La bara entrò nella basilica sulle spalle di certi uomini, d’onore. La figlia del defunto se ne stava seduta in prima fila, gli occhi sgranati, l’abito nero. Piangevano tutti, parenti e amici, piangevano pur sapendo che il morto in verità non c’era. Ai piedi dell’altare di Santa Maria della Sanità vuota era la cassa, perché Antonio Angelo Flavio Comneno Grippa Focas Lascaris di Bisanzio, principe della risata sotto la maschera di Totò, aveva già preso congedo dai suoi cari per due volte, salutato e sepolto, e al terzo funerale stavolta era presente solo per finta. Una specie di ultimo show.
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sabato 15 aprile 2017
mercoledì 27 gennaio 2016
I gol inattesi alla Scala del calcio
RACCONTANO che Nereo Rocco fosse il più contrariato di tutti, finché qualcuno nello spogliatoio del Milan sbottò: «Adesso facciamo segnare anche i ciclisti». Il Mantova aveva appena vinto a San Siro, gol a tre minuti dalla fine di Franco Panizza, nulla a che vedere con Wladimiro, il quale peraltro nel ‘71 neppure era ancora il campione avrebbe sfiorato il podio al Tour. D’una facile gag sui cognomi si trattava, serviva a marcare il solco fra la sacralità del palcoscenico e l’improbabilità del protagonista.

Come quando Antonio Scannagatti, detto il “cigno di Caianiello” (Totò a colori), si presenta per dirigere la mòseca alla Scala, o come stavolta crediamo di poter fare di nuovo con Lasagna, l’ultimo a iscriversi su un campo di calcio all’albo degli inattesi. Del resto siamo a San Siro. Se è vero che questa è la Scala del calcio, per forza fra i tenori ogni tanto s’imbuca un figurante. Il contrasto fra gli opposti garantisce l’armonia del mondo, concetto filosofico del tutto chiaro ai tifosi della Cavese, i quali nel novembre ‘82 si presentarono allo stadio di Milano con lo striscione “Fedelissimi Bar Manna” e tornarono a casa cantando “Glory glory Alleluja”: del gol di Costante Tivelli sotto i portici della città ancora si parla.
Aspetti che esca Falstaff, e sulla scena invece s’affaccia un paggio suo. Fulvio Simonini, trent’anni fa riserva di Cantarutti all’Atalanta, era alla sua prima partita da titolare in serie A contro l’Inter di Zenga e Rummenigge, ma trovò il coraggio per tener salde le gambe e far gol a San Siro [video]. Una doppietta, addirittura. Quando l’arbitro fischiò pure un rigore, Soldà andò a sfilargli il pallone di una possibile tripletta dalle mani. Non esageriamo, ragazzo. Succede. All’Inter per la verità abbastanza spesso, eppure all’imprevedibile non ci si abitua mai. Una volta esce dal cilindro un Pirazzini col Foggia e un’altra Macchi col Cesena. Dentro una presunta comparsa in qualche caso si nasconde una sorpresa. «L’attaccante che mi ha fatto più soffrire in carriera è stato Galuppi»: è la confessione di Claudio Gentile, uno che si sarebbe aggrappato alle maglie di Zico e Maradona per non farseli scappar via. Gian Paolo Galuppi, fantasista per amatori, aveva zittito San Siro col Vicenza nel ‘73. Stesso discorso vale per Rocco Pagano, ispiratore del Pescara di Galeone che nel 1987 fece saltare il banco interista alla prima giornata [video], e indicato come una rogna vera, la più grande mai sperimentata in vita sua, da Paolo Maldini.
