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martedì 19 settembre 2017

Stefano Borgonovo raccontato da sua moglie Chantal


Certe vite si sconvolgono in sordina, le tragedie si fanno annunciare da dettagli che paiono trascurabili. La vita di Chantal Guigard cambiò quando le consonanti pronunciate da suo marito iniziarono a incepparsi. Prima la “r” poi la “t” e dopo la “f”. Che sarà, niente, forse lo stress. Invece era la Sla, sclerosi laterale amiotrofica, da quel giorno in casa detta «la stronza» perché «i malati diventano sottili, figure di carta, fili» e quando la Sla entra in una famiglia «nessuno si salva, nessuno rimane immune». Chantal è all'epoca una donna quarantenne, sposata da venti e innamorata da sempre di Stefano, che di cognome fa Borgonovo e di mestiere faceva gol, tanti, per la Fiorentina, per il Milan, in Coppa dei Campioni, con la Nazionale, e poi in un calcio più piccino perché questo è il ciclo naturale, si parte, si sale, si scende.

mercoledì 30 agosto 2017

Cronaca di lei

Facciamo un'enorme fatica a ricordare il nome di tre campioni del mondo da quando Mike Tyson ha lasciato la boxe, eppure non c'è ancora un altro sport che meglio si presti a mettere la cornice intorno a vite sfregiate o in bilico. Pare quasi che oggi resti il suo scopo principale, raccontare altro anziché raccontarsi. Milo Montero è allora il pugile perfetto per tutto questo, e un nome azzeccato fa il venti percento di una buona storia. Lo chiamano One Way perché il suo, sul ring e forse fuori, è un andamento a senso unico: avanzare, avanzare, avanzare perfino quando arretra, così da attirare gli avversari in trappola. One Way è più di un soprannome, via via è diventato un marchio, un brand come si dice. Alle soglie dei trent'anni, Montero ha aperto palestre, ha lanciato sul mercato una bibita con il suo nome, si vede offrire ruoli e programmi dalla tv. È un'industria che si regge sui suoi pugni, quelli che dà e quelli che deve evitare di prendere su un occhio che è il suo tormento dal giorno in cui dovette portarlo sotto i ferri di un chirurgo. Ha disputato un solo match negli ultimi dieci mesi, ma guidato negli affari da sua sorella Irene, ora può battersi in Germania contro il tedesco Mayer, per poi concedersi una chance mondiale in Italia contro un cinese.

giovedì 10 agosto 2017

Le sorelle Misericordia

Cristiana Cammarata non ha nulla di speciale, nemmeno la speranza, vive la sua condizione di ammalata di Sla come una donna "che non ha paura della morte ma dell'agonia". Laura, sua sorella, invece ha tutto, o quasi. Gioca a tennis, è la numero quattro al mondo e sulla Rod Laver Arena di Melbourne sta battendo nella finale degli Australian Open addirittura Serena Williams. Quando alle spalle della statunitense vede apparire la Madonna, mette la pallina in tasca, raccoglie borsa e racchette e imbocca il tunnel, mormorando "non posso", per poi recitare a bassa voce le preghiere che la sua fede cattolica le porta all'istante sulle labbra. Le pare un segno, una chiamata: tocca a lei occuparsi di Cristiana, tornare in città, chiudersi in casa, farla finita con questa immagine di donna emancipata e ricca.

sabato 4 febbraio 2017

Naples '44


Un gigantesco emporio. Un iperbolico postribolo. Un formicaio umano. Questa è Napoli, così appare a un trentacinquenne graduato dell’intelligence inglese, aggregato alla V armata americana dopo l’armistizio. "Napoli odora di legno bruciato" annota all’arrivo il 6 ottobre del 1943 sul suo diario l’ufficiale Norman Lewis. Era stato un nemico, arrivava da liberatore, se ne andrà da complice un anno dopo. Non fa in tempo ad assistere al mito delle 4 Giornate, l’insurrezione popolare contro i tedeschi, perché è ricoverato a Paestum per malaria. Scopre un popolo “ricaduto in condizioni di vita da Medioevo”. Eppure l'uomo non è schizzinoso e neppure ingenuo. Ha sposato la figlia di un giocatore d'azzardo siciliano, sollevandola con un contratto da ogni obbligo di fedeltà coniugale. L'ha salutata a Cuba e s'è arruolato per lo sbarco di Salerno. Ha viaggiato e ancora viaggerà. Diventerà il più bravo di tutti nel cogliere la complessità di Napoli e nel raccontarla.

