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domenica 14 agosto 2016

Mónica Puig e le lacrime per Porto Rico

La terra dove son nato è un florido giardino. È la figlia del mare e del sole. È la figlia del mare e del sole. Il signor José Puig ieri mattina ha aperto la mail e ha scritto le parole dell'inno nazionale a sua figlia Mónica, nel dubbio che lei non le ricordasse. Nessun portoricano le aveva mai cantate su un podio olimpico e non le ha cantate nemmeno Mónica, perché il primo oro della storia non l'ha mai fatta smettere di singhiozzare.
Mónica non era fra le prime cento giocatrici al mondo a inizio anno e in vita sua aveva battuto solo una delle prime dieci. Non ha mai vinto uno Slam e neppure si è mai avvicinata: zero finali, zero semifinali, zero quarti di finale.

giovedì 11 agosto 2016

I centesimi di Federica Pellegrini

Provate a dire a voce alta la parola "cinquemila".
Cinquemila.
È passato un secondo.
Prendete questa briciola di tempo e dividetela a metà. È lo spazio che passa tra la Federica Pellegrini di Rio e quella che avremmo voluto vedere: la Federica di giugno che al Sette Colli di Roma aveva nuotato 200 metri da medaglia olimpica.

domenica 7 agosto 2016

Good morning, sport del Vietnam

Ha ragione il colonnello Hoang Xuan Vinh a non voler più sentir parlare di guerra, di Francis Ford Coppola e Michael Cimino. Non adesso che è in cima a un podio olimpico. La guerra di casa sua era la linea d'ombra della dignità umana. La parola Vietnam non pareva compatibile con l'idea di sport.

Essere in Vietnam significava dover smettere. Succedeva agli americani, successe a Rocky Bleier, running back dei Pittsburgh Steelers arruolato dopo una stagione da matricola, ferito a una gamba, giudicato dai medici inadatto a un ritorno al football, e poi però quattro volte vincitore del Super Bowl. Bob Kalsu, attaccante e miglior rookie 1968 dei Buffalo Bills morì da primo tenente a Thua Thien.

sabato 19 settembre 2015

Calvino alle Olimpiadi

Il tabellone della finale di basket a Helsinki 1952
Il tabellone della finale di basket a Helsinki 1952
Quando Italo Calvino va alle Olimpiadi di Helsinki, inviato per l'Unità, non ha che ventinove anni appena, anche se ha già pubblicato "Il sentiero dei nidi di ragno" (1947), "Ultimo viene il corvo" (1949) e "Il visconte dimezzato" (1951). Non ha particolare dimestichezza con lo sport, lo confesserà lui stesso. Ne Il giardino incantato, uno dei racconti della sua raccolta uscita tre anni prima, c'è una pagina ispirata dal tennis tavolo,che ancora chiamavamo ping-pong.


Uscirono dall’acqua e proprio lì vicino alla piscina trovarono un tavolino col ping-ping. Giovannino diede subito un colpo di racchetta alla palla: Serenella fu svelta dall’altra parte a rimandargliela. Giocavano così, dando botte leggere perché da dentro alla villa non sentissero. A un tratto un tiro rimbalzò alto e Giovannino per pararlo fece volare la palla via lontano; batté sopra un gong sospeso tra i sostegni d’una pergola, che vibrò cupo e a lungo. I due bambini si rannicchiarono dietro un’aiuola di ranuncoli. Subito arrivarono due servitori in giacca bianca, reggendo grandi vassoi, posarono i vassoi su un tavolo rotondo sotto un ombrellone a righe gialle e arancio e se ne andarono. (Italo Calvino, Ultimo viene il corvo, Einaudi)

Per il resto Calvino si dichiara profano. "Scrivo", dirà, "perché non ero dotato per il commercio, non ero dotato per lo sport. Scrivo per imparare qualcosa che non so. Non è il desiderio di insegnare ad altri ciò che so o credo di sapere che mi mette voglia di scrivere, ma al contrario la coscienza dolorosa della mia incompetenza".

