Il tavolino numero dieci all'interno del Caffè Gambrinus è inaccessibile. "Riservato al commissario Ricciardi", c'è scritto sulle due facce di un segnaposto plastificato. Oggi, domani e nei secoli dei secoli. I clienti s'accostano, scattano una foto e vanno via. È qui che Maurizio De Giovanni porta il suo personaggio a fare colazione da undici anni e undici libri, dodici con il nuovo, "Rondini d'inverno", che Einaudi fa uscire in centomila copie: lunedì nel cortile del Maschio Angioino il primo incontro fra l'autore e quelli che non sono più lettori ma fans, se è vero che quattro associazioni organizzano tour guidati sui luoghi dei romanzi. «Fans dei personaggi, non miei», mormora lui, 59 anni, una delle voci più presenti della città, ora anche autore di teatro e sceneggiatore per la tv.
Il telefono che squilla, un tifoso che domanda del Napoli, un'ammiratrice che gli stampa un bacio. «Oggi concedersi a un selfie è parte dell'attività, eppure io non credo che uno scrittore debba avere una sua rilevanza personale. Ne hanno i suoi personaggi. Sono contento che sia conosciuto Ricciardi e che il tassista citi le sue frasi. Mi piacciono queste gioiose manifestazioni. Ma io cosa c'entro? Se a suo tempo avessi incontrato García Márquez, lo dico da lettore forte, credo che non lo avrei riconosciuto». Eppure, tutto questo finirà. Presto. «Nel 2020 smetto».
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venerdì 7 luglio 2017
venerdì 23 giugno 2017
Nino D'Angelo, quel sessantenne della curva B
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sabato 15 aprile 2017
Il terzo funerale di Totò
La bara entrò nella basilica sulle spalle di certi uomini, d’onore. La figlia del defunto se ne stava seduta in prima fila, gli occhi sgranati, l’abito nero. Piangevano tutti, parenti e amici, piangevano pur sapendo che il morto in verità non c’era. Ai piedi dell’altare di Santa Maria della Sanità vuota era la cassa, perché Antonio Angelo Flavio Comneno Grippa Focas Lascaris di Bisanzio, principe della risata sotto la maschera di Totò, aveva già preso congedo dai suoi cari per due volte, salutato e sepolto, e al terzo funerale stavolta era presente solo per finta. Una specie di ultimo show.
lunedì 15 febbraio 2016
Dirige il maestro Peppe Vessicchio
lunedì 27 aprile 2015
Quando La Capria scelse Klee
Ferito a morte di Raffaele La Capria esce per gli Oscar Mondadori nel 1973. Aveva vinto il premio Strega, edito da Bompiani, dodici anni prima. Ma era un titolo già perfetto per la collana. Era infatti diventato un vero e proprio classico.
Nella sua casa romana, La Capria ricordando quei momenti che hanno scandito la sua intera carriera di autore si mette a fare due rapidi calcoli a mente.
«Dei miei venti libri, credo che quindici o sedici siano usciti per Mondadori nella collana degli Oscar. Quando nel ‘61 avevo spedito il manoscritto a Bompiani, mi aveva risposto con una lettera: "Sono incantato".
È uno dei ricordi a carattere letterario che ancora oggi mi emoziona. Bisogna pensare che ero molto giovane, in precedenza avevo pubblicato solo un romanzo breve, Un giorno d'impazienza , proposto sempre a Bompiani da Alberto Moravia».
Nella sua casa romana, La Capria ricordando quei momenti che hanno scandito la sua intera carriera di autore si mette a fare due rapidi calcoli a mente.
«Dei miei venti libri, credo che quindici o sedici siano usciti per Mondadori nella collana degli Oscar. Quando nel ‘61 avevo spedito il manoscritto a Bompiani, mi aveva risposto con una lettera: "Sono incantato".
È uno dei ricordi a carattere letterario che ancora oggi mi emoziona. Bisogna pensare che ero molto giovane, in precedenza avevo pubblicato solo un romanzo breve, Un giorno d'impazienza , proposto sempre a Bompiani da Alberto Moravia».
giovedì 19 marzo 2015
Un'ipotesi di Pino Daniele in 60 parole
Sessanta parole per un'ipotesi di sintesi dell'arte di Pino Daniele e della sua maniera di guardare il mondo.
Calore. È la prima parola del primo singolo registrato. Che calore. Pino parte da un elemento dell’oleografia più tipica e procede da lì in avanti nell'opera di smantellamento. E un calore metaforico sarà desiderato attraverso ’na parola sola, ca nun me fa sunna’.
