Le strade che non hanno nome, nel libro di Carotenuto, sono quelle della canzone degli U2 "Where the streets have no name" - che nel 1993, anno in cui sono ambientate le vicende della trama, sono in concerto a Napoli -, ma sono anche quelle di Napoli, o meglio, quelle che dovrebbero essere quelle di Napoli, per poter cancellare i pregiudizi che si incollano addosso alle persone a causa del nome della strada in cui sono nati o vivono. Si incollano perché ce li incollano gli altri e perché ce li incolliamo da soli, come se avessimo bisogno di un'immagine in cui credere, di un nome affisso sul muro per farci recapitare i pensieri.
(la recensione completa di Ramona Granato è qui)
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lunedì 19 maggio 2014
martedì 6 maggio 2014
Tenetevi il mento con la mano
Quale consiglio daresti a chi ha l’ambizione di pubblicare un libro?
"Di farsi una foto tenendosi il mento con la mano, preferibilmente la sinistra. Questa è proprio la classica posa dello scrittore, il libro sarà pubblicato, vincerà un mucchio di premi e venderà anche moltissimo".
(quando uno si monta la testa comincia a rilasciare interviste di questo tipo a Jepmagazine: leggila tutta qui)
"Di farsi una foto tenendosi il mento con la mano, preferibilmente la sinistra. Questa è proprio la classica posa dello scrittore, il libro sarà pubblicato, vincerà un mucchio di premi e venderà anche moltissimo".
(quando uno si monta la testa comincia a rilasciare interviste di questo tipo a Jepmagazine: leggila tutta qui)
sabato 26 aprile 2014
Storia di un giubbotto che diventò un romanzo
La prima volta che ho incontrato l’editore ho pensato che sotto sotto c’era una fregatura. Perché mi ascoltava. Non può essere, mi ripetevo nella mente, anche se non credo che lui l’abbia capito, non può essere che ci sia una persona vera, qui, interessata a questa storia. “Qui” significa il tavolino di un bar nella grande pancia della stazione di Napoli Centrale, ci aveva messi in contatto un’amica che aveva letto qualche pagina. Io presi un muffin, lui non me lo ricordo, non riesco sempre a ricordare tutto: e questa inadeguatezza fa già di me un clandestino dentro questa rubrica di giovani scrittori.
(continua a leggere su Parallelo 41)
domenica 13 aprile 2014
Dove le strade non hanno nome: la recensione di Dario De Marco
Ora, sempre a proposito di riferimenti, parlando di narrazioni che invertono lo scorrere del tempo a me vengono in mente varie cose. La prima è La freccia del tempo di Martin Amis. Che però veramente non ci azzecca niente, perché lì non è la narrazione che procede a ritroso, ma proprio la vicenda: inizia che il protagonista muore, poi sta malissimo, poi esce dall’ospedale, poi diventa sempre più giovane ecc. ecc.; ed è lo stesso protagonista che non si capacita di quello che gli succede: molto interessante dal punto di vista logico, perché instaura un rovesciamento pervasivo e universale del principio di causa-effetto (se la morte precede la vita, se la ferita precede il colpo, allora i nazisti sono dei benefattori dell’umanità, e i chirurghi degli aguzzini), ma appunto non c’entra niente.
giovedì 10 aprile 2014
Auguri a Nancy Brilli
Auguri a Nancy Brilli, gli anni non li dico, ve li andate a guardare voi.
Carmelino sbranava panino mozzarella e melenzane sott'olio. La guerra. Gemè ne stava domando uno provola e peperoni alla piastra. Roba che per smaltirla e fare il bagno se ne sarebbe parlato almeno tre ore dopo. Gemè mandò giù un boccone e sputò una domanda: "Tu una sciammeria te la faresti con Claudia Schiffer o Nancy Brilli?". Sono gli ormoni che lo fanno straparlare, non trovano pace. Il mare è una tavola, Ischia e Procida di fronte, questa è la terra dei giganti Lestrigoni che scagliarono le loro pietre contro la nave di Ulisse; questa è la spiaggia di Miliscola, dove si addestravano le reclute, e con Gemè è un continuo addestramento sessuale.(Dove le Strade Non Hanno Nome)
lunedì 9 dicembre 2013
Dove le strade non hanno nome: la recensione di Marino Niola
"Dietro il Congo è all'altro pizzo di Napoli". Senza una scuola, una cassetta della posta, una palestra. La gente attacca fogli di carta al posto delle targhe stradali, poi il vento d' inverno se li porta via e allora bisogna ricominciare a nominare quella periferia dell' uomo, quel buco nero della cittadinanza.
