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giovedì 17 maggio 2012

No football zone

Il molisano Nello Malizia in Perugia-Juventus
Ci sono tre regioni italiane che non hanno mai avuto una loro squadra di calcio in serie A. Mai. Neppure una volta in 100 e passa anni di campionato. Sono la Val d'Aosta, il Molise e la Basilicata. Calciatori sì, più di qualcuno. La Basilicata persino un campione del mondo (Franco Selvaggi, 1982, anche se in Spagna non giocò neanche un minuto) e molti discreti professionisti (Casale, Colonnese, Franco Mancini), oltre che un allenatore (De Canio); il Molise ha avuto in serie A un terzino (Anzivino, Ascoli, fine anni 70) e un buon portiere (Malizia, Perugia), oltre a essere terra d'origine del brasiliano Rivelino; mentre Aosta ha due giocatori in questa serie A, De Ceglie e Pellissier. Ma squadre mai. Perché?

lunedì 20 febbraio 2012

Alessandro Siani, l'Accademia della Crusca e la prospettiva di un accento

Ora. La comicità di Alessandro Siani può piacere o non piacere. Oppure può piacere a volte sì e a volte no. Sul "Corriere del mezzogiorno" di ieri, Antonio Fiore ha scritto che sul palco del festival l'attore napoletano ha concesso "un quarto d'ora di spasso intelligente" - anche se con qualche battuta non originalissima - chiudendo poi con la retorica del siamo tutti italiani, e il nord, e il sud, la stessa barca, eccetera eccetera.

domenica 7 agosto 2011

Eboli and ivory

E' passato un anno. Ma non è cambiato nulla. L'Intercity che dal nord va giù a Taranto. Quando si arriva a Eboli, per scendere,
"i signori passeggeri delle carrozze dalla 4 in poi sono pregati di portarsi alla carrozza 3 per limitata capacità del marciapiede della stazione".

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Carlo Levi, e non era tutto

lunedì 11 aprile 2011

Se abbiamo detto di dividere...

Tutti quelli che come me hanno studiato poco l'economia perché da ragazzi gli piaceva giocare a pallone, sentire la musica, andare al cinema e leggere i romanzi, stanno da tanto tempo a tormentarsi su una cosa. Ma perché il sud non spende i soldi che l'Europa gli vuole dare? Sul serio. Com'è possibile? Perché il 93% dei fondi europei non vengono spesi dalle regioni meridionali? Dice che alla Puglia la Ue dà 1 miliardo e 279 milioni di euro, e i pugliesi ne hanno usato il 7%. La Campania l'8%. La Calabria il 13%. La Sicilia l'11% di due miliardi di euro. Eppure, questo è il sottofondo del ragionamento, 'sti meridionali stanno sempre a piangere miseria. Poi gli danno i soldi e non li sanno spendere. Per via di ritardi, incertezze, perché non sanno pianificare, sono i soliti. Dice che solo la Romania fa peggio.

giovedì 7 aprile 2011

Xe comploti

Tredici nomination a Mario Martone e 10 a Luca Miniero. Per il film sul Risorgimento e per Benvenuti al sud. Per non dire che nella cinquina principale del David c'è pure Basilicata Coast to Coast.
Va a finire che Zaia protesta. Dirà che Anomimo veneziano venne maltrattato.

giovedì 10 marzo 2011

LUnità d'Italia secondo Pippo

Il barman dell’unità d’Italia. “Che cocktail di storie e di passioni, quegli anni. Il romanzo più bello che si possa scrivere. Io dovrò solo prendere tutta la materia e shakerare”. Bianco, rosso e Pippo Baudo, il Risorgimento arriva in prima serata Rai. La storia e l’intrattenimento, la formula che più gli sta a cuore, già frequentata in passato con Giorno dopo giorno, Novecento, I migliori anni. Spettacolo e riflessione insieme, “un’impresa, una difficoltà pazzesca” come dice lui, ora che è al cinquantaduesimo anno di televisione e che in televisione vede sempre più spesso passare “soltanto un divertimento lepido ed epidermico, mai di sostanza”. Una sfida alta, altissima, improvvisamente avvolta d’aria nuova dopo il Benigni passato a Sanremo a cavallo dell’inno di Mameli. “Una cosa inattesa. Come se improvvisamente gli italiani, sbandati e senza più punti di riferimento, si stessero ritrovando intorno al valore del tricolore, ma non come valore formale. Questo è un Paese che si sta spezzettando, bisogna impedirlo. L’unità d’Italia come concetto è antecedente alla sua realizzazione, non è del 1861, ma era già nella mente di Dante Alighieri, di Petrarca, di Foscolo. Che poi fosse politicamente divisa in Stati e staterelli, non conta. Era una situazione contingente”.

