Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post

sabato 12 luglio 2014

Kroos, ultimo figlio della Germania est

tonikroos18 Il Signor Ultimo si chiama Toni Kroos. Due mesi dopo la caduta del muro di Berlino e nove prima che la Germania diventasse una sola, Kroos nasceva a Greifswald, un tempo borgo di pescatori sul Baltico, oggi città universitaria, anzi un'Università con una città cresciuta intorno. Gioca contro l'Argentina per diventare il primo calciatore tedesco dell'est a vincere il mondiale, il primo e l'ultimo insieme, a essere precisi.

domenica 6 luglio 2014

Ivkovic e i due rigori parati a Maradona

ivkovic3 Non conta solo il numero 10, non conta solo il numero 1. A calcio si gioca in undici e se quegli undici non funzionano tutti insieme, be', non si va da nessuna parte. Neppure se avete parato un rigore a Maradona, neppure se gliene avete parati due, com'è capitato a me, senza riuscire a batterlo mai. Quando arrivammo in Italia per giocare i Mondiali del '90, il nome Jugoslavia conteneva ansia e paura. La Slovenia aveva proclamato l'indipendenza economica a marzo, e a Zagabria, la mia città, Tuđman pronunciava parole simili. L'ultima amichevole prima della partenza era finita con il pubblico a tifare per l'Olanda: nell'unità garantita da Tito, la mia gente non si riconosceva più. Eppure, dovevamo essere una squadra, un gruppo solo. Si decise che fra di noi non avremmo mai parlato di politica.

giovedì 26 giugno 2014

Stejskal, l'ultimo cecoslovacco

stejsk Sui calci d'angolo dei tedeschi, decidemmo di mettere due uomini sulla linea. Accanto ai pali. Tre volte ci siamo salvati così, respingendo la palla un attimo prima che fosse gol, altre due volte con un paio di parate mie su Buchwald e Littbarski, ma ci fece gol su rigore Matthaeus. Io da una parte e il pallone di là. Faceva caldo a Milano, quel giorno. Uscimmo dai Mondiali del '90 ai quarti di finale. Senza sapere che la Cecoslovacchia, dopo, non ci sarebbe stata più. Di fronte avevamo l'ultima Germania ovest, il muro di Berlino era caduto l'anno prima, la squadra della loro riunificazione sarebbe nata di lì a poco, mentre per noi sarebbe cominciato il processo opposto. L'est si sbriciolava, presto sarebbe toccato a Praga.

mercoledì 12 marzo 2014

Yashin il portiere Pallone d'oro

La mia maglia nera non era. Fidatevi. Era di un blu molto molto scuro, una maglia di lana con il numero uno cucito dietro la schiena. E dentro io, Lev Yashin, o se volete chiamatemi Leggenda. Ne cambiavo pochissime di maglie in un anno. Non più di tre. Quando le maniche si consumavano. Preferivo portarla a casa, dopo la partita, ci pensava mia moglie Valentina Timofeevna Jascina a farla tornare pulita. La immergeva nella vasca da bagno, la vasca diventava cupa, pareva che lì dentro calasse la notte, si riempiva di fango e segatura. Vestivo di lana anche d'estate, pensavo che così imbottito almeno non mi sarei fatto male.

lunedì 10 febbraio 2014

Beara, il ballerino con le mani d'acciaio


Girava una barzelletta in Jugoslavia. Un bambino si presenta da Tito e gli chiede due autografi. Il maresciallo tira fuori la penna dalla tasca e subito glieli firma, orgoglioso, sorridente. Ma la curiosità è forte. Vuole capire. Domanda perché. Insomma: perché proprio due. Perché per due autografi tuoi, gli risponde il bambino, a scuola me ne danno uno di Beara. Vladimir Beara sono io.

mercoledì 15 gennaio 2014

Madejski, arrestato da nazisti e comunisti

Edward_Madejski4Quando presi sei gol dal Brasile, credetti di poterla chiamare umiliazione. Mi sbagliavo. Fu chiaro il giorno in cui bussarono alla mia porta di casa, la Gestapo era venuta ad arrestarmi. Vennero a prendermi perché giocavo a calcio, questa era la mia colpa. Io, Edward Madejski, portiere della nazionale polacca, titolare ai Mondiali del '38. Era rimasta la mia sola squadra. Quella che amavo più di tutte, quella per cui avevo giocato cinque anni, il Wisla di Cracovia, mi aveva allontanato per aver preso le difese del mio amico Łyko, Antoni Andrzej Łyko. Una sera se n'era andato al bar ed era tornato a casa alle 4 del mattino, i dirigenti lo avevano sorpreso, eravamo alla vigilia di una partita di campionato. Lo sospesero, giustamente, ma a me non andò giù il modo in cui lo trattarono, non furono belle le parole usate.

