mercoledì 31 marzo 2010

ciao, cia, ciao

Vuol dire non dimenticarti mai

Lisistrata non è ancora nata

Spacciata per grande conquista femminile, la legge elettorale per il consiglio regionale della Campania si rivela per quello che nel cortile si temeva: penalizzante per le donne. Riassunto: si potevano esprimere due preferenze, una per genere. Ovviamente la cosa non ha prodotto affatto un consiglio con 30 uomini e 30 donne - ipotesi contro cui già c'era da ridire (perché non 50 donne e 10 uomini?).
Le donne elette sono 14. E vedere chi sono, aiuta a capire questa legge.

Bell, il sindacalista del Camerun

bell Quando il mondiale in Italia cominciò, c'era un ribelle in campo che avrebbe mormorato hijos de puta e un altro in panchina che aveva già detto tutto quello che doveva. Il primo aveva il numero 10, si chiamava Diego e urlava insulti a chi fischiava l'inno argentino. L'altro aveva il numero uno, giocava nel Camerun. Ero io.
All'ultimo momento avevano deciso di lasciarmi a riposo, dovevo essere l'erede di N'Kono e invece diventavo uno da tenere in panchina. Eppure gli avevo fatto vincere le ultime due coppe d'Africa. La mia colpa: essermi messo contro i senatori del gruppo, N'Kono appunto e poi Milla, loro, quelli che dettavano regole e formazione al ct, un russo che non parlava nemmeno una parola di francese, Nepomniaschi.

martedì 30 marzo 2010

La politica a 5 anni

- Papi che stanno dicendo questi signori?
- Parlano di politica.
- Politica? E che vuol dire politica?
- Ti ricordi quando domenica mi hai accompagnato? Quando ti ho detto che andavo a votare?
- Ah sì, sì, mi ricordo.
...
- Papi, ma tu hai votato per la sinistra o per la destra?
- Io non ho mai votato per la destra.
- Non voti la destra perché vince sempre la sinistra?
- Quasi mai.
- E allora perché voti la sinistra?
- Mmm... Vediamo come posso spiegartelo... Diciamo... perché... perché... la sinistra promette di impegnarsi per realizzare delle cose che a me piacciono e che sarebbe bello se si realizzassero.
- Tipo che i papà stiano sempre coi bambini?

Perché la lega non ha vinto - reprise

Ci sono vari modi alle elezioni per misurare vittorie e sconfitte. Soprattutte alle regionali. Puoi contare chi ha vinto più regioni. Puoi contare chi ne ha perse o guadagnate di più rispetto alla scorsa volta. Puoi guardare le percentuali. Sulla base di questi criteri, un po' dappertutto in queste ore, così come già accadde un anno fa, sta passando il principio secondo cui la Lega avrebbe vinto.
Falso.
Alle europee dell'anno scorso la Lega prese 3 milioni 126mila e 915 voti 2 milioni 885mila 377 voti. Alle regionali di quest'anno ne ha presi 2 milioni 749mila e 176. Significa che nel giro di dodici mesi 377mila 135mila elettori leghisti hanno cambiato idea. Hanno cambiato partito o non hanno votato. E' una vittoria? Sono gli astenuti a farla sembrare tale: le percentuali cambiano.
Perché è importante stabilire tutto ciò? Perché la "verità" secondo cui la Lega è vincente, spinge a costruire a posteriori false ipotesi sui motivi di tale falsa vittoria, legittimando così l'efficacia di un modello di società e di una visione della politica, e inducendo a continuare a seguire l'uno e l'altra. Lì e altrove.
Chi ha vinto allora? Confrontando le cifre nessuno. Nessun partito ha confermato i voti dell'altra volta. Tutti ne hanno persi. Certo, se in un campionato tutti fanno 0-0, e all'ultima giornata c'è solo una squadra che fa un gol e vince 1-0, lo scudetto è suo: ci mancherebbe altro. In quel caso si parla di campionato mediocre. Ecco. Significa che saremo governati da coalizioni mediocri composte da partiti che perdono consenso. D'altra parte non è prevista l'assegnazione di seggi al partito degli astenuti.
Questa è un'idea. Il pda. Il Partito degli Astenuti. Se viene in mente a Silvio, le prossime elezioni le vince così.

