IL TOUR de France aggredisce, oggi, il Ventoux, un Moloch, secondo la leggenda, che accompagna la più grande corsa ciclistica del mondo, a cui bisogna sacrificare. Il Ventoux è una montagna calva, affetta da seborrea secca. Lo vedi dalla bassa Provenza. Millenovecento metri di un verde che stinge, impallidisce, si spegne. Verso il culmine il Ventoux imbianca. Da lontano, un monte di sale. Il "mistral" batte il "ventoso". Il ricordo scolastico, arioso del Petrarca - che soggiornando ad Avignone sale sul Ventoux, a maggio quando le pietre restituiscono il tepore del sole del mezzodì - si liquefa, scompare, nella calura di luglio, nel corso del Tour. Il Ventoux è rimasto per il Tour il dio del male dell'antica Provenza. Il suo clima è assoluto. Gli uomini da classifica lo pedalano con il fiato che si rompe in gola, alle prese con un rapporto (la marcia ciclistica) che incarognisce la ruota dentata, che la trasforma in uno strumento di tortura [1]
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giovedì 14 luglio 2016
martedì 7 luglio 2015
Cinquant'anni dopo il Tour di Astérix
Aspettando le montagne, il pavé ha partorito il topolino. Ma quanto ci stiamo divertendo, con questo Tour. Contador Froome Nibali e Quintana, battezzati da Gianni Mura “i quattro cavalieri”, a Cambrai sono arrivati insieme. Non era scontato. Un anno fa, sulle pietre verso Arenberg, Nibali si cucì addosso almeno una manica della sua maglia gialla dando due minuti e mezzo a Contador e vedendo finire fuori strada Froome. Era una tappa più adatta a lui che agli altri, la tappa se n’è andata senza lasciare tracce sulla classifica. Rispetto ad allora stavolta in strada c’era polvere e non fango. Poco non è. Per gli appassionati va detto che la speranza francese Pinot è fuori dai giochi. Ha preso altri 3’ e ora è dietro di 6’30”. Per chi dentro il ciclismo guarda non solo la corsa, va aggiunto che ricorrono i cinquant’anni dell’albo “Le Tour de Gaule d’Astérix”, in Italia tradotto solo nel 1978, ma pubblicato in originale nel 1965. La trama non era particolarmente elaborata. Visto il proprio villaggio recintato dal prefetto Fiordilotus, Astérix lo sfida promettendo di compiere il giro dell’allora Gallia portando a casa il cibo tipico di ogni città raggiunta. Nelle sue otto pagine dedicate al Tour, l’Équipe ogni giorno torna sui passi del guerriero di Goscinny e Uderzo: oggi nella striscia era proprio a Camaracum, vale a dire Cambrai, e mangiava bêtises.
venerdì 16 ottobre 2009
Come sarà il prossimo Tour

Idefix sollecita, e allora guardiamo che Tour de France sarà. Se non ve ne frega, saltate.
Il tracciato 2010 è sicuramente più bello che nel 2009. Non ci voleva molto. L'ultimo Tour è stato di una noia mortale per colpa della cronometro a squadre, che non solo incide sulla classifica (uno come Evans era già sotto di 2'45" prima che arrivassero le montagne, e Menchov di 2'20"), ma pure sulla strategia di corsa.
Perché? Se una squadra come quella di Armstrong può tenere 5 uomini nei primi 10 posti vincendo la cronosquadre, ovviamente controllerà l'andamento della corsa. In una qualunque tappa successiva può mandare in fuga il quinto dei 5 e far spremere gli avversari, tenendo freschi al riparo gli altri quattro, e così via. Non è un caso che i primi 9 della classifica finale del 2009, fossero tutti ciclisti di squadre arrivate tra le prime 5 della crono, e tutte raccolte in 59 secondi.
mercoledì 8 luglio 2009
Tres Joly

Tutti conoscono la favola di Lance e di Livestrong. Armstrong è tornato al Tour de France dopo aver lasciato il ciclismo per qualche anno. Lo fa per promuovere la lotta al cancro e pensa di poter arrivare tra i primi 5. Ha il numero 22 che nella smorfia significa il pazzo, e in realtà un po' di follia c'è.
Tutti conoscono la favola di Lance, meno quella di Sebastien Joly, francese, nato non molto lontano dal Piemonte, 30 anni compiuti pochi giorni fa. Joly è un'ex grande speranza del ciclismo francese. Dieci anni fa vince la Parigi-Roubaix dei giovani e una tappa del Tour dell'Avvenire. Fa una carriera onesta, ma sotto le attese. Poi nel giorno del suo ventottesimo compleanno, dopo aver vinto una corsa che si chiama Parigi-Camembert, gli portano la diagnosi di certi accertamenti. Cancro ai testicoli.
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sabato 4 luglio 2009
Il mirino e Armstrong

Fra qualche ora comincia il Tour de France. C'è uno che conosco che non vedeva l'ora, perché dice che il ciclismo in tv gli fa fare mezz'ora di sonno al pomeriggio.
E' il Tour del ritorno di Lance Armstrong. Giusto per scaldare un poco il clima e per riprendere certi sospetti antichi, il ministro dello sport francese ha detto
Les contrôles se multiplieront et je dis à Lance Armstrong qu'il sera particulièrement, particulièrement, particulièrement surveillé.Non mi sta simpatico, Armstrong. Spero che non vinca. E sono sicuro - questo è un pregiudizio - che farà di tutto perché perda il suo compagno di squadra, lo spagnolo Contador. Ma è tipico dello star-media system che a un uomo spuntino prima l'aureola (con la bella favola del Livestrong) e poi le corna.
Ora. Se hanno le prove, lo tengano fuori dalla corsa. Se hanno un sospetto, lo dichiarino persona non gradita. Come pure con altri hanno fatto. Ma così che senso ha?
mercoledì 22 ottobre 2008
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