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mercoledì 4 febbraio 2015
Bad boy Maurito e la Milano degli eccessi
UNO era fuggito dal ritiro dell'Under 21 francese per andare in discoteca, un altro aveva nel curriculum lo sputo a un avversario e un arresto per minacce a un tassista. Il terzo tuittava dai letti ancora caldi d'amore e il quarto, be', il quarto era Osvaldo. Fu quando gli misero dentro lo spogliatoio tutto questo ben di dio — M'Vila, Medel e Icardi insieme al calcio ribelle di Daniel — che a Walter Mazzarri vennero le ultime parole famose: «Mi piace allenare giocatori non banali». Era luglio. Poi l'estate finisce, si torna in città e pure i playboy di Milano Marittima conoscono la routine. Tutti. Tranne gli interisti. Ormai rassegnati dinanzi alla vocazione del club ad attrarre, come dire, i creativi.
sabato 31 agosto 2013
I manuali del tifo
Il tifo, si dice. Come se fosse uno. Indistinguibile. Come se fosse una polpa, uguale ovunque, mentre niente più di una bandiera d' una squadra di calcio racconta la coerenza verso un' identità. Un conto è tifare per chi oscilla tra successo e tracollo, chi vive di crepacuore «sulle montagne russe della grandezza», un altro stare dalla parte di chi ritiene che «vincere sia l'unica cosa che conta». Essere interista significa convivere con l'idea che «anche la sconfitta di oggi può divenire un trampolino di lancio verso la vittoria di domani», essere juventini prevede l'esclusione dal proprio orizzonte di ogni altro titolo che non sia il dio risultato, «tutte queste scemenze qua, a noi non interessano niente». Finezze e sfumature di ogni partigianeria sono raccontate in quattro manualetti su Inter, Juve, Napoli e Roma mandati in libreria da Fandango con dei titoli che sono altrettanti hashtag (la stringa con cui su Twitter sono contrassegnate le parole chiave). Più in là arriveranno quelli su Genoa, Lazio, Milan e Palermo.
giovedì 25 marzo 2010
Caramelos no los quiero mas
Oggi compie settant'anni la più invisibile delle tifose dell'Inter.
Quando Javier Zanetti le cantò che era il suo sueno proibido.
Quando Javier Zanetti le cantò che era il suo sueno proibido.
domenica 4 ottobre 2009
Moriero, il ritorno dello sciuscià
Quelli che dribblano sono fatti così.
«Io mi fidavo solo dei miei piedi. Non avevo un pensiero tattico».
Finché non vengono costretti a scoprire un altro mondo.
«Psicologia, alimentazione, il 4-2-3-1: da calciatore non ci badavo».
Francesco Moriero, da calciatore, era quello dei gol in rovesciata al Neuchatel e al Paraguay. Oggi è la fantasia che si prende la rivincita sulla panchina del Frosinone, primo posto in serie B, dopo aver già vinto la Lega Pro con il Crotone l' anno scorso. «Nel calcio ancora credono che i migliori allenatori siano ex mediani e difensori». Pazienza se Maradona fatica con l'Argentina, Zola è penultimo a Londra e Donadoni traballa a Napoli. Almeno lui vince.
Lo chiamavano Zé Moriero, lo sciuscià dell'Inter che lustrava le scarpe a Recoba e Ronaldo.
«Quel gesto non l'ho inventato per tv e fotografi. Significava: sì, dribblo, ma sono al servizio della squadra. Sento ancora Zamorano, ogni tanto il presidente Moratti, Branca mi risponde e non mi risponde. E Ronaldo, prima o poi, lo acchiappo».
«Io mi fidavo solo dei miei piedi. Non avevo un pensiero tattico».
Finché non vengono costretti a scoprire un altro mondo.
«Psicologia, alimentazione, il 4-2-3-1: da calciatore non ci badavo».
Francesco Moriero, da calciatore, era quello dei gol in rovesciata al Neuchatel e al Paraguay. Oggi è la fantasia che si prende la rivincita sulla panchina del Frosinone, primo posto in serie B, dopo aver già vinto la Lega Pro con il Crotone l' anno scorso. «Nel calcio ancora credono che i migliori allenatori siano ex mediani e difensori». Pazienza se Maradona fatica con l'Argentina, Zola è penultimo a Londra e Donadoni traballa a Napoli. Almeno lui vince.
Lo chiamavano Zé Moriero, lo sciuscià dell'Inter che lustrava le scarpe a Recoba e Ronaldo.
«Quel gesto non l'ho inventato per tv e fotografi. Significava: sì, dribblo, ma sono al servizio della squadra. Sento ancora Zamorano, ogni tanto il presidente Moratti, Branca mi risponde e non mi risponde. E Ronaldo, prima o poi, lo acchiappo».
lunedì 18 maggio 2009
Comportarsi da signori
Cleveland Cavaliers: nessun anello, una finale ('07)
Orlando Magic: nessun anello, una finale ('95)
Denver Nuggets: nessun anello, nessuna finale
Tre delle finaliste di Conference, e dunque semifinaliste per l'anello Nba, hanno un albo d'oro da pezzenti.
Poi ci sono i Los Angeles Lakers: 14 anelli, ma l'ultimo è del '02
I campioni dell'anno scorso, i Boston Celtics, sono fuori.
Significa che la Nba avrà per il settimo anno di fila una squadra campione che non fa il bis, ed è già certo che avrà una finale inedita per la sua storia.
Bello, no?
Come forse direbbe Buildo, anzi l'autorevole Buildo, nella terra dell'iperprofessionismo sportivo e nella patria del capitalismo sfrenato hanno regole con cui si preoccupano di proteggere l'equilibrio e l'eguaglianza. Che portano interesse diffuso. E dunque business vero. In finale? Una squadra dell'est e una dell'ovest. Così non c'è pezzo d'America tagliato fuori.
Prendiamo il calcio in Europa. In Spagna sono 5 anni che il campionato se lo dividono Barcellona e Real Madrid, che messe insieme negli ultimi 25 anni hanno perso 4 volte. In Inghilterra il Manchester ha vinto 11 volte in 17 anni, e se si aggiunge la città di Londra con Chelsea e Arsenal, a queste tre resta una sola eccezione (Blackburn) dal '92 a oggi. La Germania è il posto dove ogni tanto ci scappa una sorpresa, tipo quest'anno. Forse. E non ne parliamo da noi. Non è per avercela con l'Inter di Petulia. Ma insomma 4 scudetti di fila, se non sei interista, non sono proprio uno spasso. E da 8 anni non si scappa: Juve-Inter-Milan.
Dice: e quando il Napoli aveva Maradona?
A parte il fatto che il Napoli di Maradona, il più forte di sempre, nei 7 anni con Diego ha vinto appena 2 scudetti. Ma gli altri 5 sono andati a 5 squadre diverse.
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