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sabato 11 giugno 2016

Il calcio visto da Calais


CALAIS. IL poliziotto all’ingresso è di cattivo umore. Dice che c’è bisogno del permesso. «La firma. In prefettura». Impugna la radio e cerca una sponda per farla finita qui. Intravede un pallone bleu dentro una busta gialla. Lo prende. «Un italiano con un pallone della Francia». Ne ride. Dice che lui a palleggiare è bravo, bravissimo, che gioca nella squadra regionale della polizia e che hanno vinto questo e quello. «Lei è un buon centrocampista. Si vede dalle gambe arcuate». La vanità è l’anello debole della burocrazia. La radio si spegne. D’incanto si può passare.

lunedì 22 agosto 2011

Con questa bocca che berrà da ogni fontana che vedrà

Ha un berretto in una mano. Di quelli con la visiera. Lo tiene capovolto, così dentro ci mette le monete. Quando gliele danno. All'uscita dal supermercato è più facile passargli accanto e fingere di perdersi dietro un pensiero, o di cercare le chiavi della macchina in tasca. Lo straniero che tende il cappello ha la pelle butterata come Cassano. Però nera. Oggi s'è acceso quando un quarantenne ha posato il carrello, ha riempito il bagagliaio dell'auto dei sacchetti di plastica e gli ha portato pane con il prosciutto, perché quand'erano bambini ai quarantenni le mamme dicevano di non dare soldi ai mendicanti, va a finire che si comprano le sigarette oppure la troca, meglio comprargli direttamente qualcosa da mangiare. Lui, lo straniero, non lo può sapere. Avrà trent'anni. Forse meno. Afferra il panino e china il capo per ringraziare. Chiede Do you speak english? L'uomo dice Yes, e tutt'e due parlano di città da cui si deve andare via, e che si sta come d'autunno sugli alberi le foglie, like leaves on the trees during the autumn, you mean. Poi lo straniero chiede se l'uomo conosce qualcuno che possa dargli un lavoro, Mi informo si sente rispondere mentre dà un morso al panino, e dice che lui spera di sì, spera proprio di sì, perché parla l'inglese, e invece tanti di quelli che escono dal supermercato non lo capiscono, non gli rispondono mai, eppure un lavoro qua in Italia ce l'hanno lo stesso.

mercoledì 23 febbraio 2011

Pronto, buongiorno, è la sveglia

E dunque bisogna alzarsi alle sei di mattina. Sarebbe questo il segnale per il presidente della provincia di Treviso di un'efficienza adeguata al modello che lui ha in mente. Se non vi alzate alle sei del mattino, orario che è esempio di virtù accostato a una presunta "razza veneta", allora non siete altrettanto degni.
Parliamone. Non per polemica.

venerdì 15 gennaio 2010

Gli scheletri negli archivi

Qualche giorno fa, un uomo che passa per avere una mente superiore alla media, ha raccolto qualche consenso con alcune cosine scritte su Rosarno:
Mi volete spiegare come mai nell'eterno sud populista, lassista, familista,
pauperista succede quello che succede, guerriglia civile, ferocia scatenata,
rivolta e controrivolta, infine deportazione forzata dei neri raccoglitori di
agrumi da un inferno all'altro? Mentre nel Veneto gretto, piccolo borghese,
minimprenditoriale, piastrellaro, razzista, xenofobo, leghista, e in particolare
a Treviso dove non comandano i progressisti che hanno letto Giustino Fortunato
ma i reazionari che parlano come l'ex sindaco Gentilini; come mai dunque a
Treviso decine di migliaia di immigrati sono via via integrati nel sistema
dell'economia di mercato, nella società civile dove non ci sono Libera e i don
Ciotti e i volontari benemeriti di ogni sorta di assistenza, ma fabbrichette,
capannoni, consumatori, esportatori e altra vil razza dannata del capitalismo
dei distretti industriali?
Ma Giuliano Ferrara aveva avuto un vuoto di memoria.

