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sabato 7 maggio 2016

Dieci anni di gomorra

NAPOLI. Le dieci parole con cui è cominciato tutto. «Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave». Aprile 2006, Gomorra era ancora una delle città del Mar Morto distrutte dal dio della Genesi. Tre mesi prima, I ragazzi di Scampia erano andati a cantare al festival di Sanremo. Dopo dieci anni e 10 milioni di copie vendute, con un film premiato a Cannes e una serie tv comprata in 150 Paesi, Gomorra è diventata parola che connota e che divide, nata per denunciare e spesso denunciata. Napoli ha cambiato cinque questori e due sindaci, Rosa Russo Iervolino la chiamò «una visione unilaterale», Luigi de Magistris definì Roberto Saviano «fiancheggiatore involontario del male». Dentro un quadro politico in cui la camorra è responsabilità delle giunte locali quando si è all'opposizione e materia da governo nazionale se invece si amministra, più di un Comune nell'hinterland ha negato le proprie strade alla produzione della serie tv, accusata di mostrare solo il Male. Una seconda stagione non era scontata. Nella scena finale della prima, al moribondo Genny Savastano fecero muovere un dito per lasciarsi una porta aperta.

martedì 5 maggio 2015

Natale a Gomorra è un trattato sull'idea di Napoli

All'inizio non ci credevo. Pensavo fosse un gioco di prestigio dello scrittore Marco Ciriello, una di quelle finzioni in stile borgesiano che illuminano il suo blog (leggetevi per esempio la recensione al finto film di Alan Parker su Maradona). Invece davvero a dicembre avremo al cinema "Natale a Gomorra" e prima ancora di sapere qualcosa di più sul film e sulla sua natura, l'annuncio già dice alcune cose illuminanti su Napoli e sull'idea di Napoli. Le dice meglio di un trattato.

giovedì 27 novembre 2014

L'oro di Scampia e Non abbiate paura di me




LE VELE di Scampia erano un sogno. Erano un'illusione di sviluppo per l'area est di Napoli, un'utopia. Quando l'architetto Franz Di Salvo le concepì oltre il vecchio quartiere di Secondigliano, pensava a Le Corbusier e a Kenzo Tange. Sono diventate il simbolo del degrado, delle faide di camorra e dello spaccio. Da abbattere, scrisse Giorgio Bocca. Tre sono andate giù, quattro resistono come immagine plastica del contrasto tra l'inferno urbano e l'impegno di molti per il risanamento morale. È qui che esercita il suo fascino da educatore e da maestro di judo Gianni Maddaloni, papà di Pino, medaglia d'oro ai Giochi di Sydney nel 2000. È qui che è cresciuta sua figlia Laura, a sua volta campionessa, poi compagna nella vita di Clemente Russo, casertano di Marcianise, pugile due volte d'argento alle Olimpiadi. Il famoso "Tatanka".
Due libri adesso raccontano le loro traiettorie, l'impegno contro i mostri da cui sono stati circondati in quei luoghi che nell'immaginario sono diventati in questi anni Gomorra e Terra dei Fuochi.

giovedì 7 ottobre 2010

Vargas Llosa, detto 'o Nobbèl

Ero a Napoli quando ho letto Gomorra di Saviano. Mi sentivo felice perché a contatto con una città bellissima, piena di opere d' arte, di vitalità, di colori, di sapori, di gente. Poi ho avuto una reazione strana. Andando avanti nella lettura, ho cominciato ad avere paura. La violenza di cui parla Roberto ha iniziato a fare da sfondo alla bellezza. Napoli si è trasformata in una città sinistra, piena di persone che soffrono, ha mostrato le sue viscere è stato un colpo durissimo. Ma questa è la prova della necessità di Gomorra.
[Mario Vargas Llosa, premio Nobel]

martedì 23 marzo 2010

Arzano e i bambini che se la volevano cavare

La scuola ce la fece. Sei anni fa. La De Filippo-Vico ebbe 21 classi nuove, un laboratorio di informatica con 11 postazioni, due palestre, un campetto di calcio, una pista d'atletica, l'auditorium e la biblioteca. Fu la terza in tutta la Campania a essere adeguata agli standard europei, lasciandosi alle spalle una vita da scuola sgarrupata.
Il professore della scuola, il maestro Marcello D'Orta ha pubblicato altri 11 libri, provando inizialmente a ripetere la stessa formula del suo primo successo, "Io speriamo che me la cavo", sia con "Dio ci ha creato gratis", sia con "Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso".
Domenico Rea scrisse:
La non-borghesia napoletana, che non compra mai un libro o un quadro, che non va a teatro se non per vedere il varietà e belle cosce, dedita al solo denaro e ai suoi prodotti allo stato bruto (barche-villette-vacanze), che acquista un HF per ascoltare Lambade, assai più lontana dalla plebe e dal popolazzo della vecchia aristocrazia, quando è apparso il libro Io speriamo che me la cavo si è scatenata negli acquisti.
La scuola ce l'ha fatta, il maestro ce l'ha fatta, nulla si sa di chi era bambino ad Arzano nella primavera del '90, quando uscì "Io speriamo che me la cavo". Fanno vent'anni in questi giorni. Non sappiamo se alla fine se la sono cavata, fra i 40mila abitanti addossati uno sull'altro in quei tre chilometri quadrati.
A Arzano non c'è nessuno che chiede la limosina perché sa che nessuno gliela può dare.