giovedì 27 novembre 2014

L'oro di Scampia e Non abbiate paura di me




LE VELE di Scampia erano un sogno. Erano un'illusione di sviluppo per l'area est di Napoli, un'utopia. Quando l'architetto Franz Di Salvo le concepì oltre il vecchio quartiere di Secondigliano, pensava a Le Corbusier e a Kenzo Tange. Sono diventate il simbolo del degrado, delle faide di camorra e dello spaccio. Da abbattere, scrisse Giorgio Bocca. Tre sono andate giù, quattro resistono come immagine plastica del contrasto tra l'inferno urbano e l'impegno di molti per il risanamento morale. È qui che esercita il suo fascino da educatore e da maestro di judo Gianni Maddaloni, papà di Pino, medaglia d'oro ai Giochi di Sydney nel 2000. È qui che è cresciuta sua figlia Laura, a sua volta campionessa, poi compagna nella vita di Clemente Russo, casertano di Marcianise, pugile due volte d'argento alle Olimpiadi. Il famoso "Tatanka".
Due libri adesso raccontano le loro traiettorie, l'impegno contro i mostri da cui sono stati circondati in quei luoghi che nell'immaginario sono diventati in questi anni Gomorra e Terra dei Fuochi.

venerdì 6 maggio 2011

Il ritorno di Rebellin


Dice che gli manca la strada dritta e liscia, gli manca la pianura. «Ne ho vista poca in questi due anni. Avevo voglia di allenarmi in salita». Allenarsi per cosa, poi. Positivo nell'aprile del 2009 al Cera, l'Epo di terza generazione, Davide Rebellin aveva davanti a sé la prospettiva di una lunga pena da scontare per il suo errore e un improbabile ritorno alla vigilia del compleanno numero 40. Invece eccolo qua.

venerdì 12 marzo 2010

Fai la riverenza, fai la penitenza

Prima di Canada-Usa, finale di hockey alle Olimpiadi di Vancouver, i portavoce dei due governi avevano fatto una scommessa. Chi perde la partita, dovrà mettere la maglia dell'altra nazionale a una delle prossime conferenze stampa. E i pegni si pagano.
(la foto è qui)

lunedì 22 febbraio 2010

Fateci sentire la biondina in gondoleta


Kamila Hajcova e David Vincour, che si spacciano come provenienti da Brno, Repubblica Ceca, ma che sicuramente saranno della costiera amalfitana, si stanno esibendo alle Olimpiadi di Vancouver sulle note egemonicamente culturali di Torna a Surriento. Avvertire immediatamente ministro Zaia perché tuteli la par condicio.

Vecchie cose dette sul ministro
Minchia, ministro Zaia

venerdì 12 febbraio 2010

i social olympic games



The Olympics News - Tutto quello che passa su twitter con la parola chiave "olympics"
Olympics 2010 - Pagina friendfeed che aggrega aggiornamenti su Vancouver
Winter Olympic Games - Stanza friendfeed per il liveblogging delle gare
Vancouver 2010 - Il real time twitter con la parola chiave "vancouver2010"
Lindsey Vonn - La pagina twitter della stella dei Giochi
Olympians - La lista twitter degli atleti che sono a Vancouver
Chrisbol - La lista twitter degli atleti compilata da chrisbol
Flickr - Foto da Vancouver
Official site - Il sito ufficiale dei Giochi
L'Italia ai Giochi - Il sito degli azzurri ai Giochi
Raisport + - Lo streaming su Raisport+

giovedì 11 febbraio 2010

Above us only sky

Domani notte cominciano le Olimpiadi invernali di Vancouver, le prime trasmesse integralmente da una pay tv (Sky). Un paio di settimane fa, la Rai ha protestato chiedendo al governo una legge che in futuro la tuteli da situazioni di questo genere.
Sorvolando sul fatto che l'appello è rivolto a un governo guidato dal proprietario dell'azienda concorrente della pay tv in questione, va ricordato che protesta simile c'era stata nel '92, quando alla Rai vennero soffiati i diritti del torneo di Wimbledon dall'allora Tele+: Wimbledon è quel torneo in cui a fine anni '70 un italiano chiamato Panatta era giunto a giocarsi la qualificazione per la semifinale, e la Rai interruppe la diretta della partita all'inizio del quinto set.