mercoledì 23 febbraio 2011

Pronto, buongiorno, è la sveglia

E dunque bisogna alzarsi alle sei di mattina. Sarebbe questo il segnale per il presidente della provincia di Treviso di un'efficienza adeguata al modello che lui ha in mente. Se non vi alzate alle sei del mattino, orario che è esempio di virtù accostato a una presunta "razza veneta", allora non siete altrettanto degni.
Parliamone. Non per polemica.

martedì 23 novembre 2010

In diretta dal risorgimento/2

"Le nostre ferrovie vanno come Dio vuole, e tutti lo sanno. Ormai le ferrovie di Napoli sono peggiori di quelle che sono costruite sulle coste d'Africa. La linea S. Severino va come una tartaruga. L'orario è attaccato al muro per una semplice forma. Guai a chi ci fa i conti sopra. Si arriva sempre qualche ora più tardi! Il servizio poi è pessimo. E notate che vennero aumentati i prezzi promettendosi mari e monti. Si dovevano illuminare meglio i vagoni, mettere le lastre ai terzi posti, ecc. Di tutto questo non se ne è fatto nulla. Si paga di più. Ecco tutte le novità. L'altra sera tra Casalnuovo e Napoli il treno uscì di rotaia, con pericolo gravissimo dei viaggiatori. Vi furono donne che ne ebbero una paura da morire. E così andiamo innanzi sui trampoli su tutta la linea".
(L'Italia, ripresa da La Stampa del 23 febbraio 1867)

lunedì 22 novembre 2010

In diretta dal risorgimento

La Stampa ha digitalizzato tutto il suo archivio e l'ha messo in rete. Tutta la storia del giornale dal 1867 a oggi. Una cosa immensa, una cosa che farebbe (che farà) la gioia - per esempio - di chi dovesse aver bisogno di ricerche per una tesi di laurea.
Tutta la storia del giornale, e tutta la storia del Paese.
Per esempio. Ora si può buttare un occhio sul Risorgimento.
Fatto.
Ricerca. Napoli.
La prima volta che c'è scritta la parola "Napoli" è il 9 febbraio 1867.
E' la traccia di quelle che - ricorderete - sono chiamate leggende nere.
In sostanza c'è notizia, a 6 anni dall'Unità d'Italia, di due lamentele del sud. La prima: sottrazioni di denaro. La seconda: il malumore per il trattamento dei funzionari meridionali.

Leggesi nell'Italia di Napoli: "Abbiamo sempre nuove sottrazioni a danno dell'erario pubblico. Un ricevitore di dogane di Reggio è stato arrestato per essersi verificato un vuoto di 150 mila lire nella cassa da lui amministrata! La baraonda è completa".
Noi diremo: poveri contribuenti, vedete con quanta prudenza è amministrato il vostro denaro!
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Dappertutto così: Abbiamo dice l'Italia di Napoli, una nuova tempesta di traslocazioni nella pubblica sicurezza: tanto nel personale della Questura che nelle sezioni. E' una specie di tarantola obbligata, fatta tutta a vantaggio dei ladri. Il moto perpetuo eretto a sistema: in guisa che non appena un funzionario comincia a prender paese è sbalzato in un'altra sezione.
E' un nuovo sistema di amministrare che produrrà i suoi frutti!

mercoledì 10 novembre 2010

Quei feroci secessionisti del sud/3

I vostri leader che oggi chiedono soldi allo Stato per soccorrere la vostra economia si sono immaginati un federalismo punitivo verso il Sud. "Fate come noi, fate da soli", ci avete detto nei convegni accademici e nelle parole dure dei comizi leghisti. Eppure oggi scoprite che da soli non si può, da soli non si va da alcuna parte, che senza l’Italia il Veneto è piccola cosa. (...) Eppure quella terribile parola, "Arrangiatevi!", mi muore in gola. Non la posso dire, non la so dire. Vorrei spiegarvi che siamo figli dello stesso paese che non sa difendere le “pietre” di Pompei, le vostre fabbriche e le vostre case. Che quegli uomini politici che vi incitano a odiarci sono i nostri nemici e i vostri nemici. (...) Siamo una nazione di popoli soli che sta smarrendo anche la coscienza di essere una comunità costruita con fatica e sacrifici, che vive dei rancori del Sud e del Nord, delle paure che spingono i vostri sindaci leghisti a negare persino le panchine agli extracomunitari.

