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venerdì 27 gennaio 2017

La notte che Tenco: i giornali, Quasimodo e Gatto


A Sanremo il confronto è diretto, a faccia a faccia, ed è spietato. I divi di oggi, che gli basta un disco per diventare famosi, sono più sereni. E sono agguerriti, non hanno timori reverenziali. Anche per questo il Festival di Sanremo è profondamente mutato, i vecchi si difendono, i giovani incalzano, avanzano con le chitarre urlanti. Le giurie danno ancora ragione ai vecchi. Fino a quando? Il Festival è pateticamente ancorato al passato e con i ragazzi si compromette ma non troppo. Fa coesistere Villa e i Rokes, Dalida e le ragazzine. E’ una vicinanza competitiva? Può darsi, è certo però che le scelte sono ambigue e che la vena si è rinsecchita. L’Italia, a Sanremo, non canta, balbetta [1].
C’è chi dice che il festival è in periodo di stasi, in fase involutiva; si è dilatato troppo, a vuoto, e rischia di sgonfiarsi in fretta o di scoppiare, ancora più in fretta. C’è chi dice, con maggiore ottimismo, che ci sono i segni di una trasformazione radicale. Il primo di questi segni – se n’è già parlato – è la presenza di tanti giovani nelle giurie [2].

martedì 16 febbraio 2016

Tenco, l'hotel Savoy e la memoria di Sanremo

LE MIMOSE fioriscono in pace, dietro un cancello che Sanremo non riesce a riaprire. Poco oltre la metà di questa strada in salita ormai presa d'assalto dalle agenzie immobiliari, dopo un caffè, una bottega di bigiotteria e un buco in cui si tosano cani chiamato "Il paradiso di Pluto", da una curva a gomito spunta un pezzo di memoria con cui la città del Festival ancora non si sente in pace. Hotel Savoy, via Nuvoloni numero 44. Nella notte fra il 26 e il 27 gennaio del 1967 la canzone italiana qui trovò cadavere uno studente di ingegneria che viveva a Recco con sua madre, Luigi Tenco, appena bocciato dalla giuria popolare e neppure ripescato in gara da quella degli esperti al Casinò. I giornali non fecero in tempo a dare la notizia, raccontavano anzi in quelle ore di un Festival piatto, senza polemiche.