mercoledì 27 agosto 2008

Scusa Ameri, dimmi Ciotti, ha segnato Bruscolotti


E' meraviglioso che mentre ci si indigna per la scomparsa dei gol in chiaro, visibili GRATIS a TUTTI, si rimpiangono gli anni in cui alla tv monopolista non vedevi niente o quasi, eccetto un tempo (un tempo!) di una partita (e non si sapeva quale) in differita (e facevamo anche finta di non sapere il risultato).
Tutto pochi giorni dopo Argentina-Brasile semifinale all'Olimpiade, di cui la Rai possedeva i diritti tv in esclusiva in chiaro, ma che abbiamo dovuto vedere in una nicchia streaming online.

sabato 23 agosto 2008

La misura di quattro millesimi


Josefa Idem perde l'oro per 4 millesimi. In tv dicono che 4 millesimi corrispondono a uno sbadiglio (eeeh ?!?). In radio Antonio Rossi sostiene che 4 millesimi sono l'equivalente di un'unghia. E il radiocronista lo incalza: ma un'unghia di uomo o di donna? Il dibattito è aperto.

venerdì 22 agosto 2008

Il senso del verbo abolire


C'è sempre qualcosa che spiazza nella parola abolire. Specialmente se il verbo viene usato al condizionale, un modo che il mio professore di matematica, il sardo professor Mauri, chiamava "sgarrupativo". Guastatore. Intendeva che c'è bisogno di una condizione affinché l'azione possa realizzarsi. Se la condizione non c'è, si "sgarrupa" il seguito della frase, si guasta, e se si "sgarrupa" di che cosa parliamo?
Ecco.
Quando sento "io abolirei", sto attento. Perché il condizionale getta una luce su cosa potrebbe succedere ove mai fosse realizzato il famoso "se", e dunque se il parlante davvero potesse. Soprattutto se è un potente, la cosa allarma. Se poi è il primo blogger d'Italia, ahia. Fa proseliti. E in genere "io abolirei" precede un complemento oggetto che non solo non piace a chi parla, ma che non gli è fino in fondo noto, una cosa o un fenomeno che più probabilmente non gli interessa davvero. "Io abolirei" nasce da un pregiudizio casomai da uno stato d'animo, non da un ragionamento. L'ho fatta lunga. Stringo. Perciò dire: io abolirei le Olimpiadi è deludente. E' da superficiali. Un potente non può essere superficiale. Se è per questo, io abolirei gli yacht.

venerdì 8 agosto 2008

Il reportage dei deputati


Aaaah, ora è chiaro. Chiedevano agli atleti di boicottare la cerimonia, perché temevano di restare coperti da giganti di due metri dalle spalle larghe. Però che bravi, alla fine ce l'hanno fatta lo stesso: avevano un posto buono (la foto è qui). Forse sgomitando nei corridoi e facendosi largo nel sottopassaggio dello stadio di Pechino, sono riusciti a prendersi un posto sulla pista in prima fila un senatore e un deputato del Pdl, che poi sarebbero il presidente della Federnuoto e della Federazione tiro a volo. E' chiaro che si sono dovuti fare violenza per vincere il proposito del boicottaggio. Uno s'è messo pure a scattare delle foto. Un chiaro gesto di denuncia della violazione dei diritti umani da parte della Cina.

