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martedì 2 febbraio 2016

Buster Keaton e la dittatura dell'ottimismo


Benito Mussolini era presidente del Consiglio da quasi sei anni e dittatore da tre, quando nel giugno del '28 su La Stampa uscì quest'articolo firmato da Marco Ramperti, che era critico teatrale e scrittore molto molto apprezzato all'epoca: da Ojetti, D'Annunzio, anche da Pound. Ramperti fu uomo di destra senza indecisioni, pure dopo la caduta del regime. Quel che colpisce in questo suo lungo articolo, in questa sua lettura di una maschera dell'impassibilità, è la relazione che da un certo momento in avanti il Potere e la propaganda stabiliscono o provano a stabilire con l'ottimismo, con la realtà, con la rappresentazione, con la disperazione. (Ce n'è anche per Charlot).

***

Mi dicono che Buster Keaton, il comico che non ride mai, sia d'origine italiana. Mi stupisce. Mi spiace, anche, per il mio paese felice che possa produrre di esemplari siffatti, vero che poi li regala all'America e al cinematografo. Codesti, in verità, sarebbero gli emigranti indesirables per il paese che li esporta. E' bene per loro, come per noi, che si allontanino. Passino pure oltremare, insieme alle nuvole di tempesta, gli uomini alla cui faccia non giunge mai raggio di sole!

venerdì 20 aprile 2012

Finché la barba va

I primi 15 presidenti della storia degli Stati Uniti d'America avevano tutti la barba. E ce l'avevano ancora appena cent'anni fa due dei 4 candidati. Poi è successo qualcosa. La barba in politica non si porta più. Gli americani hanno dato una sforbiciata allo splendore di una volta, quando tutti quei peli fra le guance e il mento erano un segno di influenza. Uno status. Se volevi una nomination per i repubblicani era necessaria quanto oggi un feticcio di Reagan. Così scrive Slate, che ha indagato un po' sul tema. Giungendo alla conclusione che questa decadenza si deve un po' all'avvento di Gillette nel 1903, un po' all'arrivo delle maschere anti gas che nell'esercito spinsero a fare piazza pulita delle barbe, un po' al fatto che nel secolo scorso la barba faceva molto Karl Marx, ce l'avevano gli hippy e i comunisti.
Poi bisognerebbe ragionare dell'Italia. Nessun presidente della Repubblica s'è mai fatto crescere la barba, che evidentemente non s'addice al Quirinale: al massimo abbiamo avuto i baffi di De Nicola e di Einaudi, e quelli sottili sottili di Leone. Alla presidenza del consiglio, invece, baffoni barbe e pizzetti erano la norma durante gli anni del Regno, almeno fino alla ventisettesima legislatura, quella di Benito Mussolini. Ma dopo la dittatura la peluria ha perso il potere, il potere è diventato glabro, con le sole eccezioni di Giovanni Goria e dei baffi di Massimo D'Alema.
Poi un altro giorno bisognerà parlare dei capelli. Dei capelli e del dolore.

domenica 20 novembre 2011

L`ultima noche del presidente

E allora buenas noche Espana, domani mattina ti sveglierai e io non sarò più il capo del tuo governo. Laura, Alba, raccogliete le vostre cose che si va, togliete i poster di quel gruppo rock dai muri della vostra camera alla Moncloa, lo so che otto anni sono tanti, ma è ora di tornare a casa. L`avete studiato a scuola, figlie mie, si chiama principio dell`alternanza, ed è uno dei pilastri delle democrazie occidentali. Si spendono inni di gloria per questo strumento che ci rende così diversi dai cittadini di altre zone del mondo, eppure andatelo a magnificare al cospetto di quelle coppie gay che in queste ore corrono a sposarsi prima delle elezioni, spaventate dall`eventualità che il prossimo governo Rajoy cancelli la loro conquista civile.

