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martedì 6 giugno 2017

La malinconia dei giornalisti

Nel 1922, per la morte volontaria del collega Francesco Perotti, redattore capo del “Secolo”, Renato Simoni scrisse su “L’illustrazione italiana” un articolo sul senso del giornalismo, sul conflitto tra l’io e il mondo che si può accendere in chi lo pratica, su certe inquietudini nascoste da tenere al guinzaglio, sul dovere di testimoniare, il rigore, il rispetto di sé e dei lettori, e sulla scoperta improvvisa di non essere più adeguati. La malinconia dei giornalisti.
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“Un giornalista s’è ucciso. Chi ha conosciuto Francesco Perotti, redattore capo del “Secolo”, spirito ordinato, chiaro fino alla limpidezza, generoso come sono solo i forti, china la fronte commosso, davanti al mistero di questa tragica stanchezza di vita. Ma noi, da anni, e da anni posseduti da questo affascinante e logorante amore del giornale, sentiamo a poco a poco la nebbia dissiparsi, comprendiamo con angoscia perché questo nobile compagno ci ha lasciati. E non sono cause precise che scopriamo. Abbiamo solo il sentimento del malessere grigio, che vien dall’eccesso della nostra fatica, dallo sfaldarsi cotidiano della nostra personalità, che di questa fatica è la conseguenza. La carta bianca è crudele con tutti; con noi è crudelissima.

martedì 2 febbraio 2016

Buster Keaton e la dittatura dell'ottimismo


Benito Mussolini era presidente del Consiglio da quasi sei anni e dittatore da tre, quando nel giugno del '28 su La Stampa uscì quest'articolo firmato da Marco Ramperti, che era critico teatrale e scrittore molto molto apprezzato all'epoca: da Ojetti, D'Annunzio, anche da Pound. Ramperti fu uomo di destra senza indecisioni, pure dopo la caduta del regime. Quel che colpisce in questo suo lungo articolo, in questa sua lettura di una maschera dell'impassibilità, è la relazione che da un certo momento in avanti il Potere e la propaganda stabiliscono o provano a stabilire con l'ottimismo, con la realtà, con la rappresentazione, con la disperazione. (Ce n'è anche per Charlot).

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Mi dicono che Buster Keaton, il comico che non ride mai, sia d'origine italiana. Mi stupisce. Mi spiace, anche, per il mio paese felice che possa produrre di esemplari siffatti, vero che poi li regala all'America e al cinematografo. Codesti, in verità, sarebbero gli emigranti indesirables per il paese che li esporta. E' bene per loro, come per noi, che si allontanino. Passino pure oltremare, insieme alle nuvole di tempesta, gli uomini alla cui faccia non giunge mai raggio di sole!