Le cartucce di Ennio Falco


Le cartucce di Ennio Falco non finiscono mai. «Voglio fare una grande gara». La parola oro gli resta nascosta in gola, otto anni dopo la vittoria di Atlanta e alla sua quarta Olimpiade in 40 anni, già sapendo che non sarà neppure l'ultima. Perché non dovrebbe immaginarsi a Londra nel 2012, se Benelli vinse l'oro a 44 anni, ed è ancora in corsa adesso che ne ha 48? Falco ci pensa. Non è stato smontato dalla delusione di Atene. Non s'è fermato neppure dopo aver perso il campo d'allenamento, il campo della sua famiglia, il "Tiro a volo Falco", sdraiato lungo i saliscendi e i tornanti fra Capua e Caserta, in mezzo a salici, pioppi e pini di Sant'Angelo in Formis.

martedì 22 luglio 2008

I ragazzi del dopo Abbagnale


L'ultimo Abbagnale fu Agostino, medaglia d'oro a Sydney otto anni fa, e a otto di distanza dalla prima vinta ad Atlanta. Il prossimo Abbagnale ai Giochi può essere Vincenzo, primogenito di Giuseppe, e con lo stesso nome del nonno. E' già campione fra i cadetti e i ragazzi: se brucia le tappe può farcela per Londra 2012. E in mezzo ci sono loro cinque, che erano ad Atene - in quattro addirittura sul podio - e ci sono pure stavolta, a Pechino, col vecchio peso della solita eredità pesante, quel cognome stabiese sinonimo di trionfi, Abbagnale, dall'oro di Los Angeles all'argento di Barcellona. Se Raffaello Leonardo è in Cina con una canottiera azzurra addosso, un po' lo deve a loro, al boom che l'esplosione degli Abbagnale portò nel piccolo mondo del remo napoletano.

La sciabola di Occhiuzzi


Gli altri bambini si vestivano da Zorro, e lui aveva già in mano una spada vera. «La scherma è venuta a prendermi fin dentro la mia classe, in prima elementare». Aveva sei anni, Diego Occhiuzzi, quando cominciò a vedere fioretti e sciabole. «Il maestro Claudio Ormanni tenne una manifestazione di scherma nella mia scuola, il Maria Cristina di Savoia, a via Tasso: fu un colpo di fulmine». Ne ha 27 adesso che viaggia verso la sua prima Olimpiade, in azzurro con Giampiero Pastore e Gigi Tarantino, i due campani saliti sul podio 4 anni fa ad Atene e di nuovo in Nazionale. In mezzo ci sono i giorni luminosi trascorsi da bimbo prodigio e quelli più bui da oggetto misterioso. «Volevo smettere», racconta. Colpa di un infortunio serio a un ginocchio e di un recupero lunghissimo.

lunedì 7 luglio 2008

Mattia Aversa

La prima volta che l'hanno gettato in acqua neppure se la ricorda. «L'ho ricostruito da certe foto in casa mia. Ero proprio un bimbetto. Con una cuffietta di cotone in testa e lo stemma della Federazione». Il piccolo Mattia d'allora, adesso, ha il tempo per andare all'Olimpiade. Duecento metri dorso. La cuffietta di cotone nella foto era di papà Giuseppe, istruttore di nuoto, o forse dello zio, Mattia anche lui, quarto ai Mondiali '73 con la nazionale di pallanuoto. Eppure, quella di Aversa non è la storia di un predestinato. Lungo la strada per Pechino c'è la fatica, l'addio agli amici di Mergellina, un sofferto trasferimento a Roma. Il segno dei sacrifici è su una mano. Una cicatrice tra le nocche delle dita. Il giorno che non lo portarono ai Mondiali, spaccò una porta a pugni. La voglia di rivincita e la rincorsa verso i Giochi del prossimo agosto, cominciano quella volta lì.

lunedì 10 settembre 2007

Maddaloni, un geometra dentro un chimono


Un geometra dentro un chimono bianco, una cintura nera e con una medaglia d'oro al collo. Vive con 80 chili addosso e un milione di sogni dentro. Una di quelle persone a cui piace sorridere spesso, e le basta poco per riuscirci. «Quando vedo un ragazzino che ripete un movimento imparato da me, mi tremano le mani». Non significa essere uno che si accontenta. «Qualcuno mi ha messo in testa l'idea che nel mio quartiere sono diventato un esempio da seguire». Significa sapere quello che cerchi. «Cosa voglio ancora? Facile. Ridarei indietro i soldi vinti nella mia carriera pur di avere di nuovo 4 milioni e mezzo di persone davanti alla tv solo per me».