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lunedì 29 gennaio 2018

Platini e la barriera di piume


L'illustrazione è opera di @a.jack199

Sedicesimi di finale: Germania 2014 - Francia 1982/1986
Dove si evince l'immenso potere di una punizione

English version, abstract >>> here 

A un minuto dalla fine Michel Platini sbuffò e si lasciò cadere. Aveva il gomito avvitato nell'erba, il mento appoggiato al palmo della mano e adesso aspettava che i tedeschi la smettessero di sollevare inutili questioni. Dall'alto del ruolo di campioni in carica, tenevano in ostaggio il pallone e chiedevano di esporre le proprie ragioni a qualcuno che stesse un po’ più su di questo arbitro scelto chissà da chi, un birraio di Gand dalla faccia rossa e i capelli bianchi come la schiuma, convinto d'essere credibile mentre in fiammingo impartiva l'ordine di proseguire, andare avanti, continuare e chiudere la partita come nulla fosse, ché presto o prestissimo quei dieci corvi dagli alberi calati fin sul campo sarebbero volati via lontano: a lui non pareva bizzarro neppure che fossero alti un metro e ottantadue.

sabato 11 giugno 2016

Il calcio visto da Calais


CALAIS. IL poliziotto all’ingresso è di cattivo umore. Dice che c’è bisogno del permesso. «La firma. In prefettura». Impugna la radio e cerca una sponda per farla finita qui. Intravede un pallone bleu dentro una busta gialla. Lo prende. «Un italiano con un pallone della Francia». Ne ride. Dice che lui a palleggiare è bravo, bravissimo, che gioca nella squadra regionale della polizia e che hanno vinto questo e quello. «Lei è un buon centrocampista. Si vede dalle gambe arcuate». La vanità è l’anello debole della burocrazia. La radio si spegne. D’incanto si può passare.

venerdì 10 giugno 2016

Le Havre, il porto in cui arrivò il calcio


LE HAVRE. Oltre gli scafi gialli della scuola di vela e i pontili che si sporgono dal porto sulla Manica, oltre questa tenda di nebbia, da qualche parte laggiù deve esserci l'Inghilterra. Vennero dei commercianti portando un pallone ovale e uno tondo, e da allora non siamo stati più gli stessi. Normandia, 1872. Le Havre è il posto in cui l'Europa continentale ha conosciuto il calcio. Se gli inglesi lo hanno inventato, i francesi ce lo hanno organizzato.

martedì 7 luglio 2015

Cinquant'anni dopo il Tour di Astérix

Aspettando le montagne, il pavé ha partorito il topolino. Ma quanto ci stiamo divertendo, con questo Tour. Contador Froome Nibali e Quintana, battezzati da Gianni Mura “i quattro cavalieri”, a Cambrai sono arrivati insieme. Non era scontato. Un anno fa, sulle pietre verso Arenberg, Nibali si cucì addosso almeno una manica della sua maglia gialla dando due minuti e mezzo a Contador e vedendo finire fuori strada Froome. Era una tappa più adatta a lui che agli altri, la tappa se n’è andata senza lasciare tracce sulla classifica. Rispetto ad allora stavolta in strada c’era polvere e non fango. Poco non è. Per gli appassionati va detto che la speranza francese Pinot è fuori dai giochi. Ha preso altri 3’ e ora è dietro di 6’30”. Per chi dentro il ciclismo guarda non solo la corsa, va aggiunto che ricorrono i cinquant’anni dell’albo “Le Tour de Gaule d’Astérix”, in Italia tradotto solo nel 1978, ma pubblicato in originale nel 1965. La trama non era particolarmente elaborata. Visto il proprio villaggio recintato dal prefetto Fiordilotus, Astérix lo sfida promettendo di compiere il giro dell’allora Gallia portando a casa il cibo tipico di ogni città raggiunta. Nelle sue otto pagine dedicate al Tour, l’Équipe ogni giorno torna sui passi del guerriero di Goscinny e Uderzo: oggi nella striscia era proprio a Camaracum, vale a dire Cambrai, e mangiava bêtises.

mercoledì 17 settembre 2014

Ménez e la trappola del colpo di tacco

A ESSERE pignoli, quel punto lì sarebbe il tallone. Ma il tallone evoca Achille, richiama una debolezza, non è che faccia tanto chic. Chiamarlo gol di tallone ammazzerebbe l'enfasi, vuoi mettere invece con il tacco? È un atto speciale già per questo, non sarà mai volgare come segnare di testa, di piede o finanche con la mano. È il solo gol che rinunci a essere definito con una parte del corpo, perché umano non è, non del tutto, con il tacco siamo già nel campo dell'estetica. Chiedetelo a una donna, il tacco dà eleganza, allunga la gamba, sfila il polpaccio. E dunque "tacco 7", Jeremy Ménez, è l'ultimo della galleria. Del gesto propone una versione contemporanea, urlata, esagerata.

martedì 7 gennaio 2014

Darui, l'incompreso che parava i rigori al circo


Prima di me erano tutti notai. Stavano lì a certificare il gol. Anche i più grandi. Zamora, Plànicka, Hiden, Combi. Tutti. Di loro si diceva che fossero dei monumenti. Si capisce. Non si muovevano mai. Il loro posto di lavoro era la linea di porta. Sarà che a scuola mi piaceva la geometria, ma se il portiere è l'unico a poter toccare il pallone con le mani in tutto quello spazio, allora il suo vantaggio deve sfruttarlo. Non può starsene lì ad aspettare. Io così feci. Non aspettavo. Sono stato il primo a uscire dai pali per afferrare un cross. Parve una rivoluzione, a me sembrava una ovvietà.