sabato 9 gennaio 2010

Grazie Concita

Non voglio fare un discorso di integrazione, di compassione, di modernità. Non voglio fare nemmeno un discorso politico: mi limito ad ascoltare il silenzio del premier e ad osservare come quella della Chiesa sia l'unica voce che si sente. Voglio fare un discorso che anche Bossi e Maroni capiranno: servono, questi immigrati? Raccolgono i pomodori, le arance, l'odierno cotone per due euro? Allora delle due l'una: se servono conviene dargli un tetto e una pastiglia di sapone, un paio di pantaloni e magari una scuola per i figli, così ci si assicura anche la generazione successiva. Se non servono avanti: si facciano sotto i calabresi disposti a lavorare alle stesse condizioni. Si accettano anche immigrati dalle regioni limitrofe, persino pendolari long distance dal Veneto, gli si pagherà la trasferta. Qual è la politica di governo in materia? Chi deve coltivare i nostri campi? E più nello specifico: chi controlla il racket? Quali mafie mettono bombe, intimidiscono e lucrano sul terrore? C'è qualcuno che voglia occuparsi della Calabria, del Sud, dei criminali che spadroneggiano o il progetto è sganciare l'Italia a Sud di Roma, segandola con un canale tipo Suez? Però che buona idea. Altro che ponte sullo Stretto. Pensate quanti appalti, quanti posti di lavoro. Quanti voti alle prossime elezioni. Ecco, sì. Seghiamola e spingiamola un po' in giù. Distante che non si senta il rumore degli spari, né la puzza.
[concita de gregorio, l'unità]

Con quella faccia da straniero

Sulla prima pagina del Corriere di oggi, Isabella Bossi Fedrigotti parla di condivisibile buon senso a proposito delle nuove regole scolastiche firmate Gelmini, che prevedono l'introduzione di un tetto del 30% per gli studenti stranieri in classe. Lo giudica un provvedimento urgentissimo affinché istruzione e integrazione possano andare di pari passo. Dei bambini stranieri scrive:
Ovvio, infatti, che in una classe nella quale raggiungono o superano il 50 per cento, tengono a giocare, a fraternizzare con i bambini che vedono in qualche modo simili a loro, a maggior ragione se in sovrannumero; e la mescolanza vera, proficua, indispensabile per un futuro di convivenza armoniosa resta un miraggio.
La prima parola usata è ovvio. Se ovvio non lo trovate, chiedetevi cosa c'è in voi che non va. Una delle cose che non vanno è non trovare riscontro di ragionamenti analoghi a posizioni invertite. E cioè: nel caso in cui siano gli studenti italiani sopra il 50%, come forse accade nella stragrandissima maggioranza dei casi, la mescolanza vera, proficua e indispensabile, ci interessa lo stesso oppure no?

martedì 20 ottobre 2009

Il leghista Cota e Renato Zero


Chi avesse anche solo intravisto ieri sera Portapporta (scritto così per eludere i motori di ricerca), avrà notato che nel firmamento telepolitico è stato lanciato Roberto Cota, capogruppo alla Camera della Lega, faccia da agente di commercio di Montebelluna, diciamo un rappresentante di birre che gira per discount, alberghi e centri commerciali (nel senso che somiglia al mio vicino d'ombrellone di quest'estate). Ma la faccia inganna. In realtà è un apprezzato penalista, un giornalista, e non è di Montebelluna. E' di Novara. Ed è l'uomo che Berlusconi vorrebbe candidare alla presidenza della Regione Piemonte. Perciò si capisce il telelancio.

mercoledì 17 giugno 2009

Dialogo tra un ottantacento e un non so


- Ho visto il video.
- Terribile vero?
- Impressiona, sì. E poi ho letto il tuo post.
- E non sei d'accordo, giusto?
- Non ho capito tu come la pensi.
- Io credo che Napoli si sia incattivita. Lo vedi con Petru, con i campi rom bruciati, con la donna immigrata che partorisce e viene denunciata. Continuo?
- E credi che in un non meglio identificato "prima" non ci fosse tutto questo?
- Forse custodisco ricordi legati a un'era fatta d'ingenuità.
- L'hai visto bene il video?
- Tu sì, mi pare di capire.
- Vediamolo insieme.
- Vediamolo.

Cento sedie, cento bicchieri d'acqua

«Il mio Petru è stato lasciato morire. C'era una sola ambulanza e ha portato via il 14enne. Mio marito è rimasto a terra per 30 minuti. Se era italiano sarebbe stato diverso, a noi ci lasciano finire così».

«Per 5 minuti ha parlato. Per 10, mi ha guardato fisso negli occhi e, quando io gridavo, lui scuoteva la testa e mi stringeva più forte la mano. Per mezz'ora il corpo di mio marito Petru è rimasto per terra e nessuno ha fatto niente. Ci guardavano tutti e c' era anche chi mi scattava fotografie. È arrivata un'ambulanza, ma non era per noi era per il bambino ferito. Due feriti un'ambulanza sola... per l'italiano».