Cambiare. Nelle canzoni di Pino cambiano ‘e femmene, ‘e barcune, Pullecenella. Anche l’aria s’adda cagnà. C’è chi ha cagnato sempe ‘o lietto. Ma lui no. “Pecché so’ blues e nun voglio cagnà”.
Je. La prima persona singolare porta spesso una fragilità.. Je sto vicino a te. Je so’ pazzo. Je me sento viecchio.
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giovedì 11 dicembre 2014
Il giallo della casa di Eduardo e Peppino De Filippo
CHIESA dell'Ascensione a Chiaia. La pala d'altare e una tela di Luca Giordano, quattro tele di Giovan Battista Lama in sacrestia, dove all'interno di un librone di diverse centinaia di pagine è custodita la soluzione a un piccolo grande mistero che Napoli a lungo ha trascurato. La casa natale dei fratelli De Filippo è indicata qui, nel registro dei battezzati dal 1898 al 1908. Tutto quel che finora si sapeva era o confuso o sbagliato. Anche il Comune di Napoli è caduto in errore, sistemando nel giugno scorso una targa celebrativa per Peppino al numero 8 di via Ascensione. Per Eduardo mai si era giunti a una conclusione e le ricostruzioni erano sempre state contraddittorie: nato in via Bausan 13 secondo la biografia di Federico Frascani ("Eduardo", Guida, 1974) o in via Ascensione numero 3, secondo l'autobiografia di Peppino ("Una famiglia difficile", Marotta editore, 1976). Indirizzi plausibili perché entrambi a poca distanza da via Vittoria Colonna numero 4, palazzo Scarpetta, dove viveva il padre naturale dei due fratelli. Plausibili, eppure fuorvianti.
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giovedì 27 novembre 2014
L'oro di Scampia e Non abbiate paura di me
LE VELE di Scampia erano un sogno. Erano un'illusione di sviluppo per l'area est di Napoli, un'utopia. Quando l'architetto Franz Di Salvo le concepì oltre il vecchio quartiere di Secondigliano, pensava a Le Corbusier e a Kenzo Tange. Sono diventate il simbolo del degrado, delle faide di camorra e dello spaccio. Da abbattere, scrisse Giorgio Bocca. Tre sono andate giù, quattro resistono come immagine plastica del contrasto tra l'inferno urbano e l'impegno di molti per il risanamento morale. È qui che esercita il suo fascino da educatore e da maestro di judo Gianni Maddaloni, papà di Pino, medaglia d'oro ai Giochi di Sydney nel 2000. È qui che è cresciuta sua figlia Laura, a sua volta campionessa, poi compagna nella vita di Clemente Russo, casertano di Marcianise, pugile due volte d'argento alle Olimpiadi. Il famoso "Tatanka".
Due libri adesso raccontano le loro traiettorie, l'impegno contro i mostri da cui sono stati circondati in quei luoghi che nell'immaginario sono diventati in questi anni Gomorra e Terra dei Fuochi.
lunedì 4 agosto 2014
Ogni giorno ha il suo male
TOMMASO Casabona, commissario napoletano in servizio in Toscana, a Valdenza, finisce con i suoi vent'anni di esperienza ad arrovellarsi intorno a una serie di omicidi che hanno in comune una misteriosa firma che l'assassino lascia sul campo, in segno di sfida. Meno complessa non è la sua vita, un matrimonio in crisi, un figlio in comunità, la figlia a studiare a Barcellona, una collega che da Roma mandano per affiancarlo. Casabona è di fatto il riflesso dell'autore, il cinquantenne esordiente Antonio Fusco, in polizia da 26, oggi vice questore e capo della squadra mobile di Pistoia.
Al di là di alcune ingenuità e di certi passaggi didascalici, il romanzo è interessante nelle parti in cui descrive i meccanismi psicologici di chi indaga, evidentemente ben noti a Fusco, di fronte al tempo che passa, dinanzi alla fettuccia bianca e rossa che limita il luogo del crimine oppure nel senso di vicinanza umana perfino con un assassino, dopo la sua confessione. Casabona risolverà il caso con le sue debolezze e si candida a nuovo commissario seriale.
(la Repubblica, 3 agosto 2014)
Al di là di alcune ingenuità e di certi passaggi didascalici, il romanzo è interessante nelle parti in cui descrive i meccanismi psicologici di chi indaga, evidentemente ben noti a Fusco, di fronte al tempo che passa, dinanzi alla fettuccia bianca e rossa che limita il luogo del crimine oppure nel senso di vicinanza umana perfino con un assassino, dopo la sua confessione. Casabona risolverà il caso con le sue debolezze e si candida a nuovo commissario seriale.
