Visualizzazione post con etichetta web. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta web. Mostra tutti i post

mercoledì 19 novembre 2014

Com'è cambiato il nostro rapporto con il calcio

Un selfie della nazionale belga
Un selfie della nazionale belga
 Che cos’è una squadra di calcio nel 2014. Bella questione. Se n’è occupato Francesco Costa, nel suo blog su Il Post, dopo una visita a Trigoria per la presentazione del nuovo media center della Roma. È venuta fuori un’interessante riflessione su "quanto è difficile fare il calcio adesso, se le squadre per avere successo devono diventare — anche! — cose che un tempo avremmo chiamato editori". Siamo effettivamente di fronte a una mutazione genetica, un cambiamento dei codici di comunicazione e di fruizione in uno sport che "non è mai stato così complicato da fare e divertente da vedere". Mi hanno soprattutto colpito i passaggi dedicati a ciò che viene chiamato "il romanticismo del pane e salame" e "la patologica e decadente diffusione del pensiero nostalgico", insomma una certa connotazione negativa di ciò che arriva dal passato, "un calcio elitario, a disposizione di pochi, dei benestanti e dei giornalisti" (riferimento agli anni ‘40-’70), un calcio che non si vedeva, mentre adesso c’è modo di "guardare in diretta l’allenamento di rifinitura mentre sei seduto sul tram".

mercoledì 14 marzo 2012

Il social Umbertwork

Io me la vedo la scena.
Lui sta lavorando al nuovo disco. Perché lui non dice album o cd, lui dice disco. Lui sta lì che scrive, incide, arrangia e arrivano quelli della casa discografica che gli fanno: 'A Umbe' te devi  fà Tuiìte. Se sono romani dicono così. Se invece sono milanesi gli sparano: Uelà Umberto: l'è l'ora che ti apri un profilo.
Lui si fa spiegare un po' meglio di che si tratta, ascolta e alla fine si convince.
Ci siamo.
Lui, Umberto Tozzi, allora va su Twitter.

lunedì 12 marzo 2012

No, compulsare no

venerdì 16 settembre 2011

Gli sceriffi con il telefonino

Fanno impressione le immagini dell'autista milanese che alla guida di un autobus pubblico stacca entrambe le mani dallo sterzo e usa l'iPad. Fanno impressione perché sono l'upgrade di altre già viste in passato: l'autista dell'Atac a Roma che manda un sms guidando con i gomiti, oppure l'uomo che guida un autobus con due cellulari in mano.
Colpiscono per la scelleratezza delle persone cui è stato affidato un servizio pubblico, contenitore spesso retorico dentro il quale stavolta però ci sono vite di altre persone, messe a rischio da un comportamento pericoloso.

martedì 5 luglio 2011

fra un bavaglio e un pantano, nell'oscura prigione del potere inumano

C'è la notte della rete in diretta streaming


Online video chat by Ustream

lunedì 27 giugno 2011

Saranno forse quegli occhi profondi che arrivano al cuore

Si imparano un mucchio di cose dagli esiti di quei programmini che tengono sotto controllo i blog, e rilevano attraverso quali chiavi di ricerca arrivino i visitatori. C'è una buona dose di porno-ricercatori che capitano fra le maglie delle reti dei post, e ne scappano delusi. C'è una buona dose di navigatori catturati dalle parole d'attualità, quelle che su twitter si chiamano trend topic. E che oggi per esempio sono Imola, River Plate, Bet Awards, Ustica, Chiomonte (in Italia), o Geronimo Rauch e Monica Ocampo (in tutto il mondo).
C'è una fetta consistente di Kid Search, cioè ricerche fatte da/per bambini.
E poi ci sono cose che non si spiegano. Tipo oggi. Quando uno è arrivato qui digitando le seguenti parole:
quanto costa gigi finizio per un matrimonio

venerdì 6 maggio 2011

chi siamo, dove andiamo / 3

La carne sotto e i maccheroni sopra (*)






(*) detto napoletano con il quale si indica che le cose vanno al contrario di come dovrebbero in un mondo normale

mercoledì 4 maggio 2011

chi siamo, dove andiamo / 2

E' il saggio breve che spiazza
















Altre cose simili
Chi siamo dove andiamo

mercoledì 20 aprile 2011

Cosa resta del 17 marzo

Un mese dopo le celebrazioni dell'Unità d'Italia150, e i programmi tv, e gli instant-book, la cosa più fresca rimasta in giro è la lista su Twitter con le voci dei protagonisti del Risorgimento. Come fossero loro a scrivere. Citazioni d'epoca.
D'Azeglio che twitta Bisogna sapere dai napoletani se ci vogliono, sì o no... non volessero unirsi a noi, credo che non abbiamo il diritto di dare archibugiate!
Cavour che risponde L'Italia del Settentrione è fatta, non vi son più né lombardi, né piemontesi, né toscani siamo tutti italiani; ma vi son ancora i napoletani.

