lunedì 31 maggio 2010

manualetto pratico di vita a roma / 10

Dizionario sinottico di situazioni / 1
In edicola

Er Coriere? Ecco''o qua. L'inserto d'er Coriere? Per carità ma jo quaha roba llà mica'a prendoh, sa? Me toccherebbe apri' l'edicola n'ora prima, per farzela consignà. Davero je serve? Ma lasci perde.

'O Curriere? Eccolo qua. L'inserto d''o Curriere? Dottò, mi shpiace ma l'ho finito. L'ultimo ce l'ho dato stamattina all'ingegnere. Sì, dottò, non mi dite niente, lui si compra Il Mattino ma è cliente, l'inserto d''o Curriere ce lo conservo io perché so che gli piace. Se la prossima volta col Corriere lo volete pure voi, ditemelo un poco prima, che ve lo metto da parte.

domenica 30 maggio 2010

ma tu guarda chi torna in serie A

Nemico Jabulani

I gol. Ne servono di più. Più di quelli visti quattro anni fa in Germania, più che in Corea e Giappone nel 2002, e allora hanno tolto quattro grammi al pallone e gli hanno aggiunto mezzo centimetro di circonferenza. Sarà un po' più rotondo, sarà il più leggero mai esistito e «crescerà la fiducia dei calciatori in se stessi perché aumenteranno le loro possibilità di segnare, e i più bravi ci riusciranno anche in maniera sorprendente», giura HansPeter Nürnberg per conto dell'Adidas, l'azienda tedesca che dal '70 fabbrica palloni per i mondiali.

sabato 29 maggio 2010

Gran nonnino

Il più grande intellettuale della destra mondiale compie 80 anni lunedì e il supplemento settimanale del Telegraph sulle cose che contano nella vita gli dedica la copertina più 4 lenzuoli di parole
Venire sottovalutati per qualcuno è una disgrazia. Per Clint Eastwood è diventata un 'arma. Certo, incontrandolo a vent'anni, prima che cominciasse la sua carriera, nessuno avrebbe visto qualcosa in più di un californiano cui piacevano la birra, le donne, le macchine e strimpellare il piano: un ragazzotto divertente da frequentare.


Vecchie cose dette su Clint Eastwood
Million dollar rugby
Invictus or not invictus
Scusate, e Clint Eastwood dov'è?

venerdì 28 maggio 2010

Manualetto pratico di vita a Roma / 9

Fraseario romanesco-napoletano / 2

Peggio me sento = Quanto più mi aiuti a dire

giovedì 27 maggio 2010

E voglio pure l'Atalanta in coppa Uefa

Se mi toccano la provincia di Bergamo, dobbiamo fare la guerra civile
(Umberto Bossi)

Manualetto pratico di vita a Roma / 8

Fraseario romanesco-napoletano / 1

Mi manda ai pazzi = Mi fa uscire scemo

mercoledì 26 maggio 2010

Lo specchio di Napoli e l'avvelenata di Cappuccio

Il monologo di Mimisa

Naples in the mirror forever. Napoli si è messa allo specchio e si è pisciata in faccia. Perché allo specchio Napoli ci è sempre stata e quando non le tornavano i cazzi suoi la colpa era dello specchio. Giorgi, vieni qua, dove vai? Prima mi domandi se ho letto Bukowski e poi fai la santarita contegnosa. Lo vedete come siete? Quando non vi sta bene, la colpa è dello specchio. Adesso vi specchio io, e se vi riconoscete e vi fate un poco schifo la colpa è mia. Ormai qua ci vengo due volte all'anno per vedere se la villa ai Camaldoli sta ancora all'impiedi. E allora dico io, sopportatemi. The moment is the moment. Ma che madonna vergine ci fate ancora qui? Se dovete campare come a Ginevra, venitevene a Ginevra. Mò vi credete che perché a via Caracciolo faranno una strada superfutura sotto il livello del mare allora siete diventate Londra? Vivete con l'oscurantismo della Svizzera senza le banche della Svizzera. Sentite a me, da qua se uno se ne va per tempo c'è l'occasione che rimane naturale. Se resta, si beve l'acqua del bidet dove si sciacqua. La città si è tirata come vi siete tirate voi. No, no, che c'entra, il lavoro in faccia ve l'hanno fatto bene. Come vi posso dire? Voi vi siete coperte l'età e Napoli si è coperta la storia. Tenete questa smania che volete essere giovani, sempre giovani, tenete la fissa che volete essere contemporanee come i musei dell'arte. Ma contemporanee di chi? Tutte queste mostre dell'avanguardia che non finisce mai, qualche volta sono pure belle, ma è un'avanguardia che dura da cento anni. E a chi parla più? Forse a uno che viene da Bucarest, forse a quello. Ma Napoli a Napoli che gli dice? E voi con la faccia smerigliata a sessant'anni a chi vi rivolgete? I mariti e gli amanti la sanno bene l'età. I giovani, gli avventizi, gli improbabili, quelli vi scansano come se avessero visto un carro al carnevale di Viareggio. E allora? E allora lo fate per lo specchio, e come Napoli state allo specchio notte e giorno per sputarvi in faccia senza prendervi il disturbo di rovinarvi il trucco. Gli specchi si sa, gli specchi nostri li puliscono le cameriere.