lunedì 13 giugno 2016

L'innamoratore

L'amore sarà pure come per William Holden e Jennifer Jones una cosa meravigliosa, ma è soprattutto un lavoro usurante. Ne sa qualcosa Ivan Sciarrino, un tipo sotto la quarantina, figlio di un'insegnante di inglese e di un autista d'autobus di Napoli che si guadagna da vivere in giro per l'Italia mettendo in gioco i sentimenti, i suoi e quelli delle donne capitate sulla propria strada. Sciarrino non le incontra, a Sciarrino le fanno incontrare. Viene ingaggiato per far perdere loro la testa, affinché lascino i mariti, pagato da chi vuol ferire in questo modo un nemico, un concorrente, un rivale. Il suo è il mestiere dell'innamoratore: pericoloso perché sa interpretarlo soltanto lasciandosi coinvolgere — come avviene molto più che in passato con la signora Soraya D'Abundo — e perché prima o poi qualcuno ti mette una bomba sotto l'auto, facendo entrare in scena un'indagine dei carabinieri e una porta dietro cui si nasconde un mistero. Coetaneo del suo rubacuori a pagamento, al suo quarto romanzo in cinque anni, Stefano Piedimonte scrive con L'innamoratore (Rizzoli, 269 pagine, 18 euro) una storia che è più interessante leggere in controluce, come apologo sull'amore mancante, quello che potrebbe essere e non è, l'amore ipotetico che non abbiamo avuto, affascinante quando si ferma poco oltre la soglia dell'immaginazione, eppure monco perché non prevede né responsabilità né usura.

sabato 19 dicembre 2015

La biografia di Cristiano Ronaldo

CHIEDIAMOCI se tutto torna. Se le regole non fossero cambiate, se fossero rimaste le stesse di vent'anni fa, Cristiano Ronaldo oggi si starebbe preparando a ricevere il suo ottavo Pallone d'oro, il quadruplo di Di Stéfano o di Beckenbauer, mentre Messi — come Maradona — sulle mensole di casa non ne avrebbe nessuno. Invece siamo 4 a 3 per Leo prima del prossimo, e fra cinquant'anni o cento qualcuno proverà a indagare dentro questa strana rivalità, un dualismo a colpi di gol, record, titoli di giornale, sponsor, dollari, prestigio, documentari. Questo libro è un nuovo capitolo della saga, ma è tutto fuorché un agiografia del portoghese. Lo ha scritto Guillem Balague, giornalista spagnolo, anzi catalano, autore dell'autobiografia autorizzata di Messi, "Pulce", uscita in Italia a giugno 2014. Un altro incastro, a ben vedere doppio, perché all'epoca Balague rivelò in quelle pagine che in privato CR7 usa un nomignolo per Leo: coi suoi compagni lo chiama "figlio di".
L'irritazione nel clan di Ronaldo gli ha negato ogni collaborazione per questo nuovo libro.

sabato 28 novembre 2015

Il cameriere di Wembley

IL giorno prima, i tabloid si divertirono. Parlarono di trentamila camerieri in marcia verso Wembley. I camerieri erano gli italiani, secondo il luogo comune anni Settanta, di quei cliché che nascono come sfottò e diventano un marchio. Fino alla sera del 14 novembre ‘73, la Nazionale non aveva mai vinto in Inghilterra. Successe nel più italiano dei modi, tanta difesa, poco contropiede, il calcio che piaceva a Gianni Brera, ma forse esagerammo se lo stesso Brera giunse a definire «scippo» quello zero a uno. Gol di Capello, i maestri da allora non si sono più ripresi. Il complesso verso l'Italia esiste ancora.
Intorno a quella partita e alla sua attesa, Lorenzo Fabiano ha costruito un romanzo generazionale, nel quale rigorosa è la ricerca storica e gustosa la ricostruzione del clima con cui se ne andavano una dopo l'altra le domeniche: la passeggiata del mattino, il pranzo, lo stadio, il ritorno a casa, l'episodio di Attenti a quei due con Tony Curtis e Roger Moore, poi Novantesimo minuto e la telecronaca registrata di un tempo di una partita di serie A: scelta a sorpresa, quasi sempre la Juve.