venerdì 8 novembre 2013

L'ultima partita con il Muro di Berlino

Quando mancava un quarto d'ora alle otto di sera, l'arbitro Peter Weise fischiò la fine della partita, senza sapere che il giorno dopo avrebbero fischiato la fine di una storia. Otto novembre 1989, Dynamo-Stahl Eisenhüttenstadt 0-0, l'ultima partita a Berlino prima che cadesse il Muro.

Nove novembre. Il Muro non c'è più. Undici mesi dopo la Germania è unita. L'unificazione nel calcio non fu meno lenta. All'est i club erano legati all'apparato statale. Lo sport doveva provare la grandezza della nazione. Gli ori nel nuoto e nell'atletica a quello servivano, a quello serviva il doping di Stato.

martedì 10 settembre 2013

La dannazione del calcio ceco: una foto sbagliata in una notte storica

Europei 1976. Germania battuta in finale. La notte in cui Panenka inventò il rigore a cucchiaio. L'unica vittoria internazionale del calcio ceco. Ma di quella notte resterà un'immagine sbagliata: la Coppa sollevata con le maglie degli avversari. Per la rabbia degli ufficiali comunisti.

Facile oggi. Si guarda lo schermo e se la foto non ci piace la rifacciamo. Clic. Ecco. Ora va bene. Ma prima dell'era digitale, era la dittatura del rollino a stabilire la caratura dei nostri ricordi. Fissavi l'attimo, ma davvero, e se l'attimo era quello sbagliato, amen, restava guasto nei secoli dei secoli. È la condanna che il calcio ceco ha scoperto di dover vivere dal '76 a oggi, dalla notte in cui per la prima e unica volta nella sua storia vinse qualcosa. La sera che in genere ricordiamo per il cucchiaio di Panenka.

sabato 25 giugno 2011

Tovarish Colombo

[da Roberto Gritti, Post comunismo e media, ed. Meltemi]
"L'introduzione dell'intrattenimento di stile occidentale rispondeva dunque a due imperativi dei regimi comunisti: tentare di manipolare la cultura di massa capitalistica e rispondere a una diffusa domanda sociale in favore di una quotidianità più sopportabile. Ma nel lungo periodo l'introduzione sempre più massiccia dei programmi occidentali finì per elevare le aspettative sociali e ridurre al contempo le possibilità di manipolazione.
Esemplare fu quanto accadde in Bulgaria. Nel 1973 il programma di gran lunga più popolare nel Paese era "Il tenente Colombo", interpretato da Peter Falck. Improvvisamente la tv di Stato esaurì gli episodi disponibili sul mercato e si scatenò la protesta del pubblico.
Per porre rimedio alle contestazioni, la televisione di Stato dovette mandare in onda una dichiarazione in bulgaro letta da Colombo/Falck in cui si rassicurava il popolo che presto sarebbero stati disponibili nuovi episodi e che l'attuale vuoto non era dovuto alla "cattiva" volontà del governo comunista".

martedì 27 aprile 2010

Dasaev, la cortina d'acciaio

dasaev Quando mi presentai al mondo, avevo quattro lettere cucite sul petto. Cccp. Avevo guanti bianchi e viola. Ero alto e magro. Il più bello di tutti, ai mondiali '82. Più del bellissimo Cabrini, scrisse il settimanale femminile Cambio 16. Io, Rinat Dasaev, ai confronti del resto ero abituato.
Un giorno il partito mi chiama e mi impone di essere un simbolo. Com'era stato Yashin. Un uomo e un popolo, insieme perfetti. Anche per quello avevo sposato Nela, un tempo ginnasta. Ci eravamo conosciuti in ospedale, dove tutt'e due eravamo finiti, ricoverati per un infortunio. Bella storia, compagni. L'Urss si rivedeva in me. Prima di essere sovietico, ero un tartaro. Sono nato ad Astrachan, la città che Tamerlano rase al suolo.

