venerdì 14 maggio 2010

Eravamo io, Cassius Clay, Ezra Pound, Mario e Pippo Santonastaso

Le dediche sono obbligatorie. Che fai: regali un libro senza dedica? No, che non si può. Figurarsi quelli che i libri li scrivono. Nelle dediche passa un frammento della loro vita. A volte è solo un nome. Tanto che a volte quel nome mette a disagio. Sembra che sbirciamo. Celine dedicò il suo Viaggio al termine della notte a una donna. Doveva finire lì. Invece no. Noi oggi sappiamo che per lui fu una donna importante. Forse voleva che si sapesse, forse no. Dice: ma allora perché ha messo il nome di lei lì? Magari era una cosa loro, siamo noi che abbiamo scavato. E abbiamo scoperto. Non mette a disagio? Almeno un po'. Ammettiamolo.


Le dediche sono belle quando hanno un dettaglio. Tipo quella di Gabriel Garcia Màrquez nell'amore ai tempi del colera.
A Mercedes, naturalmente.
Dove l'accento non sta sul nome. Sta sull'avverbio. E ci passa tutto un mondo, in quell'avverbio. Ma la più bella di tutte le belle è la dedica di T.S. Eliot ne La Terra Desolata, un libro - se ce n'è uno - che cambia la maniera di leggere e studiare. Già quella introduce nel clima del poemetto. Eliot scrive:
For Ezra Pound, il miglior fabbro. 
Intanto lo scrive in italiano. Ed è già una citazione (Dante, Purgatorio: Guinizelli), un frammento, la cifra di tutto, è il metodo mitico. La dedica poi si riferisce al fatto che Pound aveva raccolto tutto il suo materiale incandescente, tagliando e cucendo il manoscritto fino alla versione semi definitiva.
Celine, Marquez, Eliot. E poi c'è Maradona. Lui, proprio lui. Diego. Fandango è l'editore della traduzione italiana dell'autobiografia Yo soy El Diego. E Maradona con la dedica s'è fatto prendere un po' la mano. La mano de dios.


A Dalma Nerea e a Giannina Dinorah Maradona.
Ai miei genitori, Chitoro e Tota.
A mia moglie Claudia.
Al Lalo e al Turco, i miei fratelli.
Alle mie sorelle Ana, Kity, Lili, Mary e Caly.
Al mio amico Guillermo Coppola.
E a tutti i calciatori del mondo.
A Fidel Castro e, attraverso lui, a tutto il popolo cubano.
A Rodrigo.
A Carlos Menem.
A tutti i miei nipoti.
A tutti i Cebollitas.
A tutta Fiorito.
Ai napoletani.
Ai tifosi del Boca.
Alla gente di La Quiaca.
A Francis Cornejo.
A Caniggia e ai suoi figli.
A Marito Kempes.
A Claudio Husain, al Turu Flores, al Turco Asad e al Rifle Pandolfi.
Alla memoria di Juan Funes.
A Julio Grondona.
A Ciro Ferrara.
A Salvatore Bagni.
A Rivelinho.
Ad Augustin Pichot.
Ai ragazzi del volley.
A Emiliano Dìaz, il figlio di Ramòn.
Agli avvocati che hanno tirato fuori il mio amico dal carcere.
A Carlos.
A Salvatore Carmando.
A Quique e a Gabriel.
A Los Piojos.
A Charly e a Calamaro.
A Lauria.
A Gabriel.
A Omar.
A Leo.
A Fede Ribeiro e Andrea Burstein.
A tutti i ragazzi del Tortugas.
A Cristian dei Las Canitas.
Al dottor Oliva.
Al dottor Lentini.
Al Ciego Signorini.
Al Renegado Vilamitjana.
Al Negro Avila.
A Costy Vigil.
Alla gente del Cristoforo Colombo.
A Shaquille O'Neal, Michael Jordan e le torri gemelle del San Antonio.
E per ultimo, al mio cuore e a Dio

2 commenti:

idefix973 ha detto...

e alla signora Scognamiglio del terzo piano con i figli Peppiniello e Marittiello, le nuore Titina e Nunziata, e i nipoti Mimì, Pascaluccio e la piccola Rafilina.
Che facciamo, Diego, ce li dimentichiamo?

ottanta/cento ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.