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lunedì 20 giugno 2016

Il cucchiaio di Panenka ha 40 anni

20 giugno 1976: il rigore di Panenka contro Maier nella finale degli Europei
20 giugno 1976: il rigore di Panenka contro Maier nella finale degli Europei[/caption] Quando Antonin Panenka prese la rincorsa, sapeva chi era, non cosa sarebbe diventato. Suo padre avrebbe voluto fare il calciatore, ma era avido di corse in moto, ebbe un incidente e fine dei sogni. Così aveva portato il bambino a vedere le partite, anche sei o sette in un week-end. Quando Antonin Panenka prese la rincorsa per il tiro decisivo nella finale degli Europei ’76 che si stava chiudendo ai rigori contro la Germania – il 20 giugno sono quarant’anni - si ricordò dei sacrifici, degli allenamenti, dei funzionari del partito che vigilavano sulla Nazionale, del divieto di fumo, del divieto di sesso tre giorni prima di ogni partita, delle multe per ogni birra bevuta; si ricordò dei suoi due grandi modelli, Didi e Masopust, e decise di tirare come da due mesi aveva in testa di fare.

mercoledì 1 luglio 2015

Masopust, campione del mondo per tre minuti


ERA domenica. Josef Masopust mise il Pallone d'oro dentro una busta di plastica, salì in tram e andò allo stadio. «I tifosi devono vedere il trofeo». Diventava così il primo campione simbolo dell'Est, prima di Jascin, più di Puskás che nel frattempo si faceva spagnolo. Di qua il calcio scopriva i guadagni, di là c'era il loro dilettantismo. Masopust e gli altri. France Football e una giuria di 19 giornalisti gli diedero il premio come miglior giocatore europeo dopo la finale mondiale del ‘62.

giovedì 26 giugno 2014

Stejskal, l'ultimo cecoslovacco

stejsk Sui calci d'angolo dei tedeschi, decidemmo di mettere due uomini sulla linea. Accanto ai pali. Tre volte ci siamo salvati così, respingendo la palla un attimo prima che fosse gol, altre due volte con un paio di parate mie su Buchwald e Littbarski, ma ci fece gol su rigore Matthaeus. Io da una parte e il pallone di là. Faceva caldo a Milano, quel giorno. Uscimmo dai Mondiali del '90 ai quarti di finale. Senza sapere che la Cecoslovacchia, dopo, non ci sarebbe stata più. Di fronte avevamo l'ultima Germania ovest, il muro di Berlino era caduto l'anno prima, la squadra della loro riunificazione sarebbe nata di lì a poco, mentre per noi sarebbe cominciato il processo opposto. L'est si sbriciolava, presto sarebbe toccato a Praga.

sabato 4 gennaio 2014

Plánička e l'ombra nera nella retina di Meazza

Ho la schiena arcuata, le gambe piegate, le braccia che s'afflosciano all'indietro. Come in un'esecuzione. Trafitto. Sembro un ritratto di Caravaggio, o la deposizione di van der Weyden. Invece sono soltanto un portiere battuto. La foto più famosa di me è un gol subito, l'istante in cui il pallone mi passa e l'Italia vince il suo primo Mondiale. 1934.
Abbiamo perso per gravi accondiscendenze arbitrali nei confronti degli italiani. Questo dissi, fu così. E non solo nella finale contro noi ceki, pure nei quarti con la Spagna, pure in semifinale contro l'Austria.

martedì 10 settembre 2013

La dannazione del calcio ceco: una foto sbagliata in una notte storica

Europei 1976. Germania battuta in finale. La notte in cui Panenka inventò il rigore a cucchiaio. L'unica vittoria internazionale del calcio ceco. Ma di quella notte resterà un'immagine sbagliata: la Coppa sollevata con le maglie degli avversari. Per la rabbia degli ufficiali comunisti.

Facile oggi. Si guarda lo schermo e se la foto non ci piace la rifacciamo. Clic. Ecco. Ora va bene. Ma prima dell'era digitale, era la dittatura del rollino a stabilire la caratura dei nostri ricordi. Fissavi l'attimo, ma davvero, e se l'attimo era quello sbagliato, amen, restava guasto nei secoli dei secoli. È la condanna che il calcio ceco ha scoperto di dover vivere dal '76 a oggi, dalla notte in cui per la prima e unica volta nella sua storia vinse qualcosa. La sera che in genere ricordiamo per il cucchiaio di Panenka.

sabato 21 aprile 2012

L'uomo che aveva segnato più di Pelé

Giocavo a pallone senza scarpe, a casa non potevano comprarne. Non ce le potevamo permettere. Papà era morto che avevo 8 anni, anche lui faceva il calciatore. E' per questo che sono nato a Vienna, ci eravamo trasferiti lì con lui, entrai nelle giovanili dell'Hertha perché era stata la sua squadra. Era andato in guerra, era tornato senza ferite e invece morì che aveva 30 anni, a guerra finita rifiutò di operarsi a un rene. Mia madre allora si mise a lavorare nelle cucine dei ristoranti, ci mantenevamo così.