martedì 16 febbraio 2010

Sanremo anni '70

In principio in casa mia si chiamava 'o festivàl. E quando c'era 'o festivàl, c'erano i mangiadischi arancioni. Non avevamo il televisore a colori e nemmeno c'erano i telecomandi. Anni '70.
Otto canzoni da ricordare.

Josè Feliciano, Che sarà (1971)
La prima immagine sanremese nella memoria. Quegli occhialoni neri. Perciò in seguito Aleandro Baldi non fece alcun effetto. E il primo grande dubbio: perché Josè prima canta: so far tutto, e poi aggiunge: forse niente?

Lucio Dalla, 4 marzo 1943 (1971)
Dalle nebbie che avvolgevano il cinquenne che ero, emergeva un dilemma su tutti: agli occhi della gente del porto, cosa c'era davvero di male nel giocare a carte e bere vino? Lo faceva anche mio nonno al bar Galano, quartiere Fuorigrotta.


Peppino Gagliardi, Come le viole (1972)
Siccome a casa c'era il 45 giri di "Settembre", e io non capivo cosa dicesse Peppino quando cantava "settembreeee torneràààà ma non mihone-ha-ha", allora le parole di "Come le viole" erano da seguire con grande grande attenzione. E se un pezzo lo segui così, ti resta dentro. aggiornamento: Ho scoperto grazie a Peppe Vessicchio che l'arrangiamento è di Bill Conti, l'autore della colonna sonora di Rocky.

Lucio Dalla, Piazza Grande (1972)
La frase "Rubo l'amore in piazza Grande" andò a ingrossare il monte della confusione. Rubare l'amore? Io sapevo che l'amore si vendeva. Me l'aveva detto mia madre quando le chiesi spiegazioni dopo aver letto un fumetto di Billy Bis che dava uno schiaffo a una ragazza e la chiamava sgualdrina". Allora chiesi, Mamma, che significa sgualdrina? E lei disse, Sono le donne che vendono l'amore. Lo vendono, d'accordo. Ma rubarlo, come?

Rino Gaetano, Gianna (1978)
Balzo in avanti di 7 anni. Dalle elementari siamo alla pre-adolescenza. E "Berta filava" aveva creato aspettative.

Anna Oxa, Un'emozione da poco (1978) *numero 1 Sanremo anni '70*
Lei sul palco fu una folgorazione. Si diceva che quei guanti tagliati a metà nascondessero chissà quale mistero. Per tacere di come (in II media) il ripetente Tonino Miranda cambiò il testo del ritornello: più Boccaccio che Ivano Fossati.

Laura Luca, Domani domani (1978)
Il mio amico Danilo diceva che lei belava. Ma con quella vocina flebile, lei non Danilo, cantava cose terribili all'uomo che stava lasciando. E si diceva che fosse dedicata a Rino Gaetano. O forse ricordo male.

Franco Fanigliulo, A me mi piace vivere alla grande (1979)
Come si faceva a non amarlo? E invece vinse un certo Mino Vergnaghi. Ma dai. L'anacoluto con cui partiva il pezzo mi scagionava agli occhi della professoressa di italiano.

(Domani i miei Sanremo anni '80)

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