Ruggero Cappuccio, Fuoco su Napoli (Feltrinelli)

domenica 23 maggio 2010

Perché stavolta non vince Federer

Perché a Parigi, al Roland Garros, il miglior tennista del mondo non vince mai. 
Rewind. 
Con un po' di argomenti che farebbero andare in freva Buildo - anzi l'autorevole Buildo - Roger Federer ha detto in questi giorni in qualche intervista qua e là che sulla terra non c'è bisogno di avere la volè, quasi non c'è bisogno del servizio, che basta avere le gambe e si può vincere lo stesso uno Slam. E' più facile. Ha precisato che non è una cosa sgarbata verso Nadal, perché Nadal vince ovunque: non solo sulla terra. Ha ammesso che comunque lui non ha un problema con la terra, ma ha un problema con Nadal. E al netto di un po' di semplificazioni, sono tutte cose abbastanza condivisibili.

Guevara Mora

hungUn montòn de plata. Un montone di soldi. Ecco cosa offriva il Paris Saint Germain per portarmi in Francia. Volevano il portiere più giovane del mondiale di Spagna '82. Volevano il portiere che aveva preso solo un gol nelle partite di qualificazione. Se sei nato a El Salvador, una cosa del genere non ti capita facilmente. A me, Luis Ricardo Guevara Mora, successe.
Le qualificazioni erano iniziate che non avevo ancora diciott'anni. Mi dissero che mi aveva chiesto pure l'Inter. Addirittura l'Italia, la patria dei portieri. Ma l'Atletico Marte non mi vendeva. Niente Francia. Niente Italia. Cosa vuoi di più, mi sento chiedere. Hai giocato un mondiale. Hai giocato contro l'Argentina. Hai visto Maradona. Io non sapevo cosa avrei voluto di più, sapevo cosa avrei voluto di meno.

venerdì 21 maggio 2010

La caccia al tesoro

Le prime venti parole del nuovo Montalbano di Camilleri sono ventuno. E sono queste:
Che Gregorio Palmisano e sò soro Caterina erano pirsone chiesastre fin dalla prima gioventù, era cosa cognita in tutto il paìsi.

giovedì 20 maggio 2010

Rivali per modo di dire

- Pa'.
- Sì.
- Ma Nadal dov'è nato?
- In Spagna.
- E Federer?
- In Svizzera.
- Allora sono cugini.
- Mmm... Dici?
- Solo che quando tira Rafa fa ùh, e Roger fa ìh.

martedì 18 maggio 2010

Granelli sinottici

Dormì così a lungo, come il granello fra le zolle, granello anche lui buttato a caso su una terra misteriosa e selvaggia, germogliato alla ventura, abbandonato al capriccio del tempo e del destino (Grazia Deledda, La via del mare)

Il regno dei cieli si può paragonare a un granello di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami. (Vangelo secondo Matteo)

La cicala che imprudente tutta estate al sol cantò, provveduta di niente nell'inverno si trovò, senza più un granello e senza una mosca in la credenza (La Fontaine, Favole)

La posizione di mio marito è quella di un granello. Un granello rispetto a una tempesta di sabbia. Se non parla ancora è per non creare problemi a persone molto più coinvolte di lui in questa vicenda (La moglie del ministro Scajola)