In fondo anche Clint Eastwood guida un jet da comparsa in un film del ‘55 e poi diventa quel che diventa. Michele Paramatti gelò San Siro da semisconosciuto [video], venendo da anni di disoccupazione, e poi finì alla Juve. Il gol alla Scala ha acceso spesso i cantori delle curve. “Nella Reggina c’è / un giocatore che / dribbla come Pelè / Possanzini alè alè!”. Il Messina schiaccia il Milan campione d’Europa [video] e dunque “Giampà è meglio di Kakà”. Momenti irripetibili, ma non per tutti. Raimondo Marino, terzinone del Napoli, fece un gol della vittoria contro il Milan (1979) e uno del pareggio al 91’ contro l’Inter (1982, video). Mentre Francesco Gazzaneo sarà di certo da qualche parte a raccontare della sua rete a San Siro [video], l’unica per lui e l’ultima nella storia dell’Avellino in serie A. Questo alla fine succede: Scannagatti torna a casa e resta per sempre “il cigno di Caianiello”.
mercoledì 6 gennaio 2016
Non era Malafemmena
Sono persino arrivati a dire che la sua celeberrima, splendida "Malafemmena" Totò l'abbia scritta per me... Totò... Era veramente un gentleman dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi. Era un professionista favoloso. Molto signore, molto gentile, molto bravo. Anche se, allora, quei film che oggi sono portati alle stelle erano considerati commerciali. E lui ne soffriva. Per me aveva un'ammirazione immensa - ero molto giovane, allora - ma si accostava con una tale discrezione... con una tale carineria... Il grande bene che mi voleva me lo faceva capire. Mi faceva capire che mi avrebbe voluto sposare... Anzi, ne aveva parlato con papà. E papà gli diceva: "Guardi, Silvana è una ragazzina. Non pensa a queste cose". E lui mi faceva trovare in camerino i cioccolatini, i mazzolini di fiori guarniti con il pizzo. Era un amore, il suo... [...] E non soltanto il suo sentimento per me era così prepotente... Hanno cominciato a chiedermi in moglie all'età di dodici anni. Un po' prestino, direi. Anche se, vista di spalle, con i miei splendidi capelli sciolti, ne dimostravo qualcuno in più.
mercoledì 11 febbraio 2015
A proposito di Siani e Pino Daniele
Quante sono le Napoli possibili.
Veniva da chiederselo un mese fa quando morì Pino Daniele, lutto generazionale come pochi, ma anche trasversale alle cosiddette due città, tanto per restare dentro il canone delle definizioni antropologico-letterarie (cfr. Domenico Rea, Raffaele La Capria), e lutto trasversale forse perfino più di quello collettivo per Troisi.
Quante sono le Napoli possibili dentro le forme artistiche, della scrittura, della recitazione, della musica, veniva da chiedersi di nuovo ieri sera mentre sul palco del festival di Sanremo si esibiva Alessandro Siani, spaccando il pubblico: chi rideva in teatro e chi a casa trovava le sue battute già sentite, molto sentite; senza qui entrare nel merito della loro scorrettezza e della loro opportunità, giacché dovremmo altrimenti discutere sugli eventuali limiti che la comicità deve o non deve darsi, sulla volgarità e/o sulla banalità. Non è il caso. Il punto adesso è un altro.
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domenica 9 novembre 2014
Il duello su Eduardo
Giovedì scorso sul Mattino, il maestro Roberto De Simone ha scritto un articolo che aveva per titolo "Luci e ombre del mito chiamato Eduardo". Un'analisi molto severa sull'opera di Eduardo, vestita da rivisitazione critica, secondo me piena di passaggi incongruenti e con un fastidio, come dire, ideologico-politico.
Oggi, sempre sul Mattino, il maestro Nicola Piovani scrive una replica che per usare le sue parole smonta tutti gli "argomenti zoppi" usati da De Simone, ribadendo quale sia stata la grandezza di Eduardo, il suo lavoro di rottura con una tradizione farsesca locale, il suo merito per aver internazionalizzato e reso universale il teatro che partiva da Napoli. Il titolo del pezzo di Piovani è "Quelle gelosie per il genio di Eduardo".
