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giovedì 18 febbraio 2016

Le sette canzoni che ci sono dentro Vincere l'odio

Gli Elii vestiti da Kiss a Sanremo 2016 
SANREMO - Un gruppo che porta a Sanremo una canzone fatta di sette canzoni, anche quando manda il suo disco in negozio finisce per inventarsi qualcosa. Mentre sul tavolo dell’Ariston giocano con Vincere l’odio, Elio e le storie tese fanno uscire il nuovo cd in un box accoppiato a “Lelo Siri 2”, un oggettino in due colori che spezza l’ultimo tabù. E’ stato prodotto in mille esemplari. “E’ un vibro-massaggiatore che risponde alla bella musica. Se Barbara D’Urso è vicina alla gente che soffre, gli Elii sono vicini alla gente che gode”, spiegano in un ristorante di Sanremo prendendo di mira tutti i luoghi comuni, i vizi, i tic della canzone italiana e della discografia. Il cd si chiama Figgatta de Blanc, con riferimento affatto casuale ai Police e al loro Reggatta de Blanc del ’79, come del resto L’album biango giocava con i Beatles. Una genesi raccontata alla maniera loro. Rocco Tanica svela che “il disco doveva chiamarsi Merda, poi ci siamo detti: ammorbidiamo un po’”. Obiettivo finale: “Il titolo migliore è sempre quello che fa ridere di più”, dice Elio.

giovedì 1 ottobre 2015

E poi arrivarono i Simply Red

Anche lady Diana era schierata insieme a falangi di ragazzine dalla parte dei Duran Duran. Un po' a sorpresa ci parve allora, non tanto per i suoi vent'anni, perché vent'anni aveva, quanto perché sull'altra sponda - almeno qui in Italia - stavano gli Spandau Ballet, loro sì più aristocratici, almeno così si diceva. Non voglio dire che fosse una guerra civile, ma insomma le due fazioni si odiavano, mi pare di capire come oggi le Directioner e le Belieber. D'altra parte la fan non è fan se non si sente perseguitata per via della sua fede. Clizia Gurrado aveva sedici anni, era figlia di un giornalista, liceale al Berchet di Milano, e fece il botto con un libro intitolato "Sposerò Simon Le Bon". Le Bon era il leader dei Duran. Il primo successo in libreria di una teenager. Ci fecero anche il film. Roger Taylor, che della band era il batterista, si era invece sposato per davvero, nella chiesa del Buon Consiglio di Capodimonte, a Napoli, sua moglie si chiamava Giovanna Cantone. Gli Spandau rispondevano con singoli che potevano durare anche sei minuti. Il Festival di Pippo Baudo, anno 1985, fece il colpaccio. Ingaggiò tutt'e due le band come super ospiti (vennero anche Sade e Gino Vannelli, ma vabbè) anche se poi vincevano i Ricchi e Poveri. Le Bon si presentò sul palco con un piede ingessato. Fu il delirio quell'anno a Sanremo.
E poi arrivarono i Simply Red.

lunedì 15 giugno 2015

Il sospiro di Enzo Gragnaniello


Non ce ne sono molti di dischi al mondo che si chiudono così. Con un grugnito. Un rantolo che pare di sottomissione, di rinuncia, e che arriva in coda a undici canzoni da cui invece fino a un attimo prima si è sporta la rabbia. Un’insurrezione spirituale. Enzo Gragnaniello dice che non è un sospiro di arrendevolezza, anzi, “semmai di fierezza, di voglia di vivere, perché se il dolore lo hai provato, alla fine lo avverti come un premio”. Il pezzo che in modo tanto singolare chiude Misteriosamente, il suo disco numero 23, a quattro anni dal precedente, si chiama Il viaggio di un amico, nessuna radio d’oggi avrà mai il coraggio di trasmetterlo e ha un’ispirazione così privata quanto evidente.

venerdì 30 maggio 2014

Pensieri sparsi su Ghost Stories dei Coldplay


È il disco che racconta la fine di un amore. È un disco impastato di quella malinconia lì. È un disco che, eccetera eccetera. Di Ghost Stories dei Coldplay questo si dice, questo si sta dicendo. Ma se Chris Martin non ci avesse raccontato che si stava lasciando con Gwyneth Paltrow, forse dai testi non ce ne saremmo nemmeno accorti. In fondo le canzoni questo sono: ti amo, mi manchi, resta cu' mme.

venerdì 12 aprile 2013

Il cucciolo Elio

Se nella loro nuova canzone il verso di Elio e le storie tese sulla "musica balcanica che ha rotto i coglioni" vi ricorda qualcosa, ecco, tranquilli, non vi sbagliate. E' che 36 anni fa Lucio Dalla aveva sbrigato i conti con la musica andina.
Trentasei. Anni. Fa.

giovedì 14 marzo 2013

Gli altri prossimi giorni di David Bowie

E visto che dopo dieci anni abbiamo un meraviglioso disco di David Bowie da sentire e risentire all'infinito, vale la pena andare a ripescare una cosa del '93, una conversazione pubblicata dalla rivista quadrimestrale Panta di Bompiani tra Bowie e lo scrittore Hanif Kureishi, che all'epoca non aveva ancora tirato fuori Intimacy e The Mother, ma aveva appena esordito con Il Budda delle periferie, e comunque aveva scritto le sceneggiature di My Beautiful Laundrette e Sammy and Rosie vanno a letto.