martedì 10 novembre 2009

Per nove ragazzi il muro cadde un anno dopo


Il muro non cadde per tutti, il 9 novembre dell'89.
Nove ragazzi tedeschi rimasero nel mondo in cui si trovavano per un anno ancora. Tutti insieme.
Thomas Bansch aveva 26 anni, oggi lavora nell'amministrazione penitenziaria della Germania. Hans Sennewald, 28 all'epoca, fa il commercialista. Thomas Woddow, ora che è quarantenne, si dedica come docente specializzato ai portatori d'handicap. Roland Schroeder vive ancora a Dresda, Andre Hache e Frank Pawlowski sono a Berlino. Michael Peters, che aveva 21 anni nel 1989, è titolare di un negozio di prodotti per surf e vela a Rostock. Lutz Thiede, 43, ingegnere del genio civile, da vent'anni non ha più contatti con gli altri 8 del gruppo d'allora. E poi c'è Peter Thiede, che nel giorno in cui cadde il muro salì sulla sua Trabant con la fidanzata Ines e l'amico Steffen per raggiungere la frontiera a Lubecca. "I doganieri ci diedero 100 marchi come regalo di benvenuto". Non erano lì per scappare all'ovest. "Facemmo un giro e tornammo a Rostock".

lunedì 6 ottobre 2008

Nora Puntillo, giornalista in trincea

Settant'anni in due sillabe. Nora. «Come la madre di mio padre. Un nome di famiglia. Siamo in nove a chiamarci Eleonora». Settant'anni e cento battaglie. «Pensavo di poter dare un contributo alla rivoluzione alla mia maniera: scrivendo». Un decennio speso nella redazione di Paese Sera, due in quella napoletana dell'Unità, prima all'Angiporto Galleria, poi in via Toledo, infine a via Cervantes. Venti processi per diffamazione superati, tre gradi di giudizio vinti contro l'ex procuratore Cordova. Eleonora Puntillo è la giornalista militante che attacca gli scempi edilizi degli anni Settanta e scopre il bradisismo a Pozzuoli negli anni Ottanta. E' la scrittrice che racconta il misterioso sottosuolo di Napoli in "Grotte e caverne" (Newton Compton). E' l'animatrice di campagne sociali e civiche che attraversano epoche e giunte comunali diverse. E' l'insospettabile amante di calcio e ciclismo, ma pure di giochi perduti come lo strummolo e il sottomuro. Ed è la donna che stasera al tramonto aspetta gli amici alla sua festa di compleanno con un invito che dice: "Si dispensa dai fiori, c' è tempo". 

sabato 7 giugno 2008

Andrea Geremicca, ricordi di un comunista

Andrea Geremicca a sinistra, con Eduardo e Valenzi
I suoi tre quarti di secolo viaggiano come in un romanzo di Calvino. «Tipo Palomar. Al futuro non penso. Il presente è l'onda, e quando si scioglie nel mare mi rifiuto di guardare l'orizzonte. Poso lo sguardo sull'onda nuova che avanza». Andrea Geremicca compie 75 anni il 3 giugno e continua a non distrarsi mai. Vigile, presente, curioso. Sceglie ogni parola come fosse l'unica da dire, sceglie ogni incontro come fosse l'unico da vivere. È per quell'antica mania di amare la vita, persino ora che l'accompagna il dolore più atroce che possa capitare a un genitore, ora che con pudore parla della donna amata da 53 anni come di «una compagna che se n´è andata rimanendomi vicina».

domenica 4 febbraio 2007

L'ultimo segretario del pci

Sedici anni oggi. Pure allora c'erano un Sì, un No e una Terza mozione. «Stavolta mi pare tutto più flebile». Sedici anni oggi, e riecco il dibattito. I Ds tormentano i loro passi verso il partito democratico; il 3 febbraio del '91 il congresso di Rimini chiude invece la storia del Pci. Il segretario provinciale napoletano, quel giorno, si chiama Ricciotti Antinolfi. Economista, assessore comunale, un occhettiano convinto. «Mi chiama Valenzi mentre sono all'università per degli esami, e mi dice che stanno per nominarmi segretario». L'ultimo. L'uomo che in città trasloca falce e martello sotto la Quercia. «Iscritto 22 anni al Pci, altri 8 a Pds e Ds. L'ultima tessera è del '99». Adesso osserva da lontano, dallo studio della sua casa ai Colli Aminei. Immerso fra i romanzi di Vassalli, i concerti di Bach e i clic di Internet. «Penso al Partito democratico, e mi chiedo perché i bilanci della Regione non siano on line».
Professor Antinolfi, perché unisce le due cose?
«Se sei un riformista, devi mettere i conti pubblici sul web».