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martedì 9 ottobre 2012
Il calcio d'Armenia
Era sabato a Erevan. I turchi arrivarono a torso nudo con la mezzaluna bianca, la bandiera nemica, ed erano migliaia. Non entravano in Armenia da decenni, eppure quella sera lo fecero senza visto e senza biglietto per lo stadio. Ingresso gratis, erano ospiti, ospiti per davvero. Altrimenti non la puoi chiamare la partita della pace. Coi tifosi da Istanbul viaggiò il presidente della repubblica, Abdullah Gül. S'andò a sedere in tribuna accanto a Sarksyan: loro che tenevano le frontiere e le ambasciate chiuse, che non s'erano parlati mai, vicini per una partita di calcio. Armenia-Turchia, qualificazioni per i mondiali del 2010, la prima volta in cui i due Paesi si guardarono negli occhi, un secolo dopo le uccisioni di massa. Un milione e mezzo di morti armeni sotto l'impero ottomano fra 1915 e 1917, l'annientamento di un'etnia, Ankara che ne ammette 300mila e nega il resto, nega il genocidio, anzi quella parola nei documenti non vuole scriverla e non vuole nemmeno sentirla pronunciare. Però quel sabato si parlano, si stringono la mano, alla fine si scambiano pure le maglie.
mercoledì 20 maggio 2009
Zainetti e buoi dei paesi tuoi
Sono quelle notizie che ogni tanto arrivano dall'Oriente, pare non ci riguardino, fanno scuotere la testa e sorridere con aria di superiorità. E però poi.
Qualcuno al ministero dell'Istruzione in Turchia pensa di scacciar via Barbie dagli zainetti scolastici delle bambine del Paese. La cinquantenne bionda è accusata di oscenità. In realtà sono sotto accusa pure Superman, Spiderman e compagnia bella: meglio che sugli zainetti dei bambini turchi ci siano eroi locali. Tipo Keloglan, Nasreddin Hoja e Yunus Emre (nell'immagine), secondo il suggerimento di un funzionario del dipartimento istruzione di Eskisehir, una città che ha la superficie di Napoli e gli abitanti di Cagliari.
Lo racconta il quotidiano turco Milliyet. In Italia il fatto è stato diffuso da pochi, e da tutti con le stesse parole. Evidentemente un control C control V: una notizia d'agenzia copia e incolla. Tra i pochi che hanno ripreso notizia e parole, facendosi il sorrisino di superiorità, c'è il giornale che si chiama Il Giornale. Nei giorni in cui Berlusconi si oppone all'idea di una società multietnica e il suo governo nega l'accesso all'Italia a delle persone straniere a bordo di alcuni barconi disperati, il quotidiano di famiglia pubblica:
Con parole diverse, ma non per questo meno inquietanti, Ibrahim Ceylan, responsabile della Direzione dell’istruzione della città di Eskisehir, vicino ad Ankara, ha spiegato i motivi per cui ce l’ha tanto non solo con Barbie ma anche con super-eroi come Spiderman, Batman e Superman. «Queste immagini trascinano gli studenti in un mondo di sogno e li fanno allontanare dalla vita reale. Vogliamo proteggerli dall’invasione della cultura straniera».[il grassetto è mio]
Per inciso credo che Berlusconi e il suo governo non siano contro la società multietnica in quanto tale. Non è contro la cultura straniera in sé. E' che lui non sa cosa farsene di sporchi, poveri e brutti. Non sa cosa vendergli.
sabato 6 settembre 2008
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