martedì 26 luglio 2011

Appunti sulla prima donna al governo in italia

Andreotti aveva 32 anni ed era già al suo quarto incarico di governo. Segretario del consiglio dei ministri. Esisteva ancora il ministero dell'Africa, eredità del velleitario impero d'un decennio prima. De Gasperi convocò il nuovo governo alle 17 e 45 del 26 luglio 1951. Giusto sessant'anni fa. E per la prima volta ne faceva parte una donna. L'Italia ne aveva avuta una ai vertici mondiali dello sport (Ondina Valla, primo oro olimpico femminile nel '36) e della letteratura (Grazia Deledda, premio Nobel nel '26). Era anche stata appena approvata la prima legge che garantiva la conservazione del posto di lavoro per la lavoratrice madre (1950). Ma una donna al governo non c'era stata ancora. Eppure la donna italiana aveva già scoperto il seno al cinema, segno di emancipazione, almeno all'epoca, forse, se il primato se lo litigavano Doris Duranti (Carmela) e Clara Calamai (La cena delle beffe). "Il mio era ripreso in piedi, il suo da sdraiata: e fa una certa differenza", diceva la Duranti, sorvolando sull'antecedente seno di Vittoria Carpi, mostrato di sfuggita e da comparsa ne La Corona di ferro. E comunque. Tre seni nudi, e non ancora una donna al potere.

venerdì 1 aprile 2011

La corsa a sindaco di napoli / 1. - l'epifania

Visto che la campagna elettorale per le amministrative di Napoli è cominciata, facciamola passare anche un po' di qui. Con dei confronti virtuali fra i candidati su alcuni temi.
Oggi è il giorno della presentazione. E cioé. Qual è stata la prima volta che il loro nome è comparso sulle cronache dei quotidiani?

martedì 8 marzo 2011

Il sessantasettesimo giorno dell'anno

C'era tempo fa un'assessore donna alla quale piaceva farsi chiamare assessora, e chissà perché non assessrice. Rosa Russo Iervolino veniva da lei chiamata sindaca. E via così. Una volta arrivò a un'assemblea di partito con una componente del suo staff, la presentò e disse: "Il mio braccio destro", e io mi chiesi perché allora non l'avesse presentata come la sua braccia destra.

giovedì 4 novembre 2010

La leggenda rosa del sud secessionista

Ci risiamo. Sotto il titolo "L'altra secessione", oggi il professor Angelo Panebianco torna a parlare di Sud contro Nord.
Appunti da tenere in tasca nel caso di una discussione in treno.
Là dove Panebianco  scrive: L’esasperazione della frattura Nord/Sud che sperimentiamo da un ventennio ha la sua causa nella fine della Dc e del sistema di scambi mutualmente soddisfacenti (ampiamente finanziato con l’indebitamente pubblico) che la Dc garantiva fra i diversi territori. Quel sistema aveva assicurato per molti anni una certa tranquillità di superficie.
Ricordarsi di obiettare: - E' un premessa che mi è oscura, oltre che storicamente non vera. I cartelli "Non si affittano case ai meridionali" e i cori negli stadi "Colera colera", oppure "Vesuvio bruciali tutti", risalgono anche agli anni di potere Dc.
Ma poniamo che la storia della Dc-garanzia sia autentica. Non è proprio il cosiddetto assistenzialismo dell'era Gava-Pomicino-Cassa del mezzogiorno-eccetera eccetera che viene spesso rimproverato al sud?
E inoltre: ma i soldi non spesi/sprecati/malversati per opere pubbliche al sud sono una responsabilità politica/penale dei singoli o una responsabilità collettiva di una comunità?

giovedì 28 ottobre 2010

Esame di diritto costituzionale

Certe volte manca il tempo. Per esempio, due giorni fa, sarebbe stato il caso dire un paio di cose su quanto scritto da Panebianco sul Corriere. Tutto un ragionamento sul sud, la democrazia, il Risorgimento. Più o meno col solito canovaccio negazionista ("leggende nere") su ciò che accadde nei primi 60 anni dell'Unità d'Italia alle popolazioni meridionali (E vabbe', tanto oggi su questo punto gli risponde Aurelio Misiti).

lunedì 27 settembre 2010

Eppure un modo c'è

Una volta Michele Serra (mi pare) raccontò la sua infallibile strategia al cospetto di chi sparava una stronzata. Gliela faceva ripetere. Una, due, tre volte. Tutte le volte possibili. Fingendo di non capirla. Fino a mettere l'altro nella condizione di sentirsi ridicolo.
Tipo.
Poniamo che Bossi un giorno dica: Basta con Spqr, Per me significa Sono porci questi romani.
Ecco. Allora uno da quest'altra parte gli dovrebbe rispondere: - Cioè?
Lui ripeterebbe, magari più forte schiarendosi la voce: - Ho detto che Spqr eccetera.
E allora noi: - Sì, sì, ho sentito. Ma non ho capito. Davvero. Cioè?
Lui urlerebbe ancora di più: - Ho detto che...
E noi placidi: - No, Bossi, abbia pazienza. Cioè?
Serra sosteneva che presto quello lì si scoccerebbe.
E io sono d'accordo con lui.