sabato 17 ottobre 2015

Vuoto a vincere

Flavia Pennetta è stata l'ultima. Vinci, festeggi, ti guardi dentro, e scopri che dentro non c'è niente più. Tutto finito. All'improvviso. Che cosa succede nella testa di un campione nel momento in cui tocca la gloria? La gioia evapora, irrompe la paura. Presi dall'epica romantica di raccontare la malinconia dei perdenti, abbiamo ignorato che esistesse anche una tristezza da successo, un punto di rottura dentro il percorso fatto per arrivare fin lì. "Vuoto a vincere" (Absolutely Free editore, 162 pagine, 13 euro) è una bella indagine in questo stato d'animo. L'hanno condotta Giorgio Burreddu e Alessandra Giardini, due giornalisti, accanto allo psicologo Fabio Cola. Dieci campioni italiani del passato hanno accettato di mettere in pubblico i loro fantasmi, il loro momento di maggiore fragilità, l'istante in cui hanno capito che, dopo, tutto sarebbe stato diverso, che più nulla ci sarebbe stato di altrettanto pieno. Ed è sorprendente cogliere nelle loro testimonianze un insospettabile punto in comune. La colonna sonora dell'angoscia è l'inno di Mameli. Sul podio, in quel momento lì, con la medaglia al collo, si diventa cupi. «È lì che hai il tempo di capire che tutto quello che avevi creato, per cui hai lottato e ti sei sacrificato, di colpo non c'è più. È una tristezza infinita», racconta Andrea Lucchetta, pallavolista.

lunedì 7 settembre 2015

Go Nagai

Prima ancora di diventare adulti che avrebbero poi rimpianto d'essere cresciuti, gli ex ragazzi degli anni Ottanta sono stati bambini che non vedevano l'ora di diventare grandi. Prima ancora che subentrasse la sindrome di Peter Pan, c'è stato un tempo in cui crescere sembrava straordinario, e straordinario era sentirsi più coraggiosi dei propri anni, specchiarsi in Goldrake, Mazinga e Jeeg, quei corpi d'acciaio arrivati in tv dal Giappone e dai suoi manga, e che rendevano l'adolescenza un'età meno impacciata. La vera grande novità di quelle storie consisteva nel fatto che dentro le gabbie di metallo in grado di lanciare alabarde spaziali e il doppio maglio perforante vivevano figure che criticavano il mondo degli adulti, che sapevano farsi ascoltare, e rispettare. A quel fenomeno che stravolse abitudini e gusti è dedicato il libro scritto da Giorgio Giuliani e Carlo Mirra: una biografia ragionata, Go Nagai , del padre dei nuovi eroi, che proprio oggi compie 70 anni. Go Nagai era nato un mese dopo l'apocalisse atomica scatenata su Hiroshima e Nagasaki. Lo sviluppo tecnologico e la battaglia del Bene contro il Male sono i due grandi temi a cui ha dedicato la sua vita artistica. Si era formato sulle illustrazioni di Gustavo Doré alla Divina Commedia. Goldrake e i suoi amici crearono un pubblico nuovo. I mecha, i super robot, furono il primo piolo di una scala che ci ha portato fino a Harry Potter, a Panem e agli Shadowhunters. Le mamme provarono a resistere: i cartoni giapponesi mostravano la violenza, e oltre le camerette dei bambini c'era già il terrorismo. Go Nagai rispose: «A loro direi di non lottare contro Mazinga. Meglio averlo alleato che avversario, il mio robot». Chissà poi alla fine chi vinse.

