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giovedì 27 novembre 2014

L'oro di Scampia e Non abbiate paura di me




LE VELE di Scampia erano un sogno. Erano un'illusione di sviluppo per l'area est di Napoli, un'utopia. Quando l'architetto Franz Di Salvo le concepì oltre il vecchio quartiere di Secondigliano, pensava a Le Corbusier e a Kenzo Tange. Sono diventate il simbolo del degrado, delle faide di camorra e dello spaccio. Da abbattere, scrisse Giorgio Bocca. Tre sono andate giù, quattro resistono come immagine plastica del contrasto tra l'inferno urbano e l'impegno di molti per il risanamento morale. È qui che esercita il suo fascino da educatore e da maestro di judo Gianni Maddaloni, papà di Pino, medaglia d'oro ai Giochi di Sydney nel 2000. È qui che è cresciuta sua figlia Laura, a sua volta campionessa, poi compagna nella vita di Clemente Russo, casertano di Marcianise, pugile due volte d'argento alle Olimpiadi. Il famoso "Tatanka".
Due libri adesso raccontano le loro traiettorie, l'impegno contro i mostri da cui sono stati circondati in quei luoghi che nell'immaginario sono diventati in questi anni Gomorra e Terra dei Fuochi.

lunedì 10 settembre 2007

Maddaloni, un geometra dentro un chimono


Un geometra dentro un chimono bianco, una cintura nera e con una medaglia d'oro al collo. Vive con 80 chili addosso e un milione di sogni dentro. Una di quelle persone a cui piace sorridere spesso, e le basta poco per riuscirci. «Quando vedo un ragazzino che ripete un movimento imparato da me, mi tremano le mani». Non significa essere uno che si accontenta. «Qualcuno mi ha messo in testa l'idea che nel mio quartiere sono diventato un esempio da seguire». Significa sapere quello che cerchi. «Cosa voglio ancora? Facile. Ridarei indietro i soldi vinti nella mia carriera pur di avere di nuovo 4 milioni e mezzo di persone davanti alla tv solo per me».

mercoledì 15 dicembre 2004

Maddaloni, idolo per condanna

LA paura diffusa. «Basta che il vento sbatta più forte un portone. E' successo l'altro giorno, mentre facevo allenamento, e il cuore è volato in aria. I nervi sono tesi. Figuriamoci ora che cominciano i botti di Natale». Il dolore privato. «Certi amici d'infanzia li ho persi di vista. Soprattutto i più scaltri. Dove sono, non lo so. Mi piace immaginare che siano emigrati, non voglio pensare che ci siano finiti dentro». La rabbia civile. «Qui c'è gente che fa i debiti per comprare il pesce la domenica, e poi lasciano i figli senza un libro». E' il buio di Scampia visto con gli occhi di uno che ce l'ha fatta a non farsi risucchiare.
Senza fuggire. Pino Maddaloni, medaglia d'oro olimpica nel judo, vive là dov'era prima di diventare un nome celebre, quartiere Miano, a poche centinaia di metri dal teatro dell'angoscia. «Vado in Nazionale e i compagni vogliono sapere a Napoli che succede. Succede che qui è un vulcano in eruzione, ecco».

martedì 19 settembre 2000

La festa di Miano per Maddaloni


LA baldoria delle periferie ha sempre le stesse facce. Miano urla di gioia come vent' anni fa fecero Poggioreale e Secondigliano per gli ori di Oliva e Pollio. Riscatto, dicono. Riscatto dalle etichette infami che si trova incollato addosso pure chi non le meriterebbe. «Portami una medaglia. Non per me, per il quartiere: così ho implorato mio figlio prima che partisse», racconta mamma Caterina, una donna dal viso lungo, i capelli lisci e neri, il ritratto d' una napoletana antica, non fosse per il piercing alla narice destra. Il batticuore le mozza le parole fino a sera. «Pino mi chiama il suo angelo custode. Però stavolta gli ho dovuto dire una bugia. Voleva che vedessi la gara in tv. Non ce l'ho fatta».