lunedì 30 settembre 2013

Il calcio di Wenger in quindici frasi

Sessantaquattro anni, da 17 sulla panchina dell’Arsenal. L’allenatore più longevo in Premier League dopo l’addio di Ferguson al Manchester United. Criticato in estate dai tifosi per aver fallito gli obiettivi sul mercato, con 50 milioni ha sottratto Özil al Real nell’ultimo giorno di trattative e riportato Londra in testa alla classifica. Martedì sfida l’amico Benítezin Coppa dei Campioni. Il ritratto dell’allenatore francese attraverso le sue frasi più famose.

Lui e il lavoro
“Ho cominciato ad allenare a 33 anni e qualche volta ho creduto che non sarei sopravvissuto”.

“Nessuno possiede abbastanza talento per vivere di solo talento. Una vita senza fatica non ti porta da nessuna parte”.

“Cosa faccio nel mio tempo libero? Guardo il calcio”.

“Noi all’Arsenal non compriamo superstar, noi le costruiamo”.

domenica 5 maggio 2013

Ischia, riassunto d'Italia

Il Giro dal divano
A Ischia si arriva con la voglia di giocare alla libertà. Ci vieni quando finisce la scuola, dice Erri De Luca, che l'isola la conosce bene, ci passava l'estate da bambino.
"C'erano strilli di bambini e un odore di sentina, corretto da qualche punta forte di catrame e da un po' di nafta persa dai vecchi motori. La vita di pesca non era natura, era mestiere di falegname, di meccanico, di ago e filo" (Tu, mio)

venerdì 11 giugno 2010

Gli scrittori dei mondiali: Uruguay-Francia

Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte, mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese.
[Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio]

Il calcio è la metafora dell'esistenza
[Jean-Paul Sartre]

giovedì 1 aprile 2010

Bertrand-Demanes e il mondo di Amélie

bertra Chi diavolo è questo ragazzino che s'è fatto trovare al posto giusto nell'istante giusto? Avevo il numero 21 dietro la schiena e il 21 ce l'aveva pure quell'italiano magro magro che mi aveva appena fatto gol, colpendo la palla in mezzo a una carambola di piedi e pali. Lui si chiamava Paolo Rossi, stava giocando la prima partita in un Mondiale. Rimasi a guardare tutta l'Italia che lo abbracciava e poi a fissare i compagni che mi guardavano. Era la prima partita anche per me, Jean-Paul Bertrand-Demanes. Una partita cominciata benissimo.

lunedì 29 marzo 2010

Bats e la vittoria sul tumore

joel Avanti, Dottore. Vieni avanti, coraggio. Tocca a te. Vieni avanti e batti il calcio di rigore. Vediamo se riesci a portare il tuo Brasile in semifinale a questo Mundial '86, oppure se in semifinale ci andiamo noi francesi. E' il tiro decisivo, e adesso mi passano in mente gli altri. Mi passano in mente tutti gli incroci pericolosi che ho già attraversato.Un'oretta fa, Zico ha posato il piede sinistro nell'erba, un po' più avanti rispetto al destro. Ha fatto tre passetti di corsa e ha calciato. Mi sono sdraiato a sinistra perché sapevo che l'avrebbe tirato lì, Zico li tirava quasi tutti lì, e gliel'ho parato. Sono corsi tutti ad abbracciarmi, com'erano corsi ad abbracciarmi quattro anni fa, quando avevo raccontato a tutti che avevo un tumore. Un cancro ai testicoli. A 25 anni.

domenica 28 marzo 2010

Barthez, il grado zero della parata

baciobarthez Con le mani aperte e questo mio cognome da semiologo strutturalista, mi lanciai sulla sinistra e respinsi il tiro. Senza far caso allo stile. Il grado zero della parata. L'ultimo tiro di Ronaldo, nei minuti di recupero, era anche il primo del Brasile in tutta la partita. Quarti di finale del 2006. E io lo presi, diventando il primo portiere nella storia della coppa del mondo a eliminare per due volte il Brasile. Il Brasile, eh, mica una squadra qualunque. Ma capita anche di presentarsi a una serata che ti aspetti possa diventare storica e scoprire dopo anni che non se la ricorda nessuno, perché dopo una serata splendida ce n'è sempre un'altra che conta di più.

lunedì 14 settembre 2009

Tutto intorno a te

Il primo sms appena arrivato in vacanza, la settimana scorsa, me l'ha spedito l'azienda di telefonia a cui pago la scheda e la linea. L'azienda che prima c'era Megan Gale, poi Totti, poi la moglie di Totti, poi Gattuso. Un'informazione di servizio. Testo:
Benvenuto in Francia. Chiamate verso Italia ed Europa: 83cent/min, ricevute: 30
cent/min - tariffe da scontare come rpevisto da Piano. Invio Sms: 11 cent.
Navigazione: 1,075 euro per sessione. Internet e mail: 0,73 cent/KB, scatti max
100KB. Tariffe Iva escl. Chiamate d'emergenza in Europa: n. gratuito 112. Altre
info: n. gratuito 42042
Che carini. Informazione dettagliata e trasparente. Con un problema.
La Sardegna non è in Francia.