Bisogna dire grazie a Carlo Tavecchio. Sta davvero riformando il calcio italiano. Anche se non lo sa. Anche se non lo vuole. Gli sta restituendo, tutto d’un tratto, all’improvviso, un profilo etico e uno spessore morale. Lo ha scosso a sua insaputa da un sonnacchioso vivacchiare. Guardate com’è di nuovo vitale il nostro calcio, sveglio, guardate come sta recuperando la voglia di cambiare.
È merito suo, sul serio. È tutto merito delle gaffe di questo signore. Indifendibile e irresponsabile, un signore dai princìpi etici e morali discutibili e distanti dai loro, i princìpi dei presidenti che adesso stanno correndo a dirglielo, uno dopo l’altro, in fila, un rosario di sopracciglia alzate e sguardi corrucciati; e tutto questo finalmente ci conforta, perché immersi in una nuova consapevolezza questi dirigenti di A, di B, di C saranno evidentemente pronti tra poco, tra pochissimo, a fare un passo indietro a loro volta, imbarazzati per un passato in cui hanno accumulato squalifiche da parte della giustizia sportiva e indagini (qualche volta condanne) della magistratura ordinaria. Ecco. Questo nuovo senso di pulizia, ritrovato come un dono del cielo al cospetto di un linguaggio primitivo e inadeguato, spazzerà via dal futuro del calcio italiano i prossimi scandali.