lunedì 8 giugno 2009

Ehi, attenti, la lega non ha vinto


A notte passata. Ora che più o meno è tutto chiaro, tenendo da parte gli zero virgola e i più qualcosa rispetto all'anno tal de' tali, tenendo da parte le ingannevoli percentuali, le cose rilevanti sono:
Sedici milioni di persone non sono andate a votare. Sedici milioni è tutta l'Olanda.
Tre milioni di persone fra Sicilia e Sardegna non sono andate a votare. Significa una su due.
L'anno scorso il Pdl prese 13 milioni e 628 mila voti, stavolta ne ha presi all'incirca 11: significa che 2 milioni e mezzo di suoi elettori non l'hanno rivotato.
L'anno scorso il Pd prese 12 milioni di voti, stavolta ne ha presi 8: significa che 4 milioni di suoi elettori non l'hanno rivotato.

venerdì 8 maggio 2009

Le carrozze di Salvini


A me quando il leghista Matteo Salvini dice che vuole carrozze della metropolitana solo per milanesi, non fa incazzare il fatto che proponga una bassezza così lurida e meschina. E' una sua idea. Se la pensa così, che lo pensi pure. Se lo vuole persino dire, che lo dica. Ognuno ha le idee di cui è all'altezza: e più sono distanti, più viene messa alla prova quella nostra supposta capacità di atteggiarci a voltairiani (non sono d'accordo con te ma darei la vita affinché tu eccetera eccetera).
Un'opinione è un'opinione. Va combattuta non censurata.
Il punto è un altro. A me quando il leghista Matteo Salvini dice che vuole carrozze metro solo per milanesi, mi fa incazzare il fatto che poco dopo aggiunga ma sì, ehi, che avevate capito, io intendevo che i posti saranno riservati ai milanesi, ma di qualsiasi razza e colore.
Ecco. Voltairiano, va bene, ma a me Matteo Salvini per il culo non mi deve prendere.

giovedì 2 aprile 2009

Abu


Nel suo commento al post sulla vicenda del piccolo Abu, d.l. fa sapere che c'è un gruppo su Facebook che chiede di dare la cittadinanza onoraria al piccolo ivoriano vittima - con sua madre e la sua famiglia - di questa storia qui. Oppure si può mandare una mail alla Iervolino, scrivendo a sindaco@comune.napoli.it
Io non so se Abu avrà voglia di essere napoletano, dopo quello che gli abbiamo fatto. Sento di volergli chiedere scusa così. E se ne avete voglia anche voi, qui sotto c'è un codice da copiare e incollare sui vostri blog.

Copia e incolla il codice:

Foggia, Alabama


L'autobus su cui a Montgomery il 1 dicembre 1955 viaggiava la sarta Rosa Louise McCauley, moglie del barbiere Raymond Parks, oggi si trova all'Henry Ford Museum. Rosa non c'è più. E' morta nell'ottobre 2005, cinquant'anni dopo il giorno in cui l'autista James F. Blake le chiese d'alzarsi dal posto che stava occupando, perché non era un posto nelle ultime 4 file, quelli riservati ai neri come lei.
Si sa come finì. Lei non si alzò, arrivarono i poliziotti per portarla in prigione, Rosa perse il lavoro, dovette cambiare città, ma poi arrivarono i boicottaggi, le proteste nelle strade e nelle chiese, e Martin Luther King, e la Corte Suprema, e alla fine Barack Obama, 48 anni, partito democratico.
Quel bus che in America vive in un museo, torna in strada a Foggia, Puglia, sud come l'Alabama. Porta il numero 24, ed è il bus che collega la stazione al centro d'accoglienza di Borgo Mezzanone. Il Corriere del Mezzogiorno racconta che immigrati e residenti viaggeranno su bus diversi, e da lunedì saranno diverse addirittura le fermate d'attesa. E' la soluzione trovata a litigi e risse.
Alla guida di Foggia c'è il sindaco Orazio Ciliberti, 49 anni, partito democratico.

[a dimostrazione del fatto che non ci sono troppi equivoci, in rete esultano quelli di un certo "white pride world wide"]

mercoledì 1 aprile 2009

Ci siamo imborghezziti


Forse è solo quella che chiamano percezione. Forse è solo una sensazione. Ma certe cose a Napoli non succedevano
[e già a maggio scorso]

giovedì 21 luglio 2005

Murielle e il tg per i ragazzi del Maghreb

La sigla del tg parte alle nove e mezzo. Murielle s'affaccia in video, dice buonasera e dà le ultime notizie che arrivano da Rabat e Tunisi, Tangeri e Kairouan. In francese e in diretta, dagli studi in arancione e blu di Tele Club Italia, la tv privata di Giugliano che parla agli immigrati di Napoli e provincia. Un angolo di integrazione chiamato Tg Maghreb: la cronaca, gli eventi, lo sport. Le notizie dall'Italia e quelle dai paesi d'origine dei tanti marocchini e tunisini arrivati qui a inventarsi la giornata. La maniera per farli sentire meno estranei qui, e meno distanti dalle loro case.