lunedì 19 ottobre 2009

Roma, Napoli e la teoria della linea gialla

Alla fine ditemi da voi come funziona.
Il concetto è uguale a Roma e a Napoli. C'è una linea gialla oltre la quale passa un treno, e quella linea gialla segna un confine. Ma Roma e Napoli declinano la regola relativa alla linea gialla in modo differente.


Nelle stazioni metro di Roma trovate


Nelle stazioni metro di Napoli trovate


Oppure nella vecchia linea


Cosa cambia? Vediamo l'effetto complessivo.


Insomma. Roma invita ad allontanarsi dalla linea gialla, Napoli chiede di non oltrepassarla.
Lo scopo finale è lo stesso. Nessuno deve andare oltre. Non di là. Perché è vietato. Perché è pericoloso. Ma le due città lo dicono in due modi diseguali. C'è un motivo?
Senza fare sociolinguistica urbana da 4 lire, ché le lire neppure ci sono più, a me pare di cogliere la natura del rapporto Napoli vs. resto del mondo, nel senso che Napoli - per com'è e per come vorrei che non fosse - assiste, anzi contempla, e accetta, e accoglie, e incoraggia, in ogni ceto sociale, in ciascuno dei suoi quartieri meticci, forme di vita che possiamo chiamare border line. Ed è dunque naturale arrivarci accanto, alla linea gialla: a quella delle stazioni e alle altre simboliche linee gialle della città (il pericolo? l'illegalità? l'igiene? la camorra?); ed è naturale averla lì a qualche centimetro, sfiorarla, forse finanche calpestarla, senza poter essere accusati né sentirsi colpevoli di averla attraversata.
Roma, che peraltro non è Ginevra e alla quale in questo test va attribuito il ruolo di "resto del mondo", impone più rigorosamente di non avvicinarsi neppure, alla linea gialla. Di allontanarsene. Perché già costeggiarla rappresenterebbe un rischio, sarebbe una possibile compromissione, darebbe una patente di complicità. Secondo l'autorevole Buildo, se ho capito bene cosa intende e sennò ce lo spiega lui nei commenti, si tratterebbe di un atteggiamento differente tra Roma e Napoli verso il pericolo. Verso la paura. Secondo me si tratta di un atteggiamento differente verso la legalità (però in genere con Buildo funziona che uno prende una tesi e l'altro si diverte a sostenerne una opposta, poi dopo dieci anni le invertiamo).
Forse sono vere tutt'e due le cose. O forse quei cartelli diversi sono un caso.

Vecchie cose dette su Napoli
Quando il G8 era un G7
Dialogo tra un ottantacento e un non so
Qualcuno era comunista

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Sei guarito dall'epatite, bene. Dunque io trovo che la differenza stia proprio lì nelle frasi. A Roma è un invito, a Napoli è un divieto. Che l'approccio perentorio nasconda il cattivo rapporto dei napoletani con tutto ciò che sia una legge può darsi. Ma per me c'è altro e riguarda un concetto in Italia poco in voga, figuriamoci a Naples. Quello della responsabilità. Se sei responsabile non è necessario imporre regole, leggi o codici. La responsabilità dell'individuo è la vera trasgressione in Italia, nel mondo nelle democrazie avanzate o cosiddette liberali è il punto di partenza. Pensaci un po'..

d.l. ha detto...

complessa questione ... e io devo essere napoletana, in fondo... tanto che trovo più normale *avvisarmi* che oltre la linea gialla mi faccio male. Ma perché mi dovrebbero imperativamente invitare ad allontanarmene? Sono adulta e responsabile: con la mia curiosità me la vedo io.

Peraltro, quando poi il treno sta per arrivare, e dunque il comportamento borderline (in senso stretto) è pericoloso, concretamente, la voce ti avvisa in modo più deciso (invece): treno in arrivo sul binario x. Allontanarsi dalla linea gialla (se la memoria non mi inganna)

ps. in ritardo, ma sono giorni concitati... :)

ottanta/cento ha detto...

Che poi dopo aver messo in piedi un simulacro di teoria, scopro che pure a Formia e a Latina dicono: non attraversare. Serve una seconda edizione.

d.l. ha detto...

:)))