(la Repubblica, 3 agosto 2014)
lunedì 11 novembre 2013
Il Pulcinella di Patrizio Oliva
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venerdì 5 aprile 2013
La Regina di Eduardo
Non c'è attrice che non abbia desiderato e non desideri di essere per un giorno Filumena Marturano. Filumena, nella testa di Eduardo, nacque ritagliata sulla figura di sua sorella Titina. In quei panni si sono infilate signore del teatro come Pupella Maggio, Valeria Moriconi, Isa Danieli, Lina Sastri, Mariangela Melato, e in Inghilterra la grande Joan Plowright, che tanto piacque a Eduardo nell'allestimento del 1973 voluto da Zeffirelli. Ma nessuna, nessuna al mondo, è stata Filumena più di Regina Bianchi.
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giovedì 24 gennaio 2013
Il cinematografo di Ciccio e Peppuccio
Alla fine, quando di pagine non ce sono più, rimane una parola sola. Peccato. Peccato che sia concluso il colloquio tra Francesco Rosi e Giuseppe Tornatore (alla Hitchcock-Truffaut), peccato che Francesco Rosi abbia smesso di fare film. Peccato che tanti dei progetti di cui parla nel libro "Io lo chiamo cinematografo" siano rimasti incompiuti. Ci siamo persi non so se dei capolavori, certamente altri momenti di discussione. Li ha persi soprattutto l'Italia, che negli anni '60 si fermava a dibattere sui grandi temi sollevati dal regista; addirittura dopo i suoi film nascevano commissioni d'inchiesta in Parlamento.
"Il cinematografo è troppo serio per essere solo uno spettacolo".
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venerdì 11 gennaio 2013
Perché non possiamo non dirci simpatici
Tutto possono dirci. E tutto ci dicono. Brutti, sporchi, cattivi. Tutto ci dicono e tutto ci teniamo. Ma antipatici, ah no, antipatici no. Quello è un aggettivo che consideriamo irricevibile. Il piccolissimo caso Marchisio, ecco l’ultima prova. C’è un calciatore della Juve che dà un’intervista, risponde a una domanda in modo schietto e sincero (inconsueto per il suo mondo), e anziché ruminare complimenti ipocriti ammette che il Napoli gli sta antipatico. Allora il Pianeta Napoli s’offende. Si rizela prima di tutto il club che interviene con una nota ufficiale. Si indigna buona parte del tifo. Ma come: antipatici noi?
giovedì 20 settembre 2012
Terranova, la faccia di Caruso
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venerdì 24 agosto 2012
Toledo Suite
Yorick si fa capire. Sa come chiedere di uscire al suo padrone. Esige un po’ di fresco. Enzo Moscato in casa ha un cane che si chiama come il teschio di Amleto, coerenza di un uomo che vive immerso nel teatro. Lavoro, terapia, dedizione. Dice che il teatro è sempre uno scontro, che in fondo nasce così, così deve, mescolando lingue e registri. E’ lo stesso che fare poesia. E’ lo stesso che fare canzone. “Perché si può rinunciare a tutto, in ogni epoca, tranne che alla voce”. Messaggio da tempo di crisi. La voce è carezza e pugnale, strattona e accompagna, ferisce e guarisce, così la adopera Moscato, uno che per intendersi ha riversato il To Be or Not To Be dentro la tessitura di Anema e Core. Spaesando la sua arte si svela. Ora va a darne testimonianza al Festival della mente di Sarzana, nona edizione dedicata ai processi creativi, al via da venerdì prossimo 31 agosto. Il programma della direttrice Giulia Cogoli ha cucito insieme incontri, spettacoli, lezioni e concerti intorno al tema della diffusione della conoscenza come valore irrinunciabile.
martedì 27 marzo 2012
Le parole di Pino Daniele
C'è stato un Pino Daniele fra il 1977 e il 1981. Il Pino Daniele di Terra mia, l'album da noi chiamato "il disco che lui si fa la barba", poi quello di Nero a Metà e di Vai Mò.
Poi ce n'è stato un altro, di Pino Daniele, via via più distante dall'autore che in tanti abbiamo amato.
Qui ci sono le nuvole dei suoi testi a confronto. Per capire. Con le parole da lui più usate: una con quelle del periodo 1977-1981; l'altra con quelle dal 2004 in poi.
Molto-molto-molto indicative (a parte qualche piccola impurità).
