A BOUBACAR Barry Copa avevano fatto un discorsetto, di quelli che iniziano e capisci dove stanno andando a parare. Sai com'è, l'età, le incertezze, gli errori. Insomma, sei fuori. Dopo tre Mondiali e sei Coppe d'Africa, è il momento di cambiare. È il momento di lasciare la porta della Costa d'Avorio a Sylvain Gbohouo, che è 9 anni più giovane, 10 centimetri più alto e 13 chili più potente. E che cosa può rispondere un trentacinquenne che si definisce "un giocatore modesto di un club modesto come il Lokeren"? Mormora sì, va bene, e siede in panchina.
mercoledì 11 febbraio 2015
Non dite a Barry Copa che i rigori sono una lotteria
A BOUBACAR Barry Copa avevano fatto un discorsetto, di quelli che iniziano e capisci dove stanno andando a parare. Sai com'è, l'età, le incertezze, gli errori. Insomma, sei fuori. Dopo tre Mondiali e sei Coppe d'Africa, è il momento di cambiare. È il momento di lasciare la porta della Costa d'Avorio a Sylvain Gbohouo, che è 9 anni più giovane, 10 centimetri più alto e 13 chili più potente. E che cosa può rispondere un trentacinquenne che si definisce "un giocatore modesto di un club modesto come il Lokeren"? Mormora sì, va bene, e siede in panchina.
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A proposito di Siani e Pino Daniele
Quante sono le Napoli possibili.
Veniva da chiederselo un mese fa quando morì Pino Daniele, lutto generazionale come pochi, ma anche trasversale alle cosiddette due città, tanto per restare dentro il canone delle definizioni antropologico-letterarie (cfr. Domenico Rea, Raffaele La Capria), e lutto trasversale forse perfino più di quello collettivo per Troisi.
Quante sono le Napoli possibili dentro le forme artistiche, della scrittura, della recitazione, della musica, veniva da chiedersi di nuovo ieri sera mentre sul palco del festival di Sanremo si esibiva Alessandro Siani, spaccando il pubblico: chi rideva in teatro e chi a casa trovava le sue battute già sentite, molto sentite; senza qui entrare nel merito della loro scorrettezza e della loro opportunità, giacché dovremmo altrimenti discutere sugli eventuali limiti che la comicità deve o non deve darsi, sulla volgarità e/o sulla banalità. Non è il caso. Il punto adesso è un altro.
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mercoledì 4 febbraio 2015
Bad boy Maurito e la Milano degli eccessi
UNO era fuggito dal ritiro dell'Under 21 francese per andare in discoteca, un altro aveva nel curriculum lo sputo a un avversario e un arresto per minacce a un tassista. Il terzo tuittava dai letti ancora caldi d'amore e il quarto, be', il quarto era Osvaldo. Fu quando gli misero dentro lo spogliatoio tutto questo ben di dio — M'Vila, Medel e Icardi insieme al calcio ribelle di Daniel — che a Walter Mazzarri vennero le ultime parole famose: «Mi piace allenare giocatori non banali». Era luglio. Poi l'estate finisce, si torna in città e pure i playboy di Milano Marittima conoscono la routine. Tutti. Tranne gli interisti. Ormai rassegnati dinanzi alla vocazione del club ad attrarre, come dire, i creativi.
mercoledì 28 gennaio 2015
Lacrime e teste mozzate, il tormento degli ex
POI, quando d'amore non ce n'è più, rimane il rispetto. Per questo, davanti alla sua vecchia gente, Adem Ljajic piazza la palla nell'angolo basso e basse tiene pure le mani, va bene, è gol, ma non c'è niente da ridere, adesso lasciatemi stare. Firenze lo ha conosciuto bambino, gli ha visto prendere schiaffi e pugni da Delio Rossi — sganassoni educativi o aggressione violenta, si disse, secondo i punti di vista — e adesso lo riscopre uomo sereno, in pace con il suo passato. La vita fra ex può non essere facile, del resto ci si innamora insieme e ci si separa in modo impari. Luis Figo passò da Barcellona al Real e al primo Clàsico si trovò una testa di maiale lanciata in campo. Il belga Steven Defour, giusto domenica, ha sollevato lo sguardo verso la sua vecchia curva, scoprendo che allo Standard Liegi non hanno preso bene il suo passaggio all'Anderlecht: su uno striscione era ritratto con la testa mozzata.