Gregg, l'eroe dell'areo del Manchester

gregg1 James Thaine, il pilota, mi gridò: Scappa, stupido bastardo che adesso scoppia. Non lo so. Non so dove trovai il coraggio. So che invece tornai indietro. Dentro il relitto in fiamme. Presi una bambina e la tirai fuori di lì. Tirai fuori una donna. Poi Bobby Charlton e Dennis Viollett. Li gettai fuori da quel che restava dell'aereo. Ci salvammo in ventuno e per tutti io diventai Harry Gregg, l'eroe di Monaco. Trascinai Charlton e Viollett per una ventina di yards in mezzo alla neve. Matt Busby, il nostro manager, si grattava il petto e si lamentava: Le gambe, le mie gambe. Le sue ferite facevano spavento. Roger Byrne invece non ne aveva neppure una, ma non si muoveva, i suoi occhi erano aperti, passandogli accanto era chiaro, era fin troppo chiaro, che fosse morto. Giocava in difesa. Ho ancora un rimpianto quando penso a quel giorno. Penso che gli occhi, a Roger, dovevo chiuderglieli. Passarci una mano sopra e chiuderglieli.

lunedì 17 maggio 2010

Manualetto pratico di vita a Roma / 7

Se volete prendere il caffé dove lo presero Totò e Peppino nella Banda degli onesti, il caffè dello turzo e la tazza, quello del guardi ma non guardi, quello del ragionier Casoria che si frega lo zucchero, e Frattamaggiore Caivano Cardito; allora bisogna andare al bar La Caffettiera in via Urbana. La scena la girarono lì. E al palazzo accanto girarono le scene in tipografia. Sempre metro B. Sempre fermata Cavour.

domenica 16 maggio 2010

Il giro dei mondiali in 80 portieri: Gopane

E' un vantaggio. Dico a scuola. Ti nascondi dietro le spalle del compagno di banco davanti e la passi liscia. Sempre. Sempre no. Quasi. Essere bassini dà i suoi frutti. La maestra non ti vede. E se hai la fortuna di restare bassino anche a 12-13 anni, non ti vedono neppure i professori delle medie. Uno sballo. Il guaio è che c'è sempre un genitore che si preoccupa. Mica dei voti a scuola. Dico dell'altezza. E allora la mamma ti porta dal medico, il medico se ne esce con la solita storia che questo ragazzino deve fare sport, tu ti ritrovi a fare sport e diventi più alto. I professori ti vedono e fine della pacchia.
A me è andata così fino a un certo punto. La scuola, la mamma, il medico, lo sport. Però non sono diventato più alto. Sono rimasto sotto il metro e settanta. Non è proprio il massimo se lo sport che hai scelto è il calcio, e il tuo ruolo è quello del portiere. Sono nato il giorno dopo Natale a Bloemfontein, Sudafrica. Di nome faccio Motshweneng Simon, il mio cognome è Gopane. Giocavo nella squadra della mia città, i Celtic, quando la nazionale andò ai mondiali del '98. Loro partirono per la Francia, io rimasi a casa. Poi un giorno sento alla tv che s'è fatto male Andre Arendse. Penso: giocherà Paul, la riserva. Non sapevo che Paul Evans si fosse fatto male appena giunto in Europa. Perciò squillò il telefono a casa. Sbrigati, raggiungici, vieni ai mondiali. Sono stato il portiere più basso della storia a essere convocato, e anche il primo a sedere in panchina con la maglia numero 23: all'epoca i convocati erano 22 e non tutti portavano tre portieri. E comunque. Bella esperienza. In nazionale ho giocato solo una volta. Quando ho smesso, sono finito ad allenare i portieri. Sempre ai Celtic. Casa mia. Loro si chiamavano Shuaib Walters e Posnett Omony. Walters si sfasciò il ginocchio: dovettero operarlo. Rimase fuori tutto l'anno. Omony ogni domenica ne combinava una peggio dell'altra. Allora un giorno il presidente si avvicina all'allenatore, gli bisbiglia qualcosa, l'allenatore si alza e mi indica da lontano, Tu. Mi ributtarono in campo. In porta. Di nuovo sotto esame. Diciamo la verità: non c'è mai un compagno di banco tanto alto dietro cui nascondersi per sempre.

