mercoledì 19 settembre 2018

L'incapacità del calcio italiano di decifrare la nuova dimensione

Cambiano i ct, cambiano i calciatori, ma della Nazionale oggi sappiamo le stesse cose di un anno fa: non vince. Finanche la ricerca delle ragioni è diventata uno stanco rosario di pensieri già pensati: gli stranieri, i giovani che non giocano, la crisi dei vivai. C'è in questa paralisi estrema qualcosa allo stesso tempo di casuale e di ineluttabile.
Casuale perché in questo triennio i club italiani hanno lasciato traccia nelle Coppe e le Nazionali giovanili acceso speranze; ineluttabile perché dopo la mancata qualificazione in Russia, la serie B in Nations League porterebbe altra sfiducia e depressione.

giovedì 30 agosto 2018

Sulla pelle di Stefano Cucchi


Ora il mondo saprà di Cucchi - Cucchi Stefano, che avrebbe compiuto quarant'anni a ottobre e che invece è morto a trentuno nella stanza numero 16 al primo piano del reparto di medicina protetta all'ospedale Sandro Pertini, oltre il cancello, oltre le sbarre, rannicchiato vicino alla finestra, dicono fossero le cinque e trenta del mattino. È stata la tragedia italiana di un ragazzo e della sua famiglia che dal 2009 chiede giustizia, mentre ancora si tiene il processo d’appello bis per quella morte avvenuta sei giorni dopo un arresto: tre carabinieri imputati di omicidio preterintenzionale, un maresciallo che risponde dei reati di calunnia e falso. “Non siamo riusciti a salvarti ma te lo avevo promesso che non sarebbe finita lì”, così ha scritto la sorella Ilaria qualche settimana fa sulla sua pagina facebook seguita da 270mila persone, nel giorno del lancio del trailer di Sulla mia pelle, il film sugli ultimi giorni di Cucchi diretto da Alessio Cremonini che aprirà la sezione “Orizzonti” della Mostra di Venezia. Il mondo saprà di Stefano perché, insieme a Lucky Red, il film è distribuito da Netflix nel suo bacino di 190 paesi: per la prima volta in assoluto sarà disponibile in streaming (dal 12 settembre) in contemporanea all'uscita nelle sale, fra le proteste delle associazioni degli esercenti. Il clima? Un mese fa il ministro dell’Interno Matteo Salvini si schierava contro il ddl sul reato di tortura: “Carabinieri e polizia devono poter fare il loro lavoro. Se devo prendere per il collo un delinquente, lo prendo. Se cade e si sbuccia un ginocchio, sono cazzi suoi”.

mercoledì 25 luglio 2018

CR7 e la Juventus, l'ultimo strappo dalla Serie A

Non si tirano fuori 350 milioni di euro per vincere un ottavo scudetto di fila, un nono e un decimo; forse nemmeno per dare la caccia alla Champions vale la pena spingersi a tanto. Se la Juventus avesse comprato Cristiano Ronaldo soltanto per vivere gioie che in fondo già conosce, i suoi soldi resterebbero una spesa. Invece sono altro, sono un investimento, sono il prezzo per la resa dei conti definitiva con una dimensione a cui la Juventus sente di non appartenere più. Sarà questo il tema politico e mediatico nel calcio italiano dei prossimi mesi.
La Juventus non sta allargando la distanza con il resto della serie A per accrescere il numero dei suoi titoli; lo fa per andarle oltre, per scrollarsela di dosso, per far diventare la sua egemonia una questione da porre e da risolvere fuori dal terreno su cui la esercita. Prendere Ronaldo e vivere coerentemente con lui non significa battere chi è stato già battuto con Zaza, e neppure superare finalmente quelli che Ronaldo ce l'avevano prima.
L'ingaggio di Ronaldo ha un senso perché aprirà la strada - con un timing perfetto - a discorsi rotondi nelle sedi giuste, in modo da superare i campionati senza storia come quelli in Italia, Germania, Francia.

sabato 21 luglio 2018

La partita che si giocò in una sola metà del campo

La polizia municipale si presentò allo stadio un attimo prima che fosse battuta la palla al centro. Gli austriaci erano tutti schierati, secondo l’ordine che li aveva resi celebri nel mondo [1]. Josef Bican si spazientì perché aveva già piazzato la suola della scarpa sul pallone e nessuno fino a quel momento lo aveva mai obbligato a tirare il piede indietro. Ma il tenente era stato perentorio, aveva tra le mani un foglio di carta che non lasciava spiraglio agli equivoci, chiese di potersi appartare con i due allenatori e a loro per primi comunicò che la partita non poteva cominciare. Marcello Lippi aveva mezzo consumato il quarto Mercator della sua giornata, Hugo Meisl pensò che come al solito, con gli italiani di mezzo, c’era sempre qualche casino che spuntava, ma nessuno dei due aveva alcuna intenzione di rinviare. “Ho qui la relazione definitiva della commissione d’inchiesta sulla staticità dei campi di calcio di tutta la Cacania” [2], disse il tenente allargando le braccia, quasi scusandosi, “e l’analisi finale della commissione di vigilanza sull'agibilità. Metà campo sorge su sottosuolo vuoto. Mi duole comunicarvi che non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per giocare”. Disse così, disse proprio: mi duole, e senza neppure attendere una replica, voltò le spalle e si avviò verso i cancelli ai quali mettere i sigilli.