Vecchi post
Ehi, attenti, la Lega non ha vinto

lunedì 29 marzo 2010

Il punto numero 10

Gaetano alla fine si mise in viaggio. Tornava a casa per votare. Aveva superato indenne i primi nove punti, stavolta c'erano le preferenze e qualche candidato spendibile, uno di alto livello finanche nel pd (Nino Daniele). E poi Marco gli aveva ricordato del voto disgiunto, sebbene senza chiarire bene come eventualmente risolverlo. Ma ormai erano dettagli. Gaetano partì. Seconda classe, carrozza otto. Me mùncica 'sta cosa, me mùncica, mi socera fà aha padrona dentr'a casa mia, su'ha portrona che ho comprato jo, certo mi moje era 'na pischella quanno se semo sposati, ma è stata lei, mi socera, che l'ha condizionata, nun je so' mai andato a ggenio, e ora me vole condizionà pure er ragazzino, ma se io devo da continua a lavora' a Napoli, er regazzino nunno posso vede mai.
Gaetano pensò che sarebbe bastato scambiarsi il lavoro con quell'uomo calvo dalla lunga coda nera dietro la nuca seduto di fronte a lui. Trenitalia avrebbe avuto un buco spaventoso nel bilancio.

Bats e la vittoria sul tumore

joel Avanti, Dottore. Vieni avanti, coraggio. Tocca a te. Vieni avanti e batti il calcio di rigore. Vediamo se riesci a portare il tuo Brasile in semifinale a questo Mundial '86, oppure se in semifinale ci andiamo noi francesi. E' il tiro decisivo, e adesso mi passano in mente gli altri. Mi passano in mente tutti gli incroci pericolosi che ho già attraversato.Un'oretta fa, Zico ha posato il piede sinistro nell'erba, un po' più avanti rispetto al destro. Ha fatto tre passetti di corsa e ha calciato. Mi sono sdraiato a sinistra perché sapevo che l'avrebbe tirato lì, Zico li tirava quasi tutti lì, e gliel'ho parato. Sono corsi tutti ad abbracciarmi, com'erano corsi ad abbracciarmi quattro anni fa, quando avevo raccontato a tutti che avevo un tumore. Un cancro ai testicoli. A 25 anni.

domenica 28 marzo 2010

Barthez, il grado zero della parata

baciobarthez Con le mani aperte e questo mio cognome da semiologo strutturalista, mi lanciai sulla sinistra e respinsi il tiro. Senza far caso allo stile. Il grado zero della parata. L'ultimo tiro di Ronaldo, nei minuti di recupero, era anche il primo del Brasile in tutta la partita. Quarti di finale del 2006. E io lo presi, diventando il primo portiere nella storia della coppa del mondo a eliminare per due volte il Brasile. Il Brasile, eh, mica una squadra qualunque. Ma capita anche di presentarsi a una serata che ti aspetti possa diventare storica e scoprire dopo anni che non se la ricorda nessuno, perché dopo una serata splendida ce n'è sempre un'altra che conta di più.

L'ultima notte del governatore

stream of bassolinousness

Sedici anni e quattro mesi. I giorni li ho contati tutti. Gliel'ho detto pure al direttore del Mattino. Sono sereno. Anche se stanotte non riesco a prendere sonno, va' capisci perché. Non c'è un mio erede in campo. Non è tensione, non è rimpianto. Sereno. Nessuno dei miei sarà esposto alle rivincite degli avversari. Hanno tutti delle garanzie. Non li ho lasciati. Non li ho traditi. Semmai, ma non lo ammetterò con nessuno, in cuor mio sono stati loro a tradire me. Mi hanno tradito nel non tradirmi. Mi sarei divertito se un giovane avesse preso in mano il pallino dicendo: ora vi faccio ballare. Ho sperato di trovare lungo la strada uno che avesse il coraggio di sfidarmi. Di uccidere il padre. Cercavo un Bruto in mezzo a un branco di Ottaviani. Per questo non ci sono miei eredi in campo. Perché non esistono eredi di Antonio Bassolino.
L'hanno chiamato rinascimento napoletano. Oggi lo negano, allora lo giuravano. Non lo era, ma non per i motivi che dicono loro. Il rinascimento cosa fece? Le principali città-stato ebbero un'espansione, fecero nascere stati regionali. Questo non è successo. Io non ho fatto il rinascimento. Io ho fatto l'impero (*).

sabato 27 marzo 2010

Berluskainen

Il mio vicino di cortilink da Helsinki, architetto Nicug, segnala che al teatro dell'opera della capitale finlandese stanno dando Un Ballo in Maschera di Verdi, con un libretto adattato ai giorni nostri dal regista Vilppu Kiljunen, in cui il protagonista non è Riccardo, conte di Warwich e governatore di Boston, ma un tycoon multimiliardario, proprietario di televisioni, che fa la fine che fa per una clandestina storia di sesso.