Manualetto pratico di vita a Roma / 6

Non c'è una sola gelateria che faccia un gelato cattivo. Qualità media altissima. Ma al primo posto Il Gelatone di via de' Serpenti 28. Rione Monti. Metro B, fermata Cavour.
Ma non ho ancora controllato se esiste ancora la gelateria del signor Domenico a viale Somalia. Un calabrese. Civico intorno al 90, ma vado a memoria. Memoria di qualche anno fa.

sabato 15 maggio 2010

Manualetto pratico di vita a Roma / 5

In un panorama abbastanza desolante del settore pasticceria, sentirete magnificare doti e virtù del tiramisu di Pompi. E' tutto un eccomebuonoiltiramisudiPompi di qua, eccomebuonoiltiramisudiPompi di là. Ma zia Maria lo fa meglio.
Se proprio proprio, allora pasticceria Nobel in via Appia Nuova 457. Verso Re di Roma. Sicilianissima però. E con prezzi da gioielleria.

venerdì 14 maggio 2010

Eravamo io, Cassius Clay, Ezra Pound, Mario e Pippo Santonastaso

Le dediche sono obbligatorie. Che fai: regali un libro senza dedica? No, che non si può. Figurarsi quelli che i libri li scrivono. Nelle dediche passa un frammento della loro vita. A volte è solo un nome. Tanto che a volte quel nome mette a disagio. Sembra che sbirciamo. Celine dedicò il suo Viaggio al termine della notte a una donna. Doveva finire lì. Invece no. Noi oggi sappiamo che per lui fu una donna importante. Forse voleva che si sapesse, forse no. Dice: ma allora perché ha messo il nome di lei lì? Magari era una cosa loro, siamo noi che abbiamo scavato. E abbiamo scoperto. Non mette a disagio? Almeno un po'. Ammettiamolo.

Diario di melassa

Maria Giovanna Luini è una donna che lavora come medico all'istituto europeo di oncologia a Milano e fa la scrittrice nella sua casa di Firenze. L'ultimo romanzo si chiama "Diario di melassa" ed è il primo video romanzo erotico per non udenti. Nel senso che il video non solo è sottotitolato, ma è recitato da attori nel linguaggio dei segni. E' stato presentato ieri al salone del libro di Torino, e tra un po' sarà disponibile in rete a questo link.

EDIT  Correzione. Come segnala Sara, che cura l'ufficio stampa di Luini, "Diario di melassa" è cosa diversa dal video romanzo erotico. Il video romanzo erotico pare che sia allora un progetto senza ancora un titolo. A Torino è stato illustrato il "Diario" nella lingua dei segni perché fosse chiaro il prossimo progetto. Mi scuso: avevo dedotto male.

Manualetto pratico di vita a Roma / 4

Il pane pizza non esiste. Se non nella vostra testa. Il pane pizza si chiama focaccia. O al limite pizzetta.

giovedì 13 maggio 2010

Manualetto pratico di vita a Roma / 3

Se siete in un bar, se avete chiesto un po' d'acqua, se il barista vi domanda se la volete leggermente; non significa che intende sapere se la bottiglia deve porgerla con gentilezza. Sta solo chiedendo se la volete leggermente frizzante.

mercoledì 12 maggio 2010

La lezione di Giambattista Vico nel pensiero di Luciano Ligabue

È una delle più grandi curiosità nella storia della filosofia che un pensatore geniale come Giambattista Vico abbia volutamente ignorato il pensiero del proprio tempo. 
non e' tempo per noi che non ci adeguiamo mai / fuorimoda, fuoriposto, insomma sempre fuori dai  [non è tempo per noi]
La maggior parte dei libri che Vico leggeva erano precedenti al 1700. Leggeva i classici naturalmente e le opere erudite del '600. 
tutto quanto detto, tutto quanto scritto [l'han detto anche gli stones]

Manualetto pratico di vita a Roma / 2

Per nessun motivo al mondo, né per chiedere informazioni su una fermata, né per chiedere informazioni sugli orari, né per chiedere informazioni sui percorsi, usare la parola pullman. Vi ridono dietro. Il pullman è quello delle gite. Si chiama autobus. A volte bus. A volte - al limite - auto.

martedì 11 maggio 2010

American Carmen

Elettra di Carmen Consoli esce in America. E Pop Matters le dà un bell'otto.

