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martedì 19 settembre 2017

Stefano Borgonovo raccontato da sua moglie Chantal


Certe vite si sconvolgono in sordina, le tragedie si fanno annunciare da dettagli che paiono trascurabili. La vita di Chantal Guigard cambiò quando le consonanti pronunciate da suo marito iniziarono a incepparsi. Prima la “r” poi la “t” e dopo la “f”. Che sarà, niente, forse lo stress. Invece era la Sla, sclerosi laterale amiotrofica, da quel giorno in casa detta «la stronza» perché «i malati diventano sottili, figure di carta, fili» e quando la Sla entra in una famiglia «nessuno si salva, nessuno rimane immune». Chantal è all'epoca una donna quarantenne, sposata da venti e innamorata da sempre di Stefano, che di cognome fa Borgonovo e di mestiere faceva gol, tanti, per la Fiorentina, per il Milan, in Coppa dei Campioni, con la Nazionale, e poi in un calcio più piccino perché questo è il ciclo naturale, si parte, si sale, si scende.

giovedì 21 maggio 2015

L'erotismo della bicicletta

La bicicletta è stata subito un'insidia. L'Italia clericale lo intuì immediatamente. Ventiquattro anni dopo Porta Pia, il 1° gennaio 1894 la Gazzetta di Venezia scrive: “Le signore dunque andranno in tandem ma voi, mariti gelosi, guardatevi da queste ruote di metallo, sostituite la naturale locomozione della vostra metà: il velocipedismo è un’invenzione infernale che, in un attimo, pone una grande distanza tra il marito e la moglie come il pattinaggio, altro genere di sport, non è che la legalizzazione dell’abbracciamento. E poi, col tandem è facile cadere, e sono cadute pericolose quelle, perché la donna torna in piedi sì, ma molto spesso casca, come suol dirsi, dalla padella nella brace, anzi nelle braccia".

martedì 3 giugno 2014

Il senso di Troisi per l'amore


Vent'anni fa moriva Massimo Troisi. In questi giorni s'è detto già un po' di tutto. Ma dell'amore, dell'amore si può parlare sempre. Le sue frasi.

"L'amore è eterno. E quindi lo si può definire solo a posteriori: è un titolo che si può dare alla memoria. Credo che sia quel sentimento che riesce a uscire indenne, a durare nel tempo, rispetto alla stanchezza, alla rottura di scatole, alla noia, ai dolori. Ma bisogna aspettare l'eternità, per riconoscerlo".

"Esistono tante possibilità intermedie tra l'amore e il non amore: l'orgoglio, la paura della solitudine, la gelosia, la possessività... Tutte cose che chiamiamo amore, e non lo sono".

sabato 5 giugno 2010

Francesca Schiavone, lady Chatterley e la rivoluzione sessuale

Questo è il primo post on demand che va online su questo blog. Può essere un'idea. Nel senso che magari succede un fatto, uno passa di qui credendo di trovare due parole, non le trova e si chiede chissà perché non se ne parla. Però se uno chiede, qui rispondiamo. In questo caso la richiesta arriva da Idefix e Tieffemme. 

A chi serve un hobby come il tennis o la filatelia? Io ne ho un altro: rileggere Lady Chatterley. 
Così in Smut cantava Tom Lehrer, matematico pianista e compositore. Era il '65 e si sbagliava. Non diceva una stronzata. Diceva una cosa giusta, ma fuori tempo massimo. Quattro anni prima - nel '61 - la Grove Press era finalmente riuscita a pubblicare un'edizione del romanzo scritto da Lawrence in Toscana fra il '25 e il '28, a lungo messo al bando in tutta Europa. Un tentativo l'avevano fatto già nel '59, la distribuzione avveniva via posta: le copie erano state sequestrate. Bon (© Baricco, Pickwick, 1994).

venerdì 26 febbraio 2010

La differenza fra Roth e Mcewan

Tanto sesso, nei suoi libri, e non nasce mai un bambino
"Non mi pare: Pastorale americana ruota tutto intorno a questa figlia diventata terrorista, il professore di La macchia umana ha tre figli".
Ma sono tutti grandi.
"Sì, ma chi scrive di bambini?"
Ian McEwan.
"Ha scritto di bambini?"
Bambini nel tempo.
"Ian, brava persona. Si rivolga a Ian se vuole leggere di bambini, a me se vuole leggere di figa".

(dall'intervista di Paola Zanuttini a Philip Roth per il Venerdì di Repubblica, in occasione dell'uscita di L'umiliazione)

aggiornamento   Malvino ha trovato il link all'intervista di Roth a Libero che Roth al Venerdì dice di non aver mai rilasciato. Ora uno s'aspetta che Libero chiarisca. O no? 

Altre cose su Roth
Dire le cose come stanno
Spine coniugali

giovedì 26 novembre 2009

Roth, Baricco e la Fellatianschauung


Una si chiama Olivia, l'altra si chiama Andre. Con l'accento sulla A, "un nome che esiste solo per lei". La prima viene da un facoltoso sobborgo di Cleveland, è al secondo anno d'università, ce la raccontano pallida e snella, con capelli castani scuri "e con un modo di fare che m'intimidiva per come mi pareva distaccato e risoluto". Della seconda sappiamo che spunta da un mondo in cui suonano le corde della racchette da tennis quando colpiscono la palla, un mondo di case al mare o in montagna, fatto di lenzuola nere e volti abbronzati, di servitù, e poi sappiamo che è molto bella. Sappiamo che ha qualcosa di maschile. Porta i capelli lunghi, "con il furore di un indiano d'America" e "tutta la sua meraviglia è nel volto - il colore degli occhi, lo spigolo degli zigomi, la bocca".