Giochiamo e divertitevi, così si raccomandò Rafa. Invece stavamo facendo divertire il Milan. Eravamo molto arrabbiati, le cose non andavano secondo i piani. Benítez allora chiamò Traoré e quasi si scusò, Grazie ma adesso esci, al tuo posto facciamo entrare Hamann. C’era una voragine da quella parte del campo. Traoré abbassò lo sguardo, sfilò maglia e pantaloncini e mormorò una cosa tipo okay, va bene così. Steve Finnan, dall’altro capo dello spogliatoio, se ne stava sdraiato su un lettino. Aveva dolore a una coscia. Non ce la faccio, confessò sotto voce, ma il fisioterapista filò dritto da Benítez a riferirglielo. "Guarda che quello regge al massimo venti minuti". “Quello chi?”. “Finnan”. Rafa fissò prima uno poi l’altro e chiese se facessero sul serio. “Allora Finnan grazie, grazie per quello che hai dato, esci tu e Traoré rimane dentro”.
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giovedì 2 ottobre 2014
Dudek il minatore e la rimonta di Rafa Benítez
Giochiamo e divertitevi, così si raccomandò Rafa. Invece stavamo facendo divertire il Milan. Eravamo molto arrabbiati, le cose non andavano secondo i piani. Benítez allora chiamò Traoré e quasi si scusò, Grazie ma adesso esci, al tuo posto facciamo entrare Hamann. C’era una voragine da quella parte del campo. Traoré abbassò lo sguardo, sfilò maglia e pantaloncini e mormorò una cosa tipo okay, va bene così. Steve Finnan, dall’altro capo dello spogliatoio, se ne stava sdraiato su un lettino. Aveva dolore a una coscia. Non ce la faccio, confessò sotto voce, ma il fisioterapista filò dritto da Benítez a riferirglielo. "Guarda che quello regge al massimo venti minuti". “Quello chi?”. “Finnan”. Rafa fissò prima uno poi l’altro e chiese se facessero sul serio. “Allora Finnan grazie, grazie per quello che hai dato, esci tu e Traoré rimane dentro”.
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giovedì 10 luglio 2014
I gol di Chilavert
Io quelli così li odiavo e vi confesso che li odio ancora. Vuoi battere al posto mio? Dimmelo. Ti ho detto di no e vuoi calciare lo stesso? Bene, allora corri, fai lo scorretto: arriva alle spalle e batti. Ma non devi ridere. Io non ci trovo niente da ridere. Questa era la cosa che mi piaceva fare da bambino. Tirare i rigori. O le punizioni. Invece mio fratello mi sbatteva sempre in porta, José stai lì, diceva,ne basta uno di Chilavert in attacco. Bastava lui. Questo intendeva. E se sono diventato un portiere è tutta colpa sua.
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mercoledì 9 luglio 2014
Taffarel e le nuvole di Pasadena
A 23 anni, se fai il calciatore, non sai molto di come vanno le cose nell'economia mondiale. Giocavo nell'Internacional, avevo i fulmini nelle gambe grazie al beach volley, i balzi da fermo mi avevano fatto bene, quando mi dissero che una squadra italiana mi voleva dall'altra parte dell'Oceano. Era stata promossa in serie A. Il Parma. Passavo da un guadagno di un milione l'anno a 250. Pensateci un attimo e ditemi se non è una cosa che può far perdere la testa.
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martedì 8 luglio 2014
Tony Meola e quella faccia da Hollywood
Vincenzo, mio padre, era arrivato in New Jersey nel '65. Io sono nato quattro anni dopo. Raccontava di aver giocato con l'Avellino in serie B. Forse qualche partita, di sicuro era la serie C. Era partito da Torella dei Lombardi, il posto in cui era nato anche il papà del regista Sergio Leone, negli anni Sessanta stavano andando via in molti: più o meno il 10 per cento della popolazione.
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Campos e i maglioni con i colori del surf
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lunedì 7 luglio 2014
Goycochea e i rigori parati alle sorelle
Sono arrivato a undici metri di distanza dalla Coppa del mondo. Non sono riuscito a parare l'unico rigore che avrei dovuto prendere. Andreas Brehme, 1990, la finale contro la Germania. Feci mezzo passo avanti e mi lanciai sulla mia destra. Poteva tirare solo di là. Ma non ci arrivai. Ai rigori avevamo battuto la Jugoslavia a Firenze nei quarti e l'Italia a Napoli in semifinale. Brehme, in tedesco, per me significa castigo.
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domenica 6 luglio 2014
Ivkovic e i due rigori parati a Maradona
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sabato 5 luglio 2014
Lo scorpione di Higuita
È stato un regalo del cielo aver incontrato Maturana. La sua idea del calcio era uguale alla mia. Lui diceva sempre che di pallone ce n'è uno solo, il segreto è conservarlo. Se lo tieni, non possono farti gol. Io l'ho giocato sempre con criterio, tranne quel pomeriggio maledetto a Napoli, contro il Camerun.
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domenica 29 giugno 2014
Il passaggio all'indietro per Bonner
Dovevo fare quel che feci. Per me, per noi, per la nostra comunità, per la mia Irlanda. "Facci adunque un Principe conto di vivere e mantenere lo Stato: i mezzi saranno sempre giudicati onorevoli, e da ciascuno lodati". Lo ha scritto Machiavelli, e quel giorno del resto eravamo in Italia. Palermo, 17 giugno 1990. La nostra seconda partita del girone. Contro l'Egitto. Eravamo in un girone dove pure un soffio avrebbe rotto l'equilibrio. Due pareggi alla prima giornata: noi contro gli inglesi e gli olandesi contro gli egiziani. Passavano le prime due, più le migliori terze. Insomma, sarebbe stato meglio vincere, ma la prima cosa da fare era non perdere. Con ogni mezzo.
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giovedì 26 giugno 2014
Stejskal, l'ultimo cecoslovacco
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martedì 24 giugno 2014
Rojas e la lametta nel guanto
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sabato 21 giugno 2014
Pat Jennings e le giovani vite d'Irlanda
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lunedì 16 giugno 2014
Shilton, la vittima della mano de dios
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giovedì 12 giugno 2014
Schumacher e il caso Battiston
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domenica 8 giugno 2014
La roulotte di Pfaff
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venerdì 6 giugno 2014
Valdir Peres e l'incubo di Paolo Rossi
Mai nella storia di un Mondiale una squadra era stata più amata della nostra da un popolo che non era il suo. Ci aveva adottato, la Spagna, nell'estate del 1982, e forse ci aveva adottato il mondo. Il mondo intero, tranne l'Italia. "Neppure l'Italia riuscirà a farci giocare male", disse Zico prima che andassimo in campo. Ma Zico non sa prevedere il futuro, solo che quel giorno non lo sapevamo, e gli credemmo, credemmo davvero di potercela fare.
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venerdì 30 maggio 2014
I calzettoni bianchi di Arconada
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martedì 27 maggio 2014
Arzú e le lacrime dell'Honduras
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Al Tarabulsi, lo sceicco e il fuorigioco di Giresse
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domenica 25 maggio 2014
N'Kono, il leone indomabile
Noi, i Leoni Indomabili. Eliminati, ma eroi. Chiudemmo il Mundial di Spagna da imbattuti. Non lo avrebbe immaginato nessuno. Eppure tutti si chiesero perché non provammo a battere l’Italia per eliminarla, perché ci accontentammo del pareggio dopo averlo raggiunto. Ci mancò la freschezza che avevamo avuto contro la Polonia, questa è la verità. Se avessimo voluto sul serio truccare la partita, avremmo approfittato di altre mille occasioni.
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