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venerdì 31 maggio 2013
Il caos di Napoli e il colesterolo
"Allo spettatore vorrei strappare una risata: è da sei film che ci provo, speriamo che sia la volta buona. Anche se ho capito che rido di cose che divertono solo me". (Paolo Sorrentino, Donna Moderna)
"La chiave di Galliani sono gli occhi. Intuii che sono tristi, malinconici. Spesso addirittura vitrei". (Teo Teocoli, Il Fatto, 24 maggio)
"Un'estate intera a Napoli? A rimetterci è solo il colesterolo". (Pino Insegno, Il Mattino, 24 maggio)
«Il rumore di Napoli? Il suo caos? Il suo vociare? E' meraviglioso, l'espressione di una grande energia, perfetta per il mio teatro». (Peter Brook, Il Corriere del mezzogiorno, 29 maggio)
"Io sono un metropolitano. Sono cresciuto con Mario Merola e Miles Davis, le tammorre sono di provincia". (Ciccio Merolla, Il Corriere del mezzogiorno, 28 maggio)
"I film che vedevo mi provocavano sogni musicali. Ulisse, Riso Amaro, i technicolor americani come La Tunica. E poi Totò" (Vince Tempera, Avvenire, 31 maggio)
"Ma è davvero Roma quel che si vede nel film o è piuttosto la media tra Napoli e New York, ovvero tra una ex capitale decaduta da cui fuggono i suoi figli esportando ironia (Sorrentino e Servillo in primis) e la capitale globale del Declino occidentale?". (Marcello Veneziani, Il Giornale, 24 maggio)
"E' stata una fortuna aver visitato ripetutamente e convulsamente tante parti del mondo. Ma la mia fortuna più grande è di essere nato a Napoli, che a questo punto, dopo aver visto tanti posti bellissimi, considero la città più bella del mondo". (Edoardo Bennato, Corriere del Mezzogiorno, 31 maggio)
"Nel resto del mondo non puoi giocare a essere quello che non sei. Da noi funziona sempre, un po' in tutti i campi". (Paolo Sorrentino, La Stampa, 31 maggio)
"Spielberg si stupì quando gli feci i complimenti per la scena finale di E.T. Non capiva. Disse: ma è copiata da Miracolo a Milano. Io ho solo tolto le scarpe e messo la bicicletta". (Giancarlo Giannini, Il Giornale, 31 maggio)
"Preferisco essere chiamata ministra. Con la a". (Josefa Idem, la Repubblica, 26 maggio)
"Penso che questa insistenza nel voler livellare, eguagliare i generi, le identità sessuali, sia un'idiozia. I fiori offerti da un uomo a una donna oggi è considerato un gesto indecente". (Roman Polanski, la Repubblica, 26 maggio)
"Non voglio essere la migliore attrice del mondo ma durare il più a lungo possibile". (Bérénice Bejo, Grazia, 31 maggio)
"Comunque ci sono grandi attrici comiche. Le mie preferite sono Cary Grant e Burt Reynolds". (Jerry Lewis, L'Unità, 24 maggio)
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martedì 8 marzo 2011
A me mi piace premiare il talento
Trent'anni fa usciva Ricomincio da tre, e fu una cosa pazzesca per noi adolescenti napoletani, finalmente liberi di ridere delle nostre timidezze e di una certa Napoli. Lo fu non solo per noi, evidentemente, perché il film d'esordio di Massimo Troisi rimase nei cinema di tutt'Italia per quasi due anni. Chi non l'ha mai visto, lo recuperi.
Per celebrare l'anniversario, un'associazione chiamata Napolibuona ha fatto sapere al mondo di aver creato la pizza Troisi. E' abbastanza normale che fra gli ideatori di una pizza ci sia un pizzaiolo (si chiama Gino Sorbillo), più irrituale che ci sia un ex assessore provinciale, Francesco Borrelli, che non è un omonimo dell'assessore di cui nel cortile s'è parlato in passato, ma esattamente lui: quello delle ronde e della tassa su 'O sole mio.
