martedì 27 ottobre 2009

Dire le cose come stanno

Nell'intervista a Wall Street Journal dopo l'ennesimo premio Nobel negatogli, Philip Roth racconta che "prima di morire" sta rileggendo gli autori scoperti a vent'anni e lasciati sugli scaffali per altri 50, Conrad, Turgenev, Faulkner e Dostoevski; che sente come suoi pari DeLillo, Doctorow, Price, Oates, Morrison, mentre non cita Franzen né Safran Foer né Easton Ellis; omaggia i tre giganti che se ne sono andati di recente (Bellow, Mailer, Updike); annuncia che dopo The Humbling (appena uscito in America) ci sarà tra un anno Nemesis; ci informa che su Internet ci va solo per comprare cibo e libri; e sistema con una frasetta piccola piccola il resto del mondo.

Is there something wrong with American literature today?
American literature today is the strongest literature in the world.

Vecchie cose dette su Roth
Spine coniugali
Se ne riparla il 2009
Ritorna
Non ci facciamo mancare niente


2 commenti:

elena petulia ha detto...

Leggo Indignazione e penso che di Roth ho letto troppo. A differenza di Cormac McCarthy, che sa spostarsi e diventare un whisky sempre migliore, Roth a volte delude e a volte è squisitamente - va detto - uguale a se stesso.

ottanta/cento ha detto...

Condivido. Ma fino a Indignazione. Che è di un livello superiore alle cose immediatamente precedenti. Poi c'è McCarthy, certo. Sai cosa penso della Strada e del Non è un paese per vecchi. Ed esce in questi giorni un romanzo che in Italia non era stato mai tradotto.