Prendetevi 5 minuti, ne vale la pena.

(Ehi, bambini, David Bowie è quel signore che stanno provando a farvi odiare con lo spot a ripetizione nelle partite di serie A - Oh we can be heroes, just one day - ma non ci riusciranno, bambini, vero?)

venerdì 30 novembre 2012

Al cuore fa bene far le scale

E dopo aver accolto tra le pagine dei libri di scuola i testi delle canzoni, dopo aver ammesso fra Silvia Laura e Fiammetta pure Alice Albachiara e Boccadirosa, ecco, una volta e per sempre, “le canzoni non sono la stessa cosa delle poesie”. Sappiatelo, cantautori, voi che ogni anno sperate nel Nobel al vostro capitano Bob Dylan. Sappiatelo, e andatene fieri, perché “scrivere quattro righe di una canzone è una fatica settanta volte più grande che comporre una poesia di tre pagine”. Parola di poetessa che ci ha provato e ha domato quel travaglio, Patrizia Cavalli, la curiosità incarnata dentro il corpo di una donna. Il suo nome adesso è stampato su un disco, ma un disco vero, purissimo pop, nato dall'incontro con la musicista Diana Tejera, autrice per Tiziano Ferro (E fuori è buio, Scivoli di nuovo), primo album da solista due anni fa. Che ci fanno insieme due mondi così? “Io non ho mai accettato, non le ho detto sì. Il disco si è creato attraverso dei no. Ma Diana è tenace. Faceva finta di niente, mi dava ragione, rideva”.

venerdì 6 aprile 2012

Folila vuol dire musica

Amadou & Mariam sono marito e moglie, vengono dal Mali, si conobbero in una scuola per bambini non vedenti e da allora fanno musica insieme. Sono quelli dell'inno per i mondiali di calcio in Germania, quelli che hanno cantato con Jovanotti. Ora arrivano con un nuovo disco, il titolo è Folila. Che sembra due dischi fusi insieme.  Una parte composta da duetti, o visto che già loro sono due bisognerebbe dire di trietti, quartetti, comunque collaborazioni con musicisti di qua e di là. Quelli che parlano bene direbbero che è crossover. Poi c'è una parte più intima, più propriamente loro, più puramente Mali. Verso la fine del disco. Ed è forse la parte più bella.

venerdì 23 marzo 2012

Pino, Enzo e Joe

Le cinque cose imparate dai tre dischi di artisti napoletani usciti più o meno contemporaneamente
La Grande Madre (Pino Daniele) Black Tarantella (Enzo Avitabile), Respiro (Joe Barbieri).

martedì 20 marzo 2012

Di nuovo a casa

Il disco più bello uscito a marzo si chiama Home Again. E' di Michael Kiwanuka, 24 anni, figlio di rifugiati ugandesi in Inghilterra. Lui ha cominciato come supporter di Adele. E' al suo disco d'esordio, dove ha messo insieme anche un po' di cose cantate in concerto finora. C'è tanta anima dentro. E il disco comincia con questa piccola perla qui. Conservati bene, ragazzo.

mercoledì 7 marzo 2012

Le parole del boss

Il Wordle di Wrecking Ball. Le parole più usate nell'ultimo disco di Bruce Springsteen.

Cosa vediamo in Springsteen quando ascoltiamo Springsteen

E' uscito ieri Wrecking Ball, il 17esimo disco in studio di Bruce Springsteen. Cos'è e cosa non è.


Per il Foglio, Bruce Springsteen canta la disillusione verso Obama
Probabile che l’America confermi Barack Obama alla Casa Bianca, pur amandolo di meno (ma forse fidandosi di più). Nel suo disco il Boss amplifica il sentimento di disillusione che va sottobraccio a un’ammissione di necessità: in una situazione così, passi pure che le leve del comando restino in quelle mani, sebbene meno miracolistiche di quanto s’era sperato. Il voto col naso turato, che Springsteeen lascia intravedere, sottolinea come la pulizia delle sacre stanze sia stata più superficiale dell’annunciato, che i grandi poteri siano tutti ancora lì arroccati ad accumulare.

