QUANDO il peso di un cognome può togliere le forze. «Io non penso di meritare quello che sta capitando a me e alla mia famiglia». Vincenzo Abbagnale, 23 anni fra un mese, dopo tre ori ai Mondiali fra 2013 e 2014, rischia di saltare l'evento più atteso. E al mondo del canottaggio l'ha annunciato proprio suo padre. «Ha fatto bene. Era la cosa giusta. E' il segno che siamo persone pulite e coscienziose».
Vincenzo, è più difficile del solito essere un Abbagnale?
«Il cognome della mia famiglia non è mai stato sfiorato da vicende di doping. Come del resto non è mai stato sfiorato da certe storie l'intero canottaggio italiano. Non vorrei essere proprio io il primo a sporcare questa storia».
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venerdì 12 febbraio 2016
martedì 23 ottobre 2012
Il ritorno di Giuseppe Abbagnale
Stempiato, la giacca, la cravatta. I riccioli sono spariti, chissà dov'è la canottiera azzurra. «L'ultima volta in barca sarà stata sei mesi fa, una domenica mattina. C'erano dei ragazzini sul pontile, ho visto un canoino attraccato e ho fatto un giro». Giuseppe Abbagnale è il colosso che era. Galleggiava su una buccia di legno, 35 colpi di remo al minuto, lui capovoga e Carmine prodiere. I fratelloni. Conserva una mano morbida come un cuscino. Quando saluta, ci si affonda dentro. Puff. «Carmine invece esce in mare tre volte a settimana. Solo che non ci incrociamo mai, e io un altro compagno non so trovarlo. Ma ogni mattina del 1° gennaio ci facciamo gli auguri e prendiamo la barca. Noi due, in quattro, in otto. Dipende. A volte viene pure Peppino». Cioè Peppiniello Di Capua, il timoniere dei 2 titoli olimpici e dei 7 titoli mondiali.
martedì 10 novembre 2009
Per nove ragazzi il muro cadde un anno dopo

Il muro non cadde per tutti, il 9 novembre dell'89.
Nove ragazzi tedeschi rimasero nel mondo in cui si trovavano per un anno ancora. Tutti insieme.
Thomas Bansch aveva 26 anni, oggi lavora nell'amministrazione penitenziaria della Germania. Hans Sennewald, 28 all'epoca, fa il commercialista. Thomas Woddow, ora che è quarantenne, si dedica come docente specializzato ai portatori d'handicap. Roland Schroeder vive ancora a Dresda, Andre Hache e Frank Pawlowski sono a Berlino. Michael Peters, che aveva 21 anni nel 1989, è titolare di un negozio di prodotti per surf e vela a Rostock. Lutz Thiede, 43, ingegnere del genio civile, da vent'anni non ha più contatti con gli altri 8 del gruppo d'allora. E poi c'è Peter Thiede, che nel giorno in cui cadde il muro salì sulla sua Trabant con la fidanzata Ines e l'amico Steffen per raggiungere la frontiera a Lubecca. "I doganieri ci diedero 100 marchi come regalo di benvenuto". Non erano lì per scappare all'ovest. "Facemmo un giro e tornammo a Rostock".
martedì 22 luglio 2008
I ragazzi del dopo Abbagnale
L'ultimo Abbagnale fu Agostino, medaglia d'oro a Sydney otto anni fa, e a otto di distanza dalla prima vinta ad Atlanta. Il prossimo Abbagnale ai Giochi può essere Vincenzo, primogenito di Giuseppe, e con lo stesso nome del nonno. E' già campione fra i cadetti e i ragazzi: se brucia le tappe può farcela per Londra 2012. E in mezzo ci sono loro cinque, che erano ad Atene - in quattro addirittura sul podio - e ci sono pure stavolta, a Pechino, col vecchio peso della solita eredità pesante, quel cognome stabiese sinonimo di trionfi, Abbagnale, dall'oro di Los Angeles all'argento di Barcellona. Se Raffaello Leonardo è in Cina con una canottiera azzurra addosso, un po' lo deve a loro, al boom che l'esplosione degli Abbagnale portò nel piccolo mondo del remo napoletano.
lunedì 7 maggio 2007
Lo chiamavano Peppiniello
Zucchero e farina, dopo undici anni spesi senza salire in barca. «Mio padre impastava solo a mano, ora abbiamo un macchinario di ultima generazione». Burro, vaniglia e undici anni senza gare con gli Abbagnale. «I clienti che passano di qui mi trovano al bancone col grembiule imbiancato e le mani sporche. Mi riconoscono. Chiedono. Vogliono sapere se sono proprio io...». è lui. è proprio lui. Quello che vinceva medaglie d' oro in giro per il mondo e che chiamavano Peppiniello. «Anche a casa. Peppiniello per tutti».
