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sabato 26 luglio 2014

Le vite immaginarie di Optì Pobà



Optì Pobà è nato in Ghana, in Senegal, forse in Brasile. Avrà vent’anni, ventuno, ventisei, chi lo sa, conta poco, anche questo alla fine è un dettaglio.

Optì Pobà gioca a calcio perché gli piaceva molto da bambino, giocare in fondo gli riesce abbastanza bene già dai tempi in cui il pallone era un ammasso di stracci e gli mancava il verde del prato sotto le scarpette. Ha scoperto col tempo che il calcio lo avrebbe reso benestante, gli avrebbe fatto girare il mondo, perciò alla passione Optì ha aggiunto l’impegno. Per farcela. Per arrivare dov’è adesso.

sabato 13 novembre 2010

Buuuuu

Questa di Balotelli è la storia vera. O quasi vera. È una parabola. È la sua biografia camuffata e parallela, raccontata per spiegare cosa sia il razzismo da Luigi Garlando, creatore della serie per ragazzi sulle Cipolline, la squadra di calcio che ha per motto "Chi si diverte non perde mai": 22 titoli, un milione di copie in Italia negli ultimi 4 anni, una serie tv in arrivo per il mercato argentino. Garlando è l'idolo di bambini e pre-adolescenti che l'hanno spinto a inventarsi sul web i Cipo-twit, aggiornamenti dagli stadi, frequentati per lavoro (prima firma del calcio alla Gazzetta dello Sport). Stavolta in "Buuu" (Einaudi Stile Libero, 224 pagine, 16 euro) al posto delle Cipolline c'è Mario, l'attaccante della nazionale. Gioca ancora nell'Inter e non come nella realtà in Inghilterra, dove l'ha spinto anche l'odio che appesta i nostri stadi (il coro "Se saltelli muore Balotelli"). Balotelli è la traccia per parlare di razzismo ai ragazzi. È la versione-calcio di Tahar Ben Jelloun.

mercoledì 24 febbraio 2010

La montagna razzista


Il Los Angeles Times racconta la bella storia di una montagna che ha cambiato nome. Si chiamava Negrohead Mountain e ora è la Ballard Mountain, in onore di un ex schiavo. Qui sotto la traduzione in italiano:
Ci sono voluti anni perché gli operai scavassero tunnel ai bordi del picco da 2.031 piedi che sta fra Malibu e Agoura. E c'è voluto un secolo perché le autorità scavassero la loro via d'uscita dalla vergogna arrivata insieme alla montagna. Un'altra squadra di lavoro presto sistemerà la targa in bronzo che cambia il nome di "Negrohead Mountain" in "Ballard Mountain", in onore dell'uomo di colore che fu uno dei primi fattori tra le le montagne di Santa Monica. John Ballard è un ex schiavo che gestiva un servizio di consegne, il co-fondatore della prima chiesa episcopale metodista africana di Los Angeles, ma il valore crescente della proprietà in città e la sua divisione in classi lo costrinsero a spostare la famiglia di 50 miglia, su per le montagne, era il 1880.

venerdì 15 gennaio 2010

Gli scheletri negli archivi

Qualche giorno fa, un uomo che passa per avere una mente superiore alla media, ha raccolto qualche consenso con alcune cosine scritte su Rosarno:
Mi volete spiegare come mai nell'eterno sud populista, lassista, familista,
pauperista succede quello che succede, guerriglia civile, ferocia scatenata,
rivolta e controrivolta, infine deportazione forzata dei neri raccoglitori di
agrumi da un inferno all'altro? Mentre nel Veneto gretto, piccolo borghese,
minimprenditoriale, piastrellaro, razzista, xenofobo, leghista, e in particolare
a Treviso dove non comandano i progressisti che hanno letto Giustino Fortunato
ma i reazionari che parlano come l'ex sindaco Gentilini; come mai dunque a
Treviso decine di migliaia di immigrati sono via via integrati nel sistema
dell'economia di mercato, nella società civile dove non ci sono Libera e i don
Ciotti e i volontari benemeriti di ogni sorta di assistenza, ma fabbrichette,
capannoni, consumatori, esportatori e altra vil razza dannata del capitalismo
dei distretti industriali?
Ma Giuliano Ferrara aveva avuto un vuoto di memoria.