sabato 25 febbraio 2012

La prima volta di Fiorella, senza lasciare Ivano


Ho scritto questa cosa, fammi sapere se ti piace. La mail finiva più o meno così. Poi un clic. Invio. Nessuno sa dove vivono le canzoni prima di esistere, sono assai peggio delle pietre di Stonehenge. Ivano Fossati era in Francia quando il suo computer fece plin, aprì la posta, c’era scritto “da: Fiorella Mannoia”, e una canzone era lì. Nuda. Perché puoi anche non sapere da dove vengono, ma loro sanno benissimo dov'è che devono andare. “Secondo me era consapevole sin dall'inizio di aver scritto un bel testo”. Il primo in 44 anni di carriera. Un testo che cercava un vestito, chiedeva una musica. Adesso c’è. Fossati trattino Mannoia, non come prima che erano Ivano & Fiorella. “La cosa incredibile è che io sto lasciando, lei sta iniziando”, Fossati scherza, ma nemmeno troppo. Per dire che quest’incontro alla fine è un incrocio, forse è capitato quando avevano smesso di cercarlo. “Se dicessi che in passato non avevo pensato alla scrittura, sarebbe una bugia. E’ che non mi ero sentita mai all'altezza. Cosa volevo: cantavo Fossati, cantavo De Gregori, mi sentivo inadeguata. Io che non ho mai scritto neppure una pagina di diario”. Ma la canzone è una penna e un foglio, questo lo dice Guccini. Così è nata Se solo mi guardassi, traccia numero tre del nuovo disco di Fiorella Mannoia, Sud. Una penna, un foglio e i racconti dei musicisti venuti dal Senegal. “Ho scritto nello studio di casa mia, la scintilla me l’ha data un libro di Pino Aprile, Terroni. Sono partita dal nostro meridione e sono arrivata al sud del mondo, tutti i sud hanno un destino comune. Gente che ci passa accanto e non ci giriamo nemmeno a guardarla. Il nostro sud è stato saccheggiato, non era certo così disgraziato come ce lo raccontano. Dopo tutta la musica che ho ascoltato, credo che l’occidente abbia dato ciò che doveva, adesso le novità vanno cercate altrove”.

mercoledì 18 gennaio 2012

Lo stato selvaggio dei Maccabei

Come il bere solo vino e anche il bere solo acqua è dannoso, e viceversa come il vino mescolato con acqua è amabile e procura un delizioso piacere, così l'arte di ben disporre l'argomento delizia gli orecchi di coloro a cui capita di leggere la composizione. E qui concludo (2 Maccabei, 15, 37-39)



Sarà anche presto per trovare l'album dell'anno, ma Given to the Wild dei Maccabees si inserisce certamente fin da adesso fra i candidati.
Le 5  cose essenziali da sapere sono:
1) La band di Londra è al suo terzo disco e ha un nome che deriva da due libri dell'Antico Testamento, perché quando dovevano scegliersene uno si misero a sfogliare la Bibbia. Significa che avrebbero potuto pure chiamarsi i Salmi, oppure i Siracidi, che il libro è ancor più bello. Solo Genesis no, perché i Genesis c'erano già.

venerdì 7 ottobre 2011

La decadancing e l'addio di Ivano Fossati

Insomma è l'ultimo. Così ha detto lui stesso a Fabio Fazio (si rivede dal minuto 28), illuminando l'idea demodé che tutto debba finire, tutto debba avere dei titoli di coda. Perciò l'ultimo disco di Ivano Fossati, Decadancing, è carico dall'inizio alla fine di un clima che pare da distacco. Ha l'aria di essere non un disco sulla fuga, ma sulla separazione. Che è cosa assai peggiore perché meno brutale e dunque più intensa. E' un disco che si riprende una buona parte della leggerezza perduta negli ultimi - boh - cinque anni (sul percorso netto senza cadute né cali dal 1986 al 2003 ha scritto cose assai condivisibili Andrea Scanzi sul Fatto), anni durante i quali Fossati aveva comunque trovato il modo di infilare una perla del calibro de Il bacio sulla bocca.

mercoledì 14 settembre 2011

Il sorprendente disco d'esordio dei cani

C'è in giro un disco italiano con un titolo che non mente. L'ha inciso un gruppo romano, I Cani, e porta per titolo Il Sorprendente Disco d'Esordio dei Cani. Sulla loro pagina Facebook si definiscono "l'ennesimo gruppo pop romano", o una cosa del genere, e sulla loro identità pare che fino all'estate scorsa ci fosse un mistero che in casi del genere si definisce sempre fitto, dunque un fitto mistero. Leggende ferrotramviarie, perché non tutte le leggende hanno il degno status di metropolitane, davano per certo il fatto che dietro i Cani ci fosse Max Gazzé.