giovedì 24 marzo 2011

Chi siamo, dove andiamo

venerdì 26 novembre 2010

Cose cretine imparate dai social network

Che se spegni il computer senza chiudere la pagina Facebook, la prossima volta la trovi aperta
Che se spegni il computer senza chiudere la pagina Twitter, la prossima volta la trovi chiusa.

giovedì 16 settembre 2010

Il matrimonio in crisi

Cogito Ergo Sud è una rete di persone. Gente che crede che nel sud ci sia il proprio futuro, "altrimenti che siamo rimasti a fare".
Dentro questa rete c'è pure qualcuno che se n'è andato, ma che nel sud continua a credere e lo dice ogni volta che può nei posti dove adesso si trova, "altrimenti che ce ne siamo andati a fare".
Che siano 1.000 o 5.000 persone importa poco. Importa che ci siano.
(E comunque sono 12mila)
Per iniziativa di Cogito Ergo Sud, ogni giorno Massimo Andrei, Luciano Colella e Luciano Bonetti producono uno snack: un video di un minuto coerente coi valori della rete, dedicato - che ne so - una volta alla legalità, alla solidarietà, alle discriminazioni. Si intitolano Indolenza, Lassismo, Il Ruoto.
A me è piaciuto molto quello di ieri. Che sta qui sotto.
Gli altri stanno tutti qui

martedì 31 agosto 2010

C'erano un filosofo, uno scrittore e un fuoriclasse

Una nota condivisa su Facebook e attribuita a un certo John Baez - rilanciata da robertodragone.tumblr.com - in cui una serie di filosofi e scrittori entrano in gelateria, e ognuno di loro avanza una richiesta. E poi non vi rovino la sorpresa. Ma c'è pure Maradona.

Kierkegaard entra dal gelataio.
Commesso: “Buongiorno. Desidera?”
Kierkegaard: “Vorrei un gelato. Alla fragola. No, aspetti. Al limone. No, scusi, menta. Oddio, c’è anche la stracciatella… Allora, no facciamo che fragola andava bene. Cono. No, scusi, coppetta. No cono. Al limone. Senta, decida lei. No, scusi, decido io. No, decida lei. (Comincia ad ansimare in preda ad una crisi di panico). Allora, facciamo limone e fragola. No, meglio menta e fragola. Nella coppetta. Decida lei. No, decido io. No, decida lei. Senta, facciamo così: lasciamo decidere a Dio.”
Dio: tace.
Kierkegaard “A posto così.” Ed esce fischiettando, contento, senza gelato.

Platone entra dal gelataio.
Commesso: “Buongiorno, desidera?”
Platone: “Una coppetta da due euro, cioccolato, amarena e menta.”
Il commesso lo serve. Platone mangia, sbuffando di quando in quando.
Commesso: “C’è qualcosa che non va?”
Platone: “Guardi… Non vorrei offenderla… Questo gelato non è male… Però, come quelli che mangiavo nell’iperuranio… Vabbè, fa lo stesso.”
Lascia il gelato a metà e se ne va, triste e deluso.
[per intero qui]

venerdì 23 luglio 2010

Ti twitto in due

E' scoppiato un casino in Brasile perché dopo aver girato lì il suo ultimo film, pare che Sylvester Stallone abbia detto (se Google ha tradotto bene dal portoghese): "Potevamo uccidere persone, far saltare tutto in aria e loro erano sempre lì a dirci grazie. Obrigado, obrigado, prendi una scimmia. I palazzi saltavano in aria e la gente era lì a portarci hot dog e a godersi il fuoco".
I brasiliani se la sono presa a morte, si sono scatenati e il nome di Stallone è in testa ai trending di Twitter. Tanto che qualche americano pensava che fosse morto.

lunedì 21 giugno 2010

Newspass, qualunque cosa sia

Qualche giorno fa Vittorio Zambardino  ha scritto che neppure il tempo di nascere, e l'iPad già rischia di essere preso a schiaffi. Perché il Newspass che Google lancerà a fine anno è pensato per le nuove generazioni. E io di Zambardino mi fido.

giovedì 22 aprile 2010

Il boom

Ieri le pagine visitate sono state cinque volte più della media. Per un attimo ho pensato che la cosa fosse collegata alla novità della terza colonna, e davanti a me ho visto un radioso futuro da imprenditore, da manager capace di intuire i bisogni latenti e taciuti delle folle, mi sono visto come l'autore del rilancio della new economy, l'alternativa italiana a Steve Jobs. Mi è passata tutta la vita davanti agli occhi. Poi davanti agli occhi mi sono passate le chiavi di ricerca di chi è arrivato qui.
Search: i migliori 12 siti porno
Ho riletto: i migliori 12 siti porno. Proprio così.
Un attimo, un attimo che rileggo: i migliori 12 siti porno
Ah, ecco.

