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mercoledì 20 aprile 2011

Cosa resta del 17 marzo

Un mese dopo le celebrazioni dell'Unità d'Italia150, e i programmi tv, e gli instant-book, la cosa più fresca rimasta in giro è la lista su Twitter con le voci dei protagonisti del Risorgimento. Come fossero loro a scrivere. Citazioni d'epoca.
D'Azeglio che twitta Bisogna sapere dai napoletani se ci vogliono, sì o no... non volessero unirsi a noi, credo che non abbiamo il diritto di dare archibugiate!
Cavour che risponde L'Italia del Settentrione è fatta, non vi son più né lombardi, né piemontesi, né toscani siamo tutti italiani; ma vi son ancora i napoletani.

giovedì 10 marzo 2011

LUnità d'Italia secondo Pippo

Il barman dell’unità d’Italia. “Che cocktail di storie e di passioni, quegli anni. Il romanzo più bello che si possa scrivere. Io dovrò solo prendere tutta la materia e shakerare”. Bianco, rosso e Pippo Baudo, il Risorgimento arriva in prima serata Rai. La storia e l’intrattenimento, la formula che più gli sta a cuore, già frequentata in passato con Giorno dopo giorno, Novecento, I migliori anni. Spettacolo e riflessione insieme, “un’impresa, una difficoltà pazzesca” come dice lui, ora che è al cinquantaduesimo anno di televisione e che in televisione vede sempre più spesso passare “soltanto un divertimento lepido ed epidermico, mai di sostanza”. Una sfida alta, altissima, improvvisamente avvolta d’aria nuova dopo il Benigni passato a Sanremo a cavallo dell’inno di Mameli. “Una cosa inattesa. Come se improvvisamente gli italiani, sbandati e senza più punti di riferimento, si stessero ritrovando intorno al valore del tricolore, ma non come valore formale. Questo è un Paese che si sta spezzettando, bisogna impedirlo. L’unità d’Italia come concetto è antecedente alla sua realizzazione, non è del 1861, ma era già nella mente di Dante Alighieri, di Petrarca, di Foscolo. Che poi fosse politicamente divisa in Stati e staterelli, non conta. Era una situazione contingente”.

martedì 23 novembre 2010

In diretta dal risorgimento/2

"Le nostre ferrovie vanno come Dio vuole, e tutti lo sanno. Ormai le ferrovie di Napoli sono peggiori di quelle che sono costruite sulle coste d'Africa. La linea S. Severino va come una tartaruga. L'orario è attaccato al muro per una semplice forma. Guai a chi ci fa i conti sopra. Si arriva sempre qualche ora più tardi! Il servizio poi è pessimo. E notate che vennero aumentati i prezzi promettendosi mari e monti. Si dovevano illuminare meglio i vagoni, mettere le lastre ai terzi posti, ecc. Di tutto questo non se ne è fatto nulla. Si paga di più. Ecco tutte le novità. L'altra sera tra Casalnuovo e Napoli il treno uscì di rotaia, con pericolo gravissimo dei viaggiatori. Vi furono donne che ne ebbero una paura da morire. E così andiamo innanzi sui trampoli su tutta la linea".
(L'Italia, ripresa da La Stampa del 23 febbraio 1867)

lunedì 22 novembre 2010

In diretta dal risorgimento

La Stampa ha digitalizzato tutto il suo archivio e l'ha messo in rete. Tutta la storia del giornale dal 1867 a oggi. Una cosa immensa, una cosa che farebbe (che farà) la gioia - per esempio - di chi dovesse aver bisogno di ricerche per una tesi di laurea.
Tutta la storia del giornale, e tutta la storia del Paese.
Per esempio. Ora si può buttare un occhio sul Risorgimento.
Fatto.
Ricerca. Napoli.
La prima volta che c'è scritta la parola "Napoli" è il 9 febbraio 1867.
E' la traccia di quelle che - ricorderete - sono chiamate leggende nere.
In sostanza c'è notizia, a 6 anni dall'Unità d'Italia, di due lamentele del sud. La prima: sottrazioni di denaro. La seconda: il malumore per il trattamento dei funzionari meridionali.

Leggesi nell'Italia di Napoli: "Abbiamo sempre nuove sottrazioni a danno dell'erario pubblico. Un ricevitore di dogane di Reggio è stato arrestato per essersi verificato un vuoto di 150 mila lire nella cassa da lui amministrata! La baraonda è completa".
Noi diremo: poveri contribuenti, vedete con quanta prudenza è amministrato il vostro denaro!
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Dappertutto così: Abbiamo dice l'Italia di Napoli, una nuova tempesta di traslocazioni nella pubblica sicurezza: tanto nel personale della Questura che nelle sezioni. E' una specie di tarantola obbligata, fatta tutta a vantaggio dei ladri. Il moto perpetuo eretto a sistema: in guisa che non appena un funzionario comincia a prender paese è sbalzato in un'altra sezione.
E' un nuovo sistema di amministrare che produrrà i suoi frutti!