sabato 5 dicembre 2009

Napoli, zona di guerra

Il New Yorker mette in fila i 10 film migliori del 2009, inserendo nella lista Gomorra di Garrone e definendo Napoli una nazione nella nazione.
One, from Italy, or, rather, from the nation unto itself that is Naples: Matteo Garrone’s “Gomorra” was a report from a war zone, yet the crimes and the cowerings of ordinary folk were laid forth without exaggeration and with an artful care that verged, amazingly, on elegance.

venerdì 2 ottobre 2009

La libertà di chiedere conto

C'è qualcosa di laterale al dibattito sulla libertà d'espressione e sulla "serenità di stampa" che fin qui non era stato detto con la chiarezza messa oggi in campo da Roberto Saviano. Sdrucciolevole sul terreno dello stile, ma lucida nella sostanza, la riflessione tiene insieme berlusconismo e brunettismo, rispettivamente sorriso e ghigno di una medesima ideologia, se di ideologia è possibile parlare:
Il paese sta diventando cattivo. Il nemico è chi ti è a fianco, chi riesce a realizzarsi: qualunque forma di piccola carriera, minimo successo, persino un lavoro stabile, crea invidia. E questo perché quelli che erano diritti sono stati ridotti quasi sempre a privilegi. E' di questo, di una realtà così priva di prospettive da generare un clima incarognito di conflittualità che dovremmo chiedere conto: non solo a chi governa ma a tutta la nostra classe politica. Però se qualsiasi voce che disturba la versione ufficiale per cui va tutto bene, non può alzarsi che a proprio rischio e pericolo, che garanzie abbiamo di poter mai affrontare i problemi veri dell'Italia?

venerdì 13 febbraio 2009

Certo, non è Cinema Paradiso


Il sospetto è che tutta questa sfilza di "no" nella recensione del New York Times, sia proprio il motivo per cui l'America ha tenuto fuori dagli Oscar un film italiano che racconta la malavita in un modo che l'America non s'aspettava (oggi Gomorra esce a New York e Los Angeles).

There are no colorful characters in “Gomorrah,” Matteo Garrone’s corrosive and ferociously unsentimental fictional look at Italian organized crime; no white-haired mamas lovingly stirring the spaghetti sauce; no opera arias swelling on the soundtrack; no homilies about family, honor or tradition; no dark jokes; no catchy pop songs; no film allusions; no winking fun; no thrilling violence. Instead, there is waste, grotesque human waste, some of which ends up illegally buried in the same ground where trees now bear bad fruit, some of which, like the teenager scooped up by a bulldozer on a desolate beach, is cast away like trash

giovedì 15 gennaio 2009

Angelina Jolie e il vestito di Saviano


In tv Angelina Jolie calpestava la passerella della notte degli Oscar
indossando un completo di raso bianco, bellissimo. Uno di quelli su misura, di quelli che gli stilisti italiani, contendendosele, offrono alle star. Quel vestito l'aveva cucito Pasquale in una fabbrica in nero ad Arzano. Gli avevano detto solo: «Questo va in America». Pasquale aveva lavorato su centinaia di vestiti andati negli Usa. Si ricordava bene quel tailleur bianco. Si ricordava ancora le misure, tutte le misure. Il taglio del collo, i millimetri dei polsi. E il pantalone.
(Roberto Saviano, Gomorra)

mercoledì 3 dicembre 2008

Gomorra a 5 stelle

Gomorra è tra i 5 film a 5 stelle del Times nel 2008

"Matteo Garrone’s startling film about the criminal underworld in Naples is one of these rare movies that can alter our perception of life. It's brave to the point of foolhardy" - James Christopher

mercoledì 24 settembre 2008

Imagine a city built by crime: Naples, Italy

Hanno scelto Gomorrah. Va all'Oscar con la bandiera italiana. Non vi perdete lo spot per Napoli del trailer americano