| Le Figlie del Vento (Sanremo 1973) |
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giovedì 9 febbraio 2017
Sanremo e la scomparsa delle canzoni nonsense
venerdì 27 gennaio 2017
La notte che Tenco: i giornali, Quasimodo e Gatto
C’è chi dice che il festival è in periodo di stasi, in fase involutiva; si è dilatato troppo, a vuoto, e rischia di sgonfiarsi in fretta o di scoppiare, ancora più in fretta. C’è chi dice, con maggiore ottimismo, che ci sono i segni di una trasformazione radicale. Il primo di questi segni – se n’è già parlato – è la presenza di tanti giovani nelle giurie [2].
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venerdì 18 marzo 2016
La Sanremo e la meravigliosa banalità del Poggio
Il giorno della Milano-Sanremo. La storia della sua strada più famosa, il Poggio, attraverso le parole dei grandi cantori del ciclismo.
Gli italiani non vincevano da sei anni. La Milano-Sanremo s’era trasformata in una lunga attesa dello sprint finale di uno straniero. Perciò Vincenzo Torriani inserì negli ultimi chilometri il Poggio [1]. Era il 1960. “Il primo anno del Poggio è l’anno della morte di Coppi”[2]. A leggere la carta d’identità di questo strappo, questo “cono su cui ci si arrampica azionando l’arma dello scatto e da cui si scende a tomba aperta”[3], viene da domandarsi come sia stato possibile vedergli decidere la corsa tanto spesso. Un’ascesa di tre chilometri e sette, con quattro tornanti e sei curve, pendenza media del 3,7% e punte dell’otto. Una discesa con ventitré curve e sette tornanti interpretabile in più modi, “brutta e pericolosa”[2], “una folle picchiata”[4] “per audaci ma non per pazzi”[5]. È una “affondata sui tetti di Sanremo”[6].
venerdì 19 febbraio 2016
I tasti leggeri di Ezio Bosso
giovedì 18 febbraio 2016
Le sette canzoni che ci sono dentro Vincere l'odio
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| Gli Elii vestiti da Kiss a Sanremo 2016 |
Dentro l'orchestra di Sanremo
Il ragazzo che in seconda fila suona il flauto e che apre il pezzo degli Stadio, un anno fa di questi tempi era seriosamente impegnato a leggere lo spartito dei Dialoghi delle carmelitane di Poulenc, in cartellone al Petruzzelli di Bari. Cosa di un certo spessore e di un certo peso, a maggior ragione se il confronto è con i Dear Jack. Simone De Franceschi è al suo primo Sanremo, lui che è nato proprio qua, 25 anni, figlio di un fagottista mai stato al festival per un motivo semplice: dalla musica pop i fagotti sono come banditi. “Ho saputo tre settimane prima che si cominciasse. C’era un posto vuoto da flautista, ed eccomi: un’esperienza incredibile e inattesa”. L’orchestra che accompagna i cantanti a Sanremo nasconde storie di strumentisti che nell'ombra dedicano la loro vita alle note. Ventotto archi, un flauto (Simone), un oboe, due corni. “Ho studiato all'accademia di Santa Cecilia, a Roma. Il mio sogno sarebbe entrare in una sinfonica. I Berliner, be’, quello sarebbe davvero il massimo”. Li abbiamo visti in questi giorni assorti, altre volte commossi, come la violinista Chiara Antonutti per l’esibizione di Ezio Bosso.
martedì 16 febbraio 2016
Tenco, l'hotel Savoy e la memoria di Sanremo
LE MIMOSE fioriscono in pace, dietro un cancello che Sanremo non riesce a riaprire. Poco oltre la metà di questa strada in salita ormai presa d'assalto dalle agenzie immobiliari, dopo un caffè, una bottega di bigiotteria e un buco in cui si tosano cani chiamato "Il paradiso di Pluto", da una curva a gomito spunta un pezzo di memoria con cui la città del Festival ancora non si sente in pace. Hotel Savoy, via Nuvoloni numero 44. Nella notte fra il 26 e il 27 gennaio del 1967 la canzone italiana qui trovò cadavere uno studente di ingegneria che viveva a Recco con sua madre, Luigi Tenco, appena bocciato dalla giuria popolare e neppure ripescato in gara da quella degli esperti al Casinò. I giornali non fecero in tempo a dare la notizia, raccontavano anzi in quelle ore di un Festival piatto, senza polemiche.
