"Il cinematografo è troppo serio per essere solo uno spettacolo".
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giovedì 24 gennaio 2013
Il cinematografo di Ciccio e Peppuccio
Alla fine, quando di pagine non ce sono più, rimane una parola sola. Peccato. Peccato che sia concluso il colloquio tra Francesco Rosi e Giuseppe Tornatore (alla Hitchcock-Truffaut), peccato che Francesco Rosi abbia smesso di fare film. Peccato che tanti dei progetti di cui parla nel libro "Io lo chiamo cinematografo" siano rimasti incompiuti. Ci siamo persi non so se dei capolavori, certamente altri momenti di discussione. Li ha persi soprattutto l'Italia, che negli anni '60 si fermava a dibattere sui grandi temi sollevati dal regista; addirittura dopo i suoi film nascevano commissioni d'inchiesta in Parlamento.
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giovedì 1 novembre 2007
L'immobilismo sulla città
Francesco Rosi unisce le mani come in preghiera e le solleva a mezz'aria. «Ma da quanto tempo diciamo queste cose?». Il lavoro che manca. L'istruzione per i ragazzi di Napoli. Il market della droga che li arruola. La città immobile. Il traffico. Queste cose. «E allora perché non si riesce mai a rendere concreto un progetto? Da che dipende? Da chi dipende?». Il regista de Le mani sulla città ora viene per capire la città a cui non si riesce a mettere mano. «Sono qui per ascoltare gli esperti, non per fare il grillo parlante», sorride accanto a suo fratello Massimo, ospite a Palazzo Reale degli Annali dell'Architettura e del focus sui progetti per Napoli Est, Napoli Ovest e centro storico, dove elogia il video anticonformista di Mario Franco: «Eccellente documentario».
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