(la Repubblica, 6 settembre 2015)

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lunedì 3 agosto 2015

Piccoli ciclopi

Questo è un libro che mette Freud alle corde. Perché se l'interpretazione dei sogni è la chiave d'accesso al contenuto dell'inconscio, come bisogna regolarsi di fronte a sogni mai sognati, del tutto inventati, eppure narrati e descritti come se fossero veri? È il giochino, questo, a cui si dedica con  Piccoli ciclopi Enrico Careri, romano, 55 anni, docente di musicologia alla Federico II di Napoli che aveva già sperimentato, spiazzato e convinto col precedente Adesso altre pecore. Careri mette in fila quarantanove finti sogni, mini-racconti che iniziano tutti allo stesso modo («Sono al mio funerale», «Sono il famoso lupo dei tre porcellini», «Sono Giuseppe Garibaldi»), molti irresistibili, e li riempie di paradossi e giochi di parole.
Così da convincerci che perfino l'inconscio oggi è diventato virtuale, se possiamo immaginare di essere in sogno Pipino il Breve e Cenerentola, e se un treno soppresso può raggiungere l'apice della felicità gettandosi a trecento all'ora con Ludmila, la sua unica passeggera, moldava.

(la Repubblica, 2 agosto 2015)

lunedì 20 luglio 2015

La pietà dell'acqua

Un delitto d'estate. Una lite con la propria moglie per la necessità di interrompere le ferie e tornare al lavoro, a indagare. L'inchiesta che gli viene sottratta. L'arrivo da fuori ( stavolta dalla Francia) di una misteriosa giornalista, a sua volta alle prese con una ricerca e con un mistero. Le grandi colonne portanti del noir sono tutte presenti nel ritorno in libreria del commissario Casabona (il nome è un omaggio al Casaubon di Eco) con La pietà dell'acqua , titolo alla Camilleri per Antonio Fusco, scrittore napoletano e funzionario di polizia in Toscana, un anno dopo l'esordio di Ogni giorno ha il suo male.
Fusco indaga all'interno del rapporto fra il potere e la verità, cerca una cornice filosofica dentro cui tenere l'azione e si dà ambiziosamente più piani, assecondando il gusto per i dettagli evidentemente figli della sua conoscenza reale del mondo delle indagini. "Il controllo è tutto", predica il suo Casabona. Meglio le atmosfere dei personaggi.

(la Repubblica, 19 luglio 2015)

sabato 4 luglio 2015

Il giorno perduto

Bill Shankly è stato un meraviglioso signore scozzese. Prima calciatore, una mezzala, poi allenatore. Se un giorno la città di Liverpool è stata grande nel calcio, lo deve a lui. Quando i giornali inglesi compilano le loro liste con le venti, le cinquanta, le cento frasi più belle pronunciate nel mondo del calcio, ecco, Bill Shankly lo trovate di sicuro. Per esempio. «Alcuni credono che il calcio sia una questione di vita o di morte. Sono molto deluso da questo atteggiamento. Vi posso assicurare che è molto, molto più importante di questo».
Ma Bill Shankly era morto già da quattro anni la notte in cui il calcio si fece macello, corpi nel vuoto, fili di ferro nella carne, poliziotti smarriti che vomitavano a centrocampo. Perché «a volte il destino ti prende in bocca e salpa», come scrivono a quattro mani Anthony Cartwright e Gian Luca Favetto, inglese il primo, torinese l'altro.

lunedì 16 marzo 2015

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

ESISTE almeno un posto in Italia dove il cinismo è bandito, un bambino può parlare agli uccelli e le illusioni sono incoraggiate e vissute. A Mattinella, paesino immaginario dell'Irpinia, nasce Isidoro Raggiola, senza pianti né gemiti: lui fischia. Con Alì, il merlo indiano del paese, il suo migliore amico, imbastisce una lingua di urli e sibili, un "fischiabolario" con cui gli ultimi possano difendersi dai prevaricatori. Una lotta di classe fonica, vocalica, ispirata dall'esempio di papà Quirino, sindacalista strabico e marxista che scrive poesie e lettere d'amore mai spedite: al presidente Pertini (siamo nel 1980), a Johann Sebastian Bach, a sua moglie Stella, che fa la pasta in casa.
È in questo mondo fatato che Enrico Ianniello, attore casertano, 45 anni, ambienta il romanzo d'esordio con riferimenti al realismo fantastico sudamericano e al clima grottesco-politico di certi film di Marco Ferreri.