(Giuseppe Caldarola, nato a Bari, da Il Riformista)

martedì 9 novembre 2010

Quei feroci secessionisti del sud/2

(AGI) - Cosenza, 9 nov. - "Egregio Signor Presidente, con la presente Le voglio esprimere la solidarietà mia e dei miei concittadini per la situazione difficilissima in cui versa la Sua regione per i danni prodotti dalle intemperie atmosferiche di questi giorni".
Inizia così una lettera aperta che Giovanni Manoccio, il sindaco di Acquaformosa, piccolo centro della provincia di Cosenza, autodefinitosi "comune deleghistizzato", ha inviato oggi al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.
"Ho visto in TV molte scene di devastazione e di difficoltà: imprese, agricoltori, semplici cittadini e famiglie che hanno subito danni ingenti e che conserveranno in futuro il ricordo atroce di questi giorni. Spero vivamente che il popolo Veneto si rialzi presto da questo momento difficile. Signor Presidente, ho voluto scrivere questa lettera perchè nell'estate di due anni fa Lei ebbe una polemica con me sulla scelta fatta dal mio consiglio comunale di dichiarare il territorio del comune di Acquaformosa, di cui sono Sindaco, "Deleghistizzato"; Lei non ebbe parole simpatiche nei miei confronti, mostrando un atteggiamento poco rispettoso. Il Sud è una parte d'Italia dove i sentimenti di solidarietà sono costantemente  vivi e presenti, noi soffriamo quotidianamente e siamo vicini a chi subisce la nostra stessa sorte in ogni parte del mondo, figurarsi se la sofferenza avviene in una parte della nostra nazione, come per appunto il Veneto", continua la missiva. "Per esserle vicino nei fatti e non solo a parole, ho lanciato fra i miei cittadini una sottoscrizione "pro-alluvionati del Veneto" a cui io personalmente aderirò devolvendo la mia indennità mensile di Sindaco. Mi auguro, ma di questo sono certo, che le istituzioni "Romane" siano al Suo fianco in questo momento, per darle un aiuto anche in termini economici, in quanto credo che se dovesse fermarsi il Veneto ne soffrirebbe la Nazione intera", continua la lettera di manoccio. (AGI)

venerdì 5 novembre 2010

Quei feroci secessionisti del sud

NAPOLI (4 novembre) - Le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia e delle Forze armate hanno avuto inizio al Mausoleo di Posillipo dove le autorità locali hanno deposto le corone commemorative, alla presenza dei vertici delle forze dell'ordine. In piazza del Plebiscito hanno sfilato i reparti delle Forze dell'ordine e i gonfaloni della Regione Campania, del Comune e della Provincia di Napoli.
"Con queste celebrazioni - ha detto Francesco Tarricone, a capo del presidio interforze militari del Meridione - vogliamo ricordare il difficile cammino che ha portato all'unità nazionale e rendere omaggio a quanti, anche a costo della vita, hanno permesso a tutti noi di vivere in un Paese libero e democratico".
È stato lo stesso Tarricone a leggere i messaggi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Ministro della Difesa, Ignazio Larussa. Per il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, "c'è bisogno di unità e coesione". 

[qui]

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giovedì 4 novembre 2010

La leggenda rosa del sud secessionista

Ci risiamo. Sotto il titolo "L'altra secessione", oggi il professor Angelo Panebianco torna a parlare di Sud contro Nord.
Appunti da tenere in tasca nel caso di una discussione in treno.
Là dove Panebianco  scrive: L’esasperazione della frattura Nord/Sud che sperimentiamo da un ventennio ha la sua causa nella fine della Dc e del sistema di scambi mutualmente soddisfacenti (ampiamente finanziato con l’indebitamente pubblico) che la Dc garantiva fra i diversi territori. Quel sistema aveva assicurato per molti anni una certa tranquillità di superficie.
Ricordarsi di obiettare: - E' un premessa che mi è oscura, oltre che storicamente non vera. I cartelli "Non si affittano case ai meridionali" e i cori negli stadi "Colera colera", oppure "Vesuvio bruciali tutti", risalgono anche agli anni di potere Dc.
Ma poniamo che la storia della Dc-garanzia sia autentica. Non è proprio il cosiddetto assistenzialismo dell'era Gava-Pomicino-Cassa del mezzogiorno-eccetera eccetera che viene spesso rimproverato al sud?
E inoltre: ma i soldi non spesi/sprecati/malversati per opere pubbliche al sud sono una responsabilità politica/penale dei singoli o una responsabilità collettiva di una comunità?

sabato 30 ottobre 2010

"lo Stato viene da lei e dice: fatti anche tu un po' di galera"

giovedì 28 ottobre 2010

Esame di diritto costituzionale

Certe volte manca il tempo. Per esempio, due giorni fa, sarebbe stato il caso dire un paio di cose su quanto scritto da Panebianco sul Corriere. Tutto un ragionamento sul sud, la democrazia, il Risorgimento. Più o meno col solito canovaccio negazionista ("leggende nere") su ciò che accadde nei primi 60 anni dell'Unità d'Italia alle popolazioni meridionali (E vabbe', tanto oggi su questo punto gli risponde Aurelio Misiti).

