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domenica 29 giugno 2014

Il passaggio all'indietro per Bonner

bonner Perdonatemi, se potete. È tutta colpa mia. Se avete dovuto imparare a giocare con i piedi. Se la vostra vita in campo è diventata più difficile. Se non potete più passeggiare col pallone in mano. Perdonatemi, portieri di tutto il mondo, colleghi, è solo colpa mia.
Dovevo fare quel che feci. Per me, per noi, per la nostra comunità, per la mia Irlanda. "Facci adunque un Principe conto di vivere e mantenere lo Stato: i mezzi saranno sempre giudicati onorevoli, e da ciascuno lodati". Lo ha scritto Machiavelli, e quel giorno del resto eravamo in Italia. Palermo, 17 giugno 1990. La nostra seconda partita del girone. Contro l'Egitto. Eravamo in un girone dove pure un soffio avrebbe rotto l'equilibrio. Due pareggi alla prima giornata: noi contro gli inglesi e gli olandesi contro gli egiziani. Passavano le prime due, più le migliori terze. Insomma, sarebbe stato meglio vincere, ma la prima cosa da fare era non perdere. Con ogni mezzo.

martedì 3 giugno 2014

Il senso di Troisi per l'amore


Vent'anni fa moriva Massimo Troisi. In questi giorni s'è detto già un po' di tutto. Ma dell'amore, dell'amore si può parlare sempre. Le sue frasi.

"L'amore è eterno. E quindi lo si può definire solo a posteriori: è un titolo che si può dare alla memoria. Credo che sia quel sentimento che riesce a uscire indenne, a durare nel tempo, rispetto alla stanchezza, alla rottura di scatole, alla noia, ai dolori. Ma bisogna aspettare l'eternità, per riconoscerlo".

"Esistono tante possibilità intermedie tra l'amore e il non amore: l'orgoglio, la paura della solitudine, la gelosia, la possessività... Tutte cose che chiamiamo amore, e non lo sono".

sabato 12 ottobre 2013

La telenovela che racconta la Colombia del '90


Dopo sedici anni la Colombia torna al Mondiale di calcio. Con il nuovo idolo Falcao. Ma l'amore per Valderrama, Higuita e la nazionale degli anni '90 resta ancora insuperato. Ai campioni di quella squadra è dedicata una telenovela. Che vuole dimenticare il narco-traffico.

domenica 16 maggio 2010

Il giro dei mondiali in 80 portieri: Gopane

E' un vantaggio. Dico a scuola. Ti nascondi dietro le spalle del compagno di banco davanti e la passi liscia. Sempre. Sempre no. Quasi. Essere bassini dà i suoi frutti. La maestra non ti vede. E se hai la fortuna di restare bassino anche a 12-13 anni, non ti vedono neppure i professori delle medie. Uno sballo. Il guaio è che c'è sempre un genitore che si preoccupa. Mica dei voti a scuola. Dico dell'altezza. E allora la mamma ti porta dal medico, il medico se ne esce con la solita storia che questo ragazzino deve fare sport, tu ti ritrovi a fare sport e diventi più alto. I professori ti vedono e fine della pacchia.
A me è andata così fino a un certo punto. La scuola, la mamma, il medico, lo sport. Però non sono diventato più alto. Sono rimasto sotto il metro e settanta. Non è proprio il massimo se lo sport che hai scelto è il calcio, e il tuo ruolo è quello del portiere. Sono nato il giorno dopo Natale a Bloemfontein, Sudafrica. Di nome faccio Motshweneng Simon, il mio cognome è Gopane. Giocavo nella squadra della mia città, i Celtic, quando la nazionale andò ai mondiali del '98. Loro partirono per la Francia, io rimasi a casa. Poi un giorno sento alla tv che s'è fatto male Andre Arendse. Penso: giocherà Paul, la riserva. Non sapevo che Paul Evans si fosse fatto male appena giunto in Europa. Perciò squillò il telefono a casa. Sbrigati, raggiungici, vieni ai mondiali. Sono stato il portiere più basso della storia a essere convocato, e anche il primo a sedere in panchina con la maglia numero 23: all'epoca i convocati erano 22 e non tutti portavano tre portieri. E comunque. Bella esperienza. In nazionale ho giocato solo una volta. Quando ho smesso, sono finito ad allenare i portieri. Sempre ai Celtic. Casa mia. Loro si chiamavano Shuaib Walters e Posnett Omony. Walters si sfasciò il ginocchio: dovettero operarlo. Rimase fuori tutto l'anno. Omony ogni domenica ne combinava una peggio dell'altra. Allora un giorno il presidente si avvicina all'allenatore, gli bisbiglia qualcosa, l'allenatore si alza e mi indica da lontano, Tu. Mi ributtarono in campo. In porta. Di nuovo sotto esame. Diciamo la verità: non c'è mai un compagno di banco tanto alto dietro cui nascondersi per sempre.

