Nel 1922, per la morte volontaria del collega Francesco
Perotti, redattore capo del “Secolo”, Renato Simoni scrisse su “L’illustrazione italiana” un articolo
sul senso del giornalismo, sul conflitto tra l’io e il mondo che si può
accendere in chi lo pratica, su certe inquietudini nascoste da tenere al
guinzaglio, sul dovere di testimoniare, il rigore, il rispetto di sé e dei
lettori, e sulla scoperta improvvisa di non essere più adeguati. La malinconia
dei giornalisti.
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“Un giornalista s’è ucciso. Chi ha conosciuto Francesco
Perotti, redattore capo del “Secolo”, spirito ordinato, chiaro fino alla
limpidezza, generoso come sono solo i forti, china la fronte commosso, davanti
al mistero di questa tragica stanchezza di vita. Ma noi, da anni, e da anni
posseduti da questo affascinante e logorante amore del giornale, sentiamo a
poco a poco la nebbia dissiparsi, comprendiamo con angoscia perché questo
nobile compagno ci ha lasciati. E non sono cause precise che scopriamo. Abbiamo
solo il sentimento del malessere grigio, che vien dall’eccesso della nostra
fatica, dallo sfaldarsi cotidiano della nostra personalità, che di questa
fatica è la conseguenza. La carta bianca è crudele con tutti; con noi è crudelissima.


