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domenica 6 luglio 2014

Ivkovic e i due rigori parati a Maradona

ivkovic3 Non conta solo il numero 10, non conta solo il numero 1. A calcio si gioca in undici e se quegli undici non funzionano tutti insieme, be', non si va da nessuna parte. Neppure se avete parato un rigore a Maradona, neppure se gliene avete parati due, com'è capitato a me, senza riuscire a batterlo mai. Quando arrivammo in Italia per giocare i Mondiali del '90, il nome Jugoslavia conteneva ansia e paura. La Slovenia aveva proclamato l'indipendenza economica a marzo, e a Zagabria, la mia città, Tuđman pronunciava parole simili. L'ultima amichevole prima della partenza era finita con il pubblico a tifare per l'Olanda: nell'unità garantita da Tito, la mia gente non si riconosceva più. Eppure, dovevamo essere una squadra, un gruppo solo. Si decise che fra di noi non avremmo mai parlato di politica.

lunedì 10 febbraio 2014

Beara, il ballerino con le mani d'acciaio


Girava una barzelletta in Jugoslavia. Un bambino si presenta da Tito e gli chiede due autografi. Il maresciallo tira fuori la penna dalla tasca e subito glieli firma, orgoglioso, sorridente. Ma la curiosità è forte. Vuole capire. Domanda perché. Insomma: perché proprio due. Perché per due autografi tuoi, gli risponde il bambino, a scuola me ne danno uno di Beara. Vladimir Beara sono io.