martedì 27 gennaio 2015
Addio Agbonavbare, il portiere facchino che provò a salvare sua moglie
"I giorni del calcio sono finiti. Ora devo lavorare e lavorare, la vita è dura", disse Wilfred Agbonavbare, che andava in campo sorridendo e sorridendo ne era rimasto fuori. La tv spagnola scoprì per caso che era finito a lavorare come portapacchi all’aeroporto di Barajas, dopo aver fatto consegne per una macelleria. "Sono famoso, e allora?", rispose a un finto facchino che il programma El jefe infiltrado de La Sexta aveva intrufolato lì con una camera. "Ho bisogno di soldi", mormorò, e non perché quelli guadagnati da calciatore li avesse sperperati: erano finiti tutti, disperatamente spesi per provare a guarire la povera moglie da un cancro al seno.
mercoledì 21 gennaio 2015
L'orologio di Mandorlini, il tempo non passa mai
INESORABILE come una canzone di Sergio Endrigo, Andrea Mandorlini guarda l'orologio e scopre che la festa appena cominciata è già finita. Beati voi, voi così sicuri del fatto che il tempo voli. In quattro giorni, invece, a Verona si sono convinti del contrario. Altro che. Il tempo non passa mai. Come quando deve bollire l'acqua nella pentola. Non fai in tempo a digerire i sei gol del giovedì sera e la domenica il supplizio ricomincia. Cogli l'attimo, predicano i poeti, ma certi attimi allo Juventus Stadium sono tutti uguali, lunghissimi, congelati, e il povero Mandorlini al massimo può cogliere i gol. Pogba ha riaperto i conti con un tiro nell'angolo basso, se ne sono andati appena tre minuti e pochi secondi. A quel punto, al cospetto degli assatanati vestiti di bianco e nero, guardare l'orologio è l'errore più grave che si possa fare, perfino più grave che essersi illusi di rimpiazzare Iturbe con Saviola e Jorginho con Tachtsidis. Eppure Mandorlini lo commette. Butta l'occhio sulle lancette e si espone alla rivelazione che ci sono ad aspettarlo altri 87 minuti di diluvio. Più recupero. A che ora è la fine del mondo?
giovedì 15 gennaio 2015
Il millesimo gol mai segnato da Pelé
E se si fosse buttato apposta? L’arbitro Manuel Amaro de Lima ebbe un momento di incertezza. Solo un attimo. Impossibile. Quello era Pelé. Il grande Pelé. L’immenso Pelé. Il loro Pelé. O Rei. Un re non si tuffa, un re viene abbattuto. Allora gettò via i dubbi, mise il fischietto tra le labbra e soffiò. Undici minuti alla fine. Calcio di rigore per il Santos. Il momento che la gente aspettava.
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mercoledì 14 gennaio 2015
Dal selfie al groufie, Totti nel segno di Parola
Esagerato come il suo volo d'un attimo prima, un gesto che a 38 anni e 3 mesi se non sei Totti ti fa finire dritto al centro traumatologico. Una spaccata, quasi una mezza rovesciata, c'è chi la chiama bicicletta, ma si fa prima a dire "alla Parola".
giovedì 8 gennaio 2015
Il viaggio di Pino Daniele
Qui sono raccolte un po' di frasi di Pino Daniele seminate nel corso di 35 anni di interviste. Sono montate con i passaggi principali della sua carriera. Altro non c'è da dire.
1977 Terra mia
1978 Colonna sonora "La mazzetta"
1979 Pino Daniele
"E' un errore dare troppo peso alle canzonette. Ho cercato di scrivere qualcosa di amaro che restasse in testa"
"Vorrei fare cose decenti senza dover sempre dare spiegazioni"
"Se Je so' pazzo capita di fischiettarla in bagno o sul tram, mi dite che c'è di male?"
Cerci, Zaza e i gol con la barba
| disegno di Paolo Samarelli |
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