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lunedì 5 giugno 2017

Jeffery Deaver e il suo romanzo napoletano


Per i suoi vent'anni di indagini, Lincoln Rhyme s'è regalato una missione in Italia. Era il 1997 quando il detective tetraplegico della polizia scientifica di New York incontrava Amelia Sachs, mettendosi con lei sulle tracce dello spietato "collezionista di ossa". Jeffery Deaver, il suo papà letterario, nell'ultimo libro "Il Valzer dell'impiccato" (Rizzoli), lo ha messo su un aereo e spedito a Napoli, dall'altra parte dell'Oceano, a seguire le tracce di un torturatore che usa una tetra melodia per i suoi crimini. "Lo avevo promesso. Ho mantenuto l'impegno ", dice Deaver, 67 anni appena compiuti, autore prolifico come pochi altri, sei anni fa cooptato tra gli scrittori incaricati di far continuare a vivere James Bond dopo Ian Fleming.

Signor Deaver, perché il suo Rhyme viene a risolvere un caso in Italia?
"Perché sono sempre stato onorato di ricevere premi da voi, dove sono apprezzato più che altrove. Per molti anni mi ha stuzzicato l'idea di ambientare un libro in Italia. Mi sono deciso quando a Courmayeur mi hanno dato il premio Raymond Chandler. Ecco, lì ho capito che era arrivato il momento giusto".

venerdì 17 marzo 2017

La commedia nera di Francesco Recami

FIRENZE. Benedetta la perfidia tra le pagine dei libri. "D'altra parte la cattiveria esiste, appartiene al mondo, non sarò mica malvagio solo io". Francesco Recami consuma due caffè e altrettante sigarette davanti alla basilica di Santa Maria Novella. "L'editore mi rimprovera: tu odi il lettore. No che non lo odio, casomai non lo metto a suo agio". Con la copertina blu-Nazionale della Sellerio, Recami è in libreria con Commedia nera numero 1 a cui seguiranno la due, la tre, e via così. Già il titolo è parodia di una tendenza, la serialità da cui Recami arriva con i gialli della casa di ringhiera. Ora il nuovo filone, partito con l'ispettrice di polizia Maria Antonietta che vessa suo marito (Antonio Maria), costretto in uno sgabuzzino, ad ascoltarla mentre fa sesso con i suoi agenti e a fallire nei tentativi di fuga. "Una narrazione fumettistica. Ho creato personaggi piatti perché lo siamo tutti".

domenica 31 luglio 2016

L'assassinio di un immortale

Molti papà dei commissari che affollano le librerie sentono di avere un linguaggio comune: il noir europeo è un gigantesco circolo dai tratti collettivi. E poi c'è Petros Markaris, ottant'anni il prossimo Capodanno, capace di far convivere dentro le stesse pagine un prete ortodosso, Adolf Hitler e la sua creatura più celebre, l'investigatore Kostas Charitos. L'ultimo libro pubblicato in Italia dallo scrittore turco di nascita, armeno per parte di padre e greco d'adozione — la raccolta di racconti L'assassinio di un immortale (La Nave di Teseo) — ne conferma l'unicità. Traduttore di Goethe e Brecht, Markaris è un collettore di frammenti, ma dentro le schegge di realtà che assembla c'è un'offerta di verità, un'ipotesi.

lunedì 20 luglio 2015

La pietà dell'acqua

Un delitto d'estate. Una lite con la propria moglie per la necessità di interrompere le ferie e tornare al lavoro, a indagare. L'inchiesta che gli viene sottratta. L'arrivo da fuori ( stavolta dalla Francia) di una misteriosa giornalista, a sua volta alle prese con una ricerca e con un mistero. Le grandi colonne portanti del noir sono tutte presenti nel ritorno in libreria del commissario Casabona (il nome è un omaggio al Casaubon di Eco) con La pietà dell'acqua , titolo alla Camilleri per Antonio Fusco, scrittore napoletano e funzionario di polizia in Toscana, un anno dopo l'esordio di Ogni giorno ha il suo male.
Fusco indaga all'interno del rapporto fra il potere e la verità, cerca una cornice filosofica dentro cui tenere l'azione e si dà ambiziosamente più piani, assecondando il gusto per i dettagli evidentemente figli della sua conoscenza reale del mondo delle indagini. "Il controllo è tutto", predica il suo Casabona. Meglio le atmosfere dei personaggi.

(la Repubblica, 19 luglio 2015)

lunedì 4 agosto 2014

Ogni giorno ha il suo male

TOMMASO Casabona, commissario napoletano in servizio in Toscana, a Valdenza, finisce con i suoi vent'anni di esperienza ad arrovellarsi intorno a una serie di omicidi che hanno in comune una misteriosa firma che l'assassino lascia sul campo, in segno di sfida. Meno complessa non è la sua vita, un matrimonio in crisi, un figlio in comunità, la figlia a studiare a Barcellona, una collega che da Roma mandano per affiancarlo. Casabona è di fatto il riflesso dell'autore, il cinquantenne esordiente Antonio Fusco, in polizia da 26, oggi vice questore e capo della squadra mobile di Pistoia.
Al di là di alcune ingenuità e di certi passaggi didascalici, il romanzo è interessante nelle parti in cui descrive i meccanismi psicologici di chi indaga, evidentemente ben noti a Fusco, di fronte al tempo che passa, dinanzi alla fettuccia bianca e rossa che limita il luogo del crimine oppure nel senso di vicinanza umana perfino con un assassino, dopo la sua confessione. Casabona risolverà il caso con le sue debolezze e si candida a nuovo commissario seriale.

(la Repubblica, 3 agosto 2014)