È la Napoli di Angelo Carotenuto che, nel suo primo romanzo, Dove le strade non hanno nome, racconta proprio una città in bilico tra due nomi volati via col vento. Tangentopoli e Rinascimento. Un momento in cui tutto il tempo è sospeso sulla lama di coltello di una settimana di luglio del 1993, alla vigilia del concerto degli U2 al San Paolo. Siamo tra il crollo della prima Repubblica e le speranze del bassolinismo. In questo time out della storia si incrociano, come in un istante messianico taroccato, i destini dei personaggi. Il politico di lungo corso, un metro e novanta di scaltrezza, che buca la pancia al territorio.
sabato 30 novembre 2013
Dove le strade non hanno nome: la recensione di Davide Morganti
In certi libri il tempo riprende la sua tensione emotiva, non corre più accelerato in avanti. Il romanzo di esordio di Angelo Carotenuto, giornalista di Repubblica, Dove le strade non hanno nome (Ad Est dell'Equatore, pag. 220, euro 12), torna indietro di venti anni, quando a Napoli si annunciava il Rinascimento napoletano. Carotenuto lo fa con una scrittura piana, sussurrata, facendo un uso mai smodato del dialetto e delle fraseologie consuete di Napoli, anzi incastrandole nel tessuto narrativo con abilità.
domenica 17 novembre 2013
Dove le strade non hanno nome: la recensione di Francesco Durante
L’unica cosa che non mi piace del romanzo d’esordio di Angelo Carotenuto è il titolo Dove le strade non hanno nome. Lo so che ha una sua ragione, anzi: più d’una. Però non mi piace. Non tanto perché è uguale al titolo di un romanzo per “giovani adulti” di Randa Abdel-Fattah pubblicato appena un anno fa da Mondadori. Quanto perché mi pare velare dietro una promessa di malinconico squallore la strepitosa vitalità della scrittura dell’autore e la funambolica struttura con cui ha costruito un libro che, a mio modesto avviso, è tra i più interessanti dell’anno.
giovedì 7 novembre 2013
"A Napoli un personaggio normale non può esistere"
«UN UOMO del resto si riconosce da ciò che gli fa orrore». E Napoli oggi, nel 2013, di che cosa ha paura, deve avere paura? "Dove le strade non hanno nome" è il primo romanzo di Angelo Carotenuto, edito da "Ad Est dell'Equatore" e da oggi in libreria. Carotenuto, giornalista di "Repubblica", napoletano, oggi vive a Roma, da dove osserva la sua città con il distacco di un innamorato ingannato, che non riesce proprio a rassegnarsi al tradimento. "Dove le strade non hanno nome" racconta una settimana del 1993, quella che si conclude con il concerto degli U2 al San Paolo. In questa settimana (con una costruzione narrativa che procede a ritroso) i personaggi di una Napoli grottesca e terribilmente vera si incrociano e incontrano, tutti a proprio modo sognando un "rinascimento napoletano".
lunedì 22 luglio 2013
Dove le strade non hanno nome
C'è un romanzo che esce a ottobre. Romanzo lo dicono gli altri. sarà una convenzione. C'è una storia che esce a ottobre, ecco così mi sento più a mio agio, e quella storia stava dentro la mia testa. Ha abitato lì dentro per qualche anno. Ha fatto qualche giro, ha imboccato percorsi stralunati, alla fine ha fatto in modo che io le dessi un ordine. Questo blog, nel frattempo, mi dava modo di conservare traccia di idee e spunti che sarebbero tornati utili, che sono tornati utili. La storia ha un titolo. "Dove le strade non hanno nome". Come la canzone degli U2. Ma gli U2 non c'entrano. Cioè. C'entrano. Ma non c'entrano. (Pare che sia una buona strategia per incuriosire, boh, così mi dicono). C'è un link, questo qui, dove si può vedere un'idea di copertina, dove si possono leggere le prime 10 pagine e dove si può sostenere il libro, edito da "Ad est dell'equatore". Sostenere. Nel senso di crowdfunding. Si clicca sul tasto SOSTIENI, e quando il libro sarà uscito, ve lo spediranno a casa.
E' il primo libro al mondo che vanta uno sponsor in rete prima che sia in vendita (grazie a Elena Petulia).
Così adesso almeno sapete cosa facevo quando non aggiornavo il blog.
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