Poi ce n'è stato un altro, di Pino Daniele, via via più distante dall'autore che in tanti abbiamo amato.
Qui ci sono le nuvole dei suoi testi a confronto. Per capire. Con le parole da lui più usate: una con quelle del periodo 1977-1981; l'altra con quelle dal 2004 in poi.
Molto-molto-molto indicative (a parte qualche piccola impurità).
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sabato 30 luglio 2011
Addio a Giuseppe D'Avanzo
Un giorno Giuseppe D'Avanzo tornò nella sua Napoli e rimase spiazzato dai ragazzi che parlavano di coltelli, ragazze e malavita. Lo facevano in una lingua che non riconosceva. Con parole che significavano altre cose. C en'era una che più di ogni altra gli pareva squadrasse da ogni lato il precipizio di Napoli. Pariare. E scrisse un pezzo bellissimo.
Nel dialetto napoletano dell' altro ieri, "pariare" aveva un solo significato: digerire. Oggi quell' unico, indiscutibile significato si è smarrito nell' impura neolingua della Napoli lazzara, che soltanto per il 12 per cento parla in italiano e per il resto impasta gerghi - il gergo della malavita e delle canzoni neomelodiche, soprattutto - storce il dialetto melodioso dei Salvatore Di Giacomo, degli Eduardo, dei Domenico Rea per farne uno slang che annega significati, scolora esperienza, scioglie nell' acido muriatico la memoria. Pariare ora significa, apparentemente, divertirsi, ma parla di un curioso divertimento.
[tutto qui]
Nel dialetto napoletano dell' altro ieri, "pariare" aveva un solo significato: digerire. Oggi quell' unico, indiscutibile significato si è smarrito nell' impura neolingua della Napoli lazzara, che soltanto per il 12 per cento parla in italiano e per il resto impasta gerghi - il gergo della malavita e delle canzoni neomelodiche, soprattutto - storce il dialetto melodioso dei Salvatore Di Giacomo, degli Eduardo, dei Domenico Rea per farne uno slang che annega significati, scolora esperienza, scioglie nell' acido muriatico la memoria. Pariare ora significa, apparentemente, divertirsi, ma parla di un curioso divertimento.
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venerdì 24 giugno 2011
Napoli, i figli di Eduardo e i figli di Leopardi
Il titolo era bello: "Ora per la città meno Eduardo e più Leopardi". Un titolo così bello scava nella testa. Rimane dentro. Torna a galla appena può. Come in questi giorni, visto quel che succede. Ma proprio perché succede quel che succede, bisogna chiedersi cosa dicesse quel titolo. Perché e in che cosa Napoli dovrebbe provare a essere più figlia di Leopardi per diventare migliore?
Intanto: di quale Leopardi. Se è quello dello Zibaldone, siamo dinanzi a una concezione di felicità legata soprattutto all'illusione. L'uomo immagina piaceri inesistenti, il suo bene maggiore è la speranza. E' davvero questa la più auspicabile delle Napoli possibili?
Ma Giancaspro si riferiva ad altro. Per eredità virtuosa di Leopardi (poeta sepolto a Napoli, va ricordato), intendeva "la restituzione alla città di una passione lucida". Se è così, allora, il poeta è uno fra i tanti genitori adottivi possibili.
Più interessante diventa perciò sciogliere l'altra metà del nodo.
Perché Napoli dovrebbe provare a essere meno figlia di Eduardo?
martedì 24 maggio 2011
Sarà andato a letto presto
I quotidiani napoletani di oggi raccontano del tour elettorale di Gianni Lettieri (candidato sindaco Pdl in città) nel suo quartiere d'origine, San Lorenzo-Vicaria. San Lorenzo è il cuore del centro antico, mentre la Vicaria, a Napoli, la chiamiamo anche Vasto. E allora diventa maschile. Il Vasto. Non è distante dalla stazione centrale, anzi direi che è proprio lì, a pochi passi. Via Carriera Grande, per esempio, è il luogo d'insediamento di una folta comunità cinese. Fino a 4-5 anni fa erano un migliaio di persone, ora saranno anche di più, titolari di circa 200 negozi, in prevalenza di abbigliamento, riuniti anche in un sindacato da quando le rapine ai loro danni erano aumentate. Qualche anno fa furono pure protagonisti di una protesta pubblica.
venerdì 18 marzo 2011
A Parigi ci stanno milioni di pagliette
Se un giorno qualcuno dovesse domandarvi, Dimmi la faccia simbolo della straordinaria qualità media degli attori caratteristi napoletani, ecco, andate a colpo sicuro e dite: Enzo Cannavale.
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