giovedì 16 settembre 2010

Erba di casa mia

Nell'intervista data ieri da Matteo Renzi a Repubblica c'è una frase che adesso prendiamo e attacchiamo con una puntina da qualche parte, così sarà pronta per essere tirata fuori e letta, e riletta, e riletta, ogni volta che l'erba buona del sud verrà trasformata in fascio da qualcuno.

Quanti Angelo Vassallo ci sono fra gli amministratori locali del Pd? Quanti sul territorio combattono per la tutela dell'ambiente, dei prodotti tipici, contro le speculazioni edilizie, magari pestando i piedi a qualcuno? Vorremmo che queste persone si sentissero più a loro agio nel Pd.

giovedì 22 luglio 2010

You may say

Vendola in Italia non vincerà mai e poi mai. Sono cose che potete sognare solo voi da Firenze in giù, che vivete in un mondo tutto vostro. Il punto è il nord e cosa vuoi che faccia Vendola contro la Lega...
(massimo cacciari, intervista a il manifesto)
nuovo link per la lettura >>> qui

domenica 20 giugno 2010

Le gambe che ci fanno Giacomo Giacomo

L'uomo che da Pontida minaccia "La riforma oppure il nord se ne andrà: o federalismo o secessione", è lo stesso che ha perso alle comunali di Lecco.
Lecco.

venerdì 7 maggio 2010

Totò, Scajola e i giovani d'oggi

C'è un tipo che lavora al ministero. Questo signore qui ha un figlio - Carlo - che si deve sposare. Cioè. Non è che si deve sposare. Si vuole sposare. Con Gabriella. Il papà di Gabriella, il cavaliere Cocozza, della pasticceria omonima, all'inizio non vuole, poi però sua moglie lo convince. Anche il papà di Carlo, quello che lavora al ministero, all'inizio non vuole. Poi però sua moglie lo convince. E fin qui.

giovedì 15 aprile 2010

Certo che siamo strani

La Lega nord nasce contro la partitocrazia, e ora tutti qui a dire che è rimasto l'unico partito.
E' l'unica forma di resistenza al virtuale. Purtroppo, a differenza di Alberto da Giussano, è salita sul carro dell'imperatore.
(Paolo Rossi al Corriere)

Come se il problema fosse che è salita sul carro dell'imperatore.

lunedì 12 aprile 2010

Il vero male

Nei commenti sul post relativo alla foto dei "banbini" - dal titolo la questione meridionale - ci siamo un po' confrontati sul tema di Napoli e del suo folklore, Napoli e l'ignoranza, e via di questo passo.
Poi ho capito tutto. E' bastato ricevere una mail, per capire cosa mi dà fastidio nella parte di Napoli che mi dà fastidio.

martedì 6 aprile 2010

La Lega e il sindaco di Napoli

Oggi Roberto Maroni dà una bella notizia. La Lega nord sta facendo un pensierino per presentare una sua candidatura a sindaco di Napoli. Lo dice con uno slogan che è già elettorale ("Almeno cominceremo a far funzionare qualcosa") ma sul serio è una bella notizia. Per più motivi.

Uno. E' la conferma che il suo modello politico e la sua visione del mondo vivono un precoce e mal documentato declino nelle terre in cui maggiormente sono stati finora predicati. Come già sapete, la Lega ha perso voti (voti, non la percentuale, cioé elettori, cioé persone che la pensano così) nelle regioni in cui da anni amministra, col caso-soglia di Lecco (dove peraltro presentava un big come Castelli), aumentando i suoi consensi al centro Italia, dove non è stata ancora sperimentata come esperienza di governo locale e dove dunque ancora può presentarsi come una speranza. Ecco perché adesso ha bisogno di nuove praterie da cavalcare e di terre vergini da concimare con il seme degli egoismi. In questo senso: cosa c'è meglio di Napoli?

