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venerdì 30 maggio 2014

I calzettoni bianchi di Arconada

arconadaLeader è una parola che si usa troppo spesso, dentro un campo di calcio e fuori. Con i leader si esagera. State sempre a cercarne uno, ma i leader sono un problema, i leader sono un pericolo. Esistono le squadre, questo è il calcio. In campo esistono undici personalità, undici esperienze differenti. Non si dovrebbe mai dipendere da un uomo solo, perché quando i leader sbagliano, o quando vengono a mancare, mandano la squadra giù per un precipizio. Non provate a leggere dentro queste mie parole un messaggio politico. Io di politica parlo solo con i miei amici più stretti. Di due cose non parlo: di politica e religione. Tutto quello che di me trovate in giro su questi due argomenti, bene, sono scemenze. Il divorzio, la pillola, eccetera. Tutti chiedevano un mio parere, quando ero Luis Arconada, il numero uno della nazionale di Spagna al Mundial '82, organizzato in casa nostra. Ma ero solo un portiere di calcio, non un personaggio della scena pubblica.

giovedì 20 marzo 2014

Iribar, la bandiera dei baschi

Francisco Franco era morto da un anno. Il giorno del derby, il mio Athletic Bilbao contro la Real Sociedad, con Inaxio Kortabarria tirammo fuori la ikurriña. La nostra bandiera era stata messa al bando. Ci eravamo sentiti baschi in clandestinità. Stavolta invece era lì, sotto gli occhi di tutti, in campo, e in campo c'ero anch'io, José Ángel Iribar.

sabato 22 febbraio 2014

La battaglia dei poeti tifosi

Finì male, finì malissimo. Accuse all'arbitro dalla Real Sociedad e accuse al Barcellona. Avete rubato, la Coppa era nostra. Una delle prime grandi polemiche nella storia del calcio. Ma poiché siamo nel 1928, la polemica la fanno due poeti. Rafael Alberti e Gabriel Celaya. A colpi di versi.
Le cose vanno così. Real Sociedad e Barcellona giocano a Santander la finale della Coppa del re. È il 20 maggio 1928. Piove. Scenario di quelli che si tramandano con i toni dell'epica. I giornali raccontano di una partita violenta. Solo a sette minuti dalla fine la Real Sociedad riesce a pareggiare con Mariscal l'iniziale vantaggio catalano segnato da Samitier. In onore del portiere del Barça che si è opposto agli attacchi quasi per la partita intera, il poeta Rafael Alberti - presente allo stadio - scriverà "Ode a Platko". Ferenc Platko, o Francisco, o Franz, è il portiere ungherese del Barcellona. Alberti inizia così:

domenica 26 maggio 2013

Bilbao. Quando c'era la Catedral

catedral La prima volta che ci vieni, devi portare i fiori in tribuna. Sul serio. Come in chiesa. Perché questa è una chiesa. Di più. E’ una cattedrale. La Catedral.
La prima volta che una squadra avversaria mette piede al San Mamés, lo stadio dell’Athletic Bilbao, la tradizione le impone una sosta davanti alla statua di Rafael Moreno Aranzadi, detto Pichichi, morto a 29 anni per un attacco di tifo. Un idolo, un nome che è diventato sinonimo di capocannoniere. La statua è lì, alle spalle del palco della tribuna. Quello è l’altare, il cuore di un impianto centenario, il secondo più antico di Spagna, costruito laddove un tempo sorgeva davvero una chiesa dedicata a san Mamés. San Mamete di Cesarea, protagonista di millanta leggende, martire (forse), sua madre morta di parto, suo padre imprigionato perché cristiano, e raffigurato spesso come un bambino circondato da leoni mansueti.