Quando si va a Sanremo
Quando si va a Sanremo per la prima volta, la scoperta iniziale sono i tassisti francesi. Quelli che si muovono dall'aeroporto di Nizza, dove si atterra da Roma. Parlano
e capiscono benissimo l'italiano, ma fanno finta di no. Vogliono prima
divertirsi a capire se tu arrivi dalla terra di Totò e Peppino, nojo vulevòm
savuàr. In macchina si percorre un'autostrada che passa davanti a cartelli di
posti meravigliosi, dandoti l'illusione che li stai vedendo tutti. Ho pensato a
Grace Kelly. Il tassametro dei francesi si muove a un ritmo che neppure Rocco
Hunt riesce a sfiorare. Specialmente in avvio di corsa, dev'esserci un sistema
in base al quale il primo tratto di percorso si paga di più, non lo so, non l'ho capito. Se sono
riuscito a sincronizzare bene lo sguardo fra tassametro e orologio, scattano più
o meno 10 centesimi ogni due secondi. Per cui quando sei appena partito, ti fai
due conti e pensi che fino a Sanremo ti verrà a fare tutta la tredicesima, per
chi ce l’ha. Avrei poi scoperto che da Sanremo a Nizza la corsa costa un po’ meno,
c'è una tariffa fissa di 140 euro, poi tasse, bagagli, festivo, queste cose
qua, ma comunque meno, e che molti a Nizza il taxi se lo fanno arrivare da
Sanremo. Buono a sapersi.
lunedì 15 febbraio 2016
La crisi dei comici a Sanremo
| I coniugi Salamoia |
Dirige il maestro Peppe Vessicchio
sabato 13 febbraio 2016
Le coppie di Sanremo
QUESTA è la storia di "due poveri illusi" che stasera possono vincere il festival della canzone italiana. Lei, Deborah, cantava ai matrimoni nei dintorni di Ragusa e disegnava gioielli, «nel laboratorio pomeridiano dell'istituto d'arte dove mi sono diplomata. Ne ho progettati, disegnati e realizzati: in ottone, bronzo e alpacca. Adesso? Adesso i gioielli solo me li metto», e la cadenza siciliana è ancora là. Lui, Giovanni, s'era iscritto al Politecnico di Milano, architettura, dopo un 100 al liceo scientifico e una borsa di studio in art direction. Gli chiedevano dove mai credesse di andare con quella sua passione per la musica, partendo da Modica, e poi – andiamo - con quel cognome no. «Una casa discografica mi ha tenuto fermo sostenendo che Caccamo non potesse funzionare. Ma le alternative non erano migliori, e poi io ci tenevo. È il cognome di mio padre, faccio musica per lui». Un papà che lo ha lasciato orfano quando era poco più di un bambino, undici anni: adesso è più il tempo trascorso senza. «Ha fatto in tempo solo a sentirmi suonare la chitarra. Così, per reazione, dopo la sua morte la chitarra non l'ho più toccata per anni. Mi sono messo a studiare il pianoforte e ho sentito il bisogno di scrivere. Erano cose tristissime, molta carta straccia, ma la musica piano piano è diventata terapia e rifugio».
venerdì 12 febbraio 2016
Il fenomeno delle cover
| Nek a Sanremo 2015 |
Sanremo 2015 ha offerto la spinta a crederci. La versione di Se telefonando con cui Nek vinse la terza serata è rimasta in classifica su iTunes fino all'estate successiva. Più a lungo dei brani in concorso. Se molti ragazzi italiani hanno creduto che Meraviglioso fosse un pezzo dei Negramaro, amandolo e cantandolo, allora si può provare: andiamo a vedere dove conduce questa via. In fondo è un ritorno a un genere che appartiene alla storia della canzone italiana. Parte da Personalità di Celentano, passa dagli album doppi di Mina e finisce con la ripresa attraverso i talent.
Il valletto Gabriel Garko
DONNE, eccola qui l'attesa rivincita. In coda a una lunga galleria riempita un anno da Manuela Arcuri e un altro da Elisabetta Canalis, all'edizione numero 66 il festival abbraccia le pari opportunità e offre in pasto all'Italia il valletto perfetto. Un bambolo da sogno. Alto, moro, davvero troppo in tutto. Cosa volete che sia se poi non riesce a leggere il gobbo. Gabriel Garko, anno 2016, il rovesciamento di un cliché.
Il bambino che voleva diventare Mastroianni adesso passa per una specie di Valeria Marini. Quando il rilevatore Auditel registra il picco di ascolti della prima serata alle 23 e 41, nell'attimo cioè in cui non canta nessuno, mentre Garko sta presentando Rocco Hunt, tutto diventa chiaro. L'Italia è radunata lì per vedere quello che combina. Del resto il record d'ascolti una volta lo fece il segnale orario.