mercoledì 27 ottobre 2010

Il treno di panna

Sono ormai due giorni che nel dare conto della polemica fra Trenitalia-Fs e la nuova compagnia ferroviaria Ntv, i giornali evocano un confronto tra pubblico e privato. Dove il privato è Ntv (Montezemolo, Punzo, Della Valle) e il pubblico è..., il pubblico è..., ecco qual è il pubblico?
E' Trenitalia. Controllata al 100% dalle Ferrovie dello Stato, trasformate da ente pubblico economico in s.p.a. ma a totale partecipazione statale (il ministero dell'Economia). E però.
Pubblico per modo di dire. Perché io le ricordo bene le parole di un anno fa di Mauro Moretti, a.d. di Ferrovie, durante i giorni caldi delle proteste dei pendolari.

giovedì 16 settembre 2010

Il matrimonio in crisi

Cogito Ergo Sud è una rete di persone. Gente che crede che nel sud ci sia il proprio futuro, "altrimenti che siamo rimasti a fare".
Dentro questa rete c'è pure qualcuno che se n'è andato, ma che nel sud continua a credere e lo dice ogni volta che può nei posti dove adesso si trova, "altrimenti che ce ne siamo andati a fare".
Che siano 1.000 o 5.000 persone importa poco. Importa che ci siano.
(E comunque sono 12mila)
Per iniziativa di Cogito Ergo Sud, ogni giorno Massimo Andrei, Luciano Colella e Luciano Bonetti producono uno snack: un video di un minuto coerente coi valori della rete, dedicato - che ne so - una volta alla legalità, alla solidarietà, alle discriminazioni. Si intitolano Indolenza, Lassismo, Il Ruoto.
A me è piaciuto molto quello di ieri. Che sta qui sotto.
Gli altri stanno tutti qui

Erba di casa mia

Nell'intervista data ieri da Matteo Renzi a Repubblica c'è una frase che adesso prendiamo e attacchiamo con una puntina da qualche parte, così sarà pronta per essere tirata fuori e letta, e riletta, e riletta, ogni volta che l'erba buona del sud verrà trasformata in fascio da qualcuno.

Quanti Angelo Vassallo ci sono fra gli amministratori locali del Pd? Quanti sul territorio combattono per la tutela dell'ambiente, dei prodotti tipici, contro le speculazioni edilizie, magari pestando i piedi a qualcuno? Vorremmo che queste persone si sentissero più a loro agio nel Pd.

sabato 31 luglio 2010

Carlo Levi, e non era tutto

Dal nord verso Taranto, nei pressi della stazione ferroviaria che segue quella di Battipaglia e precede quella di Potenza centrale, il capotreno avverte attraverso il microfono interno che i passeggeri della quinta e sesta carrozza in procinto di scendere a Eboli devono portarsi nella terza, causa scarsa lunghezza del marciapiede nella stazione. Dunque non solo Cristo s'è fermato lì, ma dovette fare attenzione a dove metteva i piedi. A meno che non viaggiasse in prima classe. Ipotesi che mi sentirerei di escludere. Ma allungare un marciapiedi quanto costa?

domenica 11 luglio 2010

Olanda-Spagna e il tifo di Napoli

E allora, insomma, per chi tifiamo? Noi napoletani, dico. Se fosse il mondiale del 1510, non ci sarebbero storie. Saremmo sudditi della corona spagnola e di Ramon Folc III de Cardona, vicere di Napoli nominato da re Ferdinando II d'Aragona. La Spagna sarebbe a pieno titolo la nostra nazionale. Oppure deve pesare l'effetto Rudy? L'effetto Rudy è quel sentimento favorevole all'Olanda introdotto a Napoli da Krol, il libero della generazione di Cruyff che venne a giocare da noi nel 1980. Portava la maglia numero 5, e tutti i bambini di Napoli volevano quella maglia lì. Fu un Maradona prima di Maradona. Tendeva il braccio nell'aria, puntava l'indice nel vuoto e dalla sua area di rigore, la nostra area di rigore, lanciava la palla esattamente lì dove finiva la traiettoria immaginaria cominciata dal suo dito. Sui piedi di tale Claudio Pellegrini, uno a cui il Divino Rudy fece segnare 11 gol, e il Napoli arrivò terzo (era primo a 5 giornate dalla fine).
Certo, fummo spagnoli, e in fondo lo siamo tuttora nel tratto genetico, sovrapposto al seme svevo e sopravvissuto alle mutazioni politiche. Ma bisogna tifare per la Spagna perché ci ha lasciato i Quartieri spagnoli o tifare contro la Spagna per lo stesso motivo: per quel massacro urbanistico e sociale cominciato con la loro dominazione? Se fosse così, sarebbero un po' nostre anche le nazionali di Francia, di Austria e di mamma Grecia.