Oddio, non è che dispiaccia essere segnalati fra i migliori 12 siti porno. Uno si domanda perché sono lì dentro. Diciamo la verità: nessuno me l'aveva mai detto prima. Però in fondo sono soddisfazioni. In fondo.
Un dubbio rimane. Perché chi digita la chiave, ne sta cercando proprio dodici?

giovedì 15 aprile 2010

Non staranno esagerando?

Avete 6 mesi di tempo per cancellare i vostri pensieri da Twitter. Oppure resteranno nei secoli dei secoli. Li ha comprati the Library of Congress.

venerdì 12 febbraio 2010

i social olympic games



The Olympics News - Tutto quello che passa su twitter con la parola chiave "olympics"
Olympics 2010 - Pagina friendfeed che aggrega aggiornamenti su Vancouver
Winter Olympic Games - Stanza friendfeed per il liveblogging delle gare
Vancouver 2010 - Il real time twitter con la parola chiave "vancouver2010"
Lindsey Vonn - La pagina twitter della stella dei Giochi
Olympians - La lista twitter degli atleti che sono a Vancouver
Chrisbol - La lista twitter degli atleti compilata da chrisbol
Flickr - Foto da Vancouver
Official site - Il sito ufficiale dei Giochi
L'Italia ai Giochi - Il sito degli azzurri ai Giochi
Raisport + - Lo streaming su Raisport+

venerdì 29 gennaio 2010

Omero, i giornali e i blog

Ernesto Assante lo dice benissimo:
Quando i giornali non c’erano, la diffusione delle notizie era nelle mani dei cantastorie, del bluesman, dei folksinger, chiamateli come volete. E questi portatori di notizie in forme diverse circolavano da un paese all’altro, da una città all’altra, raccontando quello che avevano visto o che gli era stato raccontato. Molti di questi raccontavano storie vere, altri romanzavano storie vere, altri le inventavano di sana pianta, non c’era un istituzione che stabilisse chi avesse le qualità per fare quel mestiere, lo faceva chi voleva farlo. E la gente, il popolo, ascoltava, commentava, condivideva le storie riportandole a casa o raccontandole ad altri, arricchendole ovviamente con le proprie interpretazioni, le proprie idee. Questi cantastorie erano legati alle loro comunità, ne facevano parte, non erano professionisti, ma persone che tramandavano il “gospel” solo perché lo conoscevano, di mestiere facevano altro, erano venditori ambulanti, o imbonitori di piazza, o intrattenitori o mercanti. Pian piano è stata la gente, il popolo, a decidere se qualche cantastorie, qualche bluesman, valeva più di altri, se le storie che raccontava erano vere o se erano solo fandonie, ha selezionato, ha scelto, facendo emergere una categoria di portatori di informazione che non era più legata ad altri impegni ma faceva questo di mestiere, chiedendo e ottenendo una retribuzione, seppur volontaria, per il lavoro d’informazione che svolgeva.
Ecco, noi siamo nella fase dei cantastorie, in un mondo completamente nuovo, quello di Internet, dove le istituzioni che garantiscono la qualità dell’informazione ci sono (i grandi giornali, le università, le biblioteche etc), ma giocano ad armi pari con l’anonimo compilatore di una scheda di Wikipedia, con il piccolo blogger chiuso nella sua cameretta davanti a un computer, con chi urla commenti scomposti nei blog altrui, con chi semina notizie vere e false dovunque capiti. In rete le testate contano di meno di quanto contano nel mondo reale, perché devono ancora conquistare il consenso popolare, superare la selezione dei cantastorie, essere definitivamente “scelte” da chi oggi può non soltanto leggere ma anche scrivere, commentare, partecipare all’informazione, producendola in prima persona.

martedì 26 gennaio 2010

Era meglio quando si andava da Ugo Zatterin


Ci sono politici convinti che Obama abbia vinto le elezioni grazie al web. Davvero. Ci credono. Lo considerano un modello, per quel motivo lì. Allora provano a imitarlo. Ma solo quando arrivano le elezioni. Qualunque tipo di elezione. Tanto ce n'è sempre una, in giro. Salvo trattare il web, alla fine, come una seccatura. In realtà considerano il web un canale a basso costo per la campagna di turno. E come tale lo trattano. La prova è che una volta esaurita la campagna, smantellano tutto. L'ha fatto anche una scrittrice. Si è iscritta a Facebook, che bello, che bello, quanti amici, quante nuove relazioni, casualmente aveva il nuovo libro da promuovere, e poi ha scoperto che ma no, mi annoia, non riesco a seguirvi tutti come vorrei, arrivederci, avete comprato il libro, è stato bello, bye.