Per celebrare l'anniversario, un'associazione chiamata Napolibuona ha fatto sapere al mondo di aver creato la pizza Troisi. E' abbastanza normale che fra gli ideatori di una pizza ci sia un pizzaiolo (si chiama Gino Sorbillo), più irrituale che ci sia un ex assessore provinciale, Francesco Borrelli, che non è un omonimo dell'assessore di cui nel cortile s'è parlato in passato, ma esattamente lui: quello delle ronde e della tassa su 'O sole mio.
lunedì 17 maggio 2010
Manualetto pratico di vita a Roma / 7
Se volete prendere il caffé dove lo presero Totò e Peppino nella Banda degli onesti, il caffè dello turzo e la tazza, quello del guardi ma non guardi, quello del ragionier Casoria che si frega lo zucchero, e Frattamaggiore Caivano Cardito; allora bisogna andare al bar La Caffettiera in via Urbana. La scena la girarono lì. E al palazzo accanto girarono le scene in tipografia. Sempre metro B. Sempre fermata Cavour.
venerdì 7 maggio 2010
Totò, Scajola e i giovani d'oggi
C'è un tipo che lavora al ministero. Questo signore qui ha un figlio - Carlo - che si deve sposare. Cioè. Non è che si deve sposare. Si vuole sposare. Con Gabriella. Il papà di Gabriella, il cavaliere Cocozza, della pasticceria omonima, all'inizio non vuole, poi però sua moglie lo convince. Anche il papà di Carlo, quello che lavora al ministero, all'inizio non vuole. Poi però sua moglie lo convince. E fin qui.
giovedì 15 aprile 2010
venerdì 5 febbraio 2010
Quando Holden era vecchio
C'è solo una persona che sa tenere il filo di un ragionamento partendo da Salinger e arrivando a Tex, passando fra il decostruzionismo e Totò Peppino e 'a malafemmena. Ed è Umberto Eco
Perché lo 'Holden' affascina i giovani americani all'inizio degli anni Cinquanta ma nello stesso periodo lascia indifferenti i giovani italiani, i quali lo scoprono solo dieci anni dopo? (...) Potrei citare molte opere che hanno ottenuto vasta popolarità e apprezzamento critico di cui non avrebbero goduto se fossero state pubblicate dieci anni prima o dieci anni dopo. Certe opere devono arrivare nel momento giusto. E dalla filosofia greca in avanti si sa che 'il momento giusto' o 'kairos' costituisce un serio problema. Affermare che un'opera appare o non appare nel momento giusto, non significa poter spiegare perché quello sia proprio il momento giusto. Si tratta di quei problemi irresolubili come predire dove sarà mercoledì una pallina da ping pong affidata il lunedì alle onde del mare.
domenica 17 gennaio 2010
Amleto, Scrooge e lo zio cattivo

C'è una frase in un film da cui vale la pena partire. Il film è la Carica dei 101, la frase è pronunciata da Gaspare, uno dei due improbabili furfanti che provano a rubare i cani per conto di Crudelia. Gaspare si avvicina ai cuccioli che stanno scappando e dice "Venite, venite dallo zio". Dallo zio. Perché dallo zio? Perché la rappresentazione culturale diffusa dello zio è quella del peggior fetente possibile?
I crimini di re Claudio e i suoi progetti tetri sul conto del nipote Amleto sono forse il punto più alto sul tema in letteratura, evocato e ripreso pari pari nel Re Leone con zio Scar e il piccolo Simba. Così come fra storia, leggenda, letteratura e cartoon si piazza la crudeltà del principe Giovanni, il medievale usurpatore del trono di re Riccardo e zio della Lady Marian cara a Robin Hood. Lo Scrooge di Dickens, che ne parliamo a fare. Sempre in Dickens, lo zio Hardwicke dei Misteri di Londra spinge l'orfano Nicholas verso il collegio e la sorellina Howes alla prostituzione.
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