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venerdì 1 giugno 2012

Il fax, l'iPod e il treno di Montezemolo


La domanda è: si può essere anti-monopolisti proponendosi per l'esatto opposto?
Si può spezzare un monopolio con l'ambizione di introdurne uno alternativo?
La risposta è: in pubblicità sì, certamente si può.
Prendiamo Ntv, Nuovo Trasporto Viaggiatori, la società ferroviaria di Montezemolo, Della Valle e Punzo. Prendiamone la campagna pubblicitaria. Il primo slogan era:
Italo. Finalmente puoi scegliere.
Bene. Fin qui ci siamo. Coerente con una storia che nasce. Poi è arrivato un secondo slogan.
Dirai Italo per dire treno.
Parliamone.

lunedì 23 aprile 2012

Il genio, tre anni e mezzo dopo

Tre anni e mezzo fa, ddiomio quanto siete vecchi, uscì questo genio che si chiamava Akinator. Panchester e Danilla, all'epoca, si divertirono.
Si pensa a un personaggio, il genio lo deve indovinare facendo 20 domande. Se non ci riesce, ne ha altre 20. E via così.
Ovviamente per batterlo bisogna pensare un nome che sia abbastanza originale.
In una pagina dedicata a robot e intelligenze artificiali, domenica ne ha riparlato La Lettura.
Mi ha incuriosito la notizia che il genio riesce ormai a vincere anche con personaggi nuovi.
Tipo? Tipo il comandante Schettino.
Caspita.

venerdì 20 aprile 2012

Finché la barba va

I primi 15 presidenti della storia degli Stati Uniti d'America avevano tutti la barba. E ce l'avevano ancora appena cent'anni fa due dei 4 candidati. Poi è successo qualcosa. La barba in politica non si porta più. Gli americani hanno dato una sforbiciata allo splendore di una volta, quando tutti quei peli fra le guance e il mento erano un segno di influenza. Uno status. Se volevi una nomination per i repubblicani era necessaria quanto oggi un feticcio di Reagan. Così scrive Slate, che ha indagato un po' sul tema. Giungendo alla conclusione che questa decadenza si deve un po' all'avvento di Gillette nel 1903, un po' all'arrivo delle maschere anti gas che nell'esercito spinsero a fare piazza pulita delle barbe, un po' al fatto che nel secolo scorso la barba faceva molto Karl Marx, ce l'avevano gli hippy e i comunisti.
Poi bisognerebbe ragionare dell'Italia. Nessun presidente della Repubblica s'è mai fatto crescere la barba, che evidentemente non s'addice al Quirinale: al massimo abbiamo avuto i baffi di De Nicola e di Einaudi, e quelli sottili sottili di Leone. Alla presidenza del consiglio, invece, baffoni barbe e pizzetti erano la norma durante gli anni del Regno, almeno fino alla ventisettesima legislatura, quella di Benito Mussolini. Ma dopo la dittatura la peluria ha perso il potere, il potere è diventato glabro, con le sole eccezioni di Giovanni Goria e dei baffi di Massimo D'Alema.
Poi un altro giorno bisognerà parlare dei capelli. Dei capelli e del dolore.

venerdì 16 settembre 2011

Gli sceriffi con il telefonino

Fanno impressione le immagini dell'autista milanese che alla guida di un autobus pubblico stacca entrambe le mani dallo sterzo e usa l'iPad. Fanno impressione perché sono l'upgrade di altre già viste in passato: l'autista dell'Atac a Roma che manda un sms guidando con i gomiti, oppure l'uomo che guida un autobus con due cellulari in mano.
Colpiscono per la scelleratezza delle persone cui è stato affidato un servizio pubblico, contenitore spesso retorico dentro il quale stavolta però ci sono vite di altre persone, messe a rischio da un comportamento pericoloso.

mercoledì 20 aprile 2011

Cosa resta del 17 marzo

Un mese dopo le celebrazioni dell'Unità d'Italia150, e i programmi tv, e gli instant-book, la cosa più fresca rimasta in giro è la lista su Twitter con le voci dei protagonisti del Risorgimento. Come fossero loro a scrivere. Citazioni d'epoca.
D'Azeglio che twitta Bisogna sapere dai napoletani se ci vogliono, sì o no... non volessero unirsi a noi, credo che non abbiamo il diritto di dare archibugiate!
Cavour che risponde L'Italia del Settentrione è fatta, non vi son più né lombardi, né piemontesi, né toscani siamo tutti italiani; ma vi son ancora i napoletani.