"L'illusione di non aver del tutto disertato"

Massimiliano Gallo e Fabrizio d'Esposito hanno lanciato Il Napolista, sito di informazione e analisi politico-calcistica.
Ogni domenica quelle scale fatte di corsa per poi restare senza fiato davanti all’immenso prato verde, voltarsi piano piano e osservare tutte quelle persone lì per lo stesso motivo. Anni calcisticamente bui, da Stanzione a Frappampina, ma poco importa. Poi arrivò Lui. Slanciato, biondo e con le ali, come lo ha descritto Maurizio de Giovanni. Il suo acquisto fu annunciato una sera d’estate dell’1984. Luigi Compagnone, sulla sua terrazza a Monte di Dio, sembrava un bambino.
E sì, perché essere figli di comunisti a Napoli negli anni Settanta significava anche avere dimestichezza con filosofi, scrittori, politici; confrontarsi precocemente col fujtevenne di Eduardo e quelle interminabili discussioni su Napoli metropoli europea, come diceva Maurizio Valenzi.(...)
Questo sarà il Napolista: il pretesto per mantenere vivo un amore. E l’illusione di non aver del tutto disertato.

Le vie della pubblicità sono infinite

Oggi su Gazzetta dello Sport (pag. 44) e il suo settimanale Sportweek (pag. 174) si accavallano due inserzioni.
Una ha per slogan "Chi non ha l'ossessione della taglia 42? Io", e reclamizza il settimanale femminile del gruppo.
L'altra ha "Corona il tuo sogno" per slogan, Fabrizio Corona per testimonial e reclamizza un prodotto che riduce l'appetito.

Barbosa, la vittima del Maracanazo

barbosa Mentre salivano le scalette che dagli spogliatoi del Maracanã portavano al campo, Obdulio Varela detto El Jefe prese in disparte il suo compagno Omar Míguez e gli disse Guarda che faccia da stupido ha il portiere, vorresti farmi credere che proprio tu non sei in grado di segnargli almeno due gol? Il portiere ero io. Moacir Barbosa. Il primo portiere nero nella storia del Brasile. Me l'avrebbero fatta pagare. Ci bastava un pareggio nell'ultima partita del Mondiale, nel nostro stadio, per vincere la Coppa. Non esisteva finale nell'edizione del '50, il titolo sarebbe stato assegnato da un girone, Brasile-Uruguay decideva tutto. Come ha scritto Eduardo Galeano, "per vedere quella partita, i moribondi rinviarono la loro morte e i neonati si sbrigarono a nascere". Il 16 luglio del '50.

venerdì 26 marzo 2010

la versione 2.0 del silenzio elettorale

Marco Esposito, candidato al consiglio regionale della Campania per Idv, ha notato che il candidato presidente pdl Stefano Caldoro ha messo sul suo sito il video informativo-istituzionale della Regione, con le indicazioni su come si vota.
Solo che - ops - manca la parte finale dove si spiega che si può far ricorso al voto disgiunto.

C'è un fantasma che s'aggira pei romanzi

Anche Niccolò Ammaniti ci presenta la sua Fellatianschauung
Saverio era talmente terrorizzato da non provare neppure piacere, ma poi era bastato capacitarsi che Serena Mastrodomenico custodiva nella sua bocca tutto il suo c. per strappargli un orgasmo esplosivo e imbarazzante.
Lei si era passato il dorso della mano sulla bocca, lo aveva guardato negli occhi e gli aveva domandato con una vocina soddisfatta: - Senti, domani, mi accompagneresti da Ikea?
Lui aveva risposto un solo e semplice: - Sì.
Quello era stato il primo sì. Il primo di una sequela infinita.