Il bambino che voleva diventare Mastroianni adesso passa per una specie di Valeria Marini. Quando il rilevatore Auditel registra il picco di ascolti della prima serata alle 23 e 41, nell'attimo cioè in cui non canta nessuno, mentre Garko sta presentando Rocco Hunt, tutto diventa chiaro. L'Italia è radunata lì per vedere quello che combina. Del resto il record d'ascolti una volta lo fece il segnale orario.
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giovedì 11 febbraio 2016
La mutazione genetica della canzone napoletana
| Sergio Bruni con Claudio Villa |
martedì 9 febbraio 2016
La storia d'amore fra Elton John e l'Italia
Quando Elton John arrivò qui nel 1989, Beppe Grillo era soltanto un comico, a Sanremo potevi trovarci una canzone di Al Bano, non ancora una dichiarazione degli uomini di Alfano. "Guardavo l’Eurofestival in tv. Ricordo le canzoni di Marino Marini e di Domenico Modugno", svelò lui prima di mettersi a cantare "ciao ciao bambina, un bacio ancora".
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La fabbrica dei giovani padrona del festival
SE NON sapete che Giuseppe Caccamo e Deborah Iurato stavolta cantano insieme e sono i favoriti, o peggio ancora se non sapete affatto chi sono, allora siete cascati nel tranello di Bennato. No, non sono solo canzonette. Forse una volta, ma adesso l'affare è serio. I ragazzi italiani si sono presi il festival di Sanremo. Senza chiedere il permesso. Cosa ne faranno ancora non si sa, ma il 2016 è un segno di croce sulla mappa del nostro paesaggio musicale, e dunque sociale.
giovedì 23 febbraio 2012
Emma, Noemi, Arisa e l'elogio dell'incomunicabilità
Adesso che di Sanremo non importa più a nessuno, è forse arrivato il momento di scavarci dentro. Per scoprire che il festival dei lunghi monologhi di Celentano è stato in realtà il festival che ha premiato la mancanza di fiducia nel potere della parola. Il Sanremo che ha fatto l'elogio dell'incomunicabilità. L'ha cantata meglio di tutti Noemi, al suo uomo ricordava "un equilibrio che svanisce ogni volta che parliamo". Lui era stanco di tutto, "e io non so cosa dire, non troviamo il motivo neanche per litigare, siamo troppo distanti distanti tra noi, ma le sento un po' mie le paure che hai. Vorrei stringerti forte e dirti che non è niente. Posso solo ripeterti ancora: sono solo parole, sono solo parole le nostre".
lunedì 20 febbraio 2012
Alessandro Siani, l'Accademia della Crusca e la prospettiva di un accento
Ora. La comicità di Alessandro Siani può piacere o non piacere. Oppure può piacere a volte sì e a volte no. Sul "Corriere del mezzogiorno" di ieri, Antonio Fiore ha scritto che sul palco del festival l'attore napoletano ha concesso "un quarto d'ora di spasso intelligente" - anche se con qualche battuta non originalissima - chiudendo poi con la retorica del siamo tutti italiani, e il nord, e il sud, la stessa barca, eccetera eccetera.
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martedì 14 febbraio 2012
'O festivàl / 4
Certo, uno si assenta due settimane e quando torna vuole parlare del festival di Sanremo.
Però ci siamo. Mica si può fare finta di niente. Io ero spaventato soprattutto da una cosa. Che Sanremo comincia e Tieffemme sta ancora a Parigi. Però questo suo post mi fa capire che pur in contumacia possiamo contare su di lui (e sulla sua scoperta Dragontape)
Dopo il meglio degli anni '70 [che si sente e si legge qui], il meglio degli anni '80 [qui] e il meglio degli anni '90 [qui] e il meglio degli anni Zero [qui], arriva:
L'anti Sanremo di tutti i Sanremi.
E cioè.
Tutte le volte che a Sanremo uno ha pensato: ma questo adesso qua che ci fa.
Però ci siamo. Mica si può fare finta di niente. Io ero spaventato soprattutto da una cosa. Che Sanremo comincia e Tieffemme sta ancora a Parigi. Però questo suo post mi fa capire che pur in contumacia possiamo contare su di lui (e sulla sua scoperta Dragontape)
Dopo il meglio degli anni '70 [che si sente e si legge qui], il meglio degli anni '80 [qui] e il meglio degli anni '90 [qui] e il meglio degli anni Zero [qui], arriva:
L'anti Sanremo di tutti i Sanremi.
E cioè.
Tutte le volte che a Sanremo uno ha pensato: ma questo adesso qua che ci fa.
mercoledì 24 febbraio 2010
Il codice Pupo
"Questa canzone tanto denigrata (...) questa canzone è al 15esimo posto su ITunes, che è un sito di ragazzi che scaricano canzoni"
(Pupo, Porta a porta)
(Qui, dal minuto 17 e il 18)
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