Giuseppe Di Capua dava la schiena ai fratelloni del canottaggio italiano. «Non mi sono mai sentito in ombra. Quando qualcuno citava gli Abbagnale, sapevo che dentro gli Abbagnale c'ero anch'io». Era il "con" del loro due. Era il ritmo. Col contacolpi tra le mani. Il timoniere. L'uomo che decide se è il momento giusto per accelerare o per controllare il vantaggio su quelli che inseguono, e con gli Abbagnale era quasi sempre così. L'ultima gara è del 5 maggio '96. Un otto. Ora Peppiniello impasta biscotti. «Poi si fanno lievitare e si mette tutto al forno per una ventina di minuti. Vendiamo solo al dettaglio». Una volta si compravano ai caselli dell'autostrada. Biscotti lunghi a forma di sigaro. Quelli di Castellammare.
Giuseppe Di Capua dava la schiena ai fratelloni del canottaggio italiano. «Non mi sono mai sentito in ombra. Quando qualcuno citava gli Abbagnale, sapevo che dentro gli Abbagnale c'ero anch'io». Era il "con" del loro due. Era il ritmo. Col contacolpi tra le mani. Il timoniere. L'uomo che decide se è il momento giusto per accelerare o per controllare il vantaggio su quelli che inseguono, e con gli Abbagnale era quasi sempre così. L'ultima gara è del 5 maggio '96. Un otto. Ora Peppiniello impasta biscotti. «Poi si fanno lievitare e si mette tutto al forno per una ventina di minuti. Vendiamo solo al dettaglio». Una volta si compravano ai caselli dell'autostrada. Biscotti lunghi a forma di sigaro. Quelli di Castellammare.
venerdì 30 luglio 2004
Gaetano Iannuzzi
IN viaggio verso Atene, c'è un ragazzo che sei anni fa era in fin di vita. «Fu un incidente d'auto. Avevo la milza spappolata e un'emorragia interna». Gaetano Iannuzzi, timoniere dell'otto con, rimase 5 ore sotto i ferri e 8 giorni in coma. Il medico che lo salvò si chiamava Carlo Molinaro, quella sera era di guardia al Cardarelli: non sapeva che stava operando un Nazionale di canottaggio, lo sport che lui stesso aveva praticato da ragazzo. «E' cambiata la mia maniera di guardare la vita. Prima svegliarsi era normale, ora è meraviglioso». E' cambiata al punto che per tornare all'Olimpiade, due anni fa, Iannuzzi s'è licenziato. Faceva il rappresentante di materiale elettrico. Ha scelto la maglia della Nazionale.
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lunedì 25 settembre 2000
I clandestini del canottaggio
I contrasti di Napoli. L'ultimo oro e l'ultimo argento di Sydney, il trionfo storico di Agostino Abbagnale e il podio di Walter Molea, arrivano da uno sport di clandestini. Dietro i cancelli del Lago Patria, il principale bacino del canottaggio campano, remi e barche sono ormai abusive da un pezzo. Doveva persino diventare una discoteca, quello stadio. Del progetto non se ne fece più nulla, ma l'impianto di proprietà del Comune di Giugliano rimane inaffidato. Non costa nulla, alle società napoletane, frequentarlo. La loro presenza lì è tollerata, il guaio è che sulle sponde del lago s'insinuano pure gli estranei. L'altra notte è stata forzata una saracinesca. Sono stati rubati gli infissi in alluminio e i rubinetti dell'impianto idraulico, peraltro in disuso. Manca l'acqua corrente, i servizi igienici sono i cespugli. Gli atleti arrivano in macchina e lì dentro si spogliano.
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