[Che la festa cominci, Einaudi, pagine 208 e 209]

Banks e la parata del secolo

banks1 Jairzinho scappò a destra. Veloce. Andò via a due dei nostri e vide che nel frattempo Pelé stava prendendo posto al centro dell'area. La palla fece un volo fino alla testa di 'O Rei. Una questione di mezzo secondo. Pelé staccò allo stesso modo con cui in finale avrebbe punito l'Italia, ma schiacciò a terra, con violenza. La palla picchiò dentro l'area piccola e schizzò verso la porta. Il fatto vero successe lì. In porta. Dove ero io, Gordon Banks. Ero all'epoca il portiere dei campioni del mondo in carica. L'Inghilterra. La sfida col Brasile, quel giorno del '70 a Guadalajara, era stata chiamata la sfida fra titani. Lo sapete come sono i giornalisti, esagerano sempre. Dissero titani perché in campo c'erano i vincitori delle ultime tre coppe del mondo. Brasile '58, Brasile '62, Inghilterra '66. Di me raccontavano che avessi un sorriso che pareva una smorfia. Tipo Clark Gable. Ma senza baffetti.

giovedì 25 marzo 2010

Il nipote del negus

E' uscito il nuovo Camilleri
- Pippì, allura 'stu bissino arriva o non arriva?
- Pare che arriva.
- Vero è che camina scàvuso?
- Ma quannu mai. Porrino parlò col direttore del convitto di Palermo. Porta scarpi che costano quanto a dù misate di stipendio mio

Caramelos no los quiero mas

Oggi compie settant'anni la più invisibile delle tifose dell'Inter.
Quando Javier Zanetti le cantò che era il suo sueno proibido.

Dalla Quinta di Butragueño alla cantera

Nacque una definizione e nacque un'idea. Julio César Iglesias, giornalista di El País, inventò la formula in un articolo uscito il 14 novembre del 1983.Titolo: Amancio y la Quinta de El Buitre.
Amancio, cioè Amancio Amaro Varela, gallego di La Coruña, terzo posto al Pallone d'Oro del '64 dietro lo scozzese Denis Law e Luis Suarez, gallego come lui. Una delle stelle della prima Spagna campione d'Europa e del Real Madrid anni '60.Nel 1983 Amancio è l'allenatore del Castilla, la filiale del Real Madrid, la sua squadra B. Squadra che sta viaggiando in testa alla classifica della seconda divisione e che sta per consegnare al calcio una generazione di fenomeni, la Quinta de El Buitre, la generazione di Butragueño.

Ballestrero, campione per caso

Tornammo negli spogliatoi e uno dei miei si gettò a terra piangendo. Non possiamo perdere, loro sono argentini, noi uruguayani. Lo disse in quel modo tutto nostro, di noi sudamericani, quel modo in cui impastiamo la tragedia pure alle piccole cose della vita. Nello stadio soffiava un vento di angustia. Noi diciamo frasi così. Era tutta colpa mia, io, Enrique Ballestrero, 25 anni, il portiere della Celeste, la nazionale di casa. Intorno a me sapevano che sarebbe successo, sentivano che non sarei stato all'altezza della finale di un campionato mondiale, che li avrei traditi. Come poteva l'Uruguay vincere la prima coppa del mondo con un portiere che in nazionale non c'era stato mai? Quel portiere: io.

mercoledì 24 marzo 2010

Premo il testo numero due

La dura vita dell'elettore. C'è chi mi aspetta venerdì al teatro dei salesiani: "Ci tengo alla tua presenza" (pd, via sms).
C'è chi mi invita in un cinema a Casoria per stasera: "Ti aspettiamo" (pd, via sms).
C'è chi mi vuole a un grande evento sempre stasera "con musica di Guido Lembo" (pdl, via sms).
C'è chi senza darmi scadenza mi dice "ho bisogno del tuo aiuto e del tuo voto per i miei amici X e Y" (pdl, via sms).
C'è chi "ci vediamo per la chiusura della mia campagna" (centrosinistra, due sms).
C'è chi "la chiamo dal call center dell'onorevole K. per un breve questionario: lei era a conoscenza del fatto che è candidato alle prossime elezioni regionali?" (pd, telefonata).
C'è chi "ti chiedo di darmi una mano a far sapere ai tuoi contatti che sono candidato..." (pd, via facebook).
C'è chi "questa è una voce registrata per un breve messaggio da W.X., candidato alle prossime elezioni regionali: se è interessato a ricevere informazioni prema il tasto numero 1, altrimenti...".

