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martedì 27 gennaio 2015
Addio Agbonavbare, il portiere facchino che provò a salvare sua moglie
"I giorni del calcio sono finiti. Ora devo lavorare e lavorare, la vita è dura", disse Wilfred Agbonavbare, che andava in campo sorridendo e sorridendo ne era rimasto fuori. La tv spagnola scoprì per caso che era finito a lavorare come portapacchi all’aeroporto di Barajas, dopo aver fatto consegne per una macelleria. "Sono famoso, e allora?", rispose a un finto facchino che il programma El jefe infiltrado de La Sexta aveva intrufolato lì con una camera. "Ho bisogno di soldi", mormorò, e non perché quelli guadagnati da calciatore li avesse sperperati: erano finiti tutti, disperatamente spesi per provare a guarire la povera moglie da un cancro al seno.
sabato 12 giugno 2010
Gli scrittori dei mondiali: Argentina-Nigeria
Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse altri avreste potuto vedere se aveste osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. Questi sono i profeti. I poeti del gioco.
[Osvaldo Soriano, Memorie del mister Peregrino Fernàndez]
Jack aveva sempre una rivista di calcio ficcata nella tasca posteriore del suo Levi's e sognava di giocare come Pelè. Ma beveva troppo.
[Osvaldo Soriano, Memorie del mister Peregrino Fernàndez]
Jack aveva sempre una rivista di calcio ficcata nella tasca posteriore del suo Levi's e sognava di giocare come Pelè. Ma beveva troppo.
[Chinua Achebe, African short stories]
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