LE MIMOSE fioriscono in pace, dietro un cancello che Sanremo non riesce a riaprire. Poco oltre la metà di questa strada in salita ormai presa d'assalto dalle agenzie immobiliari, dopo un caffè, una bottega di bigiotteria e un buco in cui si tosano cani chiamato "Il paradiso di Pluto", da una curva a gomito spunta un pezzo di memoria con cui la città del Festival ancora non si sente in pace. Hotel Savoy, via Nuvoloni numero 44. Nella notte fra il 26 e il 27 gennaio del 1967 la canzone italiana qui trovò cadavere uno studente di ingegneria che viveva a Recco con sua madre, Luigi Tenco, appena bocciato dalla giuria popolare e neppure ripescato in gara da quella degli esperti al Casinò. I giornali non fecero in tempo a dare la notizia, raccontavano anzi in quelle ore di un Festival piatto, senza polemiche.
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martedì 16 febbraio 2016
venerdì 6 novembre 2015
Visconti, Fellini e i giovani d'oggi
Un paio di giorni fa Sky Arte trasmetteva un documentario francese, “Visconti vs Fellini”, in cui venivano raccontati questi due mondi che si scontrarono: l’opera contro il circo; Milano contro la provincia; l’aristocrazia contro la piccola borghesia; il realismo contro la cartapesta; la disillusione contro il sogno.
domenica 5 gennaio 2014
Quando Eusebio era meglio 'e Pelé
Fabrizio Falconi, giornalista e scrittore romano, se n'è ricordato quando nel 2002 ha scritto il suo romanzo "Cieli come questo" (Fazi editore). La grandezza di Eusébio è ricostruita in un dialogo che si tiene di fronte a un gagliardetto rosso del Benfica che penzola dallo specchietto retrovisore di una macchina.
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lunedì 10 maggio 2010
Gilmar e il petto su cui andò a piangere Pelé
I miei primi Mondiali, cinque anni dopo aver debuttato in nazionale al posto di Castilho. La sfortuna non esiste. Prende vita solo per accanirsi su chi crede che ci sia. Io e il mio 13 dietro la schiena uscimmo dal campo senza prendere gol dopo la prima partita contro l'Austria. E dopo la seconda con l'Inghilterra. E dopo la terza con l'Urss. E dopo la quarta con il Galles. La mia voce dentro lo spogliatoio era la più ascoltata. Per questo mi permisi di dire a Italo Feola, il nostro ct, che in attacco bisognava osare un po' di più.Non lo mettere quel numero, Gilmar, mi dicevano i compagni. Non lo mettere che porta sfortuna. Avevo la maglia con il 13 ai Mondiali in Svezia. Come se a me potesse importare qualcosa della magia, della scaramanzia e dell'irrazionalità.
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venerdì 2 aprile 2010
Bonetti e la lettera della madre
Mia madre, voi non avete idea. Non le bastava accompagnarmi al campo, quando ero bambino. Volle fare di più. Stabilì che sarei dovuto diventare il portiere del Chelsea. Numero uno: Peter Bonetti. In fondo l'ha deciso lei. Dear sir Drake, egregio signor Ted, le scrivo per chiederle di fare tutto il possibile affinché il club di cui lei è manager, il Chelsea, possa offrire un provino a mio figlio Peter Phillip. Il mio ragazzo ha 19 anni, gioca nel Reading e dicono sia bravino. Firmato: la signora Bonetti.
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