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sabato 6 giugno 2015

Berlino, la capitale senza Champions

Lo stadio An der Alten Försterei
L'ULTIMA partita prima che cadesse il muro finì alle otto meno un quarto di sera dell'8 novembre ‘89. La Dynamo fece 0-0 con lo Stahl Eisenhüttenstadt e dentro quel risultato c'era la mediocrità che sarebbe arrivata. Berlino ha vinto 16 campionati a est e 5 a ovest, più niente da allora. La Champions torna grazie alla finale. Manca da 15 anni. È una grande anomalia, l'unico settore della vita pubblica in cui Berlino è assente. La prossima sarà la Coppa delle capitali: Madrid e Londra avranno due squadre, come Roma Lisbona Istanbul e Atene; saranno presenti Parigi Mosca e Bucarest. Eppure Berlino no, non può permettersela. 

martedì 24 febbraio 2015

Il calcio matematico di Hitzfeld



PERUZZI , Ferrara e Deschamps. Zidane, Boksic e Vieri. Che Juve, la Juve di Lippi. In Europa non perdeva da 11 partite. Fino a quella sera lì, 28 maggio ‘97. «La chiave di tutto era convincere i miei che potevamo batterli». Infatti. 3 a 1 per il Borussia (due gol di Riedle). «Credi in te stesso. È stata la mia filosofia ». Ottmar Hitzfeld era il motivatore di quella banda capace di riportare dopo 32 anni lo scudetto a Dortmund e dopo 14 la Champions in Germania. È l'uomo che ha tolto per sempre di dosso a un ambiente la paura di vincere. Oggi commenta il calcio per Sky nel suo Paese. Nessuno più di lui sa cos'è il calcio a Dortmund.
«Arrivai nel ‘91, c'erano dei sogni, li abbiamo realizzati. La Ruhrpott è la regione degli operai, del lavoro durissimo. Non c'era altra cosa che il calcio, la vera religione di quell'area. Diventammo campioni con Chapuisat in attacco, uno svizzero che non erano in tanti a conoscere. Io sì, io venivo dalla Svizzera».

sabato 8 novembre 2014

Le piccole conquiste della libertà


Questa è una foto in cui sono inciampato, era su un giornale francese, le Nouvel Observateur. Dice più di tante analisi sulla Germania dell'est, mentre si rievocano un po' dovunque quella stagione e la caduta del Muro di Berlino, a 25 anni di distanza.
In questa foto, di Pierre-Emmanuel Weck, sono passati nove mesi dal giorno in cui i tedeschi orientali avevano festeggiato la libertà. Agosto 1990, dalla ex Ddr ci si poteva spostare ormai verso l'altra parte, simbolicamente si attraversavano i pezzi di muro ancora in piedi, i varchi. La Germania Ovest aveva appena vinto i Mondiali di calcio, gli ultimi senza ancora una Germania unita, insomma erano giorni di passaggio. Quando l'est non era più est, ma non era ancora parte di ciò che chiamavamo ovest.
Bene.
Dentro la Storia poi ci sono gli uomini, e le donne, e le piccole cose della vita. I piccoli gesti delle comparse, degli invisibili. Che a saperli leggere, ecco, a saperli leggere capisci in silenzio il giro che fa il mondo. Come questa signora che passa la linea della libertà negata, e ormai abbattuta, per andare all'ovest a comprare carta igienica. Perché di là, la carta igienica era migliore.

sabato 12 luglio 2014

Kroos, ultimo figlio della Germania est

tonikroos18 Il Signor Ultimo si chiama Toni Kroos. Due mesi dopo la caduta del muro di Berlino e nove prima che la Germania diventasse una sola, Kroos nasceva a Greifswald, un tempo borgo di pescatori sul Baltico, oggi città universitaria, anzi un'Università con una città cresciuta intorno. Gioca contro l'Argentina per diventare il primo calciatore tedesco dell'est a vincere il mondiale, il primo e l'ultimo insieme, a essere precisi.

venerdì 8 novembre 2013

L'ultima partita con il Muro di Berlino

Quando mancava un quarto d'ora alle otto di sera, l'arbitro Peter Weise fischiò la fine della partita, senza sapere che il giorno dopo avrebbero fischiato la fine di una storia. Otto novembre 1989, Dynamo-Stahl Eisenhüttenstadt 0-0, l'ultima partita a Berlino prima che cadesse il Muro.

Nove novembre. Il Muro non c'è più. Undici mesi dopo la Germania è unita. L'unificazione nel calcio non fu meno lenta. All'est i club erano legati all'apparato statale. Lo sport doveva provare la grandezza della nazione. Gli ori nel nuoto e nell'atletica a quello servivano, a quello serviva il doping di Stato.

martedì 10 novembre 2009

Per nove ragazzi il muro cadde un anno dopo


Il muro non cadde per tutti, il 9 novembre dell'89.
Nove ragazzi tedeschi rimasero nel mondo in cui si trovavano per un anno ancora. Tutti insieme.
Thomas Bansch aveva 26 anni, oggi lavora nell'amministrazione penitenziaria della Germania. Hans Sennewald, 28 all'epoca, fa il commercialista. Thomas Woddow, ora che è quarantenne, si dedica come docente specializzato ai portatori d'handicap. Roland Schroeder vive ancora a Dresda, Andre Hache e Frank Pawlowski sono a Berlino. Michael Peters, che aveva 21 anni nel 1989, è titolare di un negozio di prodotti per surf e vela a Rostock. Lutz Thiede, 43, ingegnere del genio civile, da vent'anni non ha più contatti con gli altri 8 del gruppo d'allora. E poi c'è Peter Thiede, che nel giorno in cui cadde il muro salì sulla sua Trabant con la fidanzata Ines e l'amico Steffen per raggiungere la frontiera a Lubecca. "I doganieri ci diedero 100 marchi come regalo di benvenuto". Non erano lì per scappare all'ovest. "Facemmo un giro e tornammo a Rostock".