commentare le elezioni in Gran Bretagna, oggi la post femminista Fey Weldon ribalta scena e stereotipi.
Nel commentare le elezioni in Gran Bretagna, oggi la post femminista Fey Weldon ribalta scena e stereotipi.
"Nick Clegg e David Cameron sono entrambi esemplari di quella specie di uomo che io chiamo New Man, che poi è più donna che uomo. Il New Man incarna le virtù femminili, le uniche che ci possono forse salvare: l'attenzione per gli altri, la generosità, la capacità di chiedere scusa"
martedì 20 aprile 2010
"Il cancro lo adora, lo zucchero"
Una donna di 53 anni a cui sia stato di recente diagnosticato un cancro al seno si potrebbe supporre che si fermi un po', rallenti un attimo e faccia un bilancio. Non Martina Navratilova. Nelle ultime due settimane è stata a Minneapolis, ad Atlanta, a New York, alle Hawaii, a Londra e a Parigi; ha partecipato a una gara di triathlon, ha giocato a hockey su ghiaccio e ha sfidato Lindsay Davenport in un'esibizione di tennis. In mezzo a quest'agenda frenetica, da qualche parte, ci ha infilato un intervento chirurgico per rimuovere un nodulo. E tra un po' comincia le radiazioni. Ma il suo modo di vivere non cambierà. "Mangerò solo un po' meno frutta. Perché il cancro lo adora, lo zucchero".(Martina Navratilova racconta la sua malattia a The Independent)
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