il giro dei mondiali in 80 portieri: Albertosi

Voleva ammazzarlo. Rivera gli grida, E' mia, e va verso il palo. Lui urla, E' tua, e vede che sul palo quello gli sta facendo un gesto col dito, come a dire, Esce esce. Altro che, se esce. E' il gol di Gerd Muller. E' il 3-3 della Germania. Albertosi lo avrebbe ammazzato. Lo insulta, quello abbraccia il palo, ci picchia la testa sopra, poi gli dice, e Albertosi giura che lo dice, Adesso vado e faccio gol. Palla al centro, Rivera va, e fa gol. 4-3. Quel 4-3. Uno ha la fortuna di vivere dentro la partita della leggenda e non gli capita neppure una parata da consegnare alla memoria. Controllate. Anzi, gli capita di fare un mezzo pasticcio con Poletti sul gol dell'1-2. La sola volta che Enrico Albertosi s'avventa su un pallone dei tedeschi, colpo di testa di Seeler, lo manda in angolo. Ma è l'angolo da cui nasce il 3-3. Succede, che ci vuoi fare. Perlomeno l'hai vissuta. Coi capelli a caschetto sulla testa e una gomma da masticare in bocca. Quella è LA partita, se proprio l'Italia dovesse scegliersene una da ricordare fra le tante dei suoi mondiali. E c'era sempre Albertosi anche nella partita che se l'Italia potesse, sceglierebbe di cancellare. La Corea. Quattro anni prima. Uno ha la sfortuna di vivere dentro la partita della disfatta e non gli capita neppure una parata con la quale mettere a posto la coscienza. Controllate. Quando il tipografo Pak doo Ik gli fa gol, la schiena di Albertosi quasi si piega in due, nel tentativo di arrivarci.

Ansia da spettatore

Ma questa firma significa che non ci saranno più film tipo John Q?

martedì 23 marzo 2010

Arzano e i bambini che se la volevano cavare

La scuola ce la fece. Sei anni fa. La De Filippo-Vico ebbe 21 classi nuove, un laboratorio di informatica con 11 postazioni, due palestre, un campetto di calcio, una pista d'atletica, l'auditorium e la biblioteca. Fu la terza in tutta la Campania a essere adeguata agli standard europei, lasciandosi alle spalle una vita da scuola sgarrupata.
Il professore della scuola, il maestro Marcello D'Orta ha pubblicato altri 11 libri, provando inizialmente a ripetere la stessa formula del suo primo successo, "Io speriamo che me la cavo", sia con "Dio ci ha creato gratis", sia con "Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso".
Domenico Rea scrisse:
La non-borghesia napoletana, che non compra mai un libro o un quadro, che non va a teatro se non per vedere il varietà e belle cosce, dedita al solo denaro e ai suoi prodotti allo stato bruto (barche-villette-vacanze), che acquista un HF per ascoltare Lambade, assai più lontana dalla plebe e dal popolazzo della vecchia aristocrazia, quando è apparso il libro Io speriamo che me la cavo si è scatenata negli acquisti.
La scuola ce l'ha fatta, il maestro ce l'ha fatta, nulla si sa di chi era bambino ad Arzano nella primavera del '90, quando uscì "Io speriamo che me la cavo". Fanno vent'anni in questi giorni. Non sappiamo se alla fine se la sono cavata, fra i 40mila abitanti addossati uno sull'altro in quei tre chilometri quadrati.
A Arzano non c'è nessuno che chiede la limosina perché sa che nessuno gliela può dare.

La barriera di Adamache

stere2
E insomma ci rimasi male. Molto male. Avevo messo sei compagni in barriera e Pelé mi fece gol proprio da quella parte. Come farti sentire inetto. Rivelino prese la rincorsa e mi ricordai che nelle partite precedenti le punizioni le aveva calciate quasi sempre lui. Pelé gli aveva lasciato il pallone anche stavolta, glielo aveva lasciato un attimo prima, ma l'arbitro aveva deciso che il tiro fosse ripetuto. Stavolta allora succede che Rivelino allarga le gambe nel passare sulla palla, fa una finta, sa che dietro c'è Pelé che sta partendo. Infatti. Parte, tira e fa gol. Fa gol esattamente a me, il numero 21 della Romania. Mi chiamo Stere. Stere Adamache.

lunedì 22 marzo 2010

"Il portiere caduto alla difesa"