Manualetto pratico di vita a Roma


Nei bar non ordinare delle prussiane. Meno ancora col diminutivo: prussianine.
Le prussiane le chiamano ventagli.

lunedì 10 maggio 2010

Gilmar e il petto su cui andò a piangere Pelé

gilmar-foto Non lo mettere quel numero, Gilmar, mi dicevano i compagni. Non lo mettere che porta sfortuna. Avevo la maglia con il 13 ai Mondiali in Svezia. Come se a me potesse importare qualcosa della magia, della scaramanzia e dell'irrazionalità. I miei primi Mondiali, cinque anni dopo aver debuttato in nazionale al posto di Castilho. La sfortuna non esiste. Prende vita solo per accanirsi su chi crede che ci sia. Io e il mio 13 dietro la schiena uscimmo dal campo senza prendere gol dopo la prima partita contro l'Austria. E dopo la seconda con l'Inghilterra. E dopo la terza con l'Urss. E dopo la quarta con il Galles.  La mia voce dentro lo spogliatoio era la più ascoltata. Per questo mi permisi di dire a Italo Feola, il nostro ct, che in attacco bisognava osare un po' di più.

Il Casanova che c'è in Bondi

Oggi alcuni quotidiani danno il meglio di sè nell'esercizio di lordare anche la mia onestà. Avrò il tempo per medicare le ferite alla mia onorabilità.
[sandro bondi]


Con la spada alla mano spero che non mi avverrà di ferirvi mortalmente, e poche stille del vostro sangue abbondantemente mi compenseranno dell'affronto con cui mi avete lordato.
[giacomo casanova, il duello]

venerdì 7 maggio 2010

Mal di panchester e Harper Lee

Basta, con i 3 mila ho chiuso: l'ultima volta ho preso una capocciata da paura.
Il buio oltre la siepe

Uomini con le tette

Esiste un'espressione che spesso viene usata con lo scopo di celebrare la forza di una donna, ma di fatto contiene un giudizio discriminatorio, tanto che molte donne cominciano a ribellarsi e a mostrare fastidio. L'espressione è una donna con le palle.
Nel commentare le elezioni in Gran Bretagna, oggi la post femminista Fey Weldon ribalta scena e stereotipi.
"Nick Clegg e David Cameron sono entrambi esemplari di quella specie di uomo che io chiamo New Man, che poi è più donna che uomo. Il New Man incarna le virtù femminili, le uniche che ci possono forse salvare: l'attenzione per gli altri, la generosità, la capacità di chiedere scusa"

Ma guarda uno che va a leggere

C'era un bel pezzo lunedì sul Corriere. Sui nullatenenti che però stanno in affitto a Porto Cervo. Sui finti poveri che in Italia hanno ville e appartamenti.
E poi c'era scritto
In un’altra occasione è stato sufficiente controllare a fondo il parco macchine di un caseggiato popolare per scoprire fra gli assegnatari degli alloggi i proprietari, rispettivamente, di una Porsche Carrera, una Jaguar e un Suv Volkswagen Tuareg. E questo a Padova, non a Napoli.

Totò, Scajola e i giovani d'oggi

C'è un tipo che lavora al ministero. Questo signore qui ha un figlio - Carlo - che si deve sposare. Cioè. Non è che si deve sposare. Si vuole sposare. Con Gabriella. Il papà di Gabriella, il cavaliere Cocozza, della pasticceria omonima, all'inizio non vuole, poi però sua moglie lo convince. Anche il papà di Carlo, quello che lavora al ministero, all'inizio non vuole. Poi però sua moglie lo convince. E fin qui.

giovedì 6 maggio 2010

Gatti, el loco che non andò ai Mondiali di Videla

gatti1 Non ce l’ho fatta ad andare allo stadio. I Mondiali nella mia Argentina, e io a casa. Non ce l'ho fatta a unire la mia voce a quella della folla, la folla cieca che ha scelto di non vedere. Potevo esserci io in porta, Hugo Gatti, il loco. Hanno organizzato tutto per bene. Hanno sistemato ogni cosa affinché vada come deve andare. Piano perfetto, il loro. Loro chi? Andiamo, avete capito. Ma ho detto di no. Due lettere. Le più difficili da mettere insieme. Vi avranno parlato di Ubaldo Fillol, detto il Papero. Lui è quello che mi ha preso il posto. Fa il signore. Perché lui è il tipo giusto. Il fidanzato che ogni madre sogna per sua figlia, solo che le figlie sognano me.