mercoledì 6 giugno 2018

La partita dimenticata dell'Italia di Bearzot

Gli italiani arrivarono all'ora di pranzo, e tutto quello che davvero era importante accadde prima che iniziasse la partita. Appena sceso dalla diligenza che percorreva la Ruta 68 tra Santiago e Valparaíso, Cesare Maldini corse a posare le sue tre valigie in camera, attraversando il profumo dei filari, dei fiori e delle empanaditas ripiene di carne d’agnello. Un paio di passi dietro di lui, Gigi Riva tirò fuori dalle tasche il foglietto a righe su cui una mano amica aveva scritto il nome dell’uomo a cui rivolgersi una volta giunti al pueblo, pochi chilometri dal lago Villarrica, per venire a capo del rebus con cui erano partiti dall’Italia, in questa missione quasi senza speranze per conto di Bearzot.

martedì 5 giugno 2018

Marotta, Lotito e il banchetto delle poltrone

Nei giorni in cui era gratuito indignarsi per gli adesivi di Anna Frank, Giovanni Malagò da presidente del Coni si fece sentire con Tavecchio. Gli chiedeva di isolare Lotito: mai più uno così nelle istituzioni, disse, mai più. Con i super poteri del commissario, ora vede la sua Lega mandare proprio Lotito in Consiglio federale, dentro una partita più ampia sui contratti per i diritti tv, a cui Malagò non è certo rimasto estraneo. Lotito che torna in Consiglio è a tutti gli effetti un frutto della sua politica, come il ritorno a galla di Abete con la candidatura alla presidenza. Il calcio italiano sa sempre come sorprendere e gli uomini di potere sanno come far pace.

lunedì 28 maggio 2018

La Juventus e il calcio delle oligarchie

Dopo quattro anni Milano torna in Champions con l'Inter, riprendendo faticosamente la scia di chi nel frattempo ha marciato a un'altra velocità. Il calcio delle oligarchie non aspetta. Rimanere esclusi dal bancomat dei diritti tv su scala europea produce lunghe ricadute nel cortile di casa. Suning voleva riscrivere gli equilibri e non c'era ancora riuscito. La proprietà del Milan resta un mistero, nel disinteresse di Covisoc e Figc. Così la serie A campicchia di realtà pulviscolari. Nessuno sa perché il Genoa incassi e non spenda, dove siano gli investimenti promessi da Saputo a Bologna, che fine abbia fatto l'energia iniziale dei Della Valle a Firenze, che progetti di sviluppo abbia Cairo per il Torino.
Di questo antagonismo spento dovrebbe discutere il calcio italiano. Perciò di egemonia juventina si parlava qui sette giorni fa, generando repliche di tenore vario su social e altri media.

sabato 26 maggio 2018

Il portiere che posò nudo vincendo al fianco di Pelé

Molto prima dei qatarioti che a Parigi vogliono aggiungere Buffon al loro album di stelle internazionali per vincere la Coppa dei Campioni, i discografici dell'Atlantic e i dirigenti della Warner raccoglievano stelle ai Cosmos per promuovere il calcio negli Stati Uniti.
Quarant'anni fa erano i primi, o si dovrebbe dire gli unici.
Andarono a prendersi Pelé e calciatori da 14 paesi differenti, ma il portiere no, il portiere era un ragazzo americano che faceva di tutto per non smentire i cliché sull'estetica e la psicologia del ruolo. Si chiamava Shep Messing, veniva dal Bronx, si era laureato ad Harvard, e in quella squadra di celebrità Beckenbauer, Chinaglia, Carlos Alberto - rimase fino al giorno dell'ultimo trionfo di Pelé, fino alla partita d'addio del brasiliano al calcio che valse il titolo del 1977. Contro Seattle.

lunedì 21 maggio 2018

L'egemonia della Juventus non aiuta il sistema a crescere

Un istante dopo aver finito di celebrare il settimo scudetto della Juventus, il calcio italiano dovrebbe aprire una riflessione sul senso di questa egemonia senza precedenti, tipica solo dei sistemi sottosviluppati.
Non è la serialità delle vittorie a generare intorno a un movimento più interessi, né economici né sentimentali, e una comunità unita dovrebbe prima o poi occuparsene.
Prima ancora che dedicarsi a Orsato oggi e Ceccarini ieri, dei rossi mancati a Pjanic e Rugani, della Var spenta sul fallo di Benatia con la Lazio e del mani di Bernardeschi a Cagliari, chi volesse davvero avversare la Juventus dovrebbe chiedersi come sia possibile nuotare nel suo stesso mare accettando in partenza di vivere agli estremi della catena alimentare, da plancton, sentendosi per giunta accusato di essere "poco allenante".

giovedì 17 maggio 2018

Abete in Figc, il calcio ostaggio del passato

Bisogna avvertire chi si fosse distratto. L'Italia fuori dai prossimi Mondiali, in piena crisi morale e istituzionale prima ancora che tecnica, ha scelto per rinascere l'uomo che l'ha accompagnata sotto braccio e sotto narcosi verso il suo punto più basso. Non è un caso di omonimia. Il Giancarlo Abete che conta di correre per la presidenza in Federcalcio col sostegno di calciatori, arbitri, Lega Pro e Dilettanti è sempre lui: origini campane, tifoso della Juve, fratello di Luigi al vertice della Bnl, deputato dc dal 1979, in Figc dal 1989 e due volte presidente, nel 2007 e nel 2013.