mercoledì 17 febbraio 2010

Antropologia del cognato

Insomma, quanto scandalo. Via, quello era un cognato. Non sarà mica il primo per il quale si intercede. La storia ne è piena. Che facciamo, adesso, ci scandalizziamo per i cognati? Ai cognati di un certo rango, i popoli si inchinano. Milano lo fece con Pillitteri, cognato di Craxi; Napoli con Gioacchino Murat, sposo di Carolina Bonaparte. Si sa, per un cognato, ciascuno fa quel che può. Previti vide il suo diventare commissario di Forza Italia a Roma (Gianni Sammarco), sempre meglio di niente. L'ex presidente della Provincia di Bari, Divella, ne aveva uno buono per andare in Parlamento, e infatti ci andò (Rocco Pignataro). Anzi, era così euforico ed eccitato, che nel 2006 fu il primo a presentarsi alla Camera nel giorno in cui si apriva la legislatura. E quando ne uscì, i due furono cognati più di prima. Poteva mancare Mastella? E infatti non manca. Suo cognato si chiama Pasquale Giuditta, un giorno anche lui avvertì la passione per la politica.


Non è neppure una questione di nord o sud. Il cognato di Formigoni, Giulio Boscagli, faceva il capogruppo di Forza Italia. Non che i governi della prima Repubblica facessero eccezione. Una volta per allontanare da sé un po' di sospetti, il ministro Altissimo fu costretto a precisare che un operatore nel settore immobiliare a cui risultavano commissionate troppe perizie, era sì suo cognato, e però no, a guardar bene fino in fondo non lo era, perché si trattava solo dell'ex marito della sorella della sua ex moglie.

Esiste cognato e cognato. C'è quello che si prende il dito con tutta la mano, come accadde a Clinton, nei giorni in cui contava essere più il cognato di Bill che il fratello di Hilary. O c'è il cognato che si prende il dito, la mano, e quella mano la alza pure, tipo cognato di Cuffaro, che aggredì un consigliere regionale di sinistra colpevole di aver chiesto le dimissioni del governatore.

Il cognato è sempre uno un po' così. Un tipo da commedia dell'arte. Ve lo ricordate Antonio Scannagatti e il cigno di Caianello? Se un cognato non lo sopporti, può anche finire male. Lo Zio Vanja di Cechov non provò forse a sparare un colpo di fucile a Serebrjakov? Giamburrasca, il suo, lo adorava:
"Perciò ho deciso di fargli un regalo e, non avendo neppure un soldo, ho pensato di ricorrere al signor Venanzio, che è tanto ricco, e di chiedergli in prestito un paio di lire".

Un favore dal cognato. Ne usufruì persino Vittorio Alfieri, ed è lui stesso a raccontarlo nella "Vita":
"Appena io giunsi in Torino, che il mio buon cognato, allora primo gentiluomo di camera, ansiosamente subito mi tastò per vedere se io mi presenterei a corte, o no. Le disposizioni di quel governo erano ottime per me. Fui il giorno dopo dal ministro".
Oplà.

Certo, tanta apertura di credito poi te la devi meritare. Altrimenti finisci come Luigi Lo Cascio davanti a Sergio Rubini, e ti senti dire, Ti devo imparare e ti devo perdere.

2 commenti:

nicug ha detto...

Nella prima adolescenza c'erano pure i cognati che erano i fidanzati delle sorelle maggiori degli amiici. Avevano quasi sempre l'Alfetta e lo stereo Pioneer sottobraccio. Erano piú di "mio cuggino" di elio e le storie tese. Non avendo sorelle maggiori, non me la cavavo troppo bene a cognati.... nico

ottanta/cento ha detto...

Però potevi metterti con chi avesse un fratello