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giovedì 23 novembre 2017
Identikit di un leader
mercoledì 15 novembre 2017
L'Apocalisse del calcio italiano
Prima di battere stasera la palla al centro, vale la pena ricordare a noi stessi chi siamo e cos'è oggi il nostro calcio, per provare a separare il grano dal loglio. Siamo arrivati a questa partita in compagnia dell'idea che tutto il movimento sia malato di mediocrità. Non è vero. Negli ultimi tre anni la Juventus è arrivata due volte in finale di Champions - le inglesi non la giocano dal 2012 - con la stessa difesa di questa Nazionale. Nelle Coppe europee l'Italia ha appena scavalcato la Germania, ora è terza, con due squadre fra le prime 15, la Juventus quinta e il Napoli tredicesimo. Sulla qualità di gioco del Napoli cascano complimenti da mezzo mondo; vero è che si tratta di una squadra per nove undicesimi fatta da stranieri, ma il meccanismo è merito di un toscano venuto dal nulla e oggi considerato un innovatore. Sarri non è un frutto nel deserto. Negli ultimi dieci anni tutti i principali campionati europei sono stati vinti almeno una volta da un allenatore italiano. È un settore in cui, come nella moda e nel cibo, questo paese tuttora vanta maestri eccellenti. Pure fra i 30 candidati al prossimo Pallone d'oro ci sono due italiani – Bonucci e Buffon – due come gli argentini, come i tedeschi, uno in più degli inglesi. Sembra davvero il ritratto di una pianta sterile?
martedì 1 settembre 2015
Addio a Cancogni, un premio Strega ai Mondiali
| Manlio Cancogni, morto oggi a 99 anni |
venerdì 17 luglio 2015
Il 16 luglio di Ghiggia
IL 16 LUGLIO di Alcides Ghiggia è come il 23 aprile di William Shakespeare. Dentro c'è tutto. L'inizio e la fine. Per chi ama i simboli: è una ruota, un serpente che si morde la coda, il tempo circolare. Qualcuno direbbe: la perfezione.
giovedì 12 marzo 2015
La storica giornata del calcio del Bhutan
| dall'account Twitter di James Montague |
Basta guardare le immagini che stanno arrivando dall'Asia, dai campi delle squadre ultime al mondo, per capire che la nostra ignoranza sui nomi dei loro calciatori e dei loro allenatori, non conta. E' un problema nostro.
giovedì 10 luglio 2014
I gol di Chilavert
Io quelli così li odiavo e vi confesso che li odio ancora. Vuoi battere al posto mio? Dimmelo. Ti ho detto di no e vuoi calciare lo stesso? Bene, allora corri, fai lo scorretto: arriva alle spalle e batti. Ma non devi ridere. Io non ci trovo niente da ridere. Questa era la cosa che mi piaceva fare da bambino. Tirare i rigori. O le punizioni. Invece mio fratello mi sbatteva sempre in porta, José stai lì, diceva,ne basta uno di Chilavert in attacco. Bastava lui. Questo intendeva. E se sono diventato un portiere è tutta colpa sua.
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mercoledì 9 luglio 2014
Taffarel e le nuvole di Pasadena
A 23 anni, se fai il calciatore, non sai molto di come vanno le cose nell'economia mondiale. Giocavo nell'Internacional, avevo i fulmini nelle gambe grazie al beach volley, i balzi da fermo mi avevano fatto bene, quando mi dissero che una squadra italiana mi voleva dall'altra parte dell'Oceano. Era stata promossa in serie A. Il Parma. Passavo da un guadagno di un milione l'anno a 250. Pensateci un attimo e ditemi se non è una cosa che può far perdere la testa.
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martedì 8 luglio 2014
Tony Meola e quella faccia da Hollywood
Vincenzo, mio padre, era arrivato in New Jersey nel '65. Io sono nato quattro anni dopo. Raccontava di aver giocato con l'Avellino in serie B. Forse qualche partita, di sicuro era la serie C. Era partito da Torella dei Lombardi, il posto in cui era nato anche il papà del regista Sergio Leone, negli anni Sessanta stavano andando via in molti: più o meno il 10 per cento della popolazione.
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Campos e i maglioni con i colori del surf
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lunedì 7 luglio 2014
Goycochea e i rigori parati alle sorelle
Sono arrivato a undici metri di distanza dalla Coppa del mondo. Non sono riuscito a parare l'unico rigore che avrei dovuto prendere. Andreas Brehme, 1990, la finale contro la Germania. Feci mezzo passo avanti e mi lanciai sulla mia destra. Poteva tirare solo di là. Ma non ci arrivai. Ai rigori avevamo battuto la Jugoslavia a Firenze nei quarti e l'Italia a Napoli in semifinale. Brehme, in tedesco, per me significa castigo.
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domenica 6 luglio 2014
Ivkovic e i due rigori parati a Maradona
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sabato 5 luglio 2014
Lo scorpione di Higuita
È stato un regalo del cielo aver incontrato Maturana. La sua idea del calcio era uguale alla mia. Lui diceva sempre che di pallone ce n'è uno solo, il segreto è conservarlo. Se lo tieni, non possono farti gol. Io l'ho giocato sempre con criterio, tranne quel pomeriggio maledetto a Napoli, contro il Camerun.
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domenica 29 giugno 2014
Il passaggio all'indietro per Bonner
Dovevo fare quel che feci. Per me, per noi, per la nostra comunità, per la mia Irlanda. "Facci adunque un Principe conto di vivere e mantenere lo Stato: i mezzi saranno sempre giudicati onorevoli, e da ciascuno lodati". Lo ha scritto Machiavelli, e quel giorno del resto eravamo in Italia. Palermo, 17 giugno 1990. La nostra seconda partita del girone. Contro l'Egitto. Eravamo in un girone dove pure un soffio avrebbe rotto l'equilibrio. Due pareggi alla prima giornata: noi contro gli inglesi e gli olandesi contro gli egiziani. Passavano le prime due, più le migliori terze. Insomma, sarebbe stato meglio vincere, ma la prima cosa da fare era non perdere. Con ogni mezzo.
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giovedì 26 giugno 2014
Stejskal, l'ultimo cecoslovacco
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mercoledì 25 giugno 2014
La morte di Ciro Esposito
martedì 24 giugno 2014
Rojas e la lametta nel guanto
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lunedì 16 giugno 2014
Shilton, la vittima della mano de dios
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giovedì 12 giugno 2014
Schumacher e il caso Battiston
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Il ragazzo che diventò Pablito
Capita di partire da un oratorio di Prato e di finire mescolato alle leggende. Ti chiami Rossi come in altre 80mila famiglie d’Italia e diventi Pablito. Tre gol nel '78, l'Italia che arriva quarta ai Mondiali e tu ti trasformi in una star. I gol sono sei nel 1982, l'Italia è campione e tu incarni una nazione. Paolo Rossi, Italia: così dicevano perfino nell'angolo più remoto del posto più sperduto sulla faccia della terra. Che cosa sono i Mondiali di calcio. “Ma la mia non è stata una storia normale e serena. Ho toccato picchi vertiginosi, sono salito in cielo e sono sprofondato nel buio. I Mondiali mi hanno dato cose incredibili e poi sono ricaduto”. Paolo che diventò Pablito oggi ha 58 anni, vive in uno spicchio della campagna aretina, alle spalle del suo agriturismo pieno di turisti tedeschi e finlandesi, e del calcio si libera ogni minuto che può.
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domenica 8 giugno 2014
La roulotte di Pfaff
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