lunedì 23 maggio 2011

La Roma di Daniele Luppi e Danger Mouse

Un disco così dovrebbe uscire ogni mese, ma se un disco così uscisse ogni mese non sarebbe possibile che si candidasse con forza a disco dell'anno. Questo lo fa. Si chiama Rome, ed è il lavoro di Danger Mouse & Daniele Luppi. Un premiatissimo americano che ha lavorato con Beck, Gorillaz e Cee Lo-Green (pare che stia collaborando anche al prossimo disco degli U2, e qui l'affare si ingrossa) più il veneto che ha creato gli Gnars Barkley e scritto le musiche di Sex and the City. E' un disco pieno di classe, un raffinatissimo omaggio ai più grandi compositori italiani di colonne sonore. Come sia nato Rome, Luppi lo spiega qui. Xilofoni, campanellini, chitarre western, i cori, i grilli, La cosa bella è che a parte la guest star Norah Jones, nel disco suonano gli stessi musicisti che a suo tempo accompagnarono i vari Rota, Morricone, Ortolani e Trovajoli. Compresa sciòn sciòn Edda dell'Orso.
Grazie a Tfm per avermelo segnalato. In streaming lo assaggiate qui. E chi non lo compra, non è amico di Maria.

sabato 23 aprile 2011

Era pure ora di parlare un po' di musica

Dice Ma quest'anno cosa è uscito di bello. Meno che nei primi 4 mesi di un anno fa, ma qualcosa sì. Intanto il nuovo disco degli Elbow (Build A Rocket Boys), che nel 2008 avevano tirato fuori il mio cd dell'anno preferito. Poi i Destroyer (Kaputt), quelli di Foam Hands. E i Radiohead (The King of Limbs), non la loro cosa migliore, almeno adesso così mi sembra, ma disco molto bello sì, specialmente la seconda parte. Ah, e Paul Simon (So Beautiful Or So What), un settantenne che come ha scritto Il Fatto dimostra come si possa impiegare questa stagione della vita senza giocare con le statuette di Priapo, interrogandosi invece sul senso da darle. E poi un paio di pezzi del disco dei Foo Fighters.

giovedì 13 gennaio 2011

I Cake e il salone espositivo della pietà

Fra i dischi più attesi del 2011 da chi ne capisce, ecco il ritorno dopo 7 anni di silenzio dei Cake. Titolo bellissimo, The Showroom of Compassion. Tutti a dire che è un disco vintage. Io non lo so. So che quando comincia con Federal Funding, uno che lo sente in cuffia crede di essere dentro un videoclip. Cosa che effettivamente dovrebbe ispirare una categoria da aggiungere ai premi di fine anno. Got To Move è come un pezzo di Ivan Graziani impastato coi Destroyer (per chi ricorda la bella Foam Hands del 2008), però messo nel freezer 50 anni fa e adesso scongelato. A Mustache Man manca solo il coraggio di concedersi un falsetto più convinto nel ritornello, per candidarsi a hit spacca-radio, tipo Maroon 5. Mentre Teenage Pregnancy ha un titolo drammatico, un pianofortino inquietante e una banda che accompagna tutto per 2 minuti e 40 come se fosse appena uscita da un fotogramma di Kusturica. O come se accompagnasse una di quelle acrobate che al circo si sdraiano con la schiena su uno sgabello e fanno girare una palla sotto le piante dei piedi. E poi c'è Sick Of You. Che sarebbe pure il primo singolo tratto dall'album. Qua il riff galleggia tra Satisfaction dei Rolling Stones e Day Tripper dei Beatles, con la tromba di Vince DiFiore che vorrebbe camuffare. Vorrebbe.
Bound Away ha un vestito country e io faccio skip. Ma ho un debole per The Winter, per quella tromba con sordina che fa da intermezzo alle strofe in cui un suono da cantina di Liverpool anni '60 si incastra psichedevolissimevolmente con certe lezioni del rock progressivo (questa frase è venuta proprio bene).
E Italian Guy? Archi, batteria, ironia e marcetta. Chi ha stroncato il disco (Rolling Stone) scrive che in 7 anni non sono cambiati. Chi lo ama (Ew) scrive che in 7 anni non sono cambiati.
John McCrea, il leader, dice che è la prima volta che gli andava di usare un piano acustico, che prima gli sembrava troppo classico, ed è pure la prima volta che ha usato i riverberi nel suono. Be', lo rifaccia.
[il disco si sente qui]

venerdì 31 dicembre 2010

Top album 2010

I miei










1. Owen Pallett, Heartland
2. Joanna Newsom, Have One on Me
3. Gigi, Maintenant
4. Vampire Weekend, Contra
5. Beach House, Teen Dream
6. Blitzen Trapper, Distroyer of the Void
7. Antony and Johnsons, Swanlights
8. Arcade Fire, The Suburbs
9. Robert Plant, Band of Joy
10. Elton John e Leon Russell, The Union

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