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lunedì 27 settembre 2010

Eppure un modo c'è

Una volta Michele Serra (mi pare) raccontò la sua infallibile strategia al cospetto di chi sparava una stronzata. Gliela faceva ripetere. Una, due, tre volte. Tutte le volte possibili. Fingendo di non capirla. Fino a mettere l'altro nella condizione di sentirsi ridicolo.
Tipo.
Poniamo che Bossi un giorno dica: Basta con Spqr, Per me significa Sono porci questi romani.
Ecco. Allora uno da quest'altra parte gli dovrebbe rispondere: - Cioè?
Lui ripeterebbe, magari più forte schiarendosi la voce: - Ho detto che Spqr eccetera.
E allora noi: - Sì, sì, ho sentito. Ma non ho capito. Davvero. Cioè?
Lui urlerebbe ancora di più: - Ho detto che...
E noi placidi: - No, Bossi, abbia pazienza. Cioè?
Serra sosteneva che presto quello lì si scoccerebbe.
E io sono d'accordo con lui.

giovedì 27 maggio 2010

E voglio pure l'Atalanta in coppa Uefa

Se mi toccano la provincia di Bergamo, dobbiamo fare la guerra civile
(Umberto Bossi)

martedì 18 agosto 2009

Roma mariola

Il dialettologo Nicola De Blasi traduce in napoletano per Il Mattino un discorso di Bossi. Nel tirare fuori il napoletano dalle secche in cui l'hanno infilato i suoi fruitori via Facebook, dove viene scritto in base alla pronuncia, il professore opera comunque due o tre scelte che non condivido fino in fondo. Tipo:
- ie, anziché je (io)
- sanno, anziché sapeno (conoscono)
- aggio itto, anziché aggio ritto (ho detto)
Dettagli, comunque. Del resto, il dialetto napoletano presenta non facili implicazioni di lettura-scrittura-pronunzia, perché non esiste trasparenza fonologica o fonemica, principio in base al quale grafemi e fonemi coincidono. L'italiano (come il tedesco o lo spagnolo) è una lingua con un'alta corrispondenza scritto-parlato, il napoletano (come il francese e ancor più l'inglese) no. Su Facebook, i napoletani che si scambiano messaggi in dialetto, usano una lingua artificiale, abbattendo la distanza (che invece esiste) fra scritto e parlato. Formula matematica: il napoletano scritto su Facebook (nun vec l'ora c t n vai) sta al canone scritto napoletano (nun veco ll'ora ca te ne vaje) come i messaggini sms (xké) stanno all'italiano.
Detto questo. De Blasi mette a segno almeno tre colpi di tacco:
- ricette 'a copp''a mano (disse all'improvviso, di rimando)
- chille r''a parte 'e coppa (quelli della parte di sopra, gli abitanti del settentrione)
- 'a caiola r''e mmesate (letterale: la gabbia degli stipendi)

lunedì 21 luglio 2008

La scuola che vorrei

Un celebre napoletano
che suona le sue campane
Sì, effettivamente ho sempre desiderato conoscere i nomi dei doge della Serenissima, e invece ci insegnavano i sette re di Roma. Mai un professore che spendesse una parola in più su Ariberto d'Intimiano o Azzone Visconti, macché, preferivano tenerci per delle ore su Mazzini e Garibaldi. Per non dire di come venisse repressa nel sangue la naturale esigenza di saperne di più su radici e storia di Baranzate e Travedona Monate. Ah, ma finirà. Adda' finì 'a nuttata... anzi no... verrà un giorno. E se qualcuno dovesse suonare le sue trombe, noi suoneremo le nostre campane