Mal di panchester e Roberto Saviano

No, qui è dove facciamo le zozzerie. Quello che cerca lei è il paese qui accanto.
Gomorra

Non restare chiuso qui

mercoledì 5 maggio 2010

Mal di panchester e Oliver Sacks

Cazzo, e mi è pure volato via in autostrada!
L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Francillon, cuore di Haiti


Prima ci provò Mazzola. Poi Facchetti. Poi mi trovai di fronte Giorgio Chinaglia e parai anche il suo tiro, prima di lanciarmi in tuffo su un colpo di testa di Gigi Riva. E di nuovo su Mazzola. Altre due volte. Se la mia Haiti era sullo 0-0 alla fine del primo tempo contro la grande Italia, insomma, era per merito mio. Un miracolo. Un doppio miracolo. Perché a noi di Haiti, nel giugno del '74, pareva già tanto essere arrivati lì
. Ai Mondiali di calcio in Germania. Sono passati quasi quarant'anni, e a un Mondiale non siamo più tornati. Per arrivare guardare da vicino l'Italia, e poi la Polonia, e poi l'Argentina, i nostri sforzi furono finanziati direttamente da Jean-Claude Duvalier, il figlio di François, Papa Doc, dittatore fino al '71. Lo sciamano, lo stregone, la divinità voodoo.

martedì 4 maggio 2010

Mal di panchester e Stefano Benni

- Glu glu glu?
- Per me un caffé grazie
- Glu Glu? Glu glu glu?
- No, per me cappuccino e brioche
Il bar sotto il mare

Fillol, il numero 5 e il petto bagnato

Fillol nella finale mondiale del '78 contro l'Olanda
Fillol nella finale mondiale del '78 contro l'Olanda
Il tempo è passato. Non saprei dire se in fretta o lentamente, però è passato. E io non ho mai smesso di essere orgoglioso di quel Mundial, di quella vittoria davanti alla nostra gente.
Dite quello che volete. Ho giocato tre Mondiali, ma in Argentina fu un'altra cosa. Eravamo 25 milioni di persone contro tutto il mondo. Venticinque milioni di argentini che dipendevano da noi, che vivevano intorno a noi. Noi, una squadra. Un gruppo unito, merito di Menotti e di Rubén Pizzarroti, il preparatore atletico. Rubén sapeva come parlare per motivarci: le sue chiacchiere prima di ogni partita restano memorabili.

lunedì 3 maggio 2010

Dove ho messo il dizionario

Poi un giorno qualcuno dovrà spiegare perché il film Furry Vengeance esce in Italia con il titolo Puzzole alla riscossa

Mal di panchester e Cesare Pavese

- Dai, Buzz, è ora di andare.
- Rassegnati, è il decimo che provi ad accendere: non ci riuscirai mai
- Neil, Mike, vi prego, l'ultimo tentativo. Avevo portato anche la chitarra...
La luna e i falò

sabato 1 maggio 2010

il divano sul concerto

La scaletta del concerto di piazza San Giovanni.

Via alle 15.15
Rosso Malpelo - Camillorè - Marvanza Reggae Sound.
Alle 16
Bud Spencer Blues Explosion - Nina Zilli - Aesseroma Artisti - Simone Cristicchi - Funk off - Beppe Voltarelli e Alfio Antico - Asian Dub Fundation - Samuele Bersani - Ensemble Beautiful (Gianni Maroccolo, Cristiano Godano, Luca Bergia, Riccardo Tesio e Howie B) - Roy Paci & Aretuska.
Pausa alle 19
Dalle 19.40 circa
Olen Cesari e la Roma Sinfonietta - la Grande Orchestra Sinfonica di Francesco Lanzillotta - Massimo Ranieri che interpreterà la poesia di Eduardo De Filippo “‘E pparole” - Paolo Nutini - Carmen Consoli - Vinicio Capossela con Enzo del Re - Baustelle - Claudio Lolli - Edoardo Bennato - Enrico Capuano - Petra Montecorvino - Roberto Giglio e Tre allegri ragazzi morti.

[dalle 15 chiudono le stazioni metro Manzoni e San Giovanni. La stazione metro più vicina è a 700 metri circa, piazza Re di Roma]

Poi vi racconto.