giovedì 10 marzo 2011

LUnità d'Italia secondo Pippo

Il barman dell’unità d’Italia. “Che cocktail di storie e di passioni, quegli anni. Il romanzo più bello che si possa scrivere. Io dovrò solo prendere tutta la materia e shakerare”. Bianco, rosso e Pippo Baudo, il Risorgimento arriva in prima serata Rai. La storia e l’intrattenimento, la formula che più gli sta a cuore, già frequentata in passato con Giorno dopo giorno, Novecento, I migliori anni. Spettacolo e riflessione insieme, “un’impresa, una difficoltà pazzesca” come dice lui, ora che è al cinquantaduesimo anno di televisione e che in televisione vede sempre più spesso passare “soltanto un divertimento lepido ed epidermico, mai di sostanza”. Una sfida alta, altissima, improvvisamente avvolta d’aria nuova dopo il Benigni passato a Sanremo a cavallo dell’inno di Mameli. “Una cosa inattesa. Come se improvvisamente gli italiani, sbandati e senza più punti di riferimento, si stessero ritrovando intorno al valore del tricolore, ma non come valore formale. Questo è un Paese che si sta spezzettando, bisogna impedirlo. L’unità d’Italia come concetto è antecedente alla sua realizzazione, non è del 1861, ma era già nella mente di Dante Alighieri, di Petrarca, di Foscolo. Che poi fosse politicamente divisa in Stati e staterelli, non conta. Era una situazione contingente”.

lunedì 22 febbraio 2010

La seconda 100, la terza dolore e spavento

Tenere d'occhio Trenitalia dell'ad Moretti è un'attività che regala sempre sorprese.
Anche se sotto sotto ti illudi di sentirti preparato.
Per esempio. Sull'alta velocità sparisce la seconda classe.

Da quel che si capisce, dunque, le classi diventano quattro. Le high costeranno di più. Non lo dicono, non ancora, ma è evidente. Scommetto che i posti di terza e quarta classe, ops terzo e quarto livello di servizio, saranno così pochi da esaurirsi in fretta e costringerti a...
O sono malizioso io?




Vecchie cose dette sui treni
Colpa vostra e delle vostre pretese
I pendolari e il treno dei desideri
L'insostenibile leggerezza di Trenitalia

giovedì 18 febbraio 2010

Vi tengo d'occhio, eh

Trenitalia fa sapere che ci porterà nel paese delle meraviglie.
"Senza attendere il cambio di orario, già da marzo saranno in servizio più treni sulla Torino-Milano e sulla Roma-Napoli". Due per linea nelle ore di punta, uno al mattino e uno in serata.
Tra le novità a breve il servizio wireless: grazie a un accordo che Ferrovie sta per firmare con Telecom Italia, da aprile i Frecciarossa inizieranno a essere dotati del sistema wifi. "Per parlare meglio al cellulare e navigare in Internet".
Ora. Sorvolando sul fatto che di wifi in treno si parla dal 2005 (eh sì 2005), e che un po' ci si allarma nel leggere le righe che seguono i due nuovi impegni di Trenitalia ["Sulla Roma-Milano, poi ci saranno soppressioni o cambi di orario nelle fasce dove la domanda è più bassa: a metà mattina e metà pomeriggio"], noi queste promesse ce le appuntiamo qui
- Da marzo più treni
- A breve Da aprile wifi

Vecchie cose dette su Trenitalia
Colpa vostra e delle vostre pretese
I pendolari e il treno dei desideri

sabato 10 ottobre 2009

Cazzullo, mi arrendo

Il paginone di cultura del Corriere è dedicato oggi a "L'Italia de noantri", il nuovo libro di Aldo Cazzullo. Il titolo del paginone (pezzo di Beppe Severgnini) è Così il Sud colonizzò il Nord
La tesi è che il meridione ha imposto un'egemonia culturale. La prova schiacciante è che la pizza e il pomodoro si sono insinuati nelle abitudini dei settentrionali fino a diventare simboli italiani. Più o meno. E poi Roma indolente, padre Pio, eccetera eccetera.

sabato 25 aprile 2009

Una mattina mi son svegliato

martedì 20 maggio 2008

In memoria di un padre di due bambini


"Chiederò al nuovo governo la modifica delle norme restrittive appena introdotte. L'inasprimento delle sanzioni è una misura profondamente ingiusta. La soluzione non è questa".
(Emma Marcegaglia, 24 aprile 2008)