lunedì 16 febbraio 2015

Cade la terra

ESTELLA, monaca spogliata, è l'ultima abitante di Alento, un borgo immaginario del meridione svuotato dalla minaccia di una frana. Dinanzi a questa terra che si disfa, la donna cerca un riparo per le biografie, la memoria e le voci di uomini e donne in esilio, primo fra tutti Marcello, di cui un giorno è stata istitutrice con molti tormenti non ancora placati. Intorno a questo spunto, con Cade la terra pubblicato da Giunti Carmen Pellegrino, giovane, cresciuta in Campania, già autrice di saggi e racconti, ha costruito un romanzo d'esordio ambizioso, alto, riuscito; coerente con la sua passione per la "abbandonologia". La lingua raffinata e mai banale (valgano per tutti i termini di "stallatico", "scarruffare", "tinnula"), come sospesa, fuori dal tempo, costruisce un clima rarefatto e teso, in certe pagine di una densità psicologica alla Tennessee Williams. Una galleria di esistenze «dal viso pieno di autunni» ci racconta quanto sia illusorio il confine tra chi per noi non muore mai del tutto e chi invece non è mai stato vivo abbastanza.

(la Repubblica, 15 febbraio 2015)

lunedì 1 dicembre 2014

Sugar queen

COME si passa da un concorso in magistratura alla decorazione di torte fatte in casa. Questa è la storia di Giada Baldari, 38 anni, una delle ottocentomila donne italiane che per l'Istat sono state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere per una gravidanza. Napoletana della buona borghesia di Chiaia, padre giornalista, cresciuta nell'atelier della nonna (suo il vestito del matrimonio di Paola di Belgio), marito imprenditore con un'attività trasferita in Bangladesh, Giada deve rinunciare agli studi e al praticantato in uno studio legale (laurea con 110 e lode, 200 euro al mese) quando scopre di essere di nuovo incinta. Crisi e reazione: al compleanno della figlia scoprirà un'altra vocazione e con la nuova attività si troverà di fronte alla maternità di una dipendente. Come nei libri precedenti ( Malanova, L'Osso di Dio, Veleno ), Cristina Zagaria prosegue il suo viaggio nelle piccole grandi storie di donne ferite del sud, per raccontarci stavolta la ricerca dell'equilibrio tra lavoro e affetti, ambizione e figli.

(la Repubblica, 30 novembre 2014)

giovedì 27 novembre 2014

L'oro di Scampia e Non abbiate paura di me




LE VELE di Scampia erano un sogno. Erano un'illusione di sviluppo per l'area est di Napoli, un'utopia. Quando l'architetto Franz Di Salvo le concepì oltre il vecchio quartiere di Secondigliano, pensava a Le Corbusier e a Kenzo Tange. Sono diventate il simbolo del degrado, delle faide di camorra e dello spaccio. Da abbattere, scrisse Giorgio Bocca. Tre sono andate giù, quattro resistono come immagine plastica del contrasto tra l'inferno urbano e l'impegno di molti per il risanamento morale. È qui che esercita il suo fascino da educatore e da maestro di judo Gianni Maddaloni, papà di Pino, medaglia d'oro ai Giochi di Sydney nel 2000. È qui che è cresciuta sua figlia Laura, a sua volta campionessa, poi compagna nella vita di Clemente Russo, casertano di Marcianise, pugile due volte d'argento alle Olimpiadi. Il famoso "Tatanka".
Due libri adesso raccontano le loro traiettorie, l'impegno contro i mostri da cui sono stati circondati in quei luoghi che nell'immaginario sono diventati in questi anni Gomorra e Terra dei Fuochi.

giovedì 16 ottobre 2014

Roma sul ring

Chiedi cos'era la boxe. Palazzetti pieni, serate in tv, passione popolare. Il secondo sport d'Italia accanto al ciclismo e dietro il calcio. Non era molto tempo fa. Chiedi cos'era la boxe e perché non c'è più, sparita, inghiottita in un buco nero senza campioni, implosa sotto il peso delle sue infinite sigle che hanno confuso e allontanato la gente. Quando eravamo pugili. Tutti lo eravamo un po', soltanto con lo sguardo, con il tifo, e benissimo lo racconta adesso Luigi Panella nel suo "Roma sul ring. Un secolo di boxe nella Capitale" (Ultra Sport, 187 pagine, 15 euro). Il Palaeur, l'Olimpico, piazza di Siena e il Foro Italico, il teatro Jovinelli e i cinema in cui bastava montare una pedana e delle corde per mettere in piedi una magia: si chiamava noble art, adesso ne vediamo la polvere. Un viaggio documentato ed emotivo fra le storie dei match combattuti a Roma e i suoi mille personaggi, piccoli eroi ordinari amati dalla città e grandi fenomeni venuti da lontano, su una mappa che attraversa Caracalla, il teatro Adriano, la palestra Borgo Patri. Da "Arci Mòre" a Monzòn, dall'Olimpiade di Cassius Clay ai trenta combattimenti di Nino Benvenuti, giunto la prima volta nel '54 per il campionato nazionale novizi. 