mercoledì 31 marzo 2010

Lisistrata non è ancora nata

Spacciata per grande conquista femminile, la legge elettorale per il consiglio regionale della Campania si rivela per quello che nel cortile si temeva: penalizzante per le donne. Riassunto: si potevano esprimere due preferenze, una per genere. Ovviamente la cosa non ha prodotto affatto un consiglio con 30 uomini e 30 donne - ipotesi contro cui già c'era da ridire (perché non 50 donne e 10 uomini?).
Le donne elette sono 14. E vedere chi sono, aiuta a capire questa legge.

domenica 28 marzo 2010

L'ultima notte del governatore

stream of bassolinousness

Sedici anni e quattro mesi. I giorni li ho contati tutti. Gliel'ho detto pure al direttore del Mattino. Sono sereno. Anche se stanotte non riesco a prendere sonno, va' capisci perché. Non c'è un mio erede in campo. Non è tensione, non è rimpianto. Sereno. Nessuno dei miei sarà esposto alle rivincite degli avversari. Hanno tutti delle garanzie. Non li ho lasciati. Non li ho traditi. Semmai, ma non lo ammetterò con nessuno, in cuor mio sono stati loro a tradire me. Mi hanno tradito nel non tradirmi. Mi sarei divertito se un giovane avesse preso in mano il pallino dicendo: ora vi faccio ballare. Ho sperato di trovare lungo la strada uno che avesse il coraggio di sfidarmi. Di uccidere il padre. Cercavo un Bruto in mezzo a un branco di Ottaviani. Per questo non ci sono miei eredi in campo. Perché non esistono eredi di Antonio Bassolino.
L'hanno chiamato rinascimento napoletano. Oggi lo negano, allora lo giuravano. Non lo era, ma non per i motivi che dicono loro. Il rinascimento cosa fece? Le principali città-stato ebbero un'espansione, fecero nascere stati regionali. Questo non è successo. Io non ho fatto il rinascimento. Io ho fatto l'impero (*).

mercoledì 24 marzo 2010

Premo il testo numero due

La dura vita dell'elettore. C'è chi mi aspetta venerdì al teatro dei salesiani: "Ci tengo alla tua presenza" (pd, via sms).
C'è chi mi invita in un cinema a Casoria per stasera: "Ti aspettiamo" (pd, via sms).
C'è chi mi vuole a un grande evento sempre stasera "con musica di Guido Lembo" (pdl, via sms).
C'è chi senza darmi scadenza mi dice "ho bisogno del tuo aiuto e del tuo voto per i miei amici X e Y" (pdl, via sms).
C'è chi "ci vediamo per la chiusura della mia campagna" (centrosinistra, due sms).
C'è chi "la chiamo dal call center dell'onorevole K. per un breve questionario: lei era a conoscenza del fatto che è candidato alle prossime elezioni regionali?" (pd, telefonata).
C'è chi "ti chiedo di darmi una mano a far sapere ai tuoi contatti che sono candidato..." (pd, via facebook).
C'è chi "questa è una voce registrata per un breve messaggio da W.X., candidato alle prossime elezioni regionali: se è interessato a ricevere informazioni prema il tasto numero 1, altrimenti...".

lunedì 15 marzo 2010

E all'asilo metteva pure gli sgambetti

Roberto Conte è un ex consigliere regionale della Campania, arrestato, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, ed espulso dal Pd - dov'era entrato via Margherita - quando il caso esplose con l'arresto.
Conte aveva provato a tornare in pista alle provinciali di Napoli, ora è candidato al consiglio regionale in una delle liste del centrodestra a sostegno di Caldoro presidente.
Dopo l'annuncio di un mese fa ("non vogliamo inquisiti nelle liste") oggi Gasparri ha affrontato di petto la questione:
Io ero presente quando c'è stata la prima iniziativa in Campania dopo la presentazione delle liste. Caldoro allora ha detto di voler vedere cancellata e ignorata quella candidatura. Tecnicamente, però, un candidato alla presidenza non può mettere il veto a candidati, può solo contestare una candidatura politicamente ma non ha un potere giuridico. Inoltre, dobbiamo dire che questo personaggio era nel centrosinistra, faceva parte della maggioranza di Bassolino. I comportamenti che gli hanno fatto guadagnare questa sanzione da parte della magistratura si sono verificati nella sua precedente appartenenza al centrosinistra.