La gente vuole il gol. Quando vede una partita di calcio, la gente vuole vedere il gol. Meglio se più di uno. Già questo rende il portiere un uomo solo. L'unico che ostacola i desideri della massa. Uno che sta di qua, perché le sedie di là sono tutte occupate. E' quello che "su e giù cammina come sentinella" (Saba). Quello a cui si può dedicare più di una  poesia, magari un romanzo (Handke) che diventa un film d'autore (Wenders), difficilmente una cosa più popolare, che so, una canzone. Nella canzone, semmai, un gol "il portiere lo fece passare" (De Gregori, a proposito del famoso tiro di Nino che aveva le spalle strette e non doveva avere paura di tirare un calcio di rigore perché eccetera eccetera). E al limite al portiere si dedica uno sketch (Alberto Sordi).

venerdì 19 marzo 2010

Il romanzo al tempo dei rifiuti

Dopo analisi, saggi e canzoni, la tragedia dei rifiuti napoletani diventa spunto per un romanzo. Diciamo che i rifiuti sono il catalizzatore o forse forse un turning point.
Emanuele Trevi, Il libro della gioia perpetua 
C'era una volta il favoloso mondo di Lossiniere, un paese dove non suonano i telefoni e si viaggia in carrozza. Napoli, invece, è un inferno vero di traffico e spazzatura. Uno scrittore, appena arrivato da Roma, scopre che l'evento a cui doveva partecipare è stato annullato all'ultimo minuto. Il viaggio, in apparenza inutile, gli fa conoscere una enigmatica maestra e lo porta all'incontro fortuito con un manoscritto ambientato nel paese di Lossiniere, "Il libro di Clara e Riki," e con il mistero della sua autrice: una bambina di otto anni.
[dalla descrizione che gira in rete]

Qui c'è una sua intervista a Nazione Indiana sul tema della responsabilità dell'autore.

giovedì 18 marzo 2010

Le lacrime dell'occhio dominante

Tenendo gli occhi aperti, tendete le braccia in avanti e puntate un oggetto piccolo, distante un paio di metri, coprendolo col dito indice di uno delle due mani, a braccia tese. Senza muovere il dito chiudete prima un occhio poi l'altro. Con un occhio chiuso il vostro dito continuerà a coprire l'oggetto, con l'altro sembrerà che l'oggetto si sia spostato. Ora. L'occhio che permette di mantenere l'oggetto coperto col dito anche quando l'altro è chiuso è quello dominante.
Avere l'occhio dominante sullo stesso lato del proprio braccio dominante è raro nei tennisti, ed è la caratteristica dei fenomeni.
Era la più celebre delle teorie di Roberto Lombardi, la voce (con Elena Pero) delle mie telecronache preferite. Non ce ne saranno più.
Al ritorno dall’Australia avevo chiamato Caterina, la sua splendida compagna che conosco dacchè, da ragazzini, partecipavamo agli stessi tornei di seconda categoria. Mi aveva dato speranze, perché Roberto, ormai da tempo costretto ad una seggiola a rotelle, ad una maschera per l’ossigeno, a un’assistenza continua, sembrava reagire discretamente alla sua terribile malattia. Da Roma si era trasferito a Milano per potersi curare meglio. E per Caterina, medico, era più facile continuare a svolgere la sua professione: “Per lui poter continuare a fare le telecronache di tennis è tutto. Forse abbiamo trovato una via che gli consentirà, dopo un intervento e un mese di silenzio assoluto, una metodologia che gli potrà permettere di parlare ed esser pronto per maggio e i tornei di Roma e Wimbledon. Per Roberto è vitale…”.
Un paio di giorni fa Rino Tommasi mi aveva detto di aver parlato con Caterina - con Roberto era ormai diventato impossibile da tempo, aveva difficoltà a muovere le mani, tenere il cellulare era uno sforzo enorme - e di aver capito invece che le cose erano improvvisamente molto peggiorate. “Caterina mi ha detto che si sono sposati….questa è l’unica notizia bella”.
[dal sito di Ubaldo Scanagatta]

mercoledì 17 marzo 2010

I 30 anni di nero a metà

Tutto comincia con un'armonica. Quella di Morricone, di Sergio Leone, di Charles Bronson. Accordo di La minore nona, La minore sesta nona, così per due volte, poi Re minore e Si minore settima nona. Ora capirete che la nona, la sesta nona e la settima nona, se a 13 anni e mezzo ti stai accanendo coi Cesi-Marciano su un Bontempi arancione aspettando di comprare il pianoforte , be' quei La minore sesta nona e quel Si minore settima nona ti viene voglia di imparare a suonarli. E poi vediamo chi dice che due accordi non cambiano la vita.
I say I sto' ccà, cantava Pino Daniele. Era 30 anni fa, di questi tempi. Marzo, forse anche febbraio, boh. Il disco si chiamava Nero a metà perché era dedicato a Mario Musella, il cantante degli Showmen (Un'orasolaaaa ti vorrreiiiii), morto qualche mese prima. Un figlio della guerra. Di padre americano: Musella era un soldato di origine amerindia. I dischi si chiamavano 33 giri, un mio amico che era più avanti diceva Ellepì, e per tutt'e due costava 7mila lire.