giovedì 18 febbraio 2010

Sanremo anni '90

Dallo Sharp delle cassettine ai lettori cd. Che poi diventeranno portatili. I grandi pezzi sentiti a Sanremo negli anni '90.

Ray Charles, Good love gone bad (1990)
Formula: c'è una serata in cui un artista straniero canta nella sua lingua uno dei pezzi in gara. Cuore, il supplemento dell'Unità, scrive: Razzismo a Sanremo, Ray Charles abbinato con Toto Cutugno. Solo che Ray Charles, quella canzone lì, la fa diventare proprio un'altra cosa.

Nccp, Pe' dispietto (1992)
La Lega Nord è nata da 3 anni. Canzone nella parlata napoletana su muri, barriere, differenze, diffidenze, incomunicabilità. Quello che i ministri non dicono. Ma va' che strano: vince il premio della critica.

martedì 10 novembre 2009

Per nove ragazzi il muro cadde un anno dopo


Il muro non cadde per tutti, il 9 novembre dell'89.
Nove ragazzi tedeschi rimasero nel mondo in cui si trovavano per un anno ancora. Tutti insieme.
Thomas Bansch aveva 26 anni, oggi lavora nell'amministrazione penitenziaria della Germania. Hans Sennewald, 28 all'epoca, fa il commercialista. Thomas Woddow, ora che è quarantenne, si dedica come docente specializzato ai portatori d'handicap. Roland Schroeder vive ancora a Dresda, Andre Hache e Frank Pawlowski sono a Berlino. Michael Peters, che aveva 21 anni nel 1989, è titolare di un negozio di prodotti per surf e vela a Rostock. Lutz Thiede, 43, ingegnere del genio civile, da vent'anni non ha più contatti con gli altri 8 del gruppo d'allora. E poi c'è Peter Thiede, che nel giorno in cui cadde il muro salì sulla sua Trabant con la fidanzata Ines e l'amico Steffen per raggiungere la frontiera a Lubecca. "I doganieri ci diedero 100 marchi come regalo di benvenuto". Non erano lì per scappare all'ovest. "Facemmo un giro e tornammo a Rostock".

martedì 27 ottobre 2009

Once upon a time in geocities

C'è stato un periodo, un lungo periodo, prim'ancora che i blog si diffondessero, durante il quale in rete si costruivano rudimentali siti di ogni genere. Una banda di gloriosi nullafacenti partorì una specie di fantacalcio a base di ciclismo e tennis, era il marzo del '95. Nel '98 coi modem che giravano a 56 kb, quella banda - che dunque non era neppure larga - sbarcò in rete con un sito, dove si potevano trovare le classifiche, la pagina della posta, gli emoticon, le foto, i banner c'erano già, e poi i link alle corse di ciclismo e ai tornei di tennis, e poi i fotomontaggi, e alla fine persino i desktop da scaricare. Un totale delirio, come si può vedere. Ma c'era un mare di gente che chiedeva di entrare a far parte della casta.
Quel sito è rimasto in piedi una decina d'anni. Girò prima su un indirizzo che era iosono.com slash qualcosa, poi migrò su supereva e infine approdò al suo storico indirizzo, rimasto indelebile nei cuori e nelle menti del club: it.geocities.com/eccetera eccetera.
Perciò la cancellazione delle pagine Geocities decisa da Yahoo segna la fine di un'era. E fu così che senza più né bici né racchette, nacque qualche blog in più.










(nella foto l'ultima home page del sito)