venerdì 12 settembre 2014

Le undici virtù del leader

VENTITRÉ righe su Mourinho. «Se Guardiola è Mozart, Mourinho è Salieri: sarebbe un gran musicista, se non esistesse Mozart». Zac. Il colpo di Jorge Valdano, campione del mondo con l'Argentina del 1986, poi allenatore e d.g. del Real Madrid, casca sull'antico rivale alle ultime pagine del nuovo libro, "Le undici virtù del leader" (158 pagine, Isbn edizioni, 19 euro), in uscita oggi. «Non gli ho mai sentito dire, sia in pubblico sia in privato, una sola frase calcistica degna di essere ricordata. L'intelligenza e l'ego sono nemici fra loro. E quando si scontrano, vince l'ego». Che i due non si siano mai piaciuti è cosa nota, Valdano lasciò il lavoro per non dover calpestare lo stesso pavimento di Mourinho. A dirla tutta, forse disprezzerebbe Salieri anche se non esistesse Mozart. Ma fermarsi a queste 23 righe significherebbe tradire la natura del lavoro dell'argentino, un'analisi profondissima, quasi filosofica, sul senso del carisma nel calcio.

lunedì 4 agosto 2014

Ogni giorno ha il suo male

TOMMASO Casabona, commissario napoletano in servizio in Toscana, a Valdenza, finisce con i suoi vent'anni di esperienza ad arrovellarsi intorno a una serie di omicidi che hanno in comune una misteriosa firma che l'assassino lascia sul campo, in segno di sfida. Meno complessa non è la sua vita, un matrimonio in crisi, un figlio in comunità, la figlia a studiare a Barcellona, una collega che da Roma mandano per affiancarlo. Casabona è di fatto il riflesso dell'autore, il cinquantenne esordiente Antonio Fusco, in polizia da 26, oggi vice questore e capo della squadra mobile di Pistoia.
Al di là di alcune ingenuità e di certi passaggi didascalici, il romanzo è interessante nelle parti in cui descrive i meccanismi psicologici di chi indaga, evidentemente ben noti a Fusco, di fronte al tempo che passa, dinanzi alla fettuccia bianca e rossa che limita il luogo del crimine oppure nel senso di vicinanza umana perfino con un assassino, dopo la sua confessione. Casabona risolverà il caso con le sue debolezze e si candida a nuovo commissario seriale.

(la Repubblica, 3 agosto 2014)

lunedì 21 luglio 2014

Vedrai che uno arriverà

NON c'è in Italia sport più del ciclismo adatto alla pagina scritta, al racconto puro, a quel registro che per intendersi negli Stati Uniti il cinema riserva alla boxe. All'epos della bicicletta si sono dedicati, tra gli altri, Vasco Pratolini, Alfonso Gatto, Dino Buzzati e Anna Maria Ortese. Ora, i giornalisti Giorgio Burreddu e Alessandra Giardini ricostruiscono una geografia ragionata del ciclismo componendo una sorta di atlante dei suoi luoghi immortali: la foresta di Arenberg che è il cuore della Parigi-Roubaix, il paesaggio lunare del Mont Ventoux, lo strappo esile e farabutto del Poggio, dove si decide chi perde la Milano-Sanremo. Un suggestivo intreccio di strade e di campioni, con la fatica di stabilire chi ha reso celebre chi, e una raccolta di definizioni e frasi celebri su ogni colle, montagna o circuito narrato. Un lavoro pieno di cura e di dettagli, del resto il ciclismo è passione. Prefazione di Mario Sconcerti.

(Repubblica, 20 luglio 2014)