martedì 16 marzo 2010

Manuale del voto in 10 regole per un elettore campano indeciso

1) Provare a prendere la residenza nella regione Puglia prima del voto. In caso di impedimenti passare al punto 2

2) Evitare di far ricorso al voto turandosi il naso, giacché il naso è mezzo tumefatto per averlo tenuto turato a lungo davanti alla monnezza che stava sotto casa, sotto l'ufficio, sotto la scuola dei bambini, sotto i negozi, eccetera eccetera eccetera.

E non ce lo possiamo permettere

C'è stato un momento in cui un sorriso verso un bambino, un pizzicotto su una guancia, una carezza sulla testa erano il segno di una tenerezza verso il piccolo e di una simpatia per l'adulto che l'accompagnava.

- Maro' comm'è bbello 'stu criaturo
- Grazie assaje signo'
- Nennì, viene ccà, damme 'nu vaso 'a nonna, 'a vuò 'na caramella?

Non c'erano barriere fra i bambini e i corpi degli estranei. Poi abbiamo cominciato a diffidare delle caramelle degli estranei e la cronaca ci ha infine spinto lentamente a guardare con sospetto quelli che rivolgono un sorriso al nostro bambino, quelli che gli danno un pizzicotto su una guancia o una carezza sulla testa. Fino al passo successivo: frenare la nostra stessa espansività verso i bambini degli altri, verso tutti i piccoli che stanno al mondo. Sono finiti i sorrisi, i pizzicotti e le carezze.

lunedì 15 marzo 2010

E all'asilo metteva pure gli sgambetti

Roberto Conte è un ex consigliere regionale della Campania, arrestato, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, ed espulso dal Pd - dov'era entrato via Margherita - quando il caso esplose con l'arresto.
Conte aveva provato a tornare in pista alle provinciali di Napoli, ora è candidato al consiglio regionale in una delle liste del centrodestra a sostegno di Caldoro presidente.
Dopo l'annuncio di un mese fa ("non vogliamo inquisiti nelle liste") oggi Gasparri ha affrontato di petto la questione:
Io ero presente quando c'è stata la prima iniziativa in Campania dopo la presentazione delle liste. Caldoro allora ha detto di voler vedere cancellata e ignorata quella candidatura. Tecnicamente, però, un candidato alla presidenza non può mettere il veto a candidati, può solo contestare una candidatura politicamente ma non ha un potere giuridico. Inoltre, dobbiamo dire che questo personaggio era nel centrosinistra, faceva parte della maggioranza di Bassolino. I comportamenti che gli hanno fatto guadagnare questa sanzione da parte della magistratura si sono verificati nella sua precedente appartenenza al centrosinistra.

venerdì 12 marzo 2010

Nel caso uno si svegliasse perché suona un allarme

Stanotte alle 4 e mezza si gioca un doppio di tennis con incasso per la popolazione di Haiti.
Sampras e Federer contro Agassi e Nadal.
Si vede qui.

Fai la riverenza, fai la penitenza

Prima di Canada-Usa, finale di hockey alle Olimpiadi di Vancouver, i portavoce dei due governi avevano fatto una scommessa. Chi perde la partita, dovrà mettere la maglia dell'altra nazionale a una delle prossime conferenze stampa. E i pegni si pagano.
(la foto è qui)

Gli scherzi infiniti di Foster Wallace

Se per caso qualcuno volesse gettare uno sguardo nell'archivio privato del più grande cantore di Roger Federer, l'uomo che lo definì
un'esperienza religiosa, uno di quei rari, straordinari atleti che sembra siano esenti, almeno in parte, da determinate leggi fisiche
ecco, se per caso qualcuno volesse gettare uno sguardo nell'archivio privato di David Foster Wallace, al manoscritto di Infinite Jest, al poemetto scritto da ragazzino, agli appunti che prendeva su libri e dizionari,
adesso si può.

lunedì 8 marzo 2010

Il guaio di certi discorsi

Dieci anni di malgoverno hanno prodotto danni enormi sotto il profilo economico e dell’immagine. E’ giunto il momento di dire la verità agli elettori e il centrosinistra, che ha amministrato male per molti anni, deve assumersi le responsabilità dei disastri provocati. E’ inutile girare intorno alla questione: i colpevoli della difficilissima situazione in cui si trova il nostro territorio sono Bassolino, il Partito Democratico e tutti quanti hanno sostenuto il governo di centrosinistra. Nessuno di questi può chiamarsi fuori da responsabilità e proporsi come una novità
Lo ha detto il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, a Caserta.
In Campania l'Udc candida un ex democratico di rilievo [edit] come Pasquale Sommese e ha per leader Ciriaco De Mita, la cui Margherita nel 2005 fu il partito più votato del centrosinistra.

8 marzo

domenica 7 marzo 2010

La paradinha, un'arte o un reato?

C'è chi rallenta appena un po' : i moderati.
C'è chi rallenta e si ferma prima di calciare: gli esagerati.
C'è chi rallenta, si ferma e fa pure un balletto col piede sospeso nell'aria: gli estremisti.
Benedetta paradinha che fa urlare nei microfoni i telecronisti brasiliani e fa ammattire la Fifa, a tre mesi dai mondiali. Hanno inventato il rigore con la "fermatina", oddìo, ma si può? Il caso è esploso quando in Vasco da Gama-Fluminense, semifinale del campionato finita ai rigori, i brasiliani hanno sfoggiato l'intero catalogo senza farsi scrupoli. «Quel tiro è un imbroglio», così la pensa Blatter, che ora vuole introdurre il divieto di sosta.

martedì 2 marzo 2010

Io so

E' ricomparso un capitolo di Petrolio, il romanzo incompiuto di Pasolini.
Era stato dato a lungo per rubato dalla casa dello scrittore, e viene legato da alcuni alla sua morte e ai misteri dell'Eni.
Dell'Utri dice d'averlo letto.
Dell'Utri.
Non è un omonimo.
E' Dell'Utri.
E quelli del circolo Pasolini di Pavia si dicono un pochino inquietati

"Per dire cosa: buon appetito?"

Concita De Gregorio sul panino più contestato d'Italia

Quello che proprio non si può sopportare, e sì che sopportiamo parecchio, è la cagnara del giorno dopo: quella in cui gli artefici del pasticcio, cretini o criminali che siano, fanno la parte delle vittime. Non vogliono lasciarci votare, urlano in piazza, intervenga il presidente della Repubblica. Vogliono impedirvi di votare, dicono i manifesti in tutta Roma. Vogliono chi? Guardate che siete stati voi. Esiste una regola: ci sono un luogo e un termine entro il quale presentare le candidature. Lo sanno tutti, difatti ci si controlla a vicenda. Se uno va a mangiare un panino e non presenta le carte entro l'ora stabilita deve intervenire il presidente della Repubblica? Per dire cosa: buon appetito?

(qui)

lunedì 1 marzo 2010

FebbraIpod




Corinne Bailey Rae, Feels like the first time
I tasti del piano quelli laggiù, in fondo a destra, ma in fondo in fondo davvero. Poi arriva la sua voce. Ci sono le curve, nella voce di Corinne. Poi la voce insieme ai tasti. Poi la voce, i tasti e l'orchestra. Se resistete, non so come fate.

Peter Gabriel, The Book of Love
The Book of Love is long and boring. C'era una volta un pezzo dei Magnetic Fields. Un signor pezzo. Un giorno arriva Peter Gabriel. Lo spoglia e lo riveste con tutta la sua grandezza, ed è un arrangiamento di un'altra categoria. Ci mette la sua voce, e lo interpreta in due ottave diverse: non sono tanti a poterselo permettere. Candidato a pezzo dell'anno. E ancora non so come qualcuno dica che questo disco è brutto.

top ten, febbraio 2010







Corinne Bailey Rae, The Sea
Con un disco che si chiama The Sea (si ascolta qui), pieno pieno pieno di parole che raccontano di una perdita, uno si domanda perché The Sea, se l'unica cosa che non si sente in questo disco è proprio il mare. (leggi tutto) 

Peter Gabriel, Scratch My Back 
Gli effetti possibili sono due. O si pensa: questa canzone la conosco ma la voce di chi è? Oppure: questa voce